La sonata per pianoforte n. 32 in Do minore, Op. 111, è l'ultima sonata per pianoforte composta da Ludwig van Beethoven. Fu una delle sue ultime composizioni per piano insieme alle Variazioni Diabelli in Do maggiore, Op. 120 (1823) e alle due raccolte di bagatelle Op. 119 (1822) e Op. 126 (1824). Scritta tra il 1821 e il 1822, questa sonata, come le altre dell’ultimo periodo beethoveniano, contiene diversi elementi fugati ed è tecnicamente molto impegnativa.
Essendo una delle composizioni più famose del "tardo periodo" di Beethoven, è registrata ed eseguita molto spesso. Il pianista Robert Taub l'ha definita "Un'opera di ineguagliabile espressione e trascendenza … il trionfo dell'ordine sul caos, dell'ottimismo sull'angoscia.". Celebri poi sono le pagine che lo scrittore Thomas Mann dedicò soprattutto al secondo movimento della sonata, la cosiddetta 'Arietta', nelle pagine del suo romanzo Doktor Faustus del 1947; l'interpretazione di Mann risulta influenzata da Theodor Adorno.
Struttura L'opera è formata da due movimenti, in ampio contrasto tra loro:
Maestoso — Allegro con brio ed appassionato Arietta: Adagio molto semplice e cantabile
Analisi del primo movimento: Maestoso — Allegro con brio ed appassionato Il primo movimento della sonata ha come metro quattro quarti nella tonalità di base di do minore. L'indicazione agogica (o tempo) indicata è “Maestoso” per l'introduzione e "Allegro con brio e appassionato" per la parte centrale del movimento. La struttura formale è quella di una forma-sonata. con le tre classiche parti: esposizione - sviluppo - ripresa. L'esposizione è preparata da un'introduzione e la ripresa si conclude con una breve coda. Anche questa sonata segue l'indirizzo che Beethoven ha dato ad altre sue opere di questo periodo: "logica libertà del procedimento e superamento non arbitrario, ma razionale, di ogni limitazione formale".. Come il problema dell'inserimento di una fuga in questa categoria di composizioni che l'autore affronta nel modo più drammatico: "combinare la trama sonora della fuga e quella della sonata, e farlo in un primo movimento"..
Introduzione L'introduzione, animata da una grandiosità epica, non interviene più nel corso della composizione. "Le cinque battute iniziali dell'Op. 111 sono un grido di agonia piuttosto che di sfida", mentre nelle cinque seguenti "sembra che Beethoven contempli con delicata perplessità la sua miserabile condizione umana, rigirandola tra le mani come a volerne scoprire il significato".. L'introduzione si presenta con tre frasi iniziali, le prime due impostate su accordi di settima diminuita: fa diesis settima diminuita con la conclusione sul sol maggiore (misure 1 - 3), si settima diminuita (una quarta sopra rispetto alla prima frase) con la conclusione sul do maggiore (misure 3 - 5). La terza frase, con la stessa figurazione delle prime due, si presenta con un accordo di si bemolle minore (un semitono sotto la seconda frase) conclusa con un accordo di sol bemolle maggiore. [battuta 1-5]
A questo punto il basso sale cromaticamente dal sol bemolle al re naturale (misure 7 - 9) "producendo un senso di tormentata oppressione" che si "scarica" solamente quando il basso scendendo di un'ottava inizia la "distensione". Tutta il passaggio è suonato in "pianissimo", ciò non fa che aumentare il senso di oppressione. Un rapidissimo crescendo porta finalmente alla risoluzione liberatoria delle misure 11 - 12 e a un lungo episodio (misure 12 - 19) su un pedale di sol (dominante della tonalità di base e quindi armonia preparatoria all'entrata del tema principale alla tonica). Il passaggio dal maestoso all'allegro è risolto semplicemente a misura 18 di questa fase: qui Beethoven indica "Allegro con brio ed appassionato" e contemporaneamente raddoppia la lunghezza delle note del trillo (da biscrome a semicrome). Alfredo Casella nella sua edizione critica delle sonate beethoveniane propone di passare da un valore metronomico di 52 per il "Maestoso" a un valore di 60 per l'"Allegro" e di produrre una lieve accelerazione alla misura 19..
Esposizione Il primo movimento, come molti altri lavori di Beethoven composti in Do minore, è burrascoso e appassionato. Il tema (primo tema del gruppo tematico principale in do minore - è presente anche un controsoggetto o tema secondario) è estremamente schematico: "ma la sua potenza espressiva è pari alla sua elementare semplicità"; ed è presentato in modo monofonico senza accompagnamento e raddoppiato all'ottava in fortissimo. Il tema consiste in un inciso formato da una tripla appoggiatura ascendente seguita da tre semiminime (le prime due in staccato e l'ultima con un punto coronato). Questo inciso presenta un indubbio interesse contrappuntistico, ma anche un interesse armonico determinato dall'intervallo di quinta eccedente (mi bemolle - si naturale) con il quale si chiude l'inciso, preceduto da un intervallo (sol - do) altamente coesivo di quarta giusta.. Importante per la tensione drammatica che crea è anche il punto coronato a fine inciso: "la parte iniziale [apparizione iniziale dell'inciso] acquista così un connotato di annuncio, quasi di presagio". L'inciso viene ripetuto e seguito immediatamente da 6 misure di consolidamento del tema sempre in modo omofonico e con raddoppio all'ottava; questa parte può essere interpretata anche come una codetta del tema o collegamento alla fase successiva. [battute 20-24]
A misura 30 un arpeggio discendente di semicrome si conclude con una contro-enunciazione del tema (seconda entrata) con un accompagnamento omoritmico caratterizzato da diversi tipi di "tocco" (staccato, portamento, legato). [battute 30-32]
Una conclusione (misure 33 - 35), sempre a carattere discendente, conduce alla terza entrata del tema a battuta 36. Si tratta di una doppia fuga dove il tema riappare ancora due volte: a misura 40 alla relativa maggiore (mi bemolle maggiore) e a misura 45 alla sopradominante (la bemolle maggiore - è previsto anche un cambio dell'armatura di chiave con l'aggiunta di un bemolle). Il tema questa volta leggermente variato, appare alla mano destra, come soggetto di una fuga molto anticonvenzionale. A questo punto viene riproposto dalla mano sinistra, come controsoggetto della fuga, un nuovo tema che può essere considerato come un tema secondario del primo gruppo tematico della forma sonata, un motivo di sette crome (sol - do - si - do - fa - mi ? - do), che viene incessantemente ripreso e sviluppato da entrambe le voci, e accresce sensibilmente la tensione drammatica. Questa parte (misure 36 - 48) può essere interpretata come il "primo episodio" di una fuga classica; in effetti è una progressione dove il tema e il controsoggetto (o tema secondario) vengono presentati in successione e con armonizzazioni diverse. [battute 36-46]
Due battute di collegamento (misure 49 - 50) preparano l'entrata del secondo tema. Questo è formato da quattro minime che in successione balzano dall'acuto al grave e ritornano all'acuto su un accordo diminuito (re minore quinta diminuita) che alla fine si completa in una settima diminuita (re settima diminuita). Il secondo tema consiste in una melodia dal ritmo puntato completato da una serie di arabeschi con gruppi di 12, 6 e 5 note. L'ambiente tonale non è quello previsto dai canoni della forma-sonata (tonalità relativa maggiore), ma quello di la bemolle maggiore (sesto grado rispetto alla tonalità di base), tonalità che la fuga ha "lambito" nella parte finale. Anche la brevità del tema (solo 6 misure) conferma la relativa importanza di questo tema: è un breve momento di riposo prima del ritorno della travolgente dinamica del tempo.. [battute 50-54]
Un Meno allegro e un ritardando conducono a un breve "Adagio" di misura 55. "Una cascata di terze spezzate discendenti su un accordo di settima diminuita [re settima diminuita], seguita da una scala ascendente non legata". conduce alla fase conclusiva dell'Esposizione: un'energica marcia militare con un tema in la bemolle maggiore che passa in poche battute da una mano all'altra. Questo tema può essere visto come "il secondo tema del secondo gruppo tematico", ma anche come un'ulteriore variazione del tema della fuga. In questo caso si tratterebbe del "secondo episodio" della fuga (il "primo episodio" è la progressione da misura 36) consistente in un'iterazione prolungata della testa del tema della fuga.[battute 59-63]
Arriva il momento di concludere l'esposizione, e Beethoven, secondo è solito, lo fa costruendo una coda partendo da un elemento già visto: si tratta infatti del secondo tema, inverso e ripreso forte.[battute 65-68]
La coda dell'esposizione si chiude con un ritorno alla scrittura omofonica in sforzando che termina con dei la bemolle in fortissimo non armonizzati.
Sviluppo Lo sviluppo, in sol minore (dominante), è introdotto semplicemente da due accordi (misure 72 - 73): uno alla dominante (sol minore) e il seguente alla dominante della dominante (re maggiore). Quindi un cambio dell'armatura di chiave in si bemolle introduce la tonalità della dominante per il resto dello sviluppo: sol minore. Lo sviluppo si presenta con una doppia fuga, a due soggetti: il tema principale di misura 20 sovrapposto allo stesso tema con valori aumentati combinato con il trillo della parte finale dell'inciso dell'introduzione (battuta 2). [battute 72-80]
Le sei battute finali dello sviluppo sono caratterizzate da una progressione (ossia un crescendo drammatico) sul tema principale. In realtà è un pedale sulla dominante, preparazione usuale per la ripresa dei temi esposti inizialmente. In queste sei battute abbiano anche un altro esempio del repertorio di tocco e timbratura di Beethoven: agli accordi della mano destra (la testa del tema) segue un arpeggio sulla dominante sfalsato di un sedicesimo della mano sinistra.[battute 86-88]
Questo sviluppo è molto breve rispetto al resto del movimento: 20 battute sulle quasi 160 dell'intero movimento. In effetti più che uno sviluppo siamo in presenza di un'ulteriore elaborazione del tema. Anche l'escursione tonale è ridotta al minimo (gravita fondamentalmente sulla dominante per concludere a misura 86 su una settima diminuita costruita sul IV grado innalzato - fa diesis settima diminuita).
Ripresa e coda finale Le riprese di Beethoven molto raramente sono convenzionali; vale a dire che sono di rado delle copie in extenso dell'esposizione. Pur non contravvenendo ai canoni della forma-sonata, la ripresa (a misura 93) del primo movimento di questa sonata riserva delle sorprese. Subito "è sentita come una nuova e più grande potenza drammatica", e questa si manifesta con l'entrata del tema in ottave con un procedere grandioso, quasi maestoso. Anche in questa fase la drammaticità del tema viene accentuata dalle ottave staccate prodotte da entrambe le mani, ma con la sinistra in ritardo di un sedicesimo. [Battute 93-98]
La parte finale della codetta del tema modula a misura 99 sul re bemolle maggiore (cioè in armonia napoletana); ciò permette la seconda entrata del soggetto nella tonalità della sottodominante (fa maggiore). Questa modulazione è nella tradizione e serve a preparare l'entrata del secondo gruppo tematico alla tonica (do maggiore in questo caso). [battute 99-101]