Il volo British European Airways 609, noto anche come disastro aereo di Monaco di Baviera, è stato un volo di linea, protagonista di un incidente aereo avvenuto il 6 febbraio 1958, quando si schiantò al suo terzo tentativo di decollo da una pista ricoperta di neve mista a fango all'aeroporto di Monaco-Riem, nella Germania Ovest.

A bordo dell'aereo c'era la squadra di calcio inglese del , soprannominata i Busby Babes, insieme ad alcuni sostenitori e giornalisti: morirono 23 dei 44 passeggeri. Il volo charter, destinato all'aeroporto di Manchester, era gestito dalla British European Airways utilizzando un velivolo Airspeed Ambassador, precisamente con matricola G-ALZU, intitolato a William Cecil, 1º barone di Burghley.

Contesto

La Coppa dei Campioni fu disputata per la prima volta nel 1955, ma nessuna squadra inglese prese parte al torneo a causa delle regole imposte dalla Football League.

Il Manchester Utd partecipò alla Coppa dei Campioni 1956-1957 giungendo alle semifinali, dove venne sconfitto dai futuri campioni del . Quella mancuniana era quindi una delle formazioni favorite per l'edizione successiva del 1957-1958: la squadra era conosciuta col soprannome di Busby Babes per via del suo manager, Matt Busby, e della giovane età media della rosa.

Il club inglese aveva noleggiato un aereo per fare ritorno dalla partita di Coppa dei Campioni giocata a Belgrado contro la squadra jugoslava della , terminata con un pareggio per 3-3: con questo risultato lundici di Busby si era qualificato alle semifinali, avendo vinto in precedenza la gara di andata a Manchester per 2-1. Il decollo dall'aeroporto belgradese fu ritardato di un'ora poiché il giocatore mancuniano Johnny Berry aveva perso il suo passaporto;Manchester United — The Betrayal of a Legend 46. poi l'aereo fece una fermata programmata a Monaco di Baviera per rifornirsi di carburante.

Mancava il trainer della squadra, di fatto il vice di Busby, Jimmy Murphy, casualmente assente in quanto impegnato come selezionatore della nazionale del nello spareggio per le qualificazioni al mondiale 1958, superato a scapito d'.

Lo schianto Il comandante e pilota James Thain tentò di decollare due volte, ma entrambi i tentativi furono infruttuosi per un surriscaldamento del motore sinistro. Al terzo tentativo di decollo si decise di ovviare al surriscaldamento "ritardandone" l'accelerazione, facendo percorrere all'aereo una lunghezza maggiore di quella usualmente richiesta. Per questo, l'aereo fu costretto a utilizzare un tratto di pista non percorso quel giorno dagli altri aerei. In quella zona della pista era presente un sottile strato di neve sciolta, che ostacolò l'accelerazione dell'aereo, impedendo così il decollo.

Durante questa operazione l'aereo raggiunse i 117 nodi (), ma nel tratto finale calò a 105 nodi (194 km/h), una velocità troppo bassa per poter volare e con troppa poca pista per poter interrompere il decollo.

Alle 15:04 l'aeroplano si schiantò sulla recinzione che circondava l'aeroporto e poi su una casa, in quel momento vuota. Parte dell'ala e parte della coda vennero strappate. Il velivolo prese fuoco. Il lato sinistro della cabina di pilotaggio colpì un albero, il lato destro della fusoliera un capanno di legno, all'interno del quale c'era un camion pieno di pneumatici e carburante, che esplose.

Vittime

Giocatori del Manchester Utd Geoff Bent Roger Byrne Eddie Colman Duncan Edwards (sopravvissuto allo schianto, morì 15 giorni dopo in ospedale) Mark Jones David Pegg Tommy Taylor Liam 'Billy' Whelan

Staff del Manchester Utd Walter Crickmer - Segretario del Club Bert Whalley - Chief Coach Tom Curry - Preparatore

Giornalisti Alf Clarke - Manchester Evening Chronicle Don Davies - Manchester Guardian George Follows - Daily Herald Tom Jackson - Manchester Evening News Archie Ledbrooke - Daily Mirror Henry Rose - Daily Express Eric Thompson - Daily Mail Frank Swift - News of the World (oltre che preparatore dei portieri dell' e del )

Membri dell'equipaggio e altri passeggeri Comandante Kenneth "Ken" Rayment - Copilota inglese (sopravvissuto allo schianto, morì 3 settimane dopo a causa di un trauma cerebrale e per le numerose ferite) Tom Cable - steward Bela Miklos - agente di viaggi Willie Satinoff - tifoso e amico personale di Matt Busby

Sopravvissuti

Giocatori e staff Manchester Utd Johnny Berry (morto poi nel 1994) Jackie Blanchflower (morto poi nel 1998) Bobby Charlton (morto poi nel 2023) Bill Foulkes (morto poi nel 2013) Harry Gregg (morto poi nel 2020) Kenny Morgans (morto poi nel 2012) Albert Scanlon (morto poi nel 2009) Dennis Viollet (morto poi nel 1999) Ray Wood (morto poi nel 2002)

Altri sopravvissuti Matt Busby - team manager (morto nel 1994) Frank Taylor - giornalista (morto nel 1992) James Thain - comandante (morto nel 1975) George (Bill) Rodgers - radiocronista Peter Howard - fotografo (morto nel 1996) Margaret Bellis - hostess (morta nel 1998) Ted Ellyard - telegrafista (morto nel 1964) Nebojsa Bato Tomašević - passeggero (morto nel 2017) Vera Lukić e sua figlia Vesna - passeggere salvate dal giocatore del Manchester Utd, Harry Gregg. Al momento dell'incidente, Vera Lukić era incinta del suo ultimogenito Zoran. Signora Miklos - moglie di Bela Miklos, l'agente di viaggio che organizzò il volo e morì nell'incidente. Rosemary Blakeley (Cheverton) - hostess

Le indagini Le autorità aeroportuali tedesche (che erano legalmente responsabili dello stato delle piste, sebbene non conoscessero il pericolo che il ghiaccio sulla pista comporta per aerei come l'Ambassador) intentarono un'azione legale contro il comandante Thain, sopravvissuto allo schianto, sostenendo che era decollato senza sbrinare le ali e che la responsabilità per l'incidente era solo sua, nonostante numerosi testimoni affermassero il contrario.

Le ipotesi delle autorità tedesche erano fondate su una foto del velivolo (pubblicata su diversi giornali) scattata poco prima del decollo, dove è visibile la neve sulla superficie superiore dell'ala. Quando fu esaminato il negativo originale, tuttavia, non venne notato né neve né ghiaccio. La "neve" era dovuta a una copia in negativo delle immagini pubblicate. I testimoni che accorsero subito dopo lo schianto e che esclusero la presenza di ghiaccio, rilevata invece dal responsabile delle indagini, giunto sul luogo solo nella notte inoltrata, non vennero chiamati o presi in considerazione dagli inquirenti tedeschi e il procedimento contro Thain proseguì fino al 1968, quando le autorità britanniche esclusero ogni sua responsabilità, indicando invece come causa un accumulo di ghiaccio e neve sciolta sulla pista che frenò improvvisamente l'aereo impedendogli di raggiungere la velocità necessaria per il decollo.

Thain, che fu licenziato dalla BEA poco dopo l'incidente e non venne mai più reintegrato, andò in pensione tornando a fare l'avicoltore nel suo allevamento situato nel Berkshire. Morì nel 1975 per un attacco di cuore all'età di 53 anni.

Conseguenze Venti persone, tra cui sette giocatori del Manchester Utd, morirono sul luogo dell'incidente. La ventunesima vittima fu Frank Swift, giornalista ed ex portiere che giocava con Busby al ; morì durante il trasporto in ospedale. Duncan Edwards morì a causa delle ferite riportate il 21 febbraio, presso l'Ospedale Rechts der Isar di Monaco, e il bilancio finale delle vittime raggiunse 23 diversi giorni dopo, quando il copilota Rayment morì a causa delle gravi ferite alla testa. Johnny Berry e Jackie Blanchflower rimasero entrambi con tali problemi fisici che non giocarono mai più. Busby rimase gravemente ferito e gli fu somministrata due volte l'estrema unzione; dovette rimanere in ospedale per più di due mesi dopo l'incidente. Dimesso dall'ospedale, andò in Svizzera per riprendersi a Interlaken.

Nel frattempo, si ipotizzava che il club non si sarebbe ripreso, ma una rosa raccogliticcia completò comunque la stagione 1957-58, con l'assistente di Busby, Jimmy Murphy, come allenatore; egli non si era recato a Belgrado perché all'epoca si trovava a Cardiff per allenare la Nazionale di calcio del Galles. Una squadra composta in gran parte da giocatori di riserva e giovanili batté lo 3-0 nella prima partita dopo il disastro: il programma di quella partita mostrava semplicemente uno spazio vuoto dove avrebbe dovuto esserci il nome di ogni giocatore mancuniano. Con sette giocatori morti (Edwards morì poco più di 24 ore dopo) e con solo Gregg e Foulkes in grado di giocare tra i calciatori sopravvissuti, il Manchester Utd era alla disperata ricerca di sostituti con esperienza, quindi Murphy ingaggiò Ernie Taylor dal e Stan Crowther dall'. Tre giocatori, Derek Lewin, Bob Hardisty e Warren Bradley, furono acquisiti dal club con contratti a breve termine, provenienti dalla società dilettante della città di Bishop Auckland. Bradley fu l'unico dei tre a giocare in prima squadra e l'unico a firmare un contratto a tempo indeterminato. I restanti posti nella squadra furono occupati da giocatori di riserva tra cui Shay Brennan e Mark Pearson. L'acerrimo rivale dello United, il , offrì cinque giocatori in prestito per aiutare a mettere insieme una squadra.

Ci furono cambiamenti anche nello staff tecnico, in seguito alla morte del segretario Walter Crickmer e degli allenatori Tom Curry e Bert Whalley. Il portiere Les Olive, ancora in rosa come giocatore al momento del disastro, si ritirò dal gioco e prese il posto di Crickmer come segretario del club, mentre un altro ex portiere mancuniano, Jack Crompton, assunse l'incarico di allenatore dopo che il presidente Harold Hardman aveva negoziato con la squadra di Crompton, il , perché lo lasciassero tornare a Manchester.

La squadra vinse solo un'altra partita di campionato nella stagione 1957-58 dopo l'incidente, non riuscendo a difendere il titolo vinto nelle due precedenti stagioni, e finì al nono posto. Riuscì a raggiungere la finale della FA Cup, ma perse 2-0 contro il . Riuscì a battere il all'Old Trafford nelle semifinali di Coppa dei Campioni, ma perse poi 4-0 a San Siro e fu eliminato. Il Real Madrid, che quell'anno vinse il trofeo per il terzo anno consecutivo, propose che quell'anno la coppa fosse assegnata Manchester Utd, proposta sostenuta anche dalla Stella Rossa Belgrado, ma non fu accolta. Dopo la tragedia, la UEFA avanzò l'idea che il Manchester City prendesse il posto dei concittadini nella Coppa dei Campioni, se questi ultimi non fossero stato in grado di rispettare le proprie partite; ma questa eventualità fu respinta da tutte le parti coinvolte, dal City in particolare."Manchester – the City Years: Tracing the Story of Manchester City from the 1860s to the Modern Day", James, G.

Busby riprese le funzioni di allenatore la stagione successiva (1958–59). Il Real Madrid si offrì di prestare Alfredo Di Stéfano fino alla fine della stagione 1958-1959 per la metà del suo stipendio, ma il trasferimento fu bloccato dalla FA perché avrebbe impedito ad un giocatore britannico di prendere quel posto nella squadra. Il Real Madrid raccolse invece fondi e organizzò per beneficenza partite amichevoli con il Manchester. Alla fine, Busby costruì una seconda generazione di Busby Babes, con George Best e Denis Law, che dieci anni dopo vinse la Coppa dei Campioni battendo il due volte vincitore del . Charlton e Foulkes furono gli unici due sopravvissuti all'incidente a scendere in campo in quella squadra.

A marzo 1958 fu istituito un fondo per le persone dipendenti dalle vittime dell'incidente, presieduto dal presidente della FA, Arthur Drewry.The Manchester Guardian, Manchester, 1 April 1958, p. 12 Al momento della sua erogazione ad ottobre del 1958 il fondo aveva raccolto 52.000 sterline (equivalenti a 1,29 milioni di sterline nel 2021).Our own Reporter, The Manchester Guardian, Manchester, 11 October 1958, 1