Il lago di Loppio (Löppel-See o Loppl-See in tedesco, Lac de Lopi in dialetto trentino) è una zona umida situata nella valle di Loppio, in provincia di Trento, appena a sudest del passo San Giovanni; fa parte del comune di Mori, e le sue sponde occidentali costituiscono il confine con il comune di Nago-Torbole.
Originariamente era un lago vero e proprio, ma è stato accidentalmente prosciugato con la costruzione della galleria Adige-Garda nel 1956; il bacino, protetto come biotopo dal 1987, torna a riempirsi parzialmente soltanto in periodi particolarmente piovosi. È anche un sito di rilevanza storica per la presenza dell'area archeologica dell'isola di Sant'Andrea.
Storia
Nel 1439 il lago di Loppio fu teatro della galeas per montes, una memorabile impresa di ingegneria militare compiuta dalla Repubblica di Venezia, che vi fece transitare una piccola flotta diretta al lago di Garda scendendo a Torbole.
Dopo il disastro ambientale avvenuto nel 1956, quando venne prosciugato e mai più riempito in seguito allo sprofondamento della falda freatica durante i lavori per la costruzione della galleria Adige-Garda, l'ambiente si è consolidato divenendo palude ed è frequentemente invaso da abbondanti quantità di acqua in particolari momenti di piovosità intensa.
Il 19 ottobre 1987 l'area è stata dichiarata zona protetta col provvedimento della giunta provinciale trentina n. 11130 (modif. delib. 20.12.1996, n. 17031.
Descrizione Il lago è la più estesa area palustre della provincia autonoma di Trento. A oriente sorge il piccolo centro abitato di Loppio, con l'importante villa quattrocentesca della famiglia Castelbarco e la vicina chiesa del Nome di Maria con la torre campanaria che porta ancora le tracce dei colpi di artiglieria della prima guerra mondiale.
Sito archeologico Il lago di Loppio è conosciuto come biotopo tutelato e anche come importante sito archeologico, con un succedersi di insediamenti di varie epoche, da quella romana per prima, poi longobarda, bizantina e infine medievale. Fin dal 1900 vi sono stati ritrovamenti che documentano la presenza di antichi abitati e villaggi sull'isola di Sant'Andrea, situata nel sito di ricerca: frammenti di vasellame di età romana, rovine di edifici e necropoli, utensili, alcune monete e resti di una sepoltura con corredo funebre.
L'indagine archeologica ha suddiviso il lago in tre settori: Settore A, lato Nord-orientale dell'isolotto Settore B, nell'area meridionale Settore C, zona centrale e punto più elevato dell'isola
Settore A
Nella zona settentrionale dell'isola di Sant'Andrea sono state rinvenute tracce di capanne in legno e altri materiali deperibili databili intorno al V-VI secolo d.C. Sul terreno sono visibili strati di ceneri, focolari e buche. Accanto alle capanne sono stati trovati resti di mura appartenenti a piccoli edifici non ancora datati. Tra i reperti rinvenuti nell'area vi sono monete, vasellame e vari oggetti in vetro, manufatti in bronzo e rame ed un paio di armi tra cui le tipiche gladio romane nel castrum. Sono stati individuati poi resti ben conservati di edifici romani risalenti alla prima metà del VI secolo e dell'inizio del VII. Le loro piante sono di forma rettangolare e trapezoidale e si estendono su una superficie tra i 45 e i 60 m². L'edificio nel settore è rivolto verso il lago e alcuni spazi tra i ruderi delle mura suggerivano la presenza di torri o fortini. All'interno venne recuperato un interessante capitello assieme ad anfore ed alcuni utensili. I molti materiali rinvenuti all'interno ipotizzano un uso strettamente domestico. Sul lato ovest dell'isola è scoperta recente quella di una porzione di cinta muraria, ciò che rimane di una più completa che circondava l'isola, di basalto e tufo e che si può oggi ben osservare. Poco lontano sono stati dissotterrati pannelli decorativi in marmo, forse appartenenti alle porte urbiche della cittadella. È presente poi un castrum, situato su un pendio in posizione strategica verso est e le cui rovine, soprattutto del decumano, sono visibili insieme ad una necropoli con, tra le altre di almeno otto individui adulti, una tomba con la sepoltura di un feto o di un nato prematuro all'interno di un contenitore in terracotta. La sepoltura di Loppio è la prima del suo genere a essere scoperta nell'area alpina.
Settore B Nel sud dell'isola, come è avvenuto per la zona A, rinvenute rovine in buone condizioni solide in muratura, il tratto di alcune mura di cinta di età longobarda e un fossato, dalle pareti in pietre e ciottoli di diversa misura e materiale, insieme ad alcune tombe di cui solo un paio abbastanza conservate e una piccola cappella semi distrutta con segni di cenere. Si riporta poi la presenza delle macerie di almeno una bottega e una torre circolare di cui oggi rimane solo la base. I muri sono ottenuti ponendo in modo irregolare massi vari, poi legati con malta di calce grossolana, le mura di cinta ( di cui è sopravvissuto un tratto di mezzo km ) costruite con tufo e laterizi misti. Le nuove abitazioni longobarde hanno poi sostituito completamente le precedenti, inglobandone gli edifici nel tempo. Ritrovati anche qui molti utensili e vasellame e in particolare vari gioielli.
Settore C La zona centrale dell'isola è costituita dalla cosiddetta "area sacra", cioè dalla chiesa di Sant'Andrea e dalla sua necropoli. La chiesa romanica risale sicuramente ad un'epoca successiva rispetto alla necropoli, in quanto quest'ultima è stata scoperta sotto i resti dell'edificio. Qui sono state riconosciute varie tombe, una dozzina, dell'età bizantina, ma prive del loro corredo, tra le quali una tomba cappuccina e i resti di un'altra a cassa laterizia e poi di una terza, formata da un pozzetto quadrangolare con i lati in muratura. Presenti poi anche parti esigue di una fortificazione in pietra, di un paio di abitazioni e di un edificio con colonnato che si ipotizza di scopo difensivo, forse trattasi di una torre di guardia. Pochi i manufatti rinvenuti.
Sono state condotte più ricerche sull'edificio religioso attraverso documenti e lo studio stratigrafico. Pare l'abbandono della costruzione sia precedente al XVI-XVII secolo, come testimonia un'edicola quadrifronte, che si trova sopra i suoi strati di distruzione.
Altri ritrovamenti archeologici I reperti dimostrano che i gruppi familiari che vivevano sull'isola erano dediti all'allevamento, alla pesca e all'agricoltura. Il sito vanta sia numerosi resti murari delle varie dominazioni che manufatti in gran numero. Tra i resti portati alla luce di età augustea vi sono materiali che testimoniano uno scenario di vita quotidiana antica movimentato per la presenza di oggetti provenienti dall'esterno come anfore etrusche e africane. Presumibile quindi una rete di scambi commerciali d'ampio raggio molto lontano dal territorio, sicuramente con Etruschi e altri popoli italici, forse anche nordafricani. Oltre a resti di abitazioni, del castrum e di alcune tombe, si citano pannelli decorativi parziali di marmo, molte anfore quasi intatte, un corredo funerario di gioielli e vetro, diverse spade gladio e un arco da guerra e ancora, diverse epigrafi e un capitello integro. Per quanto riguarda invece le scoperte longobarde, oltre alla ampia necropoli che ha restituito gran parte dei reperti, si annoverano diversi elmi, varie fibbie auree, vasi decorati, una collana in stagno, una statuetta equina in avorio, lastrine in bronzo dorato, frammenti di un copricapo con gemme preziose, un sigillo in ottone finemente decorato, uno scudo con motivi germanici ben conservato e punte di lancia, poi lapidi con croci incise, urne, un paio di bracciali in argento e una tavola di travertino con frasi religiose ritrovato nella zona sommitale. Del successivo periodo carolingio-bizantino vi sono più resti di edifici come la antica chiesa e del villaggio isolano che reperti materiali di cui si riportano fibule, parte di un altare votivo e il rinvenimento più importante riguarda delle rare monete di silique in argento puro risalenti al regno di Giustiniano I, che riportano il volto dell'imperatore su un lato e una croce turca sull'altro, uniche nel loro genere. Dell'età successiva invece, tra il 1500 e la seconda metà del 1600, furono scoperte otre ad alcuni edifici, diverse spille metalliche, ceramiche, parti di croci d'acciaio, manufatti di ferro, staffe e piccoli rilievi votivi.
Flora
La vegetazione del Biotopo è un tipico ecosistema misto montano ad area umida: boschi e macchie sul limitare sono in prevalenza di salice, castagno, faggio e pino silvestre mentre presso l'isola vi sono ancora boschi di farnie, maturi e ben conservati con il loro originario corredo di specie erbacee e arbustive che su questa isola trovano habitat ideali ( carpino nero, scotano, nocciolo, biancospino, caprifoglio, orniello, cardo ) e che in primavera giungono fin sulle rive. La zona presente nei margini del bacino è strettamente legata alla colmatura e poi prosciugamento che, intermittenti negli anni, vedono una flora variegata con una miriade di alberi sparsi di ontano, spesso sommersi con l'innalzamento delle acque, la onnipresente cannuccia di palude, insieme a iris d'acqua e pioppo bianco che sopravvivono e prosperano in terreni allagati per vari mesi. Rilevante anche l'abbondanza della ninfea bianca ad anni alterni.
Fauna