Burano ( ) è un centro abitato di abitanti che sorge su quattro isole della laguna di Venezia settentrionale. Dal 1923 fa parte del comune di Venezia e in particolare della municipalità di Venezia-Murano-Burano. È collegato da un ponte all'isola di Mazzorbo, che ne è divenuta una sorta di appendice.
Fino al 2005 fu sede del quartiere "6 Burano-Mazzorbo-Torcello", abolito con l'istituzione delle odierne municipalità.
Geografia fisica Burano sorge nella Laguna Veneta settentrionale, a nord-est di Murano, ed è a questa collegata tramite il percorso navigabile canale Bisatto-canale Carbonera-scomenzera San Giacomo. Attorno si estendono alcune formazioni palustri, in particolare la palude di Santa Caterina, a sud-ovest, e la palude di Burano, a sud est. A nord è lambita dal canale dei Borgognoni-canale di Burano, mediante il quale si raggiungono Treporti (a sud) e Torcello (a nord). Subito ad ovest si trova, invece, Mazzorbo, alla quale è unita tramite un ponte.
È costituita da quattro isole, separate da tre canali interni, che sono il rio Pontinello, il rio Giudecca e il rio Terranova. Analogamente a Venezia, è divisa in cinque sestieri, distinti appunto dai suddetti canaliIn origine anche San Martino Sinistra e San Martino Destra erano divise da un canale, che è stato interrato per realizzare le attuali via e piazza Galuppi., sui quali si basa la codifica degli indirizzi:
sestiere superficie(ettari) abitanti densità(ab./km²) mappa San Mauro 6,8 806 GiudeccaDa non confondere con la più nota Giudecca, compresa nel centro storico di Venezia. 2,5 257 San Martino Sinistra 4,4 580 San Martino Destra 5,1 750 Terranova 2,3 343 Burano 21,1
Collegamenti Burano si raggiunge da Venezia (Fondamente Nuove o San Marco/San Zaccaria), dall'isola di Murano (fermata Faro), e dal litorale di Cavallino-Treporti (fermate Ricevitoria o Punta Sabbioni) tramite una linea regolare di battelli che la collega anche a Torcello e Mazzorbo.
Origini del nome Analogamente a Murano e a Torcello, la tradizione fa derivare il toponimo da una presunta porta di AltinoAndrea Dandolo, il doge cronista della prima metà del XIV secolo, parlando di Altino scrive: "Erat enim hec civitas magna et populo copiosa habens sex portas, quarum unicuisusque incole insulam apprendentes propriis portarum nominibus eas vocaverunt; videlicet: Torcelum, Maiorbium, Buranum, Amorianum, Costaciacum et Amurianum"., chiamata Borea perché guardava verso settentrione"Tutti coloro che abitavano nella città di Altino presso la porta che guardava verso borea si stanziarono in quel medesimo luogo e il tribuno Aurio diede all'isola il nome di vicum Burianum che deriva appunto da quella porta", Cronicon Gradense in "Cronache veneziane antichissime", a cura di G. Monticolo, Roma, 1890, p. 14.
In realtà dovrebbe essere un prediale riferito al nome di un proprietario terriero, tale Bu(r)rius o Borius. È infatti probabile che anticamente l'isola, potendo contare su una superficie molto più estesa dell'attuale, avesse caratteri rurali.
Storia La tradizione vorrebbe che Burano fosse stata fondata, come i centri dei dintorni, dagli abitanti della città romana di Altino che si erano rifugiati in laguna per sfuggire alle invasioni barbariche, in particolare agli Unni di Attila e ai Longobardi. La prima attestazione documentaria, comunque, risale all'840 quando nel Pactum Lotharii viene citata - al genitivo - come Burani.
Le prime abitazioni erano poste su palafitte con le pareti fatte di canne e fango e solo a partire dall'anno Mille furono costruite case in mattoni. Burano poteva godere anche di un clima mite e salubre grazie ad una certa ventilazione che allontanava la malaria.
Fin dal XIII secolo le contrade di Burano, Mazzorbo, Ammiana e Costanziaca erano sottoposte alla giurisdizione del podestà di Torcello e quando la Serenissima riordinò il sistema politico-amministrativo e territoriale fu istituito un ''governo podestarile'' e al posto dei ''Gastaldi'' nell'isola di Burano subentrò il ''Consiglio della Magnifica Comunità di Burano'' che deliberava a maggioranza e le Parti prese, le Determinazioni e le Istanze dovevano essere poi approvate e ratificate dal Podestà. Nel XVI secolo il Podestà di Torcello si insediò a Burano e l'isola acquistò così maggior prestigio.
Il 12 maggio 1797 Venezia cadeva sotto l'occupazione francese guidata dall'allora generale Napoleone Bonaparte ed il 25 maggio i ''Municipalisti'' rappresentanti l'isola di Burano sono i primi a prendere contatto con la Municipalità Provvisoria di Venezia per formare un corpo territoriale amministrativo con le isole lagunari.Quadro delle Sessioni pubbliche della Municipalità Provvisoria di Venezia, Venezia, q797,p. 13, Verbale del 25 maggio 1797.Presso l'archivio di Stato di Venezia sono conservate le deliberazioni del Consiglio della Magnifica Comunità di Burano e coprono un periodo che va dal 1467 al 1797
Dopo una delle sconfitte di Napoleone, il 19 gennaio 1806 gli austriaci entravano a Venezia per la seconda volta e con la legge del 29 aprile 1806 Burano divenne Comune di II classe sotto il podestà di Venezia.
Quando nel 1848 Venezia insorse contro gli austriaci, fu istituita una legione per le isole di Murano e Burano. Il 9 giugno 1848 ci furono le elezioni per le ''rappresentanze nazionali per la preparazione della Costituzione dello Stato'': anche Burano elesse i suoi rappresentanti. Terminata la Terza guerra d'Indipendenza, il 19 ottobre 1866 entrarono a Venezia le truppe del Regio Esercito Italiano ed il 22 dello stesso mese ebbe luogo il plebiscito. Il 23 dicembre 1866 a Burano si tennero le elezioni amministrative: su 5.724 abitanti gli elettori amministrativi sono stati 147 ed elessero sindaco del Comune di Burano Giuseppe D'Este.
Dopo l'Unità d'Italia le condizioni economiche ed amministrative del Comune erano alquanto precarie perché gli introiti patrimoniali non rendevano quasi nulla ed i proprietari terrieri e di fabbricati cercavano di non pagare le tasse; anche la popolazione produttiva non godeva buone condizioni di vita. Il Comune di Burano chiese l'aggregazione a quello della città di Venezia ma la proposta fu ripetutamente negata. Soltanto nel 1923 la richiesta di aggregazione venne accolta e concessa con la legge n. 29026 del 30 dicembre di quell'anno. Il suo territorio si estendeva anche sull'attuale Cavallino-Treporti e sulle isole di Mazzorbo, Torcello, Santa Cristina, Cason Montiron, La Cura, San Francesco del Deserto.
Nel corso dei secoli, alcune famiglie di Burano si trasferirono ad Ancona per motivi di lavoro, dove costituirono una piccola comunità: quella dei Buraneli. L'influsso della loro presenza si sente ancor oggi nel dialetto anconitano, essendo la parlata di Burano, insieme a quella autoctona e a quella levantina, una delle tre componenti che si fusero per dare origine al dialetto del capoluogo marchigianoNadia Falaschini, Sante Graciotti, Sergio Sconocchia, Homo Adriaticus: identità culturale e autocoscienza attraverso i secoli: atti del convegno internazionale di studio, Diabasis, 1998 (p. 77) Mario Panzini, Dizionario del vernacolo anconitano, Controvento editore 2008, vol. I, alla voce "La Chioga" Tra le voci del dialetto anconitano che hanno origine buranella c'è mamulini, o màmuli, con il significato di "bambini piccoli".
Il dialetto di Burano è caratterizzato da una particolare cadenza "del tutto diversa da quella dei chioggioti e che consiste nell'allungamento della vocale tonica e nel successivo raddoppiamento della consonante che segue". È una sorta di cantilena con l'allungamento delle vocali; le parole si pronunciano quasi trascinandole e le vocali si raddoppiano e si allungano.Mario De Biasi, Storia di Burano, Associazione Artistica Culturale di Burano, Venezia, Tipografia Luigi Salvagno, 1994, pp. 151-153
Monumenti e luoghi d'interesse Il cuore del paese è piazza Baldassare Galuppi (Burano 1706 - Venezia 1785), l'unica piazza del paese, intitolata al noto compositore settecentesco, realizzata interrando un canale.
Chiesa di San Martino
Sulla piazza si affaccia la chiesa di San Martino, l'unica chiesa oggi officiata nell'isola. Famoso il suo campanile, caratterizzato da una forte pendenza dovuta al parziale cedimento dei suoi basamenti, fondati, come alcune parti di Venezia, su palafitte.
Nel 1512 Marin Sanudo il Giovane cita la chiesa di San Martino come cattedrale, e viene spesso ricordata come duomo, ma dovrebbe essere onorata almeno come chiesa arcipretale, perché nella sua giurisdizione esistevano quattro curazie, dette anche cappellanie, fondate da quattro confraternite alle dipendenze del parroco di Burano, il quale, secondo una antica tradizione, veniva eletto dai capifamiglia.
La chiesa è priva di una entrata principale, l'ingresso si effettua lateralmente da una porta di stile Rinascimentale vicino alla cappella di Santa Barbara che conduce in un vasto atrio. L'interno del "duomo" è spazioso, a tre navate, con ampia crociera a volte sostenute da due ordini di pilastri neoclassici.
Tra i numerosi quadri affissi alle pareti da notare una pregevole tela ad olio con la Crocifissione di Giambattista Tiepolo del 1725. Sempre all'interno, nella cappella absidale di sinistra, si trova anche l'urna contenente i resti di Albano, Domenico e Orso, Santi Patroni di Burano, che, secondo una leggenda, arrivarono miracolosamente in un sarcofago che navigò sulle acque tra il 959 e il 1372 e che si spiaggiò nella piazza.
Cappella di Santa Barbara Santa Barbara visse tra il III e l'inizio del IV secolo. Secondo fonti apocrife, era figlia di Dioscuro, re di Nicomedia, che la rinchiuse in una torre perché divenuta cristiana. Fu denunciata al prefetto come cristiana che la condannò a morte. Fu decapitata dallo stesso padre che morì incenerito da un fulmine. È venerata dal VII secolo. Viene raffigurata come una giovane donna con la palma del martirio in mano accanto ad una torre. È protrettice degli artiglieri, bombardieri, pompieri, armaioli, minatori e campanari. Viene invocata per la protezione dai fulmini e dagli incendi.
Nel VI secolo l'imperatore Giustino avrebbe trasferito il suo corpo dall'Egitto a Costantinopoli e qualche secolo dopo i veneziani lo portarono nella loro città, affidandolo nel 1009 alla chiesa di San Giovanni Evangelista di Torcello. Nel marzo del 1811, a causa delle soppressioni napoleoniche, le sue spoglie furono trasportate a Burano in un oratorio accanto al duomo che nel 1925 fu distrutto da un incendio. Venne ricostruita una cappella dedicata a Santa Barbara con un solo altare sul quale fu posto il suo corpo in un sarcofago abbellito da un paliotto seicentesco in commesso di pietre dure provenienti dalla distrutta chiesa di San Giovanni Evangelista di Torcello. Ai lati furono posti i dossali di quercia antica portati dalla chiesa di Santa Fosca di Torcello.
Altre chiese e monasteri dell'isola La chiesa di Santa Maria delle Grazie, più nota come chiesa delle Cappuccine, costruita nel 1533 con accanto un monastero, fu chiusa al culto nel 1806 e da allora utilizzata nei modi più stravaganti, da squero per il ricovero delle imbarcazioni a laboratorio per la costruzione di carri di carnevale. È stata riaperta al pubblico dopo un lungo e costoso restauro nel 2006: ospita mostre d'arte ed altri eventi.
Nella zona di San Mauro esisteva una chiesa del IX secolo dedicata al martire San Mauro di Parenzo con accanto un monastero dove nel 1768 vennero concentrate le monache del vicino monastero di San Vito. La chiesa fu soppressa per decreto napoleonico nel 1806 e le monache passarono nel convento di San Biagio alla Giudecca.
Nel 1347 viene documentata l'esistenza di una chiesa e di un monastero dei Santi Cipriano e Cornelio che vennero affidati alle monache benedettine di San Vito le quali nel XVI secolo costruirono una nuova chiesa intitolata a San Vito e così scomparve la denominazione dei Santi Cornelio e Cipriano.