Controverso protagonista dell'arte italiana del secondo dopoguerra, ha utilizzato diverse tecniche e si è definito pittore, scultore, filosofo e architetto. Il suo lavoro tende a rendersi indipendente sia dalle mode che dai gruppi della neoavanguardia. Dunque, non è inquadrabile in una precisa corrente artistica: né nell'Arte Povera, né nella Transavanguardia, né nell'Arte Concettuale, che respinse irridendolaAndrea Bellini, Laura Cherubini, a cura di, Special issue on Gino De Dominicis, pubblicato in occasione della mostra a Nizza, Torino, New York 2007-2008, Giancarlo Politi, Milano 2007, p. 22..

Volendo sottrarre il più possibile la sua opera all'omologazione del mondo dell'arte contemporanea, si è circondato di un alone di mistero e di irreperibilità, centellinando sia mostre che apparizioni pubbliche e osteggiando la pubblicazione di cataloghi o libri sulla sua produzione, non riconoscendo alla fotografia valore documentario o pubblicitarioItalo Tomassoni, Gino De Dominicis. Catalogo Ragionato, Skira, Milano 2011..

Biografia

Gino de Dominicis si è formato presso l'Istituto Statale d'arte della città di Ancona, diretta dall'architetto Ettore Guerriero. Nel 1967 espone per la prima volta nella galleria fondata dal padre Mario in Corso Garibaldi ad Ancona, con lavori di ispirazione figurativa. Dopo un periodo di viaggi, nel 1968 si stabilisce a Roma.

In questo periodo, il gruppo di Via Brunetti, Laboratorio '70, formato da Gianfranco Notargiacomo, Paolo Matteucci e Marcello Grottesi partecipa alla scena artistica romana con performance goliardiche di carattere ambientale spostando l'espressione artistica dal luogo tradizionalmente deputato a contenerla, la galleria d'arte, verso le piazze e le strade: dalle Pillole anticoncezionali giganti lanciate a piazza San Pietro alla Ghigliottina trasportata in Piazza del Popolo. De Dominicis nel '68 entra a far parte del Gruppo e nel suo ambito esordisce sulla scena romana con un gesto d'arte realizzato a Piazza del Popolo e documentato nel cortometraggio Zoomtrack (1968-1969), poi confluito nel video Esperienze presentato all'inaugurazione del Museo MAXXI di Roma nel Maggio 2010. Nel 1969 espone, presso la galleria L'Attico di via Cesare Beccaria, i lavori realizzati nei due anni precedentiAchille Bonito Oliva, a cura di, Gino De Dominicis l'immortale, catalogo della mostra, (MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo Roma, 30 maggio - 7 novembre 2010), Electa, Milano 2010, p. 351..

La ricerca artistica di De Dominicis può essere divisa in due periodi. Il primo, compreso tra la fine degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta, in cui l'artista si esprime soprattutto attraverso installazioni e sculture; il secondo, compreso tra i primi anni Ottanta e il 1998, anno della sua morte, in cui De Dominicis riprende l'attività di pittore figurativo, alla quale si dedica quasi esclusivamenteAndrea Bellini, Laura Cherubini, Special issue on Gino De Dominicis, p. 22.. La prima di queste fasi è prevalentemente segnata dalle teorie dell'artista sul rapporto tra tempo ed eternità espresse nella Lettera sull'immortalità del corpo pubblicata nel 1970, la seconda dall'opera Seconda soluzione d'immortalità (L'universo è immobile) esposta alla Biennale di Venezia del 1972Danih Meo, Reality art. L'epoca del nichilismo organizzato e la sua arte, Mimesis, Milano-Udine 2011, pp. 98, 152..

Nella Lettera sull'immortalità del corpo, suo testo teorico principale, De Dominicis asserisce che tutto ciò che esiste, in quanto mortale, non esiste davvero, ma è soltanto una verifica, una sorta di esercitazione della natura che sperimenta tutte le sue possibilità produttiveGino De Dominicis, Lettera sull'immortalità (Roma, aprile 1970), in Flash Art, aprile-maggio 1999, pp. 82-84.. Questa teoria rasenta il nichilismo perché identifica l'essere mortale con il nulla, esprime, però, anche la speranza che l'uomo, grazie alla scienza e alla tecnologia, potrà un giorno rendersi immortaleDanih Meo, Reality art, pp. 30-33.. L'ipotesi della Lettera sull'immortalità è documentata da alcune opere esemplari del primo periodo. Lavori come la scultura "Il tempo, lo sbaglio, lo spazio" (uno scheletro umano con i pattini a rotelle disteso per terra mentre tiene uno scheletro di cane al guinzaglio, 1969A partire dal 1967 De Dominicis aggiunge all'opera un'asta dorata posta in equilibrio su un dito dello scheletro umano. Vedi Achille Bonito Oliva, Gino De Dominicis l'immortale, p. 136.), documenta la condizione attuale degli uomini: essi sono morti quando ancora appaiono vivi, mentre svolgono le attività più amene come andare con i pattini o portare a spasso il cane. I due filmati Quadrati cerchi (Tentativo di far formare dei quadrati invece che dei cerchi attorno ad un sasso che cade nell'acqua) e Tentativo di volo, entrambi del 1969, testimoniano della necessità per gli uomini di perseguire lo scopo dell'immortalità del corpo nonostante esso appaia impossibile da raggiungere, come appare impossibile riuscire a volare dimenando semplicemente le braccia o far formare dei quadrati anziché dei cerchi lanciando sassi in uno stagnoDanih Meo, Reality art, p. 99.. Sempre alla fine degli anni Sessanta - periodo in cui appaiono le figure mitologiche di Urvasi e Gilgamesh, destinate a essere rappresentate in molte forme e in molte occasioni durante tutta la sua attività artistica - De Dominicis espone alcuni oggetti invisibili come “il Cubo, il Cilindro, la Piramide”, mostrati solo dai loro perimetri tracciati sul pavimento.

Sotto l'influenza dei Dodici cavalli vivi, esposti da Jannis Kounellis alla galleria L'Attico nel 1969, è il tableau vivant Zodiaco presentato da De Dominicis nel 1970 presso la stessa galleria, in cui l'artista rappresenta concretamente i simboli dei dodici segni zodiacali esponendo animali e persone vive - un toro, un leone, una giovane vergine - a eccezione di due pesci morti appoggiati sul pavimentoAchille Bonito Oliva, Gino De Dominicis l'immortale, p. 148..

Su questa linea, la Seconda soluzione d'Immortalità (L'Universo è Immobile), presentata in occasione della Biennale di Venezia del 1972, si compone di un essere umano in carne e ossa, il signor Paolo Rosa, un giovane affetto dalla sindrome di Down, che siede in un angolo mentre osserva tre lavori già esposti separatamente in altre occasioniDe Dominicis sottolinea l'importanza del punto di vista del ragazzo Down Paolo Rosa «interno all'opera stessa e opposto a quello degli spettatori». Vedi Ester Coen, la Repubblica, 12 luglio 1999, p. 29., ovvero il Cubo invisibile, la Palla di gomma (caduta da due metri) nell'attimo immediatamente precedente il rimbalzo e la pietra di Attesa di un casuale movimento molecolare generale in una sola direzione, tale da generare un movimento spontaneo della pietra. Il significato dell'opera è espresso dal titolo e si pone come ipotesi alternativa e opposta rispetto a quella della Lettera sull'immortalità del corpo, ovvero come ipotesi che l'universo sia in realtà immobile e che, dunque, tutti gli esseri siano eterni ed immortali anche quando sembra che siano distrutti o morti perché ormai non più percepibili con i sensi: questa concezione risente delle teorie del filosofo Emanuele Severino in base alle quali tutti gli enti sono eterni, per cui luniverso immobile di De Dominicis corrisponde allessere eterno di SeverinoDanih Meo, Reality art, p. 152.. Come per Severino, anche per De Dominicis solo uno sguardo senza pregiudizi può interpretare ciò che non si percepisce più, non come distrutto, ma come invisibile: nell'installazione Seconda soluzione d'immortalità (L'Universo è Immobile) solo ad uno sguardo innocente e privo di pregiudizi come quello del ragazzo Down Paolo Rosa il Cubo invisibile può apparire tale e non semplicemente inesistenteDanih Meo, Reality art, pp. 153-154.. Nello stesso anno in cui De Dominicis espone a Venezia la Seconda soluzione d'Immortalità, a Roma tiene un cocktail per festeggiare il superamento del secondo principio della termodinamica. A Pescara, nel 1975, tiene una mostra in cui l'ingresso è riservato ai soli animali.

Dalla fine degli anni Settanta De Dominicis si dedica quasi esclusivamente al disegno e alla pittura con rappresentazioni di figure, volti, architetture dalle prospettive rovesciate, utilizzando tecniche come la tempera e la matita su tavola o su carta, più raramente olio o smalto su telaAndrea Bellini, laura Cherubini, Special issue on Gino De Dominicis, p. 22.. Con la pittura De Dominicis rende una figurazione della condizione di beatitudine fuori dal tempo che sarà raggiungibile dall'umanità in futuro, secondo la soluzione della Lettera sull'immortalità del corpo, o che è da essa già da sempre raggiunta, ma senza consapevolezza, in base alla Seconda soluzione d'Immortalità per la quale l'universo è immobile: con le architetture dalla prospettiva rovesciata, ad esempio, egli porta il punto di fuga, che nella prospettiva rinascimentale si trova ad una distanza idealmente infinita dall'osservatore, proprio dove si trova l'osservatore, facendolo abitare, dunque, in una dimensione infinitaDanih Meo, Reality art, pp. 156-157.. In questo periodo è invitato a altre manifestazioni d'importanza internazionale: oltre che partecipare a diverse edizioni della Biennale di Venezia, nel 1982 non accetta l'invito al documenta di Kassel, e nel 1985 vince il Premio internazionale della Biennale di Parigi. Nel 1990, in occasione di una mostra antologica al Museo d'Arte Contemporanea di Grenoble, espone per la prima volta la "Calamita cosmica": un gigantesco scheletro umano lungo ventiquattro metri, largo nove e alto quasi quattro sdraiato al suolo, corretto da un punto di vista anatomico tranne che per il lungo naso, un tema, questo, caratteristico e ricorrente in molte sue opere. Morte Muore colpito da un infarto, il 29 novembre 1998, a soli 51 anni.

Le tematiche

De Dominicis fece della riservatezza, dell'isolamento e del mistero sulla sua persona un tratto distintivo. Tuttavia è possibile riconoscere delle tematiche e dei caratteri ricorrenti in tutta la sua attività artistica: - la questione dell'immortalità del corpo, il mistero della creazione, la bellezza umana, il demoniaco, le tradizioni occulte, i punti di vista multipli e le prospettive rovesciate, la nascita dell'universo, il senso ultimo ed il significato stesso della materia e dell'esistenza delle cose; - la creazione artistica come pratica anti-entropica, ovvero capace di arrestare l'irreversibilità del tempo. - un sistema di pensiero radicato nella Storia, in particolare sui Sumeri e l'epopea di Gilgamesh, il mitologico signore della città mesopotamica di Uruk e la figura mitologica di Urvasi la dea indiana della bellezza. - il tema dell'invisibilità e del raggiungimento di obiettivi impossibili; - il superamento della gravità, dichiarando: “Così come il disegno e la pittura, la mia "scultura" non è condizionata dalla forza di gravità”; - la visione dell'artista come un prestigiatore: “ Un pittore è come un prestigiatore che con i suoi giochi deve riuscire a sorprendere se stesso. E in questo sta la complessità”. Ricorse spesso a elementi archeotipici alchemici e religiosi come la croce, la piramide, le stelle, le figure geometriche, i lunghi nasi delle sue figure. Riteneva che l'arte non fosse comunicazione, ma creazione, magia e mistero, considerando perfino lo spettatore superfluo rispetto all'opera.

Mostre personali

1967 Galleria De Dominicis, Ancona 1969 Galleria L'Attico, Roma 1970 Galleria L'Attico, Roma 1970 Galleria Toselli, Milano 1971 Galleria L'Attico, Roma 1971 Palazzo Taverna, Roma 1972 Palazzo Taverna, Roma 1973 Modern Arts Agency, Napoli 1974 Galleria L'Attico, Roma 1975 Galleria Lucrezia De Domizio, Pescara 1977 Galleria Pio Monti, Roma 1977 Palazzo Taverna, Roma 1978 Galleria Pio Monti, Roma 1978 Galleria Sperone, Roma 1979 Galleria Pieroni, Roma 1982 Galleria Pio Monti, Roma 1982 Galleria Sperone, Roma