Biografia Giovinezza Carla Capponi nacque a Roma da famiglia piccolo-borghese e antifascista, di origine marchigiana. Frequentò le scuole superiori al liceo classico Ennio Quirino Visconti, nella stessa classe del regista Carlo Lizzani e del futuro assessore comunale comunista Piero Della Seta.. Alla morte del padre (1940) fu costretta ad abbandonare gli studi di giurisprudenza e a impiegarsi, per contribuire al bilancio familiare.

Il 19 luglio 1943, subito dopo il bombardamento di San Lorenzo, Carla accorse al Policlinico in cerca della madre e vi rimase come volontaria.; successivamente consentì che nel suo appartamento di fronte al Foro di Traiano si riunissero clandestinamente attivisti comunisti, tra i quali Gioacchino Gesmundo, Luciano Lusana, Adele Bei, Carla Angelini e Mario Leporatti.. In una di queste riunioni le fu presentato Rosario Bentivegna, studente di medicina di tre anni più giovaneRosario Bentivegna, Achtung Banditen!, Mursia, Milano, 1983, pp. 57-58., mentre in via Margutta, nello studio dello scultore Nino Franchina, conobbe l'attivista Filiberto Sbardella. (uno dei comandanti di Bandiera Rossa).

L'inizio dell'attività partigiana La mattina del 9 settembre 1943, Carla Capponi seguì un gruppo di civili armati sommariamente e accorse volontaria sulla linea del fuoco della battaglia per la difesa di Roma dalle truppe tedesche, nei pressi della basilica di San Paolo. Si unì a un gruppo di donne che, alla Garbatella, distribuivano cibo ai militari italiani e si offrì di combattere, ma non riuscì a ottenere le armi, che scarseggiavano. Si prodigò per l'intera notte ad assistere i feriti. La sua testimonianza del bombardamento in: Cesare De Simone, Venti angeli sopra Roma, Milano, 1993, pp. 191-193.. Il giorno dopo, con l'avanzare del nemico, fuggì in direzione della passeggiata archeologica. A Porta Capena assistette alla distruzione di un carro armato italiano in ritirata. Attraversò temeraria la strada e salvò la vita al carrista italiano, trascinandolo fuori per le ascelle e caricandoselo per alcuni tratti sulle spalle, sino alla propria abitazione.. In casa, sua madre aveva già accolto altri due militari sbandati.

Dopo l'occupazione tedesca, Carla Capponi entrò nel Partito Comunista Italiano e partecipò alla Resistenza nel GAP centrale "Carlo Pisacane", comandato da Rosario Bentivegna. In ottobre, poiché i compagni dei GAP le negavano l'armamento, riservando alle donne solo funzioni di appoggio, rubò la pistola a un militare fascista in un autobus sovraffollato.

Ebbe il battesimo del fuoco la sera del 17 dicembre 1943, in un'azione in Via XXII Marzo (oggi via Leonida Bissolati) con Bentivegna, Mario Fiorentini e Lucia Ottobrini nella quale venne ucciso un ufficiale tedesco. Il giorno dopo, la medesima formazione depositò una bomba all'uscita del cinema Barberini, frequentato da soldati tedeschi. L'azione provocò la morte di otto militari, oltre a un numero imprecisato di feriti. Capponi e Ottobrini furono fermate dalle SS, ma furono subito rilasciate e trovarono rifugio in mezzo agli sfollati del Traforo Umberto I...

Il 26 dicembre, dal lungotevere sovrastante via della Lungara, Mario Fiorentini, in bicicletta, lanciò un ordigno esplosivo contro l'ingresso del carcere di Regina Coeli, mentre 28 militari tedeschi erano impegnati nel cambio della guardia. Carla Capponi partecipò, a copertura dell'azione, insieme con Rosario Bentivegna, Franco di Lernia e Lucia Ottobrini. Rimasero uccisi altri sette o otto tedeschi, oltre a un numero imprecisato di feritiMaurizio Chiararia, Storie di storia, in Stampa Critica, n. 22/2011..

Dopo lo sbarco di Anzio (22 gennaio 1944), la Capponi fu destinata, insieme con tutta la sua formazione, nell'VIII zona (Prenestino, Torpignattara, Quadraro, Centocelle, Quarticciolo), entrando così nella piena clandestinità. Dormì nelle baracche della Borgata Gordiani. Tornò ad agire nel centro di Roma ai primi di marzo.

Il giorno 3, nel trambusto che seguì l'assassinio di Teresa Gullace, Carla Capponi estrasse d'impulso la pistola e la puntò contro l'uccisore, ma fu subito circondata dalle donne presenti e arrestata dai tedeschi. Nella confusione, un'altra gappista, Marisa Musu, ebbe la prontezza di spirito di sottrarle l'arma e di infilarle in tasca la tessera di un'associazione fascista. Portata in caserma, Carla riuscì a convincere l'ufficiale collaborazionista che la interrogava della sua estraneità all'azione e riacquistò la libertà.. Il giorno 9 Capponi fece saltare un'autocisterna tedesca vicino al Colosseo..

L'attentato di via Rasella ed eventi seguenti Il 23 marzo 1944, i GAP centrali al comando di Carlo Salinari (Spartaco) e Franco Calamandrei (Cola) compirono il loro più importante attentato di via Rasella, durante il transito di una compagnia in assetto di guerra del III Battaglione del Polizeiregiment "Bozen" composta da 156 uomini. L'azione ebbe inizio con lo scoppio di una bomba al tritolo trasportata in un carretto della nettezza urbana e fatta brillare da Rosario Bentivegna. Carla Capponi era nei pressi con in braccio l'impermeabile che avrebbe consegnato al compagno per cambiarsi di abito, prima di allontanarsi. Parteciparono altri 10 gappistiFranco Calamandrei all'angolo di via del Boccaccio, Carlo Salinari nei pressi del Traforo, poco distante Silvio Serra; in via Rasella: Raul Falcioni, Fernando Vitagliano, Pasquale Balsamo, Francesco Curreli, Guglielmo Blasi, Mario Fiorentini e Marisa Musu., che effettuarono un fuoco di copertura con bombe da mortaio Brixia. L'attentato e il successivo fuoco di risposta dei tedeschi provocarono la morte immediata di 32 militari tedeschi e il ferimento di altri 110 circa (un'altra vittima sarebbe morta in ospedale il giorno dopo e altri nei giorni successivi). I gappisti non subirono perdite, mentre furono uccisi casualmente almeno un ragazzo e un civile.

Per rappresaglia contro la morte dei 33 militari del "Bozen", i tedeschi trucidarono 335 prigionieri o rastrellati italiani (10 per ogni tedesco, più 5), quasi tutti civili, nell'eccidio delle Fosse Ardeatine; tra i trucidati, anche i gappisti Gioacchino Gesmundo, Valerio Fiorentini e Umberto Scattoni, arrestati nei mesi precedenti. La notizia fu data a rappresaglia eseguita. Antonello Trombadori, ancora prigioniero nel carcere di via Tasso, si salvò dal rastrellamento perché temporaneamente ricoverato nell'infermeria del carcere. Numerose sentenze del dopoguerra qualificarono l'attacco come legittimo atto di guerra.

Alla fine dell'aprile 1944 il tradimento di Guglielmo Blasi portò alla cattura di un gran numero di partigiani nelle carceri tedesche di via Tasso. Capponi e Bentivegna si unirono alle formazioni partigiane della campagna romana, a sud di Roma, e agirono nella zona Casilina-Prenestina, immediatamente dietro il fronte tedesco di Cassino. Carla fu vicecomandante dell'unità partigiana, operante tra Valmontone, Zagarolo e Palestrina, con il grado di capitano.

Dopoguerra Dopo la liberazione di Roma da parte degli Alleati (giugno 1944), abbandonò la clandestinità. Il 22 settembre 1944, Carla Capponi sposò Rosario Bentivegna, in procinto di essere destinato a combattere in Jugoslavia. Nel 1945 nacque la figlia Elena. Fu decorata con la medaglia d'oro al valor militare per la sua lotta contro il fascismo e il nazismo.

Nel 1953 fu eletta deputato nelle liste del PCI; si ripresentò nel 1972 nel collegio di Roma, conseguendo il più alto numero delle preferenze di lista dopo Enrico Berlinguer. Nel 1974 divorziò da Bentivegna, con cui rimase comunque in buoni rapporti.

Pochi mesi prima della morte pubblicò il libro di memorie Con cuore di donna. Fece parte del Comitato di presidenza dell'ANPI sino alla morte, avvenuta nel 2000. Fu cremata e le sue ceneri furono inizialmente tumulate al cimitero del Verano. Capponi e l'ex marito Rosario Bentivegna, morto nel 2012, avevano espresso il desiderio di essere sepolti insieme, in ottanta centimetri di terra, nel cimitero acattolico di Roma, indicando come alternativa, qualora ciò non fosse stato possibile, la dispersione delle ceneri nel Tevere. Nel 2014 la figlia Elena non ottenne dal Cimitero acattolico l'autorizzazione all'inumazione per mancanza dei requisiti previsti. Fu quindi prospettata la conservazione delle ceneri presso il Museo storico della Liberazione di via Tasso, soluzione che tuttavia non ebbe seguito. Nonostante gli interventi del Comune di Roma e della Regione Lazio, le ceneri furono infine disperse nel fiume. L'ANPI provinciale di Roma definì la conclusione della vicenda «una macchia nera della democrazia», ritenendola espressione della volontà di dimenticare i due partigiani. Il divieto di inumazione è stato ricondotto al perdurare delle polemiche pubbliche su via Rasella, di cui Capponi e Bentivegna erano stati protagonisti.. Elena morì a sua volta l'anno seguente, all'età di 69 anni.

Onorificenze

Opere

Note

Bibliografia Marina Addis Saba, Partigiane. Tutte le donne della Resistenza, Mursia, Varese, 1998. Mirella Alloisio, Carla Capponi, Benedetta Galassi Beria, Milla Pastorino (a cura di), Mille volte no! Testimonianze di donne della Resistenza, Roma, Edizioni Unione Donne Italiane, 1965. Daniele Biacchessi, Orazione civile per la Resistenza, Bologna, Promomusic, 2012. Cesare De Simone, Roma città prigioniera, Mursia, Milano, 1996.

Simona Lunadei e Lucia Motti (a cura di), Donne e Resistenza nella Provincia di Roma.

Adris Tagliabracci, Le 4 ragazze dei GAP: Carla Capponi, Marisa Musu, Lucia Ottobrini, Maria Teresa Regard, in: Il Contemporaneo, ottobre 1964.

Voci correlate Resistenza Italiana Resistenza romana Gruppi di Azione Patriottica Storia delle donne nella Resistenza italiana

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Antifascisti italiani Categoria:Autori dell'attentato di via Rasella Categoria:Politici del Partito Comunista Italiano Categoria:Deputati della II legislatura della Repubblica Italiana Categoria:Deputati della VI legislatura della Repubblica Italiana Categoria:Medaglie d'oro al valor militare Categoria:Donne nella Resistenza italiana