La Sierra de la Plata (in spagnolo «Sierra dell'Argento» o «Montagna dell'Argento») era un luogo leggendario dell'interno dell'America meridionale, che secondo i racconti circolanti tra i primi esploratori europei avrebbe ospitato enormi quantità di argento. La leggenda si diffuse nei primi decenni del XVI secolo e venne associata a un misterioso sovrano, indicato nelle fonti come «Re Bianco» (Rey Blanco), che avrebbe governato un ricco paese situato al di là delle vaste pianure e foreste dell'interno.

Un ruolo fondamentale nella diffusione di queste notizie viene tradizionalmente attribuito ai sopravvissuti della spedizione di Juan Díaz de Solís del 1515-1516, alcuni dei quali rimasero sulla costa dell'attuale Brasile meridionale. Tra loro vi era il portoghese Aleixo Garcia, che intorno al 1524 intraprese con alcuni compagni europei e un numeroso seguito di indigeni guaraní una lunga spedizione verso occidente. Attraversando l'odierno Paraguay e il Gran Chaco, Garcia raggiunse probabilmente le regioni orientali soggette all'Impero inca, nell'area di Charcas, dove ottenne oggetti di metallo prezioso. Durante il viaggio di ritorno fu ucciso, probabilmente nel 1525, ma alcuni dei suoi compagni riuscirono a riportare verso la costa oggetti d'argento e notizie sulle ricchezze delle regioni andine.

Questi racconti contribuirono ad alimentare per decenni una serie di spedizioni attraverso il bacino del Río de la Plata, del Paraná e del Paraguay. La ricerca della Sierra de la Plata si intrecciò così con l'esplorazione e la conquista spagnola della regione e contribuì indirettamente alla fondazione di insediamenti come Sancti Spiritu, Buenos Aires e Asunción. Il primo insediamento di Buenos Aires, fondato nel 1536, venne tuttavia abbandonato nel 1541; la città attuale deriva dalla seconda fondazione del 1580.

Nel 1545 gli spagnoli provenienti dal Perù iniziarono lo sfruttamento degli straordinari giacimenti argentiferi del Cerro Rico, presso Potosí, nell'attuale Bolivia. Le ricchezze minerarie di Potosí e più in generale della regione di Charcas sono generalmente considerate il fondamento storico delle notizie che avevano dato origine alla leggenda della Sierra de la Plata, anche se non è possibile stabilire una corrispondenza precisa tra ogni elemento della leggenda e un luogo o un sovrano determinato.

Alla stessa tradizione legata all'argento si ricollega il nome del Río de la Plata, che si affermò nel corso degli anni 1520 e 1530. Anche il nome dell'Argentina deriva dal latino argentum, «argento», attraverso la tradizione erudita sviluppatasi intorno al nome del fiume e delle terre circostanti.

Origini della leggenda Juan Díaz de Solís

Le origini della leggenda della Sierra de la Plata sono legate alle prime esplorazioni europee della costa sudamericana e, in particolare, alla spedizione guidata da Juan Díaz de Solís nel 1515-1516.

Solís, allora pilota maggiore della Casa de la Contratación di Siviglia, ricevette dalla Corona castigliana l'incarico di esplorare le coste situate a sud dei possedimenti portoghesi e di cercare un passaggio verso il cosiddetto Mare del Sud, raggiunto nel 1513 da Vasco Núñez de Balboa. La spedizione salpò da Sanlúcar de Barrameda nell'ottobre 1515 e, dopo aver raggiunto il Brasile, seguì la costa verso sud.

All'inizio del 1516 Solís entrò nel grande estuario formato dal Paraná e dall'Uruguay. Colpito dalla dolcezza delle sue acque nonostante le enormi dimensioni, lo chiamò Mar Dulce. Dopo la sua morte l'estuario divenne noto anche come Río de Solís, mentre sulle carte del primo Cinquecento compaiono altre denominazioni, tra cui Río Jordán. Il nome Río de la Plata divenne comune soltanto negli anni successivi, in concomitanza con la diffusione delle notizie sulle ricchezze argentifere dell'interno.

Durante l'esplorazione dell'estuario Solís sbarcò con un piccolo gruppo di uomini sulla costa settentrionale e venne ucciso insieme a quasi tutti i suoi compagni da un gruppo di indigeni. L'identità degli assalitori non è conosciuta con certezza: la storiografia li ha variamente identificati con i Charrúa, con popolazioni guaraní o con altri gruppi presenti nella regione. Anche il racconto secondo il quale i corpi degli europei sarebbero stati successivamente divorati dagli aggressori, tramandato dalle cronache, è di attendibilità discussa.

Dopo la morte di Solís, i superstiti interruppero la spedizione e iniziarono il viaggio di ritorno verso la Spagna.

Aleixo Garcia Secondo la tradizione, durante il viaggio di ritorno una delle navi della spedizione di Solís naufragò nei pressi dell'isola di Santa Catarina, sulla costa dell'attuale Brasile meridionale. Un gruppo di europei rimase così nella regione per diversi anni. Tra loro vi era il portoghese Aleixo Garcia, che imparò a conoscere la lingua e le reti commerciali delle popolazioni tupi-guaraní locali.

Da queste popolazioni Garcia apprese dell'esistenza, molto più a occidente, di un potente regno ricco di oro e soprattutto d'argento. Tali racconti erano probabilmente il riflesso delle reti di scambio che mettevano in comunicazione le popolazioni del Paraguay e del Chaco con le propaggini orientali dell'Impero inca.

Intorno al 1524 Garcia partì dalla regione di Santa Catarina con alcuni europei e un contingente assai più numeroso di alleati indigeni. Seguendo antichi itinerari indigeni verso l'interno, raggiunse il bacino del Paraná, attraversò il Paraguay e penetrò nel Gran Chaco, spingendosi infine verso le regioni orientali delle Ande.

L'esatta estensione del suo viaggio è discussa. Le fonti successive gli attribuiscono il raggiungimento della regione di Charcas, allora soggetta agli Inca, dove i suoi uomini avrebbero attaccato alcuni insediamenti e ottenuto oggetti d'oro e d'argento. Non vi sono invece prove che Garcia abbia raggiunto specificamente il futuro sito di Potosí.

Durante il ritorno verso il Paraguay Garcia e alcuni dei suoi compagni europei furono uccisi, probabilmente da indigeni Payaguá. Parte degli alleati indigeni sopravvisse e riportò con sé oggetti metallici e il racconto delle ricchezze incontrate. Queste notizie raggiunsero successivamente altri europei e contribuirono in modo decisivo alla formazione della leggenda della Sierra de la Plata e del Re Bianco.

La ricerca della Sierra de la Plata Sebastiano Caboto

Nel 1526 il navigatore veneziano Sebastiano Caboto lasciò la Spagna alla guida di una spedizione che avrebbe dovuto raggiungere le Molucche passando attraverso lo stretto di Magellano. Durante il viaggio lungo le coste brasiliane entrò però in contatto con racconti relativi alle ricchezze dell'interno e alla spedizione di Aleixo Garcia.José María González Ochoa, «Sebastián Caboto», Diccionario Biográfico Español, Real Academia de la Historia.

Caboto decise quindi di abbandonare l'obiettivo originario e di entrare nel Río de la Plata alla ricerca delle regioni argentifere. Questa decisione costituiva una grave deviazione dalle istruzioni ricevute dalla Corona e gli sarebbe stata successivamente contestata al suo ritorno in Spagna.

A Santa Catarina alcuni europei rimasti nella regione confermarono le notizie sulla spedizione di Garcia e sulle ricchezze provenienti dall'interno. Durante la successiva esplorazione del Río de la Plata Caboto incontrò inoltre Francisco del Puerto, giovane membro della spedizione di Solís che, secondo le testimonianze dell'epoca, aveva vissuto per anni tra le popolazioni indigene e poteva quindi servire da interprete.

Nel 1527 Caboto risalì il Paraná e, presso la confluenza del Carcarañá con il Paraná, costruì il forte di Sancti Spiritu. L'insediamento, fondato nel maggio o giugno del 1527, fu il primo stabilimento europeo di una certa durata nel territorio dell'attuale Argentina. Le ricerche archeologiche moderne ne hanno confermato l'ubicazione sulla riva del Carcarañá, nei pressi dell'odierna Puerto Gaboto.

Da Sancti Spiritu gli uomini di Caboto continuarono a risalire il Paraná e successivamente il Paraguay, raccogliendo informazioni sulle popolazioni e sulle regioni dell'interno. Caboto arrivò almeno fino alla zona della foce del Pilcomayo, senza tuttavia raggiungere le Ande.

Nel frattempo un'altra spedizione, comandata da Diego García de Moguer, era entrata nel Río de la Plata. Anche García aveva modificato il proprio itinerario dopo aver ricevuto informazioni sulle ricchezze dell'interno. I due comandanti entrarono inizialmente in conflitto per la precedenza e i rispettivi diritti di esplorazione, ma finirono per collaborare nella ricerca del presunto paese dell'argento.

A Sancti Spiritu il capitano Francisco César guidò inoltre una spedizione nell'interno. Le notizie riportate da César furono successivamente associate a racconti su una ricca città situata nelle regioni meridionali del continente e contribuirono alla formazione di un'altra celebre leggenda coloniale, quella della Città dei Cesari. Il rapporto diretto tra la sua spedizione e la forma successiva della leggenda rimane tuttavia incerto.

Nel 1529 Sancti Spiritu venne attaccato e distrutto da gruppi indigeni locali. Privi di una base stabile e senza aver trovato le ricchezze cercate, Caboto e Diego García abbandonarono infine l'impresa. Caboto tornò in Spagna nel 1530 e dovette rispondere dell'abbandono della missione originaria verso le Molucche.

Pedro de Mendoza

Nel 1534 l'imperatore Carlo V stipulò una capitolazione con Pedro de Mendoza, conferendogli il titolo di adelantado e affidandogli la conquista e la colonizzazione di una vasta regione dell'America meridionale, indicata nei documenti come Governatorato della Nuova Andalusia o del Río de la Plata.

La grande spedizione di Mendoza lasciò la Spagna nel 1535 e raggiunse il Río de la Plata all'inizio del 1536. Comprendeva più di un migliaio di persone e costituiva una delle più ambiziose imprese colonizzatrici organizzate fino ad allora nella regione.

Nel febbraio 1536 Mendoza stabilì sulla riva meridionale del Río de la Plata l'insediamento di Nuestra Señora Santa María del Buen Ayre, nucleo della cosiddetta prima fondazione di Buenos Aires. La precisa ubicazione del primo abitato non è conosciuta con certezza.

I rapporti con le popolazioni indigene della regione, in particolare con i gruppi indicati dalle fonti spagnole come Querandí, si deteriorarono rapidamente. La colonia soffrì inoltre una grave penuria di viveri. Dopo violenti scontri, tra cui quello nel quale morì Diego de Mendoza, fratello dell'adelantado, l'insediamento attraversò una lunga fase di fame e isolamento.

Mendoza inviò quindi diverse spedizioni lungo il Paraná alla ricerca di viveri, territori più favorevoli e soprattutto di una via verso la Sierra de la Plata. Una di esse, comandata da Juan de Ayolas, stabilì alcuni avamposti lungo il fiume e continuò successivamente verso il Paraguay.

Le cattive condizioni di salute di Mendoza e le difficoltà della colonia lo spinsero infine a rientrare in Spagna. Morì durante la traversata atlantica il 23 giugno 1537.

Juan de Ayolas Prima della partenza definitiva di Mendoza, Juan de Salazar y Espinosa venne inviato lungo il Paraguay alla ricerca di Juan de Ayolas. Il 15 agosto 1537 Salazar stabilì un forte presso un insediamento guaraní, dando origine a Nuestra Señora de la Asunción, destinata a diventare il principale centro spagnolo della regione.

Ayolas, nel frattempo, aveva continuato la navigazione verso nord lungo il Paraguay. Il 2 febbraio 1537 aveva stabilito nel territorio dei Payaguá un punto di appoggio denominato Nuestra Señora de la Candelaria. Qui lasciò Domingo Martínez de Irala con parte degli uomini e delle imbarcazioni e partì via terra verso occidente con circa un centinaio di spagnoli e numerosi accompagnatori indigeni.