Lazione sociale è un concetto, introdotto dal sociologo tedesco Max Weber, che rimanda ad un'azione orientata in base al comportamento di altri individui. Essa può avere varie cause, come, ad esempio, un impulso emotivo o un valore condiviso, e inoltre è dotata di un significato attribuito dallattore sociale che agisce.

Tipologia di Weber A questo proposito Weber opera una classificazione idealtipica dell'azione sociale: Azione razionale rispetto allo scopo. Si tratta di azioni determinate «da aspettative dell'atteggiamento di oggetti del mondo esterno e di altri uomini, impiegando tali aspettative come "condizioni" o come "mezzi" per scopi voluti e considerati razionalmente, in qualità di conseguenza». Ossia avere uno scopo chiaro e organizzare razionalmente i propri mezzi per conseguirlo, in rapporto alle possibili conseguenze. È tipica dell'agire economico. Nell'opera Economia e società. Comunità religiose Weber considera «l'agire motivato da fattori religiosi o magici» come «relativamente razionale», in quanto basato su «regole dell'esperienza» e «non necessariamente [...] secondo mezzi e fini». Azione razionale rispetto al valore. Si tratta di azioni determinate «dalla credenza consapevole nell'incondizionato valore in sé - etico, estetico, religioso, o altrimenti interpretabile - di un determinato comportamento in quanto tale, prescindendo dalla sua conseguenza». L'azione è conforme ai principi di valutazione: agire in base ai valori condivisi restando fedeli alle idee, senza tenere conto delle conseguenze. Azione affettiva. Si tratta di azioni determinate «da affetti e da stati attuali del sentire», quindi non dettate dal fine o dai valori, ma dalle emozioni, dall'umore, dall'espressione di un bisogno interno. Azione tradizionale. Si tratta di azioni determinate da «un'abitudine acquisita», radicata da una lunga pratica e compiuta senza chiedersi se esistano altre strade. Le azioni affettive e quelle tradizionali sono al limite tra le azioni sociali, consapevolmente orientate, e i comportamenti puramente reattivi. Per classificare le azioni bisogna tenere conto della situazione così come viene definita dagli attori (Teorema di Thomas: «Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze»), data la conoscenza che ne hanno e il punto di vista che adottano.

Il sociologo fenomenologo Alfred Schütz criticherà Weber per non aver distinto i motivi finali, ossia i fini a cui si vuole arrivare, dai motivi causali, ossia i motivi per cui si agisce.

Tipologia di Pareto Vilfredo Pareto distingue le azioni logiche da quelle non logiche:

Azioni logiche: Sono tali in quanto c'è una corrispondenza effettiva tra i mezzi e i fini, di cui il soggetto che agisce è pienamente consapevole. Azioni non logiche: Sono tali in quanto i mezzi adottati non corrispondono ai fini. Le azioni non logiche sono caratterizzate dai residui, ossia «manifestazioni di sentimenti, di forze irrazionali, che condizionano l'azione dell'uomo e la stessa sua attività intellettuale», e dalle derivazioni, ossia le giustificazioni a cui gli esseri umani ricorrono per spiegare in termini razionali-logici le proprie attività irrazionali.

Tipologia di Parsons

Il concetto di azione sociale fu ripreso da Talcott Parsons, sociologo statunitense del XX secolo, che definisce l'azione sociale come ogni comportamento motivato e influenzato da precise cause che consistono nello scopo di raggiungere determinati obiettivi.

Egli individua nell'azione quattro elementi: un attore che può essere un individuo o un gruppo legato da un qualsiasi motivo; uno o più fini che l'attore consegue; una situazione in cui l'attore agisce; «scomponibile [...] in condizioni (elementi che l'attore non può mutare) e in mezzi (elementi che può manipolare per il conseguimenti dei fini)»; un criterio selettivo riguardo al rapporto mezzi-fini. Questo avviene all'interno di un sistema normativo (valoriale) «che determina i fini e pone costrizioni alla scelta dell'azione», quindi che influenza il criterio.

Tipologia di Habermas Nell'opera Teoria dell'agire comunicativo il sociologo Jürgen Habermas, in contrasto con l'idea che il rapporto tra realtà sociale e individuo sia circoscritto all'azione strumentale, attua una distinzione tra l'agire tecnico-strumentale (razionale) e l'agire comunicativo.

Agire tecnico-strumentale. Esso è «orientato verso la trasformazione della realtà esterna e l'organizzazione a tale fine». Consiste nella trasformazione della materia e degli oggetti o nella manipolazione delle altre persone rispetto ai propri scopi. Corrisponde all'agire razionale rispetto allo scopo weberiano. Agire comunicativo. Esso è «orientato al reciproco comprendersi». Le persone non vengono trattate come mezzi oppure come ostacoli, bensì come interlocutori con i quali confrontarsi per trovare un accordo e/o un approccio comune su come agire.

Tipologia di Luhmann Il sociologo Niklas Luhmann intende l'azione sociale in termini di doppia aspettativa.

La persona che agisce socialmente ha delle aspettative rispetto alle proprie azioni e allo stesso tempo sa che l'interlocutore ha delle aspettative nei propri confronti. Quindi, la persona che compie l'azione si aspetta che l'interlocutore si aspetti un certo comportamento nei propri confronti.

Note

Fonti

Annotazioni

Bibliografia Max Weber, " Wirtschaft und Gesellschaft", 1922, trad. it."Economia e società", 1961

Voci correlate Max Weber Talcott Parsons Valore sociale

Collegamenti esterni azione sociale, su Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.

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