Con il termine Armageddon (in latino tardo Armagedōn, latino ecclesiastico Armageddon, pronuncia ), o anche Armagedon o Armaghedon (pronuncia ) (), si indica un luogo dove, secondo il Nuovo Testamento (Apocalisse di Giovanni ), tre spiriti immondi radunerebbero, alla fine dei tempi, tutti i re della terra. L'interpretazione immediata, dato il contesto, è che si tratti della battaglia finale tra i re della Terra (incitati da Satana) e Dio, tra il male e il bene.

Nell'unico verso del Nuovo Testamento dove compare, si dice che Armageddon è un termine ebraico. Esso sembra puntare a una località oggi chiamata Tel Megiddo, in Israele, a circa 15 km a sud-sudovest di Nazaret. L'antico nome era , Har Məgiddô ("monte di Megiddo" o "di Mageddo"); nell'Antico Testamento il luogo è citato per ubicare molte battaglie decisive dell'antichità ed è comunemente considerato simbolo di strage e disfatta; detto ciò, è anche giusto ricordare che nelle vicinanze di Megiddo (probabilmente Tell el-'Amr, circa 19 km a nordovest della località), Barac, il condottiero della giudice Debora, il giudice Gedeone e il re Davide sconfissero i nemici di Israele.

Il termine viene spesso usato per indicare la battaglia in sé oppure, nella sua accezione più estesa, l'Apocalisse stessa. Per estensione il termine può indicare, genericamente, una catastrofe.

Armageddon nell'Apocalisse Nell'Apocalisse gli angeli versano «le sette coppe dell'ira di Dio» sulla Terra (Ap ). L'Armageddon viene dopo il versamento della sesta coppa:

Questo passaggio è ambiguo, non è chiaro se vi è davvero successo qualcosa o se il raduno degli eserciti è solo un simbolo.

Infatti vi fu in quel posto un raduno dell'esercito romano in preparazione di uno degli attacchi a Gerusalemme nel 67 d.C. Questo ben si accorda con l'interpretazione preterista che la settima coppa dell'ira di Dio (Ap ) si riferisca agli eventi che portarono alla distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. Ciononostante la menzione di un esercito proveniente da oriente composto da duecento milioni di soldati, numero impossibile per qualsiasi battaglia di quel tempo, può, invece, essere considerato come una predizione di eventi futuri.

Pochi decenni dopo la caduta di Gerusalemme, probabilmente poco dopo il completamento della stesura dell'Apocalisse, nei pressi di Meghiddo, in località CaporcotamCosì è il nome sulla Tabula peutingeriana. Altrove è chiamata Caparcotna, lezione più vicina al nome ebraico di Kefar ‘Othnay. sulla strada fra Cesarea e Beth Shean, venne stabilito il castrum della Legio VI Ferrata, una delle due legioni che presidiarono la Palestina per circa due secoli (l'altra era a Gerusalemme). Il sito è stato recentemente identificato in località el-Manach e gli scavi archeologici sono stati avviati nell'estate del 2013.

Meghiddo nell'Antico Testamento Megiddo viene citato varie volte nell'Antico Testamento. I Libri dei Re () e i Libri delle Cronache () descrivono una battaglia che nel 609 a.C. vi si svolse. La battaglia causa la morte di Giosia, un riformatore religioso appena trentenne che sembrava promettesse un rinnovamento dello stato teocratico ebreo, che diede vita ai miti sul suo trionfante ritorno. Si dice che Giosia sia morto per mano del faraone egiziano Necho II proprio quando la monarchia della stirpe di Davide era in ascesa dopo un periodo di disordini e corruzione. La sua morte accelerò il declino di una fazione fortemente monoteistica nella Giudea degli anni precedenti la cattività babilonese. L'idea che un re della stirpe di Davide un giorno sarebbe ritornato per combattere e vincere a Megiddo è un esempio del mito del Messia.

La valle è caratterizzata dalla presenza di tell o colline artificiali archeologiche, cumuli di ruderi di insediamenti risalenti all'Età del bronzo e all'Età del ferro stabilitisi cinquemila anni fa e durati fino al 650 a.C. Alcuni sosterrebbero che il termine "Armageddon" non è altro che un antico esempio di mondegreen.

Avventisti La Chiesa cristiana avventista del settimo giorno ha un'interpretazione diversa — la battaglia finale dell'Armageddon ci sarà prima del periodo dei mille anni citato nel Libro dell'Apocalisse () dove i giusti abiteranno con il Signore in paradiso e i dannati saranno giudicati. Secondo quest'interpretazione, Cristo e i suoi santi (e il Regno dei Cieli dove essi risiederanno dopo il ritorno di Cristo) scenderanno sulla Terra. Cristo farà risorgere i defunti dannati e entrambi gli schieramenti prenderanno parte a una battaglia finale tra il bene e il male. Satana e i suoi seguaci cercheranno di sconfiggere i servitori di Cristo, ma saranno sopraffatti dal suo potere. Sotto il Suo comando, Dio distruggerà Satana e i dannati una volta per tutte con un fuoco opprimente. La Terra bruciata, purificata da tutto il male, e successivamente, secondo i due capitoli finali dell'Apocalisse, la Terra sarà infine ricreata nuovamente, e riportata al suo stato originario prima che il peccato comparisse nel mondo. In seguito Cristo e i Suoi santi redenti saranno dichiarati vittoriosi.

Fede bahá'í Secondo lo studioso inglese Stephen N. Lambden, la teologia della Fede bahá'í propone una rilettura simbolica e spirituale del concetto di Armageddon, distinta dalla visione apocalittica tradizionale. In particolare Lambden individua tre modalità principali in cui gli scritti bahá'í interpretano il compimento delle aspettative escatologiche legate alla "Battaglia di Armageddon".

La prima interpretazione fa riferimento a una serie di Tavole (o Lettere) inviate da Bahá'u'lláh, fondatore della Fede bahá'í, ai sovrani e capi di Stato del suo tempo. Questi scritti contengono ammonimenti spirituali e consigli su temi come la giustizia, la pace e il buon governo. Secondo l'interpretazione bahá'í, il fatto che un prigioniero ed esiliato si rivolgesse ai potenti della Terra, è considerato un evento di grande rilevanza storica e profetica.

La seconda interpretazione collega la "Battaglia di Armageddon" agli eventi della Prima guerra mondiale, in particolare alla "battaglia di Megiddo" in cui le truppe britanniche guidate dal generale Allenby sconfissero l'impero Ottomano. La comunità bahá'í attribuisce a questo evento un'importanza particolare, poiché contribuì a garantire la sicurezza di 'Abdu'l-Bahá - figlio di Bahá'u'lláh e all'epoca guida della Fede - che si trovava in pericolo delle minacce ottomane.

La terza interpretazione considera il ciclo delle due guerre mondiali come un processo unitario di trasformazione globale, simbolicamente assimilabile alla profetica "Battaglia di Armageddon". Secondo questa visione, i conflitti mondiali segnarono un punto di svolta epocale che portò alla ridefinizione dei rapporti internazionali, dei valori e delle istituzioni globali, aprendo la strada a una maggiore cooperazione tra popoli, in linea con gli insegnamenti bahá'í sulla pace mondiale. Per un'esposizione approfondita dell'argomento si veda l'articolo accademico di Stephen Lambden:https://hurqalya.ucmerced.edu/node/3611

Cattolicesimo Nella Bibbia CEI la località di Meghiddo è citata undici volte, nel libro di Giosuè (), nel libro dei Giudici ( e ), nel Primo Libro dei Re ( e ), nel Secondo Libro dei Re (, e ), nel libro delle Cronache () e nel libro del profeta Zaccaria , mentre una volta è citato il luogo Armaghedòn, nell'Apocalisse ().

Il libro di Giosuè, che contiene la cronaca dell'entrata del popolo di Israele nella Terra Promessa, riporta la spartizione di questo territorio (abitato da vari popoli) tra nove tribù e mezzo di Israele. La località di Meghiddo, occupata dai Cananei, tocca in sorte proprio alla mezza tribù, quella di Manasse. Manasse, però, non riesce a scacciare i Cananei e deve accontentarsi di convivere con loro, anche se nel corso del tempo riuscirà a diventare abbastanza forte da assoggettarli. Questa situazione viene rimarcata dal libro dei Giudici.

Sotto il regno di Salomone Meghiddo, come tutto il resto del territorio di Israele, è sotto la giurisdizione di un prefetto, che assicura l'arruolamento e riscuote prelievi in natura per provvedere al re e alla sua famiglia. Salomone si serve poi dei lavori forzati per rendere Meghiddo una città fortificata, in cui un nucleo dell'esercito staziona in modo permanente.

Nel 931 a.C. il regno si divide in due: regno davidico di Giuda a Sud e regno scismatico di Israele a Nord, quasi sempre in lotta tra loro. È durante il periodo dei due regni che Meghiddo diventa teatro di due avvenimenti tragici, che si imprimono nella memoria del popolo di Israele.

Verso a metà del IX secolo a.C. Ioram, figlio del re di Giuda Giosafat, sposa la sorella del re di Israele Acab: un matrimonio con finalità politiche di alleanza contro l'espansionismo dell'Assiria. Nell'841 a.C. Acazia, figlio di Ioram e re di Giuda, si allea con Ioram, figlio di Acab, contro il re di Aram, Cazael. Ma durante questa campagna il profeta Eliseo fa ungere re di Israele Ieu. Ioram viene ferito in battaglia e Acazia si reca a visitarlo. Ieu approfitta dell'occasione per disfarsi di entrambi: Ioram viene ucciso nel campo di Nabot, mentre Acazia riesce a fuggire, ma viene colpito. Si rifugia a Meghiddo, dove muore per le ferite riportate. Verso la fine del VII secolo a.C. l'impero assiro è in declino. Nella provincia caldea l'opposizione armata all'Assiria è guidata prima da Nabopolassar, che si proclama re di Babilonia, quindi da suo figlio Nabucodonosor II. Il faraone d'Egitto Necao II (o Wahemibra) si muove per aiutare l'Assiria e chiede al re di Giuda Giosia il permesso di passare sul suo territorio attraverso il Wadi 'Ara, per affrontare l'esercito babilonese sull'Eufrate. Giosia, abile politico, non vuole inimicarsi la nuova potenza nascente di Babilonia e si oppone a Necao. Lo aspetta presso la fortezza di Meghiddo, dove il Wadi 'Ara sbocca nella pianura, ma al primo urto è trafitto e ucciso dagli arcieri egiziani, nel 609 a.C. Il profeta Geremia compone un lamento su Giosia (ora perduto) che diviene un canto tradizionale per il popolo di Israele.

Meghiddo viene citata infine nel libro profetico di Zaccaria nel capitolo 12, in un passo ripreso dal libro dell'Apocalisse. I capitoli 9-14, benché inseriti nel libro di Zaccaria, sono in realtà anonimi e presumibilmente composti negli ultimi decenni del IV secolo a.C. (mentre i capitoli 1-8 sono datati 520 a.C.). In questa seconda parte del libro emerge una dottrina messianica, in cui si attende un re Messia umile, pacifico e "trafitto". Proprio in relazione a questa trafittura viene citata la pianura di Meghiddo, in cui si celebrava annualmente il lutto rituale in onore del dio fenicio dei raccolti Adad-Rimmon. Si riteneva che questo dio morisse con la fine dei raccolti per poi resuscitare al ritorno delle piogge primaverili: un culto molto sentito nelle fertili pianure della zona.

Il termine Armaghedòn viene utilizzato solo in Ap 16,16, dove si parla delle sette coppe dell'ira di Dio, le cui punizioni sono dirette contro la comunità degli adoratori della bestia. Mentre i flagelli dei capitoli precedenti avevano lo scopo di portare coloro che fanno il male al pentimento, questi hanno lo scopo di rendere manifesta la vera natura dei seguaci della bestia e di ripristinare la giustizia, in risposta al grido di chi ha subito l'ingiustizia.

Questo testo distingue in maniera fondamentale la vendetta divina da quella umana. In nessun punto l'Apocalisse giustifica, autorizza o esalta la violenza umana, che è, anzi, proprio "il marchio della bestia" che attira l'ira di Dio.

Al contrario chi porta il "marchio di Dio" rifiuta ogni giustificazione della violenza umana e la subisce, non con spirito di passività, ma nella profonda convinzione che essa non sia inevitabile e che comunque non avrà l'ultima parola.

Mentre la giustizia di Dio distrugge il male, la sua misericordia concede "ancora un poco" di tempo a chi lo commette, perché possa pentirsi.