Acquafondata (Acuaf'ûnnàta in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Frosinone nel Lazio.

In provincia è il comune con il minor numero di abitanti. Centro agricolo e turistico del versante meridionale delle Mainarde, confina con il Molise. Per il legame che lo unisce al tradizionale strumento a fiato del mondo pastorale è stato definito: "il borgo della zampogna"

Geografia fisica Territorio

Situato al centro di una vallata e circondato dai monti della Meta, il centro abitato è posto a 926 m s.l.m., su un poggio calcareo dominato dal Monte Monna Casale, (1395 m s.l.m.) nell'area meridionale delle Mainarde. La vallata, fertile per la produzione di patate e legumi, è il fondo prosciugato dell'antico lago di Acquafondata donde il borgo trae il suo toponimo. L'opera di bonifica, attraverso la realizzazione di un traforo per lo scolo delle acque insalubri e stagnati, ha inizio nel 1882 e vede il compimento nel 1901.

Nei pressi della frazione di Casalcassinese si trovano le sorgenti del torrente Rava, che scorre verso sud-est, in direzione di Pozzilli nel Molise, prima di confluire nel fiume San Bartolomeo, (uno degli affluenti del Volturno).

Clima Il clima di Acquafondata è influenzato dalla particolare posizione dell’abitato, a 914 metri di altezza, e dalla caratteristica climatica propria dell’Appennino centro-meridionale; mediamente temperato, il clima è caratterizzato da inverni più lunghi e piovosi rispetto alle estati. La temperatura media annuale di Acquafondata è .

816 mm è la piovosità media annuale.

Nel mese più caldo dell’anno, in agosto, la temperatura media è di mentre a gennaio, il mese più freddo, la temperatura media è di .

Il mese meno piovoso è luglio, con circa di pioggia. Novembre invece è il mese con maggiori precipitazioni, con una media di .

Gli inverni di Acquafondata possono essere caratterizzati da precipitazioni a carattere nevoso. Tra le temperature minime registrate dopo la nevicata del 2012, sono degni di nota i -12 gradi dell'ondata di freddo del gennaio 2017.

La primavera ad Acquafondata arriva almeno con un mese di ritardo rispetto alle zone di pianura, condizionando i cicli del lavoro dei campi, della fioritura degli alberi e della produzione degli ortaggi. La differenza climatiche con la collina e la pianura non favorisce infatti la coltivazione di specie che sono invece peculiari dei centri limitrofi, quali ad esempio l’ulivo e la vite.

I mesi da giugno ad agosto sono i più gradevoli per il clima piacevole e fresco, per il basso tasso di umidità e per la buona qualità dell’aria che fanno di Acquafondata la meta di quanti lasciano le città torride, anche soltanto per un fine settimana, alla ricerca di ristoro.

Origini del nome Il toponimo Acquafondata deriva dall'espressione latina: Aqua fundata che indica "acqua che precipita, che scorre verso il basso".Angelo Pantoni: studi cassinati Trae origine dall'antico lago che occupava la vallata sottostante il centro abitato e che andava a formare il torrente Rava, scorrendo velocemente, appunto, verso il versante molisano. Il lago è stato prosciugato con la bonifica del 1901.

Storia Alto Medioevo: fondazione e opera Benedettina Nel 744 d.C., Gisulfo II, duca longobardo di Benevento donò dei territori al monastero di Montecassino dando inizio alla signoria monastica della Terra di san Benedetto. Tale donazione fu confermata successivamente da scritti imperiali e regi, fra cui quello del 928 del principe longobardo Atenolfo II che ne fissava i confini e che citava, tra le altre, la località di Acquafondata: "inde vadit Aquafundatam…". La località era quindi così denominata ancor prima della costruzione del castello e dell'insediamento degli abitanti. Il nome del luogo è antecedente all'abitato.

Un primo castello fu edificato nell'alto Medioevo, tra il 1017 e il 1022Leone Ostiense, Cronicon Cass. II, 37. dai conti di Venafro i quali reclamavano la proprietà del territorio; la contea di Venafro, infatti, era in lotta per la definizione dei suoi confini, in contrastato con la vicina Montecassino, che faceva invece appello alle suddette donazioni Longobarde. La costruzione arbitraria dei conti venafrani fu "distrutta dalla fondamenta" dalle truppe normanne al soldo dell'abate Atenolfo. Nel 1089 Montecassino finì per acquisire la piena signoria del castello, nel frattempo ricostruito, grazie al definitivo atto di donazione all'abate Oderisio, da parte del conte venafrano Ugo Morino.

I Benedettini furono abili nel portare avanti il loro progetto di popolamento, disboscando e mettendo a coltura il territorio. Montecassino incrementò il popolamento dell'area per mezzo di coloni provenienti dalla Marsica, dall'Abruzzo e dal Molise. Acquafondata era proprietà dell’abbazia cassinese e i terreni venivano concessi con un contratto livellare per ventinove anni in cambio di un canone, di donativi o servizi. La comunità di Acquafondata, entrata a far parte della Terra di San Benedetto, riesce a prosperare e rifiorire, soprattutto dopo il disastroso terremoto del Cassinate del 1349.

Settecento e Ottocento

Nei periodi dell'occupazione francese (1799) Acquafondata subì saccheggi e devastazioni da parte dell'esercito napoleonico. Nel territorio passò la banda del patriota Gaetano Mammone che lottava per liberare il Regno di Napoli dagli invasori francesi. Nel settembre del 1806 un importante scontro, documentato da numerose fonti dell'epoca, si combatté presso le "gole" di Acquafondata: l'esercito francese, guidato dal generale Hugo, era all'inseguimento del guerrigliero e patriota "fra Diavolo", sfuggito alla cattura presso Sora; ad Acquafondata fra Diavolo riuscì a bloccare l'avanzata degli invasori francesi (che avevano seminato atrocità e devastazioni in tutto il cassinate e il basso Lazio) favorito da un improvviso acquazzone che deflagrò nella notte. Al mattino seguente i francesi persero le tracce di fra Diavolo il quale, attraverso sentieri montani e camminando nel letto dei ruscelli, raggiunse gli Abruzzi facendo perdere le sue tracce.

Sempre nel 1806, a seguito della legge dell'eversione della feudalità, Acquafondata termina il suo rapporto plurisecolare con la Terra di San Benedetto ed entra sotto la diretta giurisdizione del Regno di Napoli.

Brigantaggio post-unitario

Dopo il 1860, con l'Unità d'Italia, il territorio fu luogo di eventi legati al brigantaggio, alcuni degli stessi abitanti dei centri di Acquafondata e Casalcassinese aderirono volontariamente tra le file della banda di Domenico Fuoco; si ricordano il chierico Antonio Gentile, che ricopriva il ruolo di furiere della banda e Giuseppa Di Meo, amante del Fuoco. La presenza di briganti originari del paese, tuttavia, non era utile a risparmiare dalla violenza e dalle scorrerie da parte delle bande armate; degno di nota fu il saccheggio del villaggio di Acquafondata subìto il 22 ottobre del 1863. Non di rado le silenziose, isolate e pacifiche contrade del territorio si trovarono teatro di scontri sanguinosi. Importante fu lo scontro del 22 novembre 1866 presso Casalcassinese tra una pattuglia della locale Guardia Nazionale e le bande riunite di Domenico Fuoco e di Cannone (complessivamente circa 60 briganti). I rivoltosi uccisero due ufficiali e vennero poi attaccati da una pattuglia di rinforzo formata della Guardia Nazionale di Filignano, da alcuni Carabinieri e da soldati del 39º fanteria; la banda fu costretta a disperdersi. Il brigantaggio rimase attivo nella zona ancora fino a molti anni dopo la Legge Pica.

Comune riunito Per Regio Decreto di G. Murat, la comunità di Acquafondata diventa parte del nuovo Comune di Viticuso-Acquafondata-Casalcassinese, perdendo la propria autonomia e tale resterà anche dopo la restaurazione dei Borboni nel 1816 fino all'annessione nel Regno di Napoli. Acquafondata recupera la sua autonomia, legata amministrativamente con Casalcassinese, con la legge n. 254 del 26.06.1902.

Nel 1927, con la creazione di un toponimo ex novo -Montellittorio- Acquafondata rischia di perdere di nuovo la sua autonomia. Il tentativo, comunque, non ebbe alcun seguito. A seguito del riordino delle circoscrizioni provinciali, stabilito dal regio decreto n. 1 del 2 gennaio 1927, per volontà del governo fascista, quando venne istituita la provincia di Frosinone, Acquafondata passò dalla provincia di Caserta a quella di Frosinone.

Seconda guerra mondiale Per la sua collocazione geografica tra il Lazio e il Molise, si ritrovò lungo la Linea Gustav. Il suo territorio divenne teatro di violenti combattimenti fra gli eserciti tedeschi e Alleati, e nel 1944 il paese venne quasi distrutto. A ricordo delle azioni militari, reduci francesi e polacchi, rispettivamente, hanno innalzato monumenti alla memoria dei loro caduti.

La liberazione di Acquafondata avvenne il 12 gennaio del 1944 ad opera delle truppe francesi che sfondarono dal lato di Venafro. Alla liberazione contribuirono, con informazioni molto preziose, quattro acquafondatari: il tenente d'artiglieria Agostino Papa, Romano Neri, Domenico Neri e Domenico Mancone. Nel 1944, infatti, Acquafondata era occupata dai tedeschi che presidiavano la Linea Gustav sul versante di Cassino e la Linea Reinhard sul versante molisano. I bombardamenti e i cannoneggiamenti, da parte degli Alleati, erano frequenti, soprattutto di notte: la popolazione civile conviveva con distruzione e morte. Per porre fine alle devastazioni i quattro giovani, che si erano resi conto dell'inefficacia delle azioni militari degli Alleati, decisero di far giungere al comando francese, presso Venafro, le informazioni utili ad effettuare attacchi mirati. L'unica via per passare il fronte e raggiungere gli Alleati era il traforo costruito agli inizi del secolo per la bonifica del lago di Acquafondata. Passando nottetempo attraverso il tunnel e percorrendo il letto del torrente Rava, i quattro raggiunsero Venafro alle prime luci dell'alba, affrontando i bombardamenti e le mine. Gli Alleati li considerarono inizialmente delle spie, ma in seguito credettero alle informazioni sulla consistenza delle truppe tedesche e l'ubicazione dei capisaldi, informazioni che tornarono utilissime al Comando Francese per sferrare l'attacco del 12 gennaio del 1944 che liberò Acquafondata dall'occupazione tedesca. Questo atto d'eroismo, in seguito, è valso ai due sopravvissuti, Romano Neri e Domenico Mancone, il riconoscimento della Presidenza della Repubblica che ha conferito loro il titolo di cavaliere.

Il 5 marzo 1944 il generale francese Charles de Gaulle sosta in Acquafondata per una visita alle sue truppe.

Al principio di aprile del 1944 ad Acquafondata fu posizionato il Comando del Battaglione “Bafile”, inquadrato nel Reggimento San Marco; Il Battaglione “Bafile” fu messo alle dirette dipendenze della 4ª divisione britannica del XIII Corpo d’armata; successivamente, nel maggio 1944, terminate le operazioni sul fronte di Cassino, il Battaglione “Bafile” sarà trasferito, insieme agli altri reparti del Corpo Italiano di Liberazione (CIL) nel settore adriatico e posto sotto il Comando del 2º Corpo d’armata polacco. Ai primi di marzo del 1944 l’intera zona di Acquafondata e dei comuni limitrofi era appena stata liberata dai Nazisti a seguito delle azioni dalle Truppe marocchine, che facevano parte del Corpo di Spedizione francese e che avevano usato ogni forma di violenza, stuprando e rapinando la popolazione civile. Il compito del battaglione Bafile fu quello di proteggere la popolazione dalle angherie delle Truppe coloniali e, soprattutto, di presidiare il fronte appena liberato per arginare eventuali contrattacchi Tedeschi. In Acquafondata il battaglione ricevette la visita del principe Umberto di Savoia, che successivamente ricoprirà la carica di ultimo Re d'Italia.. Una lapide, sulla facciata della casa ove sostò il Principe, fa memoria dell'evento.