Mosè (; Moisè in italiano arcaicoCfr. Dante, Inf. IV, 57, Moïsè legista e ubidente; in ebraico: משֶׁה, standard Moshé, tiberiense Mōšeh; greco: Mωϋσῆς, Mōysễs; ; in copto: Ⲙⲱⲥⲛ, Mōsē; ge'ez: ሙሴ, Musse) è un patriarca presente nell'Antico Testamento, figura centrale per le tre religioni abramitiche.
Il testo biblico spiega il nome "Mosè", come una derivazione dalla radice משה, collegata al campo semantico dell' "estrarre dall'acqua", in Esodo . Si suggerisce in questo versetto che il nome sia collegato all' "estrarre dall'acqua" in un senso passivo, Mosè sarebbe "colui che è stato estratto dall'acqua". Altri, prendendo le distanze da questa tradizione, fanno derivare il nome dalla stessa radice, ma con un senso attivo: "colui che estrae", nel senso di "salvatore, liberatore" (di fatto, nel testo masoretico la parola è vocalizzata come un participio attivo, non passivo).HAW Theological Wordbook of the Old Testament; cfr. anche . Nella lingua egizia, Mosè potrebbe significare fanciulloJ. H. Breasted History of Egypt; Sigmund Freud, Mosè e il monoteismo, Milano, Pepe Diaz, 1952; J. Lehmann, F. Castel, Storia d'Israele e di Giuda, Cinisello Balsamo (Mi), Ed. Paoline, 1987 o anche figlio o discendenteMosè l'egiziano, Milano, Garzanti, 1987, come nei nomi propri Thutmose (Dhwty-ms), "figlio di Toth", o Ramose (R-ms-sw), "figlio di Ra".
Secondo la tradizione, Mosè nacque dagli israeliti Amram e Iochebed, scampato alla persecuzione voluta dal Faraone, venne salvato dalla figlia di quest'ultimo ed educato alla corte egizia. Fuggì da lei a seguito d'un omicidio commesso ai danni di un sorvegliante, poiché stava fustigando un vecchio schiavo ebreo, e si ritirò nel paese di Madian, dove sposò Sefora, figlia del sacerdote Ietro. Secondo la Bibbia nei pressi del monte Oreb ricevette la chiamata di Dio e, tornato in Egitto, affrontò il Faraone chiedendo la liberazione del popolo d'Israele dalla schiavitù; il Faraone accoglierà la sua proposta solo a seguito delle dieci piaghe d'Egitto, ultima delle quali la morte dei primogeniti egizi. Accampatosi con i suoi nei pressi di Yam Suf (Mare di Giunco), Mosè, su indicazione divina, divise le acque del mare permettendo al suo popolo di attraversarlo e sommergendo infine l'esercito faraonico corso ad inseguirli. Dopo tre mesi di viaggio il profeta raggiunse il monte Sinai dove ricevette le Tavole della Legge e punì il suo popolo per aver adorato un vitello d'oro, distruggendolo e facendolo bere agli israeliti diluito in delle mangiatoie piene d'acqua (secondo la tradizione cattolica). Giunto nei pressi della terra promessa, dopo 40 anni di dura marcia, Mosè morì sul monte Nebo prima di entrarvi. Nei Vangeli sinottici appare, insieme ad Elia, accanto a Gesù durante la Trasfigurazione sul Monte Tabor.Secondo la Chiesa cattolica Gesù dialogò con le anime dei defunti Mosè ed Elia.
È considerato una figura fondamentale dell'Ebraismo, del Cristianesimo, dell'Islam, del Bahaismo, del Rastafarianesimo e di molte altre religioni. Fu per gli ebrei il rabbino per antonomasia (Moshé Rabbenu, Mosè il nostro maestro), e tanto per gli ebrei quanto per i cristiani egli fu la guida del popolo ebraico secondo il racconto biblico dell'Esodo; per i musulmani, invece, Mosè fu innanzitutto uno dei profeti dell'Islam la cui rivelazione originale, tuttavia, andò perduta. Per gli ebrei è il più grande profeta mai esistito, per i cristiani colui che ricevette la legge divina, per gli islamici uno dei maggiori predecessori di Maometto. È il profeta più citato nel Nuovo Testamento e una delle figure religiose più citate nell'intero Corano.
La sua storia è narrata, oltre che nelle Sacre Scritture, anche nella letteratura dell'antico Egitto, nel Midrash, nel De Vita Mosis di Filone di Alessandria, nei testi di Giuseppe Flavio. Mosè è venerato come santo dalla Chiesa cattolica che lo commemora il 4 settembre.
Descrizione Contesto storico Sulla figura di Mosè e sugli avvenimenti biblici dell'Esodo vi è una discussione tra gli studiosi: essi potrebbero essere realmente accaduti, oppure andrebbero considerati come un racconto religioso, sostanzialmente allegorico.
Se alcuni autori antichi - fra cui Giuseppe Flavio e Manetone, sostenitori della teoria dell'Esodo Antico - ritennero di datare gli episodi dell'Esodo con la cacciata degli hyksos, i faraoni semiti allontanati dall'Egitto da Ahmose (circa 1550-1525 a.C.), gli studiosi moderni tendono a datare la vicenda nel Nuovo Regno egizio, essendo la cacciata degli hyksos soltanto un termine ante quem, in quanto queste genti avrebbero introdotto il carro da guerra, poi utilizzato anche dai Faraoni del Nuovo Regno egizio, e in particolare nel XIII secolo a.C., cioè a cavallo tra i regni di Ramses II. e del suo successore Merenptah.
Fonti bibliche
I cinque libri della Tōrāh (o Pentateuco nella Bibbia cristiana) furono definiti anche "libri di Mosè" perché la tradizione ebraica e cristiana li ritenne per secoli da lui scritti. Il Talmud ammette che soltanto gli ultimi otto versetti del Deuteronomio, ossia il racconto della morte di Mosè (), non siano opera del profeta ma sarebbero stati scritti da Giosuè.La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, ISBN 88-215-1068-9. Anche la tradizione cristiana si conformò a questa opinione, come risulta da alcune affermazioni di Gesù (; ) e dell'apostolo Paolo ().
Tuttavia studi più recenti dimostrarono che i libri della Torah furono in realtà il frutto di un lungo lavoro collettivo che sarebbe iniziato, secondo la teoria più accreditata (nota come ipotesi documentale), nel primo periodo del Regno di Giuda nel X secolo a.C. (tradizione jahvista). A seguito della distruzione del Regno d'Israele nell'VIII secolo a.C. da parte degli Assiri, il suo bagaglio culturale e religioso (tradizione elohista) sarebbe confluito a Giuda ed assorbito nei testi jahvisti.Cfr. Mario Liverani, Oltre la Bibbia, Bari, Laterza, 2009 Si giunse ad una prima redazione organica soltanto nel secolo successivo ad opera di alcuni sacerdoti del Tempio di Gerusalemme (tradizione Deuteronomista) nell'epoca di poco precedente la cattività babilonese, sotto il regno di Giosia, per enfatizzare le proprie caratteristiche religiose. La redazione definitiva della Torah sarebbe però avvenuta all'epoca del ritorno in Giudea dei deportati dell'esilio babilonese nel V secolo a.C., ad opera dei sacerdoti del Secondo Tempio (tradizione Sacerdotale), cui si attribuisce l'intera stesura del Levitico.
I libri della Torah (eccetto la Genesi) hanno il profeta Mosè come assoluto protagonista: Il Libro dell'Esodo, dal greco uscita, narra l'oppressione del popolo israelita, la successiva persecuzione dei nascituri voluta dal faraone, il concepimento e la salvezza del neonato Mosè, allevato dalla figlia del sovrano e divenuto profeta a séguito della chiamata divina. Descrive lo scontro col nuovo faraone, le piaghe d'Egitto e l'esodo attraverso il mare, concludendosi con la Legge sul monte Sinai e le varie norme di vita comunitaria. Il Levitico non narra episodi della vita di Mosè ma questi è comunque protagonista del libro; a lui Dio affida le norme riguardanti i rituali, i sacrifici e le varie cerimonie. Il Libro dei Numeri riprende il filo della storia interrotto dal Levitico, descrivendo il cammino di Israele nel deserto che lo separava dalla terra promessa, a partire dal monte Sinai fino alle soglie di Canaan, dopo un soggiorno di quarant'anni a Kades. Il Deuteronomio presenta tre discorsi di Mosè, il quale, prima di morire, ricorda al popolo gli avvenimenti passati e riprende con accenti nuovi la Legge già definita nell'Esodo. Il libro si conclude con il racconto della successione di Giosuè e della morte del profeta sul monte Nebo. Vari brani successivi, in particolare nei Salmi, ricordano al popolo d'Israele i prodigi accaduti al tempo di MosèVedi ad esempio .
Fonti extra-bibliche
Scritti non biblici con riferimento al ruolo di Mosè compaiono per la prima volta nel periodo ellenistico, dal 323 a.C. al 146 a.C. circa. Oltre agli storici giudeo-romani o giudeo-ellenistici Artapano, Eupolemo, Giuseppe Flavio e Filone, fanno riferimento a lui anche alcuni storici non ebrei tra cui Ecateo di Abdera (citato da Diodoro Siculo)Diodoro Siculo, Biblioteca Historica., StraboneStrabone, Geografia, Alessandro Poliistore, Manetone, Apione, Cheremone di Alessandria, Pompeo TrogoGneo Pompeo Trogo, Historiae Philippicae., TacitoTacito, Storie, Libro V, 3-5 e PorfirioPorfirio, Contro i cristiani. Non è nota la misura in cui questi resoconti si basino su fonti precedenti.
Nel suo libello Contro Apione (fine del I secolo d.C.), lo storico ebraico Giuseppe Flavio cita l'opera sulla storia egiziana (Aegyptiaca, andata perduta) dell'astrologo e storico Manetone (vissuto nel periodo tolemaico, IV o III secolo a.C.) in cui parla di Osarseph, un sacerdote rinnegato del culto del dio Osiride che si ribattezzò Mosè e, alla testa di un esercito di lebbrosi, prese il potere in Egitto ed instaurò una nuova religione, distruggendo culti e templi locali, fino a quando il faraone Amenophis (identificato in Amenofi III) lo scacciò insieme ai suoi seguaci verso la Palestina.Flavio Giuseppe, In difesa degli ebrei: contro Apione, traduzione di Francesca Calabi, Introduzione, Note al testo, Nota bibliografica di Francesca Calabi, testo greco a fronte, Venezia, Marsilio, 1993, . La medesima storia fu poi ripresa con alcune varianti dagli storici ellenistici anti-giudaici Lisimaco (vissuto nel I secolo a.C.), Apione e Cheremone (entrambi del I secolo d.C.). Il particolare che distingue la versione di Lisimaco è l'ambientazione della vicenda al tempo del faraone Boccori (VIII secolo a.C.), versione della storia che sarà ripresa anche dallo storico romano Tacito.
Mosè appare anche in altri testi religiosi ebraici come la Mishnah (200 d.C. circa) e il Midrash (200–1200 d.C.).
Il Mosè biblico Caratteristiche personali Nome
Secondo i testi biblici, il nome Mosè significherebbe salvato dalle acque a ricordo del suo miracoloso ritrovamento nel Nilo e difatti l'ebraico Moshè ha un'assonanza col verbo che significa trar fuori, benché tutt'oggi la maggioranza degli studiosi preferisce credere che il nome derivi dalla radice egizia Moses, che significa figlio di o generato da come possiamo ad esempio vedere negli egizi Thutmosis (figlio di Thot) o Ramses (figlio di Ra). In linea con questa tesi e mancando il nome del padre Mosè significa semplicemente bambino quale vezzeggiativo di figlio.
L'interpretazione classica del Midrash identifica Mosè come uno dei sette personaggi biblici chiamati con diversi nomiMidrash Rabbah, Ki Thissa, XL. 3-3, Lehrman, p. 463. Gli altri nomi di Mosè erano difatti: Jekuthiel (per sua madre), Heber (per suo padre), Jered (per Miriam), Avi Zanoah (per Aronne), Avi Soco (per la sua balia), Shemaiah ben Nethanel (per il popolo d'Israele). A Mosè sono anche attribuiti i nomi di Toviah (quale primo nome) e Levi (quale nome di famiglia), Mechoqeiq (da legislatore) ed Ehl Gav Ish. Il nome egizio Moses che significa, come già detto, figlio o protetto da fu dato al profeta dalla figlia del faraone, quando venne ritrovato dalla stessa sulle rive del fiume. Il nome prese poi il significato di trarre fuori solo in seguito, quando Mosè liberò il popolo attraverso le acque del Mar Rosso. Anche Giuseppe Flavio cita quest'etimologia. Alcuni studiosi ebrei nel medioevo ipotizzarono che il nome di Mosè fosse in realtà stato tradotto dagli autori della Bibbia da un termine egizio che significasse trarre fuori. Secondo la tradizione islamica, il suo nome, Mūsā, deriverebbe da due parole egizie: Mu che significa acqua e sha che significa giunco o albero, per il fatto che la sua cesta rimase incastrata fra i giunchi presso la casa del faraone.
Legami familiari