Lo Stato sardo nacque giuridicamente e territorialmente il 19 giugno del 1324 con l'invasione della Sardegna da parte della Corona d'Aragona (della cui titolarità erano stati investiti da papa Bonifacio VIII nel 1297), che sconfissero i pisani nella battaglia di Lucocisterna. Divenne unitario nel 1420, quando gli aragonesi, sconfitto definitivamente il trono giudicale di Arborea, ultimo a capitolare, ne incamerarono i territori. Secondo gli studiosi, in quell'epoca era uno Stato imperfetto, cioè non ancora dotato di somma potestà, ossia della facoltà di stipulare autonomamente trattati internazionali, ma comunque con un territorio ben definito, con un popolo ed un vincolo giuridicoF. C. Casula, Breve Storia di Sardegna. Il regno di Sardegna (1324-1861), Carlo Delfino Editore, 1994, p. 185. Faceva inizialmente parte del variegato complesso di stati che formavano la Corona d'Aragona. Dal 1479 in poi, dopo il matrimonio di Isabella di Castiglia con Ferdinando II di Aragona, rimase aggregato formalmente alla Corona d'Aragona tramite il Sacro Supremo Consilio Aragoniae Coronae, ma gradualmente inserito in quella compagine statale che si andava formando intorno alla monarchia degli Asburgo di Spagna e che diventerà nel XVIII secolo la Corona di Spagna.

Il 20 febbraio 1720, dopo la Guerra di successione spagnola, il trattato di Utrecht, il trattato di Londra ed il trattato dell'Aia, passò ai Savoia che lo fecero diventare sovrano e perfetto, attribuendogli la summa potestasF.C. Casula, Breve storia di Sardegna, p. 185.

Confini statuali Inizialmente il Regno fu diviso territorialmente in due parti distinte e non contigue: gli ex possedimenti pisani del cagliaritano e della Gallura, e il Comune di Sassari. Amministrativamente le due parti furono chiamate: Capo di Cagliari-Gallura e Capo di LogudoroF.C. Casula, Breve storia di Sardegna, p. 186.

Successivamente al 1353, quando le guerre con il Regno di Arborea divennero sempre più aspre e frequenti, il territorio statuale si ridusse di fatto, ma non di diritto, a due sole città: Cagliari e Alghero.

Con la vittoria delle truppe del regno a Sanluri nel 1409, al territorio statuale furono aggiunte le Barbagie, la Planargia, il Mandrolisai, parte dell'Arborea storica e il 17 agosto 1420, tutta la Sardegna fu unificata.

I confini statuali rimasero limitati all'isola anche quando, dopo il 20 febbraio 1720, con Amedeo II di Savoia il regno si unì, solo nella persona del sovrano, con gli stati ereditari di Casa Savoia: il principato di Piemonte, il ducato di Savoia, di Aosta, di Monferrato, la signoria di Vercelli, la contea di Nizza e di Asti, il marchesato di Saluzzo e parte del ducato di Milano, da allora in poi chiamati Regi stati di terraferma o Stati sardi di terraferma.

L'8 dicembre 1798 gli Stati di terraferma furono annessi da Napoleone Bonaparte alla Francia; i domini sabaudi si limitarono alla sola Isola fino al 1814.

La Corona sabauda si ingrandì ulteriormente dopo il Congresso di Vienna, il 6 giugno 1815, con l'annessione del ducato di Genova, già divenuto Repubblica ligure.

Nel 1848 il Re Carlo Alberto concesse unilateralmente una legge costituzionale, lo Statuto Albertino, tramite la quale tutti gli stati sabaudi si fusero in un unico Stato unitario, formalmente con un'annessione al Regno di Sardegna, con un'unica amministrazione e unico parlamento (il parlamento subalpino) incentrati nella città di Torino, antica sede dei sovrani e ora capitale anche formale del Regno. Tutte le antiche istituzioni del Regno di Sardegna, che i sovrani avevano, fin dalla fondazione, giurato di rispettare" La festa dell'incoronazione, molto imponente, ebbe luogo nella Cattedrale adornata allo scopo. Il baldacchino del Viceré è davanti all'altare maggiore; tutte le autorità sono ai rispettivi posti, secondo le regole del cerimoniale; vi si notano i rappresentanti degli Stamenti, cioè dei tre ordini, gli Arcivescovi e i Vescovi del Regno; su una pedana, eretta nella navata di sinistra, si trovano tutte le dame della nobiltà, in gran gala. Il Viceré prende posto nel suo seggio, circondato dal suo stato maggiore; poi si avvicina all'altare per giurare sui Vangeli, nelle mani dell'Arcivescovo, fedeltà agli ordinamenti del Regno. I capi degli Stamenti, gli Arcivescovi e i Vescovi, a uno a uno, vanno ai piedi del Viceré a prestare il giuramento di fedeltà al Sovrano. Questo giuramento è preceduto da tre discorsi tenuti dai capi degli Stamenti, in onore del Sovrano religioso mantenitore dei privilegi del Regno " Charles de Saint Severin, Souvenirs d'un séjour en Sardaigne pendant les années 1821 et 1822, Lione, 1827, tradotto da Cenza Thermes in E a dir di Cagliari..., Cagliari, Gianni Trois Editore, 1997, vennero sciolte senza peraltro incontrare resistenze nella società sarda né in quella degli altri ex-stati di terraferma. La trasformazione di quello che era uno Stato pattizio medioevale in una moderna monarchia costituzionale apparve alla pubblica opinione come una grande conquista civile e politica.

Alleandosi con i francesi contro gli austriaci, dal marzo al novembre del 1860, i confini statuali si ingrandirono incorporando altri Stati peninsulari: il ducato di Parma, il granducato di Toscana, il ducato di Modena, il regno delle due Sicilie. Altri territori si unirono successivamente come le Marche, l'Umbria, la Romagna staccandosi dallo Stato della Chiesa, e la Lombardia staccandosi dal regno Lombardo-Veneto. Tutti questi territori furono incorporati sottostando alle condizioni imposte dalla Francia che pretese, in cambio del suo assenso, il Ducato di Savoia e la contea di Nizza.

I re di Sardegna

Dalla sua fondazione nel 1324 alla sua scomparsa nel 1861, sul trono del Regno si sono succedute sette diverse dinastie:

Dal 1297 al 1410, dinastia dei Conti di Barcellona; Dal 1412 al 1516, dinastia dei Trastámara; Dal 1516 al 1700, dinastia degli Asburgo di Spagna; Dal 1700 al 1713, dinastia dei Borbone di Spagna; Dal 1713 al 1720, dinastia degli Asburgo d'Austria; Dal 1720 al 1831, dinastia dei Savoia; Dal 1831 al 1861, dinastia dei Savoia-Carignano.

Governatorato generale e governo viceregio

Inizialmente fu posto a capo dell'amministrazione statale un Governatore generale rappresentante sull'Isola il potere regale. La sede del Governatorato fu posta dapprima a Bonaria, poi a Castel di Cagliari.

Nel 1418 al governo dello Stato fu nominato un viceré. Rappresentava il re durante la sua assenza, esercitando la potestà regia con facoltà di convocare e presiedere gli Stamenti. La cancelleria affiancava il viceré nelle pratiche diplomatiche e di governo.

La carica viceregia ebbe termine nel 1847, quando, con la Fusione perfetta con gli Stati di Terraferma, i Sardi rinunciarono al loro Parlamento ed al loro Governo nell'isola per averne un altro a Torino.

Il Parlamento

Come altri stati medioevali, anche il regno di Sardegna ebbe il proprio Parlamento chiamato le Corti (Corts in catalano, Cortes in spagnolo). Era composto dai tre ordini sociali e cioè il clero, i feudatari ed i cittadini delle città regie, che componevano i tre Stamenti rispettivamente ecclesiastico, militare e civile. Il Parlamento aveva il potere proponente, ma non quello deliberativo in quanto questo aspettava unicamente al Re. Cooperava comunque al governo dello Stato, dando consigli, assensi ed aiuti finanziari tramite un sussidio chiamato donativo. In realtà il "donativo" veniva contrattato tra Parlamento e Viceré, che si impegnava, in nome del Sovrano, a "concedere" i privilegi richiesti dal Parlamento. Il governo non aveva diretto potere impositivo, che spettava ai feudatari, alla Chiesa e ai consigli cittadini. Per questo motivo il Regno di Sardegna e gli altri stati della Corona d'Aragona (e in genere tutti gli stati a base feudale) vengono definiti "Stati pattizi". La dinastia Sabauda, che governò il Regno nell'età dell'assolutismo e dell'illuminismo, non convocò mai le Cortes e non contrattò mai un nuovo donativo.

Il primo Parlamento fu istituito a Cagliari il 15 febbraio 1355 da Pietro il Cerimonioso. Gli storici sono concordi nell'affermare che a tutti gli effetti si trattò di una vera e propria concessione di autonomia al Regno. La rappresentanza della popolazione fu affidata al parlamento delle Cortes, di matrice iberica. Era diviso in tre stamenti, uno per classe di rappresentanza: lo stamento militare era destinato ai rappresentanti dell'aristocrazia (); quello ecclesiastico a vescovi, abati ed esponenti dell'alto clero; quello reale ai rappresentanti delle città regie. Quando le Cortes si riunivano in seduta plenaria, i tre stamenti si chiamavano bracci. Solo nel corso del XVI secolo l'ordinamento istituzionale del regno fu completato dall'istituzione di una corte suprema, la Reale Udienza (basata sul modello delle audiencias spagnole), che, dopo la Fusione perfetta, diventò la Corte d'Appello, poi replicata e distribuita in tutto il territorio nazionale dopo l'unità d'Italia.

Secondo la storiografia filo-sabauda il 29 novembre 1847, i Sardi chiesero spontaneamente al re Carlo Alberto di rinunciare alla loro autonomia. Ma questa richiesta "spontanea" dei capi degli Stamenti non fu mai votata dal parlamento né tantomeno sottoposta a referendum o, come si diceva allora, plebiscito. Fu in tutto e per tutto un atto unilaterale del sovrano che violava il giuramento dello stesso di rispettare i "privilegi" del Regno. Privilegi che, ormai a metà ottocento, sembravano ed erano obsoleti in un mondo in rapida industrializzazione e trasformazione. Da quella necessaria "rinuncia" tuttavia nacque presto la questione sarda, poiché nella nuova organizzazione statuale l'isola sarà solo una provincia marginale e ancor più lo sarà con l'unità d'Italia.

Con la Fusione perfetta con gli Stati di terraferma, il 4 marzo 1848 il Parlamento fu unico per tutto il regno. Era composto da un senato vitalizio e una camera elettiva. La sua sede era a Torino. Secondo lo storico F. C. Casùla...

Lo Stato sardo nel periodo sabaudo Quando i Savoia ricevettero il titolo di re di Sardegna, allo Stato sardo si aggiunsero gli altri stati dei possedimenti in terraferma (Principato di Piemonte, il ducato di Savoia, la contea di Nizza, etc), entrando in quello che era uno Stato composto, e più esattamente in uno Stato federale collettivo, facendolo diventare sovrano e perfetto, e attribuendogli la summa potestasF.C. Casula, Storia di Sardegna, p. 185, continuando a chiamarsi Stato sardo. Gli storici oggi si riferiscono a quest'entità come Stato sabaudo. Riguardo alla legislazione all'interno di tale Stato federale, i singoli stati mantennero la propria qualità di stati, ma progressivamente i regnanti sabaudi attuarono una politica di armonizzazione delle diverse leggi esistenti. In Sardegna, la Carta de Logu rimase in vigore fino al 1827, quando fu poi sostituita dal Codice Feliciano (che raccoglieva le svariate leggi sparse nei vari Stati della federazione),Il Codice Feliciano in PDF: .

Tramite regi decreti, regi editti, carte regie e regie riforme, vennero progressivamente armonizzati i diversi sistemi di pesi e misureAtlante dei pesi nel Regno di Sardegna: , fu data nuova forma all'amministrazione delle PosteRegio editto sulla nuova amministrazione delle poste: , entrarono in vigore progressivamente il Codice Civile nel 1837Codice civile per gli stati del re di Sardegna: , Il Codice Penale nel 1839, il Codice Penale Militare nel 1840Codice penale militare: , il Codice del Commercio nel 1842Codice del Commercio: . Queste leggi entravano in vigore per tutti i sudditi del Re e, dopo tale processo di armonizzazione, si arrivò al 1847.