Il sistema elettorale è costituito dall'insieme delle regole che si adottano in una democrazia rappresentativa per trasformare le preferenze o voti espressi dagli elettori durante le elezioni in seggi da assegnare all'interno del Parlamento o più in generale di un'assemblea legislativa.

È regolato dalla legge elettorale.

Storia Il sistema di votazione ha dato origine alla teoria del voto, a partire dal metodo di Borda e dal metodo di voto di Condorcet, entrambi sviluppati in Francia intorno al 1770 (anche se scritti di Raimondo Lullo ritrovati solo nel 2001 dimostrano che egli aveva già ideato entrambi i metodi nel XII secolo).

I primi contributi all'attribuzione di seggi sono successivi al 1787, anno di approvazione della Costituzione degli Stati Uniti, e furono riscoperti indipendentemente in Europa alla fine del XIX secolo.

La ricerca scientifica contemporanea si concentra più sull'esame degli effetti politici e statistici delle leggi elettorali (in particolare valutando il comportamento strategico dei partiti e/o degli elettori sugli esiti del voto, impiegando la teoria dei giochi) che sullo studio astratto delle regole.

Descrizione Uso dell'espressione Talvolta all'espressione si dà un significato più generale, che comprende l'intero insieme delle norme che regolano le elezioni:

la disciplina della modalità della loro indizione, la disciplina dell'elettorato attivo e passivo, le modalità tecnico-operative di esercizio del voto, le modalità secondo le quali si presentano le candidature, la disciplina delle campagne elettorali e della propaganda politica in genere, la disciplina del finanziamento delle campagne elettorali. le modalità di allestimento delle sezioni elettorali e di protezione di esse, il procedimento elettorale nelle altre sue fasi fino allo scrutinio con interpretazione e conteggio dei voti espressi, la formula elettorale (la formula matematica di attribuzione dei seggi in base ai voti ottenuti da ciascun candidato o partito), l'apparato di tutela nel caso di eventuali contestazioni, le modalità di sostituzione nell'ufficio di coloro che, proclamati eletti, cessino per qualsiasi ragione dalla carica.

Caratteristiche Un sistema elettorale è composto da due elementi fondamentali: il sistema di votazione e il metodo per l'attribuzione dei seggi. Quest'ultimo richiede l'applicazione di una formula matematica predefinita, che viene detta "formula elettorale".

Tradizionalmente, la formula elettorale era classificabile in due grandi categorie: i partiti vincitori in collegi uninominali o plurinominali; formule proporzionali (che sono state elaborate a partire dalla seconda metà dell'Ottocento e tendono a stabilire un rapporto proporzionale tra i voti ottenuti da un partito e i seggi a esso assegnati). A partire dagli anni novanta del XX secolo si è diffusa sempre di più una terza categoria, quella dei sistemi misti.

Le formule appartenenti a questa categoria combinano elementi maggioritari ed elementi proporzionali, talvolta relazionati tra di loro (come nei sistemi italiani per Camera e Senato del 1993), talvolta assolutamente indipendenti (come nel sistema russo o in quello giapponese, entrambi del 1993)..

La legge elettorale può essere approvata come legge ordinaria oppure come legge costituzionale. L'approvazione tramite legge ordinaria espone al rischio di continui cambiamenti in vicinanza delle elezioni, in contrasto con la stabilità che dovrebbe caratterizzare questo tipo di regole (la tempistica ravvicinata alla scadenza rischia di spiazzare i competitori più deboli, come rilevato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nel caso Ekoglasnost contro Bulgaria) ed in contrasto con un'effettiva rappresentatività del Parlamento rispetto al corpo elettorale: difatti questo tipo di cambiamenti "a gioco già quasi iniziato" (non si dimentichi che la convocazione delle elezioni è solo un momento di una più generale fase preparatoria della scadenza elettorale, che opera a livello mediatico e comunicativo già diversi mesi prima) avviene da parte delle forze che hanno la maggioranza dei voti in Parlamento, a seconda di quanto è previsto dai sondaggi e da altre tornate elettorali concomitanti. Un secondo rischio è determinato dal possibile vaglio di costituzionalità sulle leggi ordinarie, in particolare dopoché Parlamento e Governo sono stati nominati applicando una legge elettorale, in un secondo momento dichiarata illegittima.

D'altro canto, approvare una legge elettorale come parte integrante della Costituzione, espone al serio problema che, in caso di eventuali criticità rilevate nella legge solo dopo averla messa in pratica, essa abbia necessità di un lavoro parlamentare di modifica generalmente ben più lungo e complesso per essere corretta o abolita.

Il sistema maggioritario

I sistemi maggioritari limitano o impediscono la rappresentanza della minoranza. Nelle forme moderne si basano generalmente sul collegio uninominale, ma in passato e in alcuni casi sporadici odierni possono usare anche il collegio plurinominale.

Il sistema uninominale Caratteristica dei sistemi uninominali è quella di suddividere il territorio in tanti collegi quanti sono i seggi da coprire, esprimendo un unico candidato per partito. Si differenziano fra loro per il diverso criterio con cui viene definita o individuata la maggioranza. Nel sistema a turno unico, usato in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in Canada fra le nazioni più significative, viene eletto il candidato con la maggioranza relativa. Nel sistema a doppio turno tipico della Francia, per vincere è necessaria la maggioranza assoluta, altrimenti si ricorre a una nuova votazione fra i candidati che hanno superato la soglia di sbarramento. Nella forma più classica tuttavia, passano il turno solo i due candidati più votati, e così il secondo turno assume il nome di ballottaggio. Nel sistema a ballottaggio istantaneo usato in Australia, si mantiene il principio della maggioranza assoluta ma si risolve la gara in un unico turno. Per ottenere ciò, l'elettore non vota un singolo candidato ma stila una classifica di preferenze. Nelle schede elettorali attribuite ai candidati meno votati, si va a vedere quale sia il candidato meno sgradito fra i due che abbiano raccolto più prime preferenze, assegnandogli così voti aggiuntivi che determinano una maggioranza assoluta.

Il sistema plurinominale Il sistema plurinominale è il più antico, e dà all'elettore tanti voti quanti sono i candidati da eleggere. Qualora il voto sia libero si può votare in modo disgiunto fra ideologie diverse, mentre se si è obbligati a votare i candidati tutti di uno stesso partito si ha quello che si chiama un listino.

Per attenuare gli effetti ultra-distorsivi di questo sistema, si inventarono alcune varianti, tra cui il voto cumulativo che permetteva agli elettori di minoranza di far eleggere un proprio rappresentante concentrando su di lui tutti i voti a loro disposizione, o il voto limitato che dava agli elettori meno voti di preferenza di quanti fossero i seggi in palio.

Il sistema proporzionale

Il sistema elettorale proporzionale, o di lista, fu introdotto nel corso del Novecento su spinta delle grandi formazioni politiche di massa, quelle centriste popolari, e quelle di sinistra socialiste. Il primo paese ad applicarlo fu il Belgio nel 1900.

Elemento caratterizzante del sistema proporzionale è l'assegnazione dei seggi in circoscrizioni elettorali plurinominali, suddividendoli fra le varie liste in proporzione ai voti ottenuti. Si presenta quindi come un sistema elettorale basato sulla democraticità e rappresentatività in quanto permette di fotografare le divisioni politiche effettive del Paese.

Aspetto positivo, quindi, che salta subito all'occhio, è la possibilità di una rappresentanza parlamentare che rifletta in maniera meno distorta possibile la reale situazione politica di un paese, con una significativa tutela delle minoranze. Qualora i partiti siano notevolmente frazionati, però, il proporzionale riflette questo frazionamento reale in parlamento e la formazione di un governo richiede coalizioni che uniscano più partiti, con conseguente forte instabilità (se i partiti non riescono a trovare degli accordi; viceversa può portare anche a sistemi consociativi e di governi di grosse coalizioni che tendono a tenere sotto controllo il conflitto).

I meccanismi di attribuzione dei seggi sono essenzialmente due: quello del quoziente e i più alti resti, e quello dei divisori e le più alte medie (tra cui il celebre metodo D'Hondt). Il sistema può inoltre prevedere o meno il voto di preferenza per un candidato all'interno della lista.

Sistemi corretti (e misti)

Come abbiamo visto, non esiste un sistema elettorale che si possa considerare perfetto, ma entrambi i tipi possiedono i propri vantaggi e i propri svantaggi. Per ovviare a tali inconvenienti, cercando di recuperare le caratteristiche positive di ciascun sistema ma limitando quelle negative, si sono col tempo andati a elaborare sistemi corretti, o misti, dei due modelli originari.

Sistemi maggioritari corretti L'aspetto negativo del maggioritario è, lo abbiamo visto, la scarsa, se non nulla, rappresentanza e di conseguenza tutela delle formazioni politiche minori. Per ovviare a tale problema, è stata proposta e talvolta adottata (ma solo in tempi molto recenti, dal 1993 in avanti) l'introduzione di quote proporzionali: la maggior parte dei seggi viene assegnata con criterio maggioritario uninominale, mentre una parte viene assegnata con criterio proporzionale. Essenziale a tal fine è il collegamento dei singoli candidati uninominali con più ampie liste di partito o coalizione espresse a livello nazionale.

Il primo esempio in tal senso venne costituito dalle leggi italiane n. 276 e n. 277 del 1993, relative rispettivamente all'elezione del Senato e all'elezione della Camera. Esse erano entrambe caratterizzate dall'assegnazione di circa il 75% dei seggi in collegi maggioritari uninominale; e del restante 25% con criterio proporzionale, previo lo scorporo dei voti ottenuti dai vincitori dei collegi uninominali. La conseguenza era che il riparto proporzionale ridimensionava di molto l'effetto maggioritario determinato dal collegio uninominale, portando la coalizione vincitrice a disporre di un ridotto numero di seggi di vantaggio sull'opposizione. Un ulteriore elemento di debolezza dei Governi fu determinato dal fatto che, in tal modo, divenivano determinanti i seggi ottenuti dalle liste minoritarie o estremiste, all'interno della coalizione vincitrice.. In ogni caso, ciò dipese non solo dalla formula elettorale, ma anche dal fatto che le coalizioni presero l'abitudine, sin dalle elezioni del 1994, di proporre un solo candidato per collegio; e utilizzarono un criterio proporzionale per spartirsi le candidature. Ma successivamente alle elezioni si crearono in Parlamento tanti gruppi parlamentari quanti erano i partiti che avevano dato vita a ciascuna coalizione..

Resta il fatto che le due leggi erano tra loro piuttosto diverse, in quanto per il Senato si operavano dei conteggi su base regionale e là dove una coalizione avesse vinto in tutti i collegi uninominali in palio in una Regione (circostanza che non fu infrequente), essa non partecipava al successivo riparto proporzionale.;