LUnione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro (UDC), anche nota come Unione di Centro, è un partito politico italiano, membro del Partito Popolare Europeo, nato nel 2002 dalla fusione fra Centro Cristiano Democratico, Cristiani Democratici Uniti e Democrazia Europea.
L'attuale segretario è Antonio De Poli. Per anni Pier Ferdinando Casini ne è stato il leader, nonché la figura maggiormente riconoscibile.
Storia Tramonto della DC e gli eredi nel 1994
Coinvolta pesantemente negli scandali di Mani pulite, nel 1993 la Democrazia Cristiana è in preda ad una grave crisi di identità. L'Assemblea programmatica costituente che si svolge fra il 23 ed il 26 luglio dello stesso anno consente al segretario Mino Martinazzoli di progettare una terza fase storica della tradizione cattolico-democratica con un soggetto nazionale di programma, fondato sul valore cristiano della solidarietà.
Dopo mesi di trattative infruttuose, il 16 gennaio 1994 il partito storico viene sciolto dal Consiglio Nazionale e dalle sue ceneri già il 18 gennaio nascono sia il Partito Popolare Italiano, al quale aderirà la maggioranza dei parlamentari ex DC, sia il Centro Cristiano Democratico, fondato da alcuni esponenti della vecchia corrente dorotea guidati da Pier Ferdinando Casini.
Alle elezioni politiche del 1994, il PPI, che ha mantenuto lo storico simbolo dello scudo crociato, aderisce alla coalizione centrista detta Patto per l'ItaliaElezioni politiche '94: presentazione del Patto per l'Italia
https://www.radioradicale.it/scheda/60545/elezioni-politiche-94-presentazione-del-patto-per-litalia, che tuttavia non ha un buon risultato elettorale, mentre il CCD prende proficuamente parte al centro-destra di Silvio Berlusconi.https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/12/14/io-leader-dc-il-geniale-berlusconi.html 'IO LEADER DC E IL GENIALE BERLUSCONI...
Nel luglio del 1995 Rocco Buttiglione fonda i Cristiani Democratici Uniti, uscendo dal PPI; il dialogo con il CCD è subito naturale e sfocia nella presentazione di liste comuni nella quota proporzionale della Camera alle elezioni anticipate del 1996, che raggiungono il 5,8% dei consensi e 12 seggi.
Elezioni politiche del 2001 e secondo governo Berlusconi
Alle elezioni politiche del 2001 i due soggetti si presentano nuovamente (uniti nelle liste del Biancofiore) all'interno della coalizione della Casa delle Libertà a sostegno di Silvio Berlusconi e ottengono il 3,22%. Quella competizione elettorale vede anche la partecipazione solitaria di Democrazia Europea, fondata da Sergio D'Antoni e sostenuta da Giulio Andreotti.
La Casa delle Libertà vince le elezioni e alcuni esponenti di CCD e CDU entrano nel Governo Berlusconi II. Per il CCD sono nominati: Carlo Giovanardi come ministro per i rapporti con il Parlamento, Mario Baccini sottosegretario agli Affari esteri, Michele Vietti sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Galati alle Attività produttive e Francesco Bosi alla Difesa. Per i CDU sono nominati: Rocco Buttiglione come Ministro per le politiche comunitarie, Mario Tassone vice ministro alle Infrastrutture e Teresio Delfino sottosegretario all'Agricoltura.
Nella XIV legislatura della Repubblica Italiana il leader CCD Pier Ferdinando Casini è eletto Presidente della Camera dei deputati.
Primo congresso nel 2002 e debutto elettorale alle elezioni europee del 2004 Il 6 dicembre 2002 i tre soggetti, Centro Cristiano Democratico, Cristiani Democratici Uniti e Democrazia Europea, avviano il procedimento di unificazione. Durante il primo congresso nazionale, avvenuto proprio all'atto costitutivo del partito nel 2002, viene eletto segretario Marco Follini, mentre Rocco Buttiglione ne assume la presidenza. Il primo appuntamento elettorale è relativo alle europee del 2004, superate agevolmente con il 5,89%.
Crisi di governo e dissenso interno nel 2005 Alle elezioni regionali del 2005 la coalizione viene sconfitta dal centro-sinistra, che si aggiudica 12 delle 14 regioni chiamate al voto. Scoppia, di conseguenza, una crisi di governo con Berlusconi che prende atto della sconfitta e dopo una breve fase di confronto con gli alleati forma un nuovo esecutivo. Nel frattempo Raffaele Lombardo, Presidente della Provincia di Catania, intraprende un cammino autonomista che lo porterà a fondare il Movimento per le Autonomie: tale scelta si basa sul presupposto che «ai partiti nazionali è stato pagato un tributo troppo alto e non sempre sono stati tutelati gli interessi della nostra terra».
Secondo congresso e dimissioni di Follini A luglio 2005 si svolge il secondo congresso nazionale: il momento più atteso è la relazione del segretario Marco Follini (che viene riconfermato), il quale contraddistingue il partito come anima critica della Casa delle Libertà, evidenziando i traguardi ma anche le inadempienze della coalizione di governo. Sulla stessa lunghezza d'onda Casini, che sostiene Follini e apprezza la sua azione a capo dell'UDC.
In questa fase, l'UDC è tra i sostenitori della formazione di un nuovo partito unitario dei moderati, già proposto da Silvio Berlusconi per aggregare tutte le forze moderate del centro-destra. Il partito chiede un ritorno al sistema elettorale proporzionale, che la CdL - contando sulla sua maggioranza parlamentare - riesce a concretizzare nel mese di ottobre, con l'elaborazione di una nuova legge elettorale (che prevede sistemi di sbarramento, accorpamenti per coalizioni e liste bloccate senza preferenza). Questo, tuttavia, sarà tra le cause principali delle dimissioni di Follini da segretario.
Inaspettatamente, il 15 ottobre 2005, con un breve intervento alla direzione nazionale del partito, Marco Follini presenta le sue dimissioni dalla carica di segretario. L'episodio avviene all'indomani dell'approvazione alla Camera della nuova legge elettorale proporzionale, sollecitata dalla stessa UDC, non proprio nella misura in cui la richiedeva Follini, che avrebbe voluto che gli elettori esprimessero la preferenza del candidato da eleggere.
Follini sostiene che con questa nuova legge si apre una stagione nuova per la politica italiana mentre "non esistono uomini per tutte le stagioni". Nel suo discorso, Follini cita un solo personaggio, Lorenzo Cesa, definendolo tra i principali artefici dei successi dell'UDC dalla sua nascita. Pochi giorni più tardi, lo stesso Cesa annuncia la sua candidatura alla segreteria del partito.
Nuova fase in vista delle elezioni politiche del 2006 La direzione nazionale del partito si riunisce il 27 ottobre 2005 per eleggere il nuovo segretario nazionale: nel corso dei lavori emerge la candidatura, già preannunciata, di Lorenzo Cesa (che segna una continuità sostanziale rispetto a Follini e con l'appoggio del leader Pier Ferdinando Casini), accanto a quelle di Mario Tassone ed Erminia Mazzoni. Dopo la discussione e prima di andare al voto, queste ultime vengono ritirate in nome dell'unità del partito e per conferire l'immagine della convergenza sulla figura preminente del segretario. Cesa è proclamato tale, dunque, all'unanimità.
Nel suo discorso di insediamento, Cesa ribadisce i successi dell'UDC:
Ad un passo dalle nuove elezioni politiche del 2006, la Casa delle Libertà avanza la necessità di rilanciare lo schieramento. Dopo aver ipotizzato il ricorso ad eventuali consultazioni primarie per la scelta del candidato premier (ipotesi sfumata dopo l'approvazione della legge proporzionale), si ricorre all'ipotesi del gioco a tre punte che coinvolge i leader dei tre principali partiti della coalizione.
Si stabilisce che l'indicazione del Presidente del Consiglio, in caso di vittoria elettorale, spetti al partito che raccoglierà il maggior numero di voti. Pier Ferdinando Casini, leader dell'UDC, insieme a Silvio Berlusconi e a Gianfranco Fini (sostenuti da FI e AN), è in lizza. Il 24 gennaio il Consiglio Nazionale 2006 delibera che, nel simbolo da presentare alle elezioni, sia presente il nome di Casini (in colore bianco su sfondo rosso) marcando anche la presenza dello scudo crociato con scritta Libertas. Gli slogan dell'UDC per la campagna elettorale prevedono l'immagine di Casini con l'iscrizione "Un'idea diversa" e "Io c'entro" (giocando sull'omofonia che richiama il centro quale collocazione politica).
In seguito ad una campagna pressante, la CdL riesce a riconquistare la fiducia di vari elettori, ottenendo un risultato in netta ascesa rispetto alle previsioni, sebbene non sufficiente a evitare la sconfitta elettorale. Il centrosinistra trionfa per poche decine di migliaia di voti alla Camera dei deputati, dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL. Al Senato, la situazione è ribaltata: la CdL ottiene più voti (il 49,78% contro il 49,42% dell'Unione), ma con l'apporto dei voti della circoscrizione Estero, l'Unione conquista comunque due seggi ulteriori.
L'UDC è in aumento, attestandosi su una media nazionale del 6,8%: le liste guidate da Casini ottengono 2,5 milioni di voti alla Camera e 2,3 milioni al Senato, eleggendo 39 deputati e 21 senatori; al Senato la presidenza del gruppo viene affidata a Francesco D'Onofrio, mentre alla Camera alla guida del gruppo viene eletto Luca Volontè.
In seguito l'UDC promuove la necessità di un cambiamento interno alla coalizione, rimettendo anche in discussione la leadership di BerlusconiLa Repubblica.it, «Cdl, gli alleati contro Casini. Da Follini ultimatum al partito», 7 settembre 2006. Uno schieramento che considerano dotato di due anime diverse, una, quella di Berlusconi, populista, l'altra, quella dell'UDC, moderata; secondo Cesa gli italiani percepiscono questa posizione alternativa interna nella coalizione, e premiano di conseguenza il partito che si pone in contrasto con atteggiamenti più moderati. Volendo favorire questa tendenza, l'UDC rifiuta la proposta di Berlusconi di costituire un partito unico della CdL.
Durante questa fase di incomprensioni, Follini, che già in precedenza aveva fondato dei circoli culturali denominati, ad ottobre 2006 decide di abbandonare l'UDC dando autonomia alla sua Italia di Mezzo, con il dichiarato obiettivo di accogliere quegli elettori che non si sentono rappresentati nell'attuale bipolarismo e creare dunque un nuovo centro. In seguito confluirà nel Partito Democratico.
Inizio delle distanze dalla "Casa delle Libertà" L'UDC, intanto, avvia un cammino autonomo e punta a differenziarsi dalla Casa delle Libertà, che giudica ormai come un'esperienza conclusa e punta, piuttosto, alla nascita di un nuova coalizione di centro alternativa alla sinistra, continuando a dichiarare la sua netta opposizione al Governo Prodi II.
I principali strappi consumati nei confronti della CdL riguardano: il 2 dicembre 2006 l'UDC decide di non partecipare alla manifestazione di piazza organizzata a Roma dal centro-destra contro la Legge Finanziaria del Governo e, piuttosto, organizza una manifestazione parallela e contemporanea, a Palermo, dove viene sancito che "esistono due opposizioni al centro-sinistra": una, quella dei moderati, rappresentata appunto dall'UDC; l'altra, quella delle forze di destra, rappresentata da Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord che si avviano - seppur con dei distinguo - alla costituzione di un partito unitario, definito da Berlusconi come il Partito della Libertà. In questa circostanza, Casini afferma che "la Casa delle Libertà non ha ormai senso. Il suo ritualismo è parte del passato e non di una prospettiva politica del presente";