La Repubblica Astese del 1797 fu una municipalità giacobina frutto degli eventi politici che portarono, tra il giugno e il luglio di quello stesso anno, alla proclamazione di un autogoverno popolare nella città di Asti in seguito ai fermenti rivoluzionari che attraversarono il Piemonte a causa della rivoluzione francese, della discesa di Napoleone in Italia ed all'armistizio di Cherasco del 27 - 28 aprile 1796.
Nella notte tra il 27 e il 28 luglio, un gruppo di cittadini, capeggiati dagli avvocati Secondo Arò, Gioachino Testa, Felice Berruti e il medico Secondo Berruti, contrari al governo sabaudo, proclamarono la Repubblica Astese.
A distanza di alcuni secoli, quell'effimera repubblica (durata solamente tre giorni) è considerata da più parti uno dei primi movimenti di presa di coscienza nazionale e di liberazione, che ebbero la loro conclusione il 20 settembre 1870 con la proclamazione dell'unità d'Italia.G. Barbero, prefazione de La Repubblica Astigiana del 1797 di Carlo L. Grandi, Asti, Quaderni de Il Cittadino, 1970, p. 1
La situazione politica La guerra contro la Francia rivoluzionaria, scoppiata nel 1792, si concluse il 15 aprile 1796, durante la Campagna d'Italia, con la vittoria di Napoleone sui Piemontesi a Millesimo, che li costrinse a ripiegare su Mondovì e Ceva.
Il 23 aprile i francesi entravano in Cherasco costringendo il generale Luigi Leonardo Colli di Felizzano all'armistizio.
L'armistizio di Cherasco, confermato in seguito dalla pace di Parigi del 15 maggio, portò Vittorio Amedeo III in una posizione di "grande dipendenza" verso il governo francese.G. Griseri, Lo stato Sabaudo dall'armistizio di Cherasco al 1798 in Quando San Secondo diventò giacobino. Asti e la Repubblica del luglio 1797, a cura di Giuseppe Ricuperati, Torino, Ed. dell'Orso, 1999.
Napoleone impose al Piemonte la cessione definitiva alla Francia della Savoia, di Nizza, Breglio e Tenda, il libero passaggio delle truppe francesi attraverso il territorio sabaudo, l'obbligo di rifiutare l'attracco nei propri porti a navi nemiche della Repubblica francese e l'asilo agli emigrati monarchici francesi con l'espulsione di quelli già presenti sul territorio sabaudo.
Alcune fortezze di frontiera, tra cui quella famosa della Brunetta a Susa considerata un gioiello di architettura militare, vennero abbattute.M. Ruggiero, Briganti del Piemonte Napoleonico, Torino, 1969, p. 18.
Inoltre, il duca cedette temporaneamente le fortezze di Cuneo, Ceva, Alessandria e Tortona.
Unico punto a favore del regno di Sardegna fu la riacquisizione della città di Alba, costituitasi nel frattempo in autonoma repubblica rivoluzionaria.
La situazione finanziaria dello stato sabaudo era disastrosa: le spese per la guerra nel 1796 raggiunsero i trecento milioni ed il re era ricorso ad ogni mezzo, compreso quello di requisire le proprietà ecclesiastiche, per far fronte all'urto bellico dei transalpiniNicomede Bianchi, Storia della Monarchia Piemontese dal 1773 al 1861, Torino, 1889, vol. II, p. 473.
Nelle campagne dell'Astigiano, come in tutto il Piemonte, i contadini erano ridotti allo strenuo, l'attività dei mulini sul Tanaro ferma, il commercio in città bloccato.
Alla generale insicurezza politica ed economica si aggiunsero le opposizioni dei giacobini piemontesi che da più parti reclamavano l'istituzione della Repubblica.M. Ruggiero, Briganti del Piemonte Napoleonico, Torino, 1969, pp. 17-18.
Il 16 ottobre 1796, Amedeo III morì presso il castello di Moncalieri colpito da apoplessia; a succedergli fu il figlio Carlo Emanuele IV, da molti considerato troppo debole per il difficile momento politico del Piemonte.
I moti del Piemonte meridionale
In seguito ai fatti bellici, il Piemonte piombò in una profonda crisi economica: il persistere di dazi e gabelle ancora di origine feudale, uniti a una vertiginosa impennata dei prezzi del frumento e della meligaIl frumento passò dalle 3,13 lire l'emina (circa 23 litri) del 1792 alle 13,15 lire e la meliga, cibo base dei contadini, passò dalle 2,9 lire alle 11,27. a causa di alcuni anni di cattivo raccolto, fecero sì che nel luglio del 1797 si verificarono in più zone del Piemonte meridionale moti insurrezionali.
A parte le sollevazioni avvenute ad Asti ed Alba, tutte le insurrezioni verificatesi erano votate più all'insoddisfazione della situazione economica che al sovvertimento dell'ordine politico vigente.B. A. Raviola, Le rivolte sincrone nel luglio 1797 nel Piemonte meridionale in Quando San Secondo diventò giacobino. Asti e la Repubblica del luglio 1797, a cura di Giuseppe Ricuperati, Torino, Ed. dell'Orso, 1999.
La prima località ad insorgere in tutto il Piemonte fu Fossano il 16 luglio 1796. Le principali rimostranze dei rivoluzionari che tra il 16 e 18 luglio si impossessarono del corpo di guardia facendo prigioniero il comandante militare, furono rivolte al ribasso del prezzo del grano che venne portato a 4,10 lire l'emina.
Appena saputo il nuovo prezzo del grano ottenuto dalla popolazione di Fossano, nella notte tra il 19 e 20 luglio insorse Racconigi e a ruota Savigliano, Genola, Levaldigi, Busca, Centallo, Cuneo e Bene Vagienna.
In alcune località gli insorti furono aiutati da bande di briganti, come per esempio a Piasco, dove il bandito Giovanni Battista Brugiafreddo si trasformò in capo-popolo, o a Polonghera dove il comando venne preso da Francesco Rivarossa.
A Racconigi famoso fu il brigante Tesio detto l'Abate che durante i tumulti ne approfittò unendosi ai contadini e assaltò i casali dei ricchi latifondisti derubandoli di oro, argento e denaro.M. Ruggiero, Briganti del Piemonte Napoleonico, Torino, 1969, p. 46.
Intorno al 21 e 24 luglio la situazione a Racconigi, e di conseguenza nelle altre località, cominciò a normalizzarsi con l'arrivo degli emissari regi Brea di Rivera e il barone Nizzati, che moderatamente acconsentirono ad alcune richieste dei rivoltosi tra cui il mantenimento dell'attuale prezzo del grano, fino a che le città ne fossero nuovamente provviste.
Inoltre il re si impegnò ad elargire la somma di 15.000 lire a sostegno delle "pubbliche indigenze".
+ Le tappe dell'insurrezione Data Descrizione 14 giugno/24 giugno Scontri tra le corporazioni dei mercanti e degli artigiani per il privilegio di portare il baldacchino durante la processione del Corpus Domini 2 lugliosospensione della processione del Santissimo Sacramento per il perdurare delle tensioni 21 lugliopressioni del popolo ad eleggere alla carica di canonico di San Secondo l'astigiano Vincenzo Pasetti. Nel pomeriggio agitazioni e canti rivoluzionari 22 luglioproteste dei moltissimi contadini giunti al mercato del sabato per l'adeguamento del prezzo del grano. Assicurazione del Prefetto che promette l'abbassamento a 4,10 lire l'emina. Alcuni insorti occupano il Castelvecchio. Il Sindaco amplia il consiglio comunale a 40 unità per far fronte alle agitazioni degli insorti. 24 lugliocambio nel consiglio comunale di alcuni uomini dell'amministrazione. Fanno il loro ingresso a furor di popolo: Arò, G.Testa, Peracchio, Aimasso, Berruti, ed il moderato conte Gabuti di Bestagno. 25 luglioil consiglio della città si autodefinisce "Governo provvisorio" 28 luglioviene proclamata la "Repubblica astese" con il motto Libertà, Uguaglianza o Morte 30 lugliol'ala più moderata del consiglio cittadino si ricrede e decide di inviare una supplica al re chiedendo perdono. Con l'aiuto di buona parte della popolazione insorge contro i rivoluzionari che si trincerano nel Castelvecchio abbandonato poi nella notte 2 agostofucilazione di Arò e F. Berruti 3 agostofucilazione di Testa e G. S. Berruti
Proprio mentre sembrava che il malcontento popolare fosse reincanalato nei binari della normalità, il 23 luglio scoppiarono i primi tumulti a Cavallermaggiore, Mondovì, Magliano Alpi e Dronero.
I tumulti si svilupparono a macchia d'olio verso nord ai confini con l'astigiano coinvolgendo Montà d'Alba, poi San Damiano d'Asti, Canale, Tonco, Oviglio e Moncalvo il cui epicentro, Asti, insorse il 23 - 24 luglio.
Oviglio fu una delle località più tenaci all'opposizione, tornando all'ordine soltanto il 5 agosto.
Il 27 - 28 luglio, mentre Fossano ormai chinava il capo al re di Sardegna con l'intercessione del Morozzo viste anche le dure repressioni a Racconigi e ad alcune località limitrofe, scoppiò una seconda ondata di tumulti nel Cuneese.
Questa volta però vennero coinvolte Revello e le comunità montane di Sanfront, Gambasca, Rifreddo.
La situazione divenne estremamente delicata perché Saluzzo rischiava di essere coinvolta nei disordini e quindi dare la miccia a tutte le piccole località della val Maira e val Varaita.
La repressione fu molto dura e durò per diversi mesi. L'arrivo di truppe da Cuneo comandate dal De Varax e l'arresto dei capi degli insorti (Stefano Roccavilla, Giuseppe Nicolino, Vittorio Lardone) mise un freno ai tumulti anche se la situazione non migliorò ed anzi si trascinò negli anni a venire.B. A. Raviola, Le rivolte sincrone nel luglio 1797 nel Piemonte meridionale in Quando San Secondo diventò giacobino. Asti e la Repubblica del luglio 1797, a cura di Giuseppe Ricuperati, Torino, Ed. dell'Orso, Torino, 1999, p. 281.
Il Casalese e l'Alessandrino furono coinvolte solo marginalmente con i tumulti a Fubine del 31 luglio, Casorzo, Montiglio Monferrato e Valenza.
La repubblica astese I primi tumulti
Le prime tensioni ad Asti si verificarono all'inizio di luglio, per la processione del SS. Sacramento che fu oggetto di dispute tra i confratelli della compagnia di San Secondo i quali volevano sostituire i mercanti, che tradizionalmente sorreggevano il baldacchino del corpo di San Secondo, con gli artisti.
Il 21 luglio a furor di popolo venne eletto canonico della Collegiata don Vincenzo Pasetti, che da alcuni anni lavorava instancabilmente al servizio della parrocchia e dei poveri della città.
Nel pomeriggio da più parti si sentivano i canti rivoluzionari della "carmagnola" e del "ça ira".
Il 22 luglio 1797, presso il "mercato del santo" del sabato, in piazza San Secondo, si radunò una straordinaria quantità di grano legata alla difficoltà di poterlo collocare nelle località in cui erano scoppiati i primi tumulti e dove il prezzo era stato forzosamente ridotto.
Alle 11.00 di quello stesso giorno, il Prefetto fu costretto ad adeguare il prezzo delle granaglie a quello degli altri centri in seguito alle proteste del popolo. Intorno alle 12.00 alcuni agitatori forzarono le porte della Torre Troyana e del campanile di San Secondo e suonarono le campane a "martello". Accorsero sulla piazza cinquanta granatieri comandati dal conte Michele De Rossi di Santarosa e Pomarolo; scoppiarono dei tumulti con i popolani dove rimase ucciso Antonio Botta. Questa fu la scintilla che fece scoppiare la rivolta.A. Bianco, Asti ai tempi della rivoluzione, Asti, Ed. CRA, 1960, p. 123
La folla inferocita occupò il Municipio e il Castelvecchio comandato dal maggiore Ardizzone. Il comandante Signoris, piegandosi alle richieste degli insorti, fece ritirare i suoi soldati nel Quartiere Nuovo (o delle caserme) e consegnò le armi all'avvocato Peracchio, acclamato Capitano del Popolo.
Nascita della Repubblica Il sindaco di Asti, Giovanni Ruggero Piumazzo, il 22 luglio dispose un'assemblea straordinaria dove deliberò che per fronteggiare l'emergenza ampliava il consiglio comunale a 40 elementi.
Il 23 luglio venne organizzata una truppa di cavalleria popolare capeggiata da un certo Giordano di Castell'Alfero "già chierico e indi dragone"Incisa S.G., Giornale di Asti, volume XXII La sede della cavalleria fu l'albergo del Leon d'Oro sull'attuale via Cavour, di proprietà di Peracchio.G. Crosa, Asti nel sette-ottocento, Cavallermaggiore, Gribaudo Editore, 1993, p. 147.