Il Gran Sasso d'Italia (o semplicemente Gran Sasso) è il massiccio montuoso più alto degli Appennini e dell'Italia peninsulare, situato interamente in Abruzzo, nella dorsale più orientale dell'Appennino abruzzese, al confine fra le province dell'Aquila, di Teramo e di Pescara.

Composto da diversi e adiacenti gruppi montuosi e compreso tra i Monti della Laga a nord-ovest (da questi separato dall'alta Valle del Vomano e la Strada statale 80 del Gran Sasso d'Italia che l'attraversa), il teramano a nord-est, la piana di Assergi e la Conca Aquilana a sud-ovest, la Piana di Navelli e la Valle del Tirino a sud, le gole di Popoli a sud-est, è un'area ambientale tutelata con l'istituzione del parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e su di esso ricadevano la comunità montana Gran Sasso e la comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli.

Storia Origine del nome

Chiamato dagli antichi Romani Fiscellus Mons (Monte Ombelico) per la sua posizione centrale nella penisola italiana (Catone, Plinio, Silio Italico), questo massiccio montuoso era denominato nel Medioevo Monte Corno, dizione che serviva ad indicare sia il Corno Grande sia, per estensione, l'intera catena.

Secondo il celebre geografo Roberto Almagià, la denominazione "Gran Sasso" è molto tarda e risalirebbe addirittura al Rinascimento. Per questo autore, il primo abbozzo del toponimo è da ricercarsi in un poemetto del 1636 scritto da Francesco Zucchi di Montereale, in cui si fa riferimento al massiccio come al «Sasso d'Italia». Il primo documento in cui entrambe le denominazioni compaiono senza possibilità di equivoco è la "Carta topografica del Contado e della diocesi dell'Aquila" (seconda metà del XVIII secolo), nella frase: «Monte Corno ovvero Gran Sasso d'Italia». A dare conferma alle parole dell'Almagià sembra essere la consuetudine delle popolazioni locali che, ancora oggi, nei paesi che circondano la montagna, fanno riferimento al massiccio utilizzando il toponimo "Monte Corno".

Dalla preistoria all'età moderna

Il massiccio del Gran Sasso risulta popolato da almeno 100.000 anni: frammenti del femore di un uomo di Neandertal di circa 14 anni di età, vissuto 80.000 anni fa durante il Paleolitico, sono stati trovati nella zona di Calascio, in alcune anguste cavità rocciose, chiamate "Grottoni", a quota 670 m s.l.m. (si tratta dei resti del più antico Neandertal ritrovato in Abruzzo). Negli anfratti rocciosi c'erano anche schegge ossee di molti differenti animali, il che fa supporre che le specie cacciate fossero numerose: il lupo, il leopardo, il cavallo, la iena delle caverne, e finanche i topi e le lucertole, mentre tra gli ungulati, prede privilegiate erano il cervo, il camoscio, il capriolo ed il bue ancestrale. Frammenti di carbone e scaglie di selce hanno consentito di ricostruire le abitudini di questi Neandertal; essi macellavano le prede nelle grotte e le consumavano crude o le arrostivano su fuochi di legno di ginepro e di abete; ricavavano le punte delle lance dalle rocce del Monte Scarafano e del Monte Bolza.

Reperti ritrovati a Campo Pericoli attestano che, in Età del bronzo, i cacciatori preistorici attraversavano il territorio da Campo Imperatore a Campo Pericoli attraverso i valichi della Portella e della Sella dei Due Corni. In quest'epoca (XIII-XI secolo a.C.) vi era certamente un insediamento di cacciatori-raccoglitori nella zona di Rocca Calascio, come dimostrano resti di ceramiche rinvenuti in loco ed una punta di freccia, in bronzo, con due fori, considerata, ancora in anni recenti (2000), unica in Italia. Scavi effettuati nella Grotta a Maleo Grotta Amare, a 2 km da Assergi, confermano la permanenza stanziale dell'uomo in quest'area nell'Eneolitico e nell'Età del ferro.

I numerosi passi che mettono in comunicazione il versante teramano con quello aquilano favorirono, fin dalla preistoria, un intenso scambio commerciale fra l'economia prevalentemente agricola del versante settentrionale e quella basata sulla pastorizia del versante meridionale. In epoca storica, vi sono testimonianze di un intenso sfruttamento di Campo Imperatore come pascolo. Dopo la ricompattazione del Sud Italia operata dai Normanni, in questa zona vennero aperti numerosi tratturidal latino tractoria, cioè vie di transito per la transumanza delle bestie, utilizzati dai pastori per condurre le mandrie ai pascoli del Tavoliere delle Puglie prima dell'arrivo dei rigidi mesi invernali.

Un altro, interessante, commercio che è stato presente nel territorio, e di cui si ha certezza che fosse già praticato nel XVI secolo, è lo sfruttamento della neve. Questa, ricavata da nevai presenti in quota, veniva stoccata in pozzi profondi anche 20 metri ed utilizzata d'estate per la produzione di sorbetti e per usi medicali. Il commercio della neve era regolamentato dai comuni, che stabilivano apposite tariffe per le concessioni demaniali, e che stilavano anche tabelle di valutazione del prodotto. La neve, principalmente, veniva distinta in "nera", il che significava che era stata raccolta nei dintorni dei paesi, quindi senza garanzia di purezza; e in "candida", denominazione che indicava la provenienza dalle zone di alta montagna. Questo tipo di attività commerciale è perdurato fino agli inizi del Novecento.

Età contemporanea Seconda guerra mondiale

Il territorio abruzzese è stato interessato ampiamente dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale, ma il Gran Sasso è ricordato in particolare per la famosa Operazione Quercia del 12 settembre 1943, in cui Mussolini fu liberato dall'albergo di Campo Imperatore (dove era tenuto prigioniero dopo l'armistizio di Cassibile) ad opera della II Divisione Tedesca del Lehrbataillon e trasportato su un piccolo aereo fino a Pratica di Mare, dove si imbarcò per Vienna. Nell'unica sparatoria di breve durata del blitz nazista caddero una guardia forestale ed un carabiniere. Infatti, vennero uccisi in un posto di blocco presidiato dai soldati tedeschi: il carabiniere Giovanni Natale che fu ferito a un fianco e poi morì il giorno dopo e la guardia forestale Pasqualino Vitocco che quel giorno non era neppure in servizio, ma si trovava in divisa nei dintorni del posto di blocco.Vincenzo Di Michele, Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso, Firenze, Curiosando Editore, 2011

Traforo del Gran Sasso

La storia del traforo è legata a quella dell'autostrada A24 la cui concezione risale agli anni sessanta quando venne costituita un'apposita società per azioni. Nel 1963 venne approvata la costruzione del collegamento Roma-Giulianova attraverso L'Aquila e Teramo che prevedeva sin dal principio la realizzazione di una galleria stradale sotto il massiccio del Gran Sasso.

Istituto nazionale di fisica nucleare

Situati sotto oltre 1400 metri di roccia nel cuore del Gran Sasso d'Italia ci sono i Laboratori nazionali del Gran Sasso (LNGS), di proprietà dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN), che ha il primato di essere il più grande laboratorio scientifico sotterraneo del mondo assieme al CERN. Qui si studiano, tra le altre cose, le più piccole particelle dell'Universo come, ad esempio, i neutrini e i monopoli di GutE Macro resta in attesa . Galileo.

I lavori del Laboratorio del Gran Sasso «sono iniziati nel 1982. Scavando nella montagna, sono state costruite tre sale lunghe 100 metri e alte 20», dove, tra l'altro, è possibile studiare la nascita della luce del sole nel cuore della terra.

Il parco nazionale Il parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga è un parco nazionale istituito nel 1991 ed è uno dei tre parchi nazionali presenti in Abruzzo oltre ad essere la terza riserva naturale protetta più grande d'Italia per estensione territoriale, situato per la maggior parte in Abruzzo (provincia dell'Aquila, Teramo e Pescara) ed in misura minore nelle zone adiacenti del Lazio (Rieti) e delle Marche (Ascoli Piceno).

Tragedie ed incidenti

Il De Marchi riporta un drammatico episodio accaduto nel 1569 nei pressi del Passo della Portella: «L'anno mille cinquecento e sessanta nove, diciotto uomini tornavano sù per la montagna, si staccò una palla di neve e gli affogò tutti. Sono sepolti a Sercio.» (Francesco De Marchi, Il Corno Monte, 1573) Nella tragedia di Fonte Vetica (che si consumò, in realtà, alle falde del Monte Bolza) morirono il pastore Pupo Nunzio di Roio e i suoi due figlioletti. Nell'inverno 1929 due alpinisti, Mario Cambi e Paolo Emilio Cichetti, rimasero intrappolati nel Rifugio Garibaldi a causa del maltempo e della enorme quantità di neve che cadde in quella stagione. I soccorsi partiti da Pietracamela non riuscirono a raggiungere i due. Solo dopo enormi sforzi, una squadra riuscì ad aprirsi la strada fino al Rifugio, dove trovò il diario degli ultimi giorni di sofferenze. Cichetti, alla fine, aveva tentato di tornare a Pietracamela, riuscendo a giungere a 3 km dal paese prima di morire. Il corpo di Mario Cambi fu trovato solo in aprile. A Cambi è stata intitolata la quarta vetta del Corno Grande nota come Torrione Cambi. Il 29 gennaio 1942 perse la vita la guida alpina e maestro di sci ampezzano Ignazio Dibona, nel corso di un salvataggio. Il Dibona era già riuscito a mettere in salvo tre suoi allievi, che erano stati investiti da una massa di neve, e si stava dirigendo alla volta di altri tre sciatori, che si trovavano a mal partito, quando fu travolto insieme a loro da una valanga. Il 15 settembre 1970, nel contesto degli scavi del traforo del Gran Sasso, la grande talpa escavatrice bucò l'enorme serbatoio sotterraneo di acqua presente nelle viscere della montagna. Gli ambienti montani caratterizzati da rocce calcaree lasciano infatti penetrare l'acqua dai rilievi superiori fino in profondità, per farla poi riemergere molto più a valle. Lo stesso ghiacciaio del Calderone ha sempre agito da cisterna di compensazione: l'acqua di fusione del ghiacciaio, infatti, contribuisce ad alimentare sia il bacino idrografico del Fosso S. Nicola sia la circolazione sotterranea che avviene in profondità nella montagna. Quando la "talpa" bucò il serbatoio sotterraneo, alto 600 m, un getto di acqua e fango dalla pressione di 60 atmosfere travolse ogni cosa. La parte bassa della città di Assergi fu allagata, costringendo ad una evacuazione, ed il corso di molte sorgenti fu compromesso. Complessivamente, nella realizzazione dell'opera, costata, negli anni settanta, 2.000 miliardi di lire, persero la vita 11 persone, il livello della falda acquifera si abbassò di 600 m e la portata delle sorgenti del Rio Arno e del Chiarino fu quasi dimezzata.

Un altro incidente causato dall'imperizia dell'uomo è avvenuto il 16 agosto 2002, quando 50 litri di trimetilbenzene sono fuoriusciti dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, inquinando un corso d'acqua nella zona di Casale S. Nicola, frazione di Isola del Gran Sasso d'Italia. Secondo un documento filmato di Legambiente, vi sarebbe la possibilità che un incidente già verificatosi il 4 dicembre 2001, caratterizzato dai medesimi fenomeni osservabili (schiuma sulle acque), abbia avuto la stessa genesi. L'1,2,4-trimetilbenzene (o pseudocumene, C9H12) è un idrocarburo incolore e aromatico, utilizzato come scintillatore nell'esperimento Borexino, per la rivelazione dei neutrini. Tracce di trimetilbenzene furono rilevate, nei limiti di sicurezza, nell'acqua potabile di Silvi Marina (Te) ancora l'8 settembre 2002, a quasi un mese dall'incidente. Il 18 gennaio 2017, a seguito di una eccezionale nevicata, unita al susseguirsi di forti scosse di terremoto, una valanga travolge l'Hotel Rigopiano provocando 29 vittime; altre 9 persone sono state estratte dalle macerie.

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