Loffensiva di primavera (in tedesco Frühjahrsoffensive) nella storiografia della prima guerra mondiale indica una serie di attacchi predisposti dall'esercito tedesco svoltisi durante la primavera del 1918, gli ultimi da parte delle forze militari tedesche sul fronte occidentale.
Per le potenze dell'Intesa si trattò di una completa sorpresa, dal momento che i comandi alleati erano convinti che le forze tedesche fossero ormai prossime al crollo. Se inizialmente la rinnovata iniziativa dell'esercito tedesco provocò il panico negli alti comandi alleati, dopo tre mesi le avanzate tedesche giunsero ad esaurimento pregiudicando una possibile vittoria tedesca e permettendo agli alleati di organizzarsi per la successiva offensiva dei cento giorni.
Il comando supremo tedesco, guidato dal feldmaresciallo Paul von Hindenburg e dal suo principale collaboratore, generale Erich Ludendorff, esaurì quindi con questa serie di costose offensive le residue forze dell'esercito, pregiudicando ogni possibilità di vittoria e intaccando anche la capacità di resistenza sul fronte occidentale. Entro pochi mesi la Germania sarebbe stata costretta ad ammettere la sconfitta, sancita dall'armistizio di Compiègne dell'11 novembre 1918.
Premesse e obiettivi strategici Tre anni di guerra avevano reso molto precaria la posizione dell'Impero tedesco. Se a est la Rivoluzione d'ottobre aveva provocato l'uscita dalla guerra della Russia, a ovest non si vedeva la fine della guerra di trincea. Nei primi anni di guerra la strategia tedesca era orientata alla guerra d'attrito: poiché, nelle condizioni della guerra di trincea non pareva possibile un'azione risolutiva, il capo di stato maggiore Falkenhayn tentò di ottenere la vittoria attaccando le posizioni più esposte del nemico, per costringerlo in questo modo ad un tale impiego di uomini e materiali da ridurne e annullarne, in prospettiva, la capacità bellica. Esempio eclatante di questa strategia fu la battaglia di Verdun.
Il limite di questa strategia era quella di essere basata maggiormente sull'incapacità di comprendere le novità introdotte dalla tecnica nella guerra moderna, piuttosto che su una precisa percezione dei rapporti di forza: gli Imperi centrali erano inferiori, per popolazione e capacità industriale, alle potenze dell'Intesa (e il blocco navale britannico rendeva ancora più acuta questa inferiorità). Per questo, in una competizione basata sulle risorse umane ed industriali, la Germania avrebbe inevitabilmente avuto la peggio.
Falkenhayn venne destituito nel 1916, senza che però si producesse una sostanziale mutazione del paradigma strategico. I successivi due anni trascorsero vedendo sul fronte occidentale la Germania in difesa, con occasionali riprese offensive. Contemporaneamente la marina imperiale, dando il via alla guerra sottomarina indiscriminata, tentò di tagliare i rifornimenti di Francia e Inghilterra
Ma fu proprio la guerra sottomarina a spingere gli Stati Uniti ad unirsi alla lotta contro gli Imperi Centrali, nell'aprile 1917. Da quel momento, anche per lo Stato maggiore tedesco, era chiaro che, quando gli Stati Uniti avessero spiegato tutto il loro potenziale bellico, la Germania sarebbe stata condannata alla sconfitta. Nel novembre 1917 s'incominciarono a sviluppare i piani per un'offensiva finale delle forze tedesche sul fronte occidentale. Obiettivo dell'offensiva era la conquista di Parigi e delle coste della Manica, per tagliar fuori da ogni rifornimento le forze anglo-francesi impegnate sul continente. In seguito, sulla base di una situazione strategica così favorevole, sarebbe stato possibile cominciare trattative di pace da una posizione di grande vantaggio. Si trattava di un piano per nulla irrealistico, nonostante la Germania si trovasse in una situazione di grave carenza di uomini e materiali: la Russia, con il trattato di Brest-Litovsk si era ritirata dalla guerra, gran parte dei contingenti impegnati sul fronte orientale potevano ora essere trasferiti in occidente. Ma per gli stati maggiori tedeschi era anche chiaro che queste offensive erano l'ultima possibilità per la Germania di ottenere un esito non catastrofico del conflitto cominciato nel 1914.
Innovazioni tattiche Nello stesso tempo lo stato maggiore tedesco portò a compimento un mutamento del paradigma tattico, abbandonando la tattica sino ad allora seguita, basata su un lungo bombardamento preparatorio, seguito da un massiccio attacco della fanteria su un fronte molto lungo. Facendo tesoro delle esperienze fatte nella battaglia di Riga e in quella di Cambrai, già prima che il bombardamento avesse inizio, piccole unità délite (Stoßtrupp) dovevano penetrare il fronte delle trincee. Il bombardamento stesso doveva essere di minore durata, ma di maggiore intensità, e concentrato su un ristretto segmento del fronte.
Dopo il bombardamento, la fanteria doveva intervenire per sgomberare le residue resistenze e, immediatamente, proseguire in profondità nelle linee nemiche. Eventuali focolai di resistenza che non si lasciassero rapidamente sopraffare venivano semplicemente aggirati. La coordinazione dei movimenti delle truppe era decisa dal fronte più che dagli ordini dello stato maggiore. In questo quadro la capacità di sfruttare il fattore sorpresa e l'iniziativa dei singoli comandanti a livello di compagnia avevano un'importanza decisiva. Si trattava in effetti di innovazioni tattiche che anticipavano la Blitzkrieg della seconda guerra mondiale. Svolgimento Nell'inverno 1917-18 era stato ristabilito l'equilibrio delle forze sul fronte occidentale dove, dall'autunno 1914, le forze anglo-francesi avevano goduto di un vantaggio numerico. Con il trasferimento delle truppe non più impegnate sul fronte orientale ora, sul fronte occidentale, un milione di tedeschi fronteggiava tra francesi e inglesi. Per lo stato maggiore tedesco era il momento di dare il via alla fase offensiva. Operazione Michael La prima delle cinque offensive previste fu chiamata Operazione Michael. Ebbe inizio il 21 marzo 1918, e vi presero parte tre armate tedesche, per un totale di 42 divisioni. L'obiettivo era lo sfondamento del fronte nel punto di congiunzione tra le forze francesi (a sud) e quelle inglesi (a nord), nel tratto di fronte tra Bapaume e Saint-Simon, al fine di creare un cuneo tra i due contingenti, sospingendo poi i britannici verso il mare. Già il primo giorno furono sfondate tutte le linee difensive alleate e le truppe tedesche riuscirono complessivamente ad avanzare di 65 chilometri lungo un fronte di circa 80. L'attacco iniziò con un bombardamento d'artiglieria abbastanza breve ma estremamente violento: racconti di alcuni civili inglesi dicono che il cannoneggianento si fosse sentito fin da Londra. Prima che i difensori britannici, storditi, riuscissero a reagire, gruppi speciali d'assalto tedeschi uscirono dalla nebbia e dal fumo per attaccare o accerchiare i punti strategici delle linee di combattimento. Presi di sorpresa, schiacciati e sommersi, i difensori arretrarono su tutto il fronte, più di britannici furono messi fuori combattimento.
Nella loro travolgente avanzata le truppe tedesche incontrarono maggiori resistenze nel settore inglese che in quello francese, ma lo sfondamento non riuscì perché Erich Ludendorff, che non subiva troppa opposizione sulla sua sinistra, continuò a concentrare le sue riserve davanti ad Arras, dove la resistenza britannica divenne sempre più forte ed efficace. Malgrado gli appelli disperati di Haig, Foch rifiutò d'impegnare le sue riserve limitate. Haig dovette far affluire d'urgenza rinforzi dal Regno Unito e il Quartier generale britannico dovette ritirare divisioni da altri teatri d'operazione.
Nonostante i successi iniziali, dopo pochi giorni l'impeto offensivo tedesco si era esaurito e, a partire dal 27 marzo, quando i francesi cominciarono ad impegnare la loro riserva strategica nei pressi di Amiens, non vi furono più per i tedeschi, sostanziali guadagni territoriali. Fu solo il 28 marzo che Ludendorff capì improvvisamente quali fossero le possibilità che si presentavano sulla Somme per effettuare un'avanzata rapida e decisiva in direzione di Parigi; ma allora era troppo tardi.
Due giorni prima gli Alleati s'erano accordati per affidare al generale Foch il comando unico sul fronte occidentale. Uno dei suoi primi atti di comando fu d'impiegare una parte delle sue magre riserve per chiudere la pericolosa breccia sulla Somme. All'inizio d'aprile, lOffensiva Michael era bloccata nella regione di Montdidier. L'avanzata tedesca non aveva, in definitiva, raggiunto alcun risultato strategicamente determinante e, anzi, aveva allungato il fronte e creato un saliente esposto alle controffensive alleate.
Battaglia del Lys
Già l'offensiva successiva (Operazione Georgette) (9-29 aprile), nel settore del fronte nei pressi di Ypres, che aveva come obiettivo l'avanzata nel settore della Manica, si dimostrò molto meno efficace, soprattutto perché i britannici si ritirarono prontamente. L'afflusso di rinforzi francesi contribuì a bloccare l'avanzata tedesca una volta raggiunto il fiume Lys e ad evitare la perdita di Ypres, anche se vanificò tutti i vantaggi territoriali conseguiti, a carissimo prezzo, nella terza battaglia di Ypres. Dal 27 maggio al 4 giugno, in contemporanea con l'offensiva sulla Marna, ebbe luogo una seconda offensiva (Operazione Hagen), che però venne subito sospesa senza ottenere risultati di rilievo. Offensiva sull'Aisne
La terza offensiva (Operazione Blücher-Yorck, 27 maggio - 4 giugno), rivolta contro le forze francesi schierate a sud del saliente che era venuto a formarsi con l'offensiva di marzo, si svolse nel settore dell'Aisne e conseguì importanti risultati, per motivi opposti a quelli del fallimento di Ypres: il comandante francese della 6ª Armata, generale Denis Auguste Duchêne, aveva concentrato le proprie riserve nelle vicinanze del fronte, esponendole al rischio dell'aggiramento da parte delle avanguardie tedesche in rapida avanzata, secondo i nuovi dettami tattici.
Ludendorff concentrò 42 divisioni sotto il comando di von Boehn, comandante della 7ª Armata tedesca, che teneva il fronte fra Pontoise e Berry-au-Bac. L'ala sinistra della 7ª Armata si prolungava con quattro divisioni della 1ª Armata tedesca (von Below) che occupavano il settore di Berry-au-Bac fino a Reims. Tutte presero parte all'attacco.
Il 27 maggio, l'offensiva tedesca si sviluppò presso l'Aisne, a partire dallo Chemin des Dames, in cui l'anno prima i francesi erano stati respinti in un attacco mortale. La preparazione d'artiglieria cominciò con tiri di proiettili caricati a iprite, poi divenne misto (esplosivo-gas), ma con più del 50% di proiettili tossici. Dopo il 5 giugno, i tedeschi schierarono altre cinque divisioni, portando il totale a 47 divisioni, corrispondenti a circa 60 divisioni francesi. L'offensiva si fermò peraltro dieci giorni dopo per sfinimento degli attaccanti, che però erano avanzati per 45 chilometri, avevano preso Château-Thierry ed erano ormai a 70 chilometri da Parigi. Era assolutamente necessario però cercare di rettificare le proprie linee, conquistando terreno fra i due importanti salienti presso Arras e Reims, e un altro più piccolo lungo la Lys. I soldati tedeschi finalizzarono innanzi tutto i loro sforzi sulle due zone che circondavano Compiègne, attaccando i due fianchi il 9 giugno. Ma la loro offensiva era abbastanza mal organizzata e dovettero essi stessi subire attacchi all'iprite, in modo che le truppe francesi, ben assecondate dalla 2ª Divisione di fanteria statunitense nel bosco di Belleau ed a Vaux, poterono resistere.
Nel corso di questa offensiva i tedeschi impiegarono il Parisgeschütz (cannone di Parigi) per bombardare la capitale francese. Non ottennero risultati significativi dal punto di vista militare, ma i bombardamenti diffusero il panico nella popolazione civile. Morirono 256 civili e 620 vennero feriti.
Battaglia di Montdidier-Noyon