Il Complotto papista (Popish Plot in inglese) fu una cospirazione fittizia suggerita da Titus Oates, che dal 1678 al 1681 produsse nei regni di Inghilterra e di Scozia una serie di movimenti anti-cattolici.

Oates, infatti, aveva pensato che vi fosse una cospirazione cattolica per assassinare Carlo II, accuse che portarono all'esecuzione di almeno 22 uomini e che portarono alla crisi dell'Exclusion Bill. L'intricata rete di accuse stesa da Oates alla fine finì per punire lui stesso, portando al suo arresto per spergiuro.

Sfondo storico Lo sviluppo dell'anti-cattolicesimo inglese È possibile comprendere il complotto papista se si ha un chiaro sfondo della situazione in Inghilterra a partire dalla Riforma anglicana e dal successivo crescente sentimento anti-cattolico sviluppatosi in gran parte della popolazione protestante dell'Inghilterra.

La Riforma anglicana ebbe inizio nel 1533 quando re Enrico VIII (1509–1547) cercava a tutti i costi l'annullamento dal suo matrimonio con Caterina d'Aragona per sposare Anna Bolena. Dal momento che il papa non era intenzionato a concederglielo, Enrico interruppe i rapporti con Roma e prese personalmente il controllo della Chiesa d'Inghilterra. Successivamente, si impegnò nella dissoluzione dei monasteri, causando così l'opposizione della nazione inglese che in gran parte era ancora cattolica a quell'epoca. Con l'ascesa al trono del figlio di Enrico, Edoardo VI (1547–1553), la chiesa d'Inghilterra venne trasformata in un organismo strettamente protestante, spesso con la soppressione delle restanti istituzioni filo-cattoliche.

Ad Edoardo successe la sorellastra Maria I (1553–1558), figlia di Enrico VIII e Caterina. La nuova regina era cattolica e si impegnò perché la chiesa d'Inghilterra tornasse in unione con la Santa Sede. Maria nella sua politica compì però due azioni che furono largamente impopolari all'epoca: sposò il cugino re Filippo II di Spagna, paese dove gli orrori dell'inquisizione continuavano in particolare contro protestanti ed eretici, ed ella stessa ordinò l'esecuzione al rogo di 300 protestanti, causando così il malessere nel paese e la comune associazione tra il cattolicesimo e quanto stava accadendo in Inghilterra, oltre a pensare che altre potenze estere, religiose o non, stessero complottando contro l'Inghilterra e la chiesa anglicana.

A Maria successe la sorellastra protestante Elisabetta I (1558–1603), che nuovamente interruppe le relazioni con Roma e soppresse il cattolicesimo. Questi fatti e la sua dubbia legittimazione – era figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena – portò le potenze cattoliche a non riconoscerla come regina ed a favorire invece sua cugina cattolica, Maria di Scozia. Il regno di Elisabetta conobbe alcune ribellioni cattoliche come la Sollevazione del nord (1569) e complotti come il Complotto Ridolfi (1571) o il Complotto Babington (1586), intenzionati entrambi a uccidere Elisabetta ed a rimpiazzarla con Maria grazie all'aiuto di una invasione pilotata dalla Spagna. Dopo quest'ultimo atto, Maria venne arrestata e decapitata nel 1587. Questo fatto ed il supporto di Elisabetta alla Rivolta olandese nei Paesi Bassi spagnoli portarono Filippo II di Spagna a tentare comunque l'invasione con l'Invincibile Armata (1588). Questa azione, che si dimostrò un fallimento, non fece altro che rafforzare l'impressione che il cattolicesimo stesse complottando contro l'Inghilterra, ma che Dio fosse dalla parte dei protestanti inglesi, avendo nell'immaginario collettivo impedito lo sbarco degli spagnoli.

Il sentimento anti-cattolico raggiunse il suo picco massimo nel 1605 dopo che venne scoperto il Gunpowder Plot. Dei cospiratori cattolici tentarono di fermare il regime protestante di Giacomo I facendo saltare in aria il re ed il parlamento durante la tradizionale cerimonia annuale di apertura del parlamento. Ad ogni modo, Guy Fawkes, incaricato degli esplosivi, venne scoperto la notte prima dell'attentato. L'importanza e la portata del complotto – se fosse riuscito molte delle principali figure di governo sarebbero rimaste uccise in un solo colpo - convinse gli inglesi che i cattolici erano ormai un pericolo pubblico e che non si sarebbero fermati di fronte a nulla pur di raggiungere il loro scopo.

L'anti-cattolicesimo nel XVII secolo Il sentimento anti-cattolico fu costante nell'Inghilterra dei decenni successivi: la Guerra dei Trent'anni (1618–1648) venne vista come un tentativo da parte dei cattolici Asburgo di sterminare il protestantesimo in Germania. La politica di sovrani come Carlo I ed in particolare la sua riforma della chiesa e le decisioni prese nei confronti della high church vennero viste come pro-cattoliche, in particolare dal momento che Carlo aveva sposato Enrichetta Maria di Francia, nota cattolica. Questi fatti, assieme alle atrocità di cui si sentiva parlare dei cattolici in Irlanda nel 1641, portarono allo scoppio della Guerra civile inglese (1642–1648), che portò all'abolizione della monarchia e ad un decennio di governo puritano che favorì la tolleranza verso le differenti forme di protestantesimo ma rigettò il cattolicesimo. La restaurazione della monarchia nel 1660 sotto il governo di Carlo II portò con sé la reazione a tutti i dissensi religiosi di quel tempo, giungendo addirittura alla discriminazione legale.

I sentimenti anti-cattolici dopo la restaurazione non furono particolarmente significativi durante il regno di Carlo II, che dovette fronteggiare diversi disastri come la Grande peste di Londra (1665) ed il Grande incendio di Londra (1666). Dopo quest'ultimo tragico evento, iniziarono a circolare delle voci che erano stati i cattolici ad appiccare l'incendio che aveva distrutto gran parte della città e che in particolare i gesuiti ne erano i principali responsabili.

L'anti-cattolicesimo era supportato anche da dubbi circa la fede religiosa del re, che aveva sposato una principessa cattolica, Caterina del Portogallo e si era alleato con la Francia, la principale potenza cattolica contro i protestanti nei Paesi Bassi. Inoltre, il fratello ed erede presunto di Carlo, Giacomo, duca di York, aveva abbracciato il cattolicesimo. Nel 1672, Carlo emise la Royal Declaration of Indulgence, nella quale sospese tutte le leggi penali specifiche contro tutti i non protestanti, ed in particolare contro i cattolici.Fraser, p. 305–8; Hutton, p. 284–5 Questo fatto portò ad un crescente terrore da parte dei protestanti che i cattolici potessero recuperare influenza in Inghilterra e pertanto riportare il re in conflitto con il parlamento. Nel dicembre del 1677 un pamphlet anonimo (probabilmente scritto da Andrew Marvell) lanciò l'allarme a Londra suggerendo che il papa avesse architettato segretamente le ultime riforme volute dal sovrano.John Kenyon (1985). The Popish Plot (2ª ed.), Phoenix Press, 2000, ISBN 978-1-84212-168-9, p. 603

Eventi L'inizio Oates e Israel Tonge, fanatici anti-cattolici del clero, avevano scritto un lungo manoscritto nel quale accusavano le autorità della chiesa cattolica di approvare l'assassinio di Carlo II di cui avevano segretamente incaricato i gesuiti in Inghilterra. Il manoscritto fa inoltre il nome di quasi 100 gesuiti e dei loro sostenitori che sarebbero stati coinvolti nel complotto di assassinio del sovrano per rimpiazzarlo con un nuovo sovrano voluto dai paesi cattolici, ma ad ogni modo nulla di quanto scritto nel documento diede prova di essere vero.

Oates fece avere a Tonge una copia del manoscritto nella casa del medico Sir Richard Barker, col quale Tonge viveva.John Pollock (2005) . The Popish Plot: A Study in the History of the Reign of Charles II, ristampa a cura di Kessinger Publishing, ISBN 978-1-4179-6576-2, p. 13. Il giorno successivo quando Tonge trovò il manoscritto, lo mostrò ad un suo conoscente, Christopher Kirkby, il quale rimase scioccato e decise di informare il re. Kirkby era un chimico e assistente del sovrano nei suoi esperimenti di chimica. Il 13 agosto 1678, mentre Carlo stava camminando nel St. James's Park, il chimico lo informò del complotto. Carlo minimizzò la cosa ma Kirkby disse di conoscere i nomi degli assassini che avevano pianificato di sparare al re e che, nel caso in cui avessero fallito, era a conoscenza del fatto che il medico della regina, Sir George Wakeman, avrebbe dovuto avvelenarlo. Quando il re richiese prove per queste pesanti accuse, il chimico si offrì di portargli Tonge che conosceva personalmente i fatti. Carlo chiese a Kirkby di portare Tonge alla presenza di Thomas Osborne, lord Danby, Lord High Treasurer, il più influente dei ministri del re e di esporre a lui i fatti. Tonge a questo punto, interrogato lord Danby, mentì dicendo che aveva trovato il manoscritto ma non ne conosceva l'autore.

Le indagini Il governo, malgrado la diffidenza del re, prese seriamente la faccenda (era questa pratica comune per i tempi, la precedente primavera una casalinga di Newcastle era stata indagata semplicemente per aver detto che "il re rappresenta la maledizione per tutte le buone e fedeli mogli col suo cattivo esempio")Kenyon (1985), p.61. Danby, che inizialmente credette al complotto, chiese al re di avviare una indagine sul fatto. Carlo II la ritenne inutile, ritenendo che l'intera faccenda fosse assurda. Egli chiese inoltre a Danby di mantenere la massima segretezza sull'evento per non porre l'idea del regicidio nella testa della popolazione.Pollock (2005), p.73-74 Ad ogni modo, alcune parole del manoscritto pervennero nelle mani del duca di York, il quale richiese pubblicamente la necessità di una inchiesta sul fatto.Kenyon (1985), p.68-69 Sebbene Carlo dovette ammettere che non vi fossero prove certe di alcuna delle notizie riportate sul pamphlet, riluttante accettò di avviare le indagini a questo punto. Durante le investigazioni, emerse il nome di Oates il quale venne accusato da alcune fonti di aver incontrato il reggente di Spagna, Giovanni d'Austria.Kenyon (1985), p.80 Il re ebbe quindi una lunga e franca discussione con Paul Barillon, ambasciatore francese in Inghilterra, nella quale ripeté ancora una volta di non credere ad una sola parola sul complotto e che Oates era solo un "invasato".Kenyon (1985), p.84

Il 6 settembre Oates venne convocato davanti al magistrato Sir Edmund Berry Godfrey per ripetere la testimonianza che già aveva reso al sovrano. Oates ammise di essere stato ad un raduno di gesuiti alla Taverna del Cavallo Bianco nella zona londinese dello Strand, il 24 aprile 1678. Secondo Oates, l'intento di quella riunione era discutere dell'assassinio di Carlo II, dibattendo anche sui metodi: pugnalato da un sicario irlandese, ucciso con un colpo di archibugio da un gesuita o avvelenato dal medico della regina, sir George Wakeman.

Oates e Tonge vennero convocati il mese successivo davanti al Privy Council, ed il consiglio stesso interrogò Oates. Il 28 settembre egli rilasciò 43 accuse contro vari membri di ordini religiosi cattolici, tra cui i nomi di 541 gesuiti e numerosi nobili cattolici. Accusò Sir George Wakeman, il medico della regina, e Edward Colman, segretario di Maria Beatrice d'Este, duchessa di York, di aver pianificato l'assassinio del sovrano. Colman si scoprì che effettivamente aveva intrattenuto una corrispondenza col gesuita francese padre Ferrier, confessore di Luigi XIV, sottolineando il suo grandioso schema per ottenere la dissoluzione del parlamento nella speranza di crearne uno nuovo più favorevole ai francesi; sulla base di queste rivelazioni, venne condannato a morte con l'accusa di tradimento. Wakeman venne in seguito riconosciuto innocente. Malgrado la cattiva reputazione di Oates, i consiglieri tutti rimasero fortemente impressionati dalla sua capacità di parola e dalla ricchezza di dettagli del suo racconto oltre che dalla sua memoria. Punto focale fu quando gli vennero mostrate cinque lettere contenenti dei dettagli sul complotto che alcuni lo accusavano di aver scritto di suo pugno: Oates fece invece il nome di ogni singolo autore.Kenyon (1985), p.79