Prima Barone, poi Conte. Fu ministro degli Esteri dell'Impero austro-ungarico dal 1906 al 1912. Si distinse per una politica più attiva di quella dei suoi predecessori e più autonoma rispetto all'alleata Germania. Tale politica portò, nel 1909, all'annessione da parte dell'Austria della Bosnia ed Erzegovina (Crisi bosniaca).
Contrastò le teorie per una guerra preventiva contro l'Italia del Capo di Stato Maggiore Franz Conrad von Hötzendorf che, per questo, fu esonerato dall'imperatore Francesco Giuseppe.
Le origini e i primi anni Alois Lexa von Ährenthal o Aehrenthal apparteneva ad una nobile famiglia tedesco-boema. Dal lato paterno, era bisnipote del mercante di grano Johann Anton Lexa (1733-1824), il quale era stato elevato alla nobiltà nel 1790 con il predicato von Aehrenthal da Leopoldo II d'Asburgo-Lorena e in seguito (nel 1805) riconosciuto Ritter da Francesco II d'Asburgo-Lorena.. La nonna di Alois era una contessa Wilczeck.; mentre il padre, il possidente terriero Johann Friedrich Lexa von Aehrenthal (1817-1898) aveva partecipato attivamente alla vita pubblica ed era un riferimento per l'aristocrazia boema. Sua madre, dell'alta nobiltà austriaca, era una contessa Thun-Hohenstein. La sorella aveva sposato un conte tedesco dei Bylandt ed egli stesso una contessa ungherese della casa degli Széchényi. Non stupisce quindi che, allevato in un ambiente così aristocratico, Alois von Aehrenthal rimanesse fino alla fine dei suoi giorni un convinto sostenitore del diritto divino della monarchiaBülow, Memorie, Milano 1931, Vol II, p. 336.May, La monarchia asburgica, Bologna, 1991, p. 558..
Studi storici relativamente recenti hanno evidenziato come le affermazioni, riportate sia mentre Aehrenthal era in vita che successivamente, di una sua origine ebraica, siano quasi certamente false.. Tali asserzioni vennero riportate acriticamente in diverse opere storiografiche prodotte nel corso del XX secolo. e inizialmente apparvero nella pubblicistica antisemita austriaca, e ulteriormente diffuse dal giornalista e storico Henry Wickham Steed (1871-1956), inviato da Vienna per il The Times dal 1902 al 1913 e autore di The Habsburg Monarchy (1913).
Dopo aver compiuto gli studi presso le università di Praga e di Bonn, Aehrenthal entrò a far parte del corpo diplomatico austriaco nel 1877 come funzionario (in francese attaché) dell'ambasciata a Parigi. Inviato a San Pietroburgo e conquistatasi la stima dell'ambasciatore Gustav Kálnoky, fu nominato Capo di Gabinetto quando costui nel 1881 divenne ministro degli Esteri. Fu Consigliere d'ambasciata in Russia, ambasciatore a Bucarest e nel 1899 ambasciatore a San PietroburgoMay, La monarchia asburgica, Bologna, 1991, pp. 558-559..
Ambasciatore in Russia (1899-1906) Durante tutto il periodo del suo soggiorno a San Pietroburgo, Aehrenthal si dimostrò un convinto russofilo. Si dedicò allo studio della lingua e della letteratura russa e si fece apprezzare negli ambienti politici zaristi. Secondo il Cancelliere tedesco Bernhard von Bülow, che lo conobbe bene, alla sua popolarità «aveva contribuito una liasonLiason, in francese: “Relazione”. con una bella signora della società pietroburghese». Aehrenthal divenne un ottimo conoscitore delle correnti d'opinione russe, operò per una completa intesa fra Vienna e San Pietroburgo e si dimostrò favorevole all'idea di Bismarck, espressa ai tempi dell'Alleanza dei tre imperatori, che i Balcani dovevano essere divisi in due zone d'influenza, una russa e l'altra austriaca. Come ambasciatore seguì i successi diplomatici del ministro degli Esteri Gołuchowski sulla Convenzione di Mürzsteg del 1903 e sul trattato di neutralità austro-russo dell'anno seguente di cui si occupò del perfezionamentoMay, La monarchia asburgica, Bologna, 1991, p. 559..
Aehrenthal si impegnò anche nel tentativo di far rinascere l'alleanza difensiva fra Germania, Austria e Russia dei tre imperatori (scaduta nel 1887), ma né Gołuchowski, né il Cancelliere Bülow lo incoraggiaronoAlbertini, Le origini della guerra del 1914, Milano, 1942, Vol. I, p. 202..
Ministro degli Esteri (1906-1912)
Dopo le dimissioni di Gołuchowski, Aehrenthal fu richiamato da San Pietroburgo e nominato da Francesco Giuseppe, nel 1906, ministro degli Esteri, in un contesto internazionale che vedeva Austria, Germania e Italia legate fra loro dalla Triplice alleanza, e la Francia e la Russia alleate con un analogo accordo difensivo. Senza alleanze ma sempre più schierata con Parigi e San Pietroburgo: Londra, capitale dell'Impero britannico.
Assunta la nuova carica, egli tentò ancora la strada dell'Alleanza dei tre imperatori, trovando favorevoli sia lo Zar Nicola II, sia il Primo Ministro russo Stolypin ma non il loro ministro degli Esteri Izvol'skij che diffidava dell'Austria. L'opposizione dell'imperatore tedesco Guglielmo II, inoltre, fu decisiva: egli liquidò con il termine “fantasie” le idee di AehrenthalMay, La monarchia asburgica, Bologna, 1991, p. 561..
I tentativi di migliorare i rapporti con la Russia Falliti i tentativi di porre le basi di un'intesa con la Russia, Aehrenthal ritenne che le successive relazioni con San Pietroburgo sarebbero dipese dal miglioramento dei rapporti dell'Austria con la Serbia, nazione slava con cui la Russia aveva ottime corrispondenze. In quel periodo destava preoccupazione la cosiddetta “Guerra dei porci” che, iniziata con Gołuchowski, imponeva alla Serbia di non esportare suini in Austria e non era ancora conclusa quando Aehrenthal prese la direzione del Ministero degli Esteri. Iniziarono, così, i negoziati con il governo di Belgrado per dirimere la questione. Le trattative portarono ad un trattato commerciale provvisorio che stabiliva per la Serbia una quota fissa di esportazione di capi in Austria, ciò che portò risentimento fra gli allevatori austriaci. Né la Serbia fu molto soddisfatta, benché il Primo ministro Pašić esprimesse compiacimento per l'accordoMay, La monarchia asburgica, Bologna, 1991, pp. 561, 565-566..
Per nulla scoraggiato, Aehrenthal si adoperò per attenuare il risentimento della Serbia e persistette nel considerare l'opportunità di non agire nei Balcani se non in accordo con la Russia. In un Consiglio dei ministri tenuto il 27 ottobre 1907 dichiarò: «La politica di porre la Serbia alle dipendenze politiche ed economiche dell'Austria-Ungheria [...] è completamente fallita. Solo terze potenze trarrebbero vantaggio da un conflitto che mettesse alle prese la Monarchia [austriaca] e la Serbia». Egli inoltre sostenne che il centro di gravità serbo-croato avrebbe dovuto rimanere all'interno dell'Austria e precisamente in Croazia, Dalmazia e Bosnia (amministrata da Vienna dal 1878), affinché non si risvegliassero pericolose tensioni filoserbe. Occorrevano quindi ottimi rapporti con il governo di Belgrado, che invece con il passare del tempo si guastarono. La causa di questo peggioramento è da attribuire probabilmente alle pressioni su Aehrenthal di una parte dell'Impero austriaco e cioè dell'Ungheria, le cui influenti personalità erano avverse agli slavi e ad una crescita d'importanza della loro componente all'interno della monarchiaAlbertini, Le origini della guerra del 1914, Milano, 1942, Vol. I, pp. 202-203..
La ferrovia Vienna-Salonicco Prima della tregua nella “Guerra dei porci” Aehrenthal suscitò sorpresa quando, nel gennaio 1908 rivelò che aveva raggiunto un accordo con l'Impero ottomano per la progettazione di una ferrovia che avrebbe attraversato il Sangiaccato di Novi Pazar. Questo territorio, occupato militarmente dall'Austria ma formalmente della Turchia, divideva strategicamente la Serbia dal Montenegro evitando che le due nazioni slave si unissero. La ferrovia avrebbe collegato l'Austria al cuore dei Balcani e da lì avrebbe potuto raggiungere Salonicco, sul Mar Egeo.
Prima di agire Aehrenthal aveva preavvisato le potenze europee, che non protestarono, ma all'annuncio della definizione dell'intesa con la Turchia in Russia i giornali chiesero la revoca dell'accordo e il ritorno ad una politica estera antiaustriaca. Anche in Italia, Francia e Gran Bretagna, in previsione di un aumento della potenza commerciale e strategica di Vienna, le critiche furono violente. La calma fu ripristinata solo quando Aehrenthal accettò la proposta russa di una ferrovia, dal Danubio all'Adriatico, che avrebbe agevolato la Serbia. La ferrovia del Sangiaccato non arrivò mai a compimento, ma Aehrenthal dimostrò all'Europa che l'Austria era ancora forte e, a dispetto della sua debolezza interna, in grado prendere iniziative da grande potenzaMay, La monarchia asburgica, Bologna, 1991, pp. 566-568..
L'annessione della Bosnia-Erzegovina
Nel corso del 1908 Aehrenthal si sentì incoraggiato per avere ben contrastato le potenze europee sulla questione della ferrovia del Sangiaccato. Il suo atteggiamento, inoltre, risentì della mutata situazione internazionale che vedeva l'intensificarsi del nazionalismo serbo e la svolta costituzionale in Turchia. Quest'ultimo avvenimento avrebbe potuto forse risvegliare velleità ottomane nei Balcani. Per tutti questi fattori il ministro austriaco decise che era venuto il momento di porre fine alla mera amministrazione della provincia ottomana della Bosnia ed ErzegovinaL'amministrazione della Bosnia-Erzegovina era stata concessa all'Austria con il Trattato di Berlino del 1878..
Il 16 settembre 1908, infatti, Aehrenthal si incontrò nel Castello di Buchlovice con il suo omologo russo, Aleksandr Petrovič Izvol'skij. Argomento fu la possibilità di accordarsi per consentire all'Austria di annettersi definitivamente la Bosnia-Erzegovina. I risultati dell'incontro non furono chiari, certo è che Aehrenthal si sentì abbastanza al sicuro quando il 6 ottobre l'imperatore Francesco Giuseppe proclamò l'annessione della provincia ottomana.
Riflessi nei rapporti con l'Italia Violentissime furono le reazioni all'annuncio dell'annessione, soprattutto da parte della Serbia e della Russia. Ma anche il ministro degli Esteri italiano Tommaso Tittoni protestò chiedendo compensi territoriali ai sensi dell'articolo 7 della Triplice alleanza, benché, secondo Aehrenthal, la questione fosse stata regolata in un incontro fra i due avvenuto il 24 agosto 1908 a Strasburgo durante il quale Tittoni avrebbe rinunciato a qualsiasi riconoscimento per l'ItaliaAlbertini, Le origini della guerra del 1914, Milano, 1942, Vol. I, pp. 214-215..
In un crescendo di proteste, Tittoni paventò una dimostrazione navale inglese nell'Adriatico e la fine della Triplice Alleanza, ma Aehrenthal fu irremovibile. Al suo ambasciatore a Roma, Heinrich von Lützow, il 30 ottobre 1908 scrisse: « [...] Per ciò che riguarda la dimostrazione navale [inglese] nell'Adriatico che egli [-Tittoni-] pretende sia progettata, noi non siamo da mettere allo stesso livello della vecchia Turchia che si era abituati a spaventare con simili mezzi». E sull'eventualità di un'uscita dell'Italia dall'alleanza: «Il pericolo per l'Italia di dare alla sua politica estera una tale direttiva sarebbe certo sproporzionato alla questione che oggi è sul tappeto e che ha dato a Tittoni il motivo per le sue dichiarazioni». Concludendo e rivolgendosi direttamente all'ambasciatore: «Voglia esprimersi con Tittoni [...] con la maggiore gravità, serietà e fermezza, senza lasciargli nessun dubbio che tali comunicazioni e supposizioni, evidentemente colorate in nero, non possono in nessun modo intimidirci»Albertini, Le origini della guerra del 1914, Milano, 1942, Vol. I, p. 252..
Le intenzioni sulla Serbia e la fine della crisi