San Zeno di Montagna (San Xén de Montàgna in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Verona in Veneto.
Geografia fisica Il territorio comunale occupa una parte della catena del Monte Baldo, che separa il lago di Garda dalla Vallagarina e dal fiume Adige. Sorge in una posizione panoramica sovrastante l'alta costa veronese del Garda.
Confina con i seguenti comuni: a nord con Brenzone sul Garda, a nord-est con Ferrara di Monte Baldo, a sud-est con Caprino Veronese, a sud con Costermano e ad ovest con Torri del Benaco.
È facilmente raggiungibile grazie al casello sull'Autostrada A22 di Affi-Lago di Garda sud, situato a circa 13 km da San Zeno.
Inquadramento geomorfologico Il territorio del comune di San Zeno di Montagna si inserisce lungo il versante occidentale del Monte Baldo, caratterizzato da una serie di piccole valli che confluiscono, quasi tutte nel Lago di Garda o vengono intercettate dalla Val dei Lumini che le convoglia verso la piana di Caprino. Analizzando la morfologia del territorio è possibile osservare come esso derivi dall’azione di un insieme di agenti morfogenetici cioè fenomeni fisico/chimici che possono modificare o generare le forme e le caratteristiche dei depositi ed in particolare:
i corsi d'acqua che comportano la formazione di solchi torrentizi vicini e paralleli che scorrono lungo canyon terminanti a forma di cuneo nella parte centrale del versante; il carsismo di superficie (fenomeni epigei) e di profondità (fenomeni ipogei) che ha prodotto varie morfologie, creando dei caratteristici paesaggi glacio-carsici; il ghiacciaio del Garda che durante il Quaternario ha interessato l’area con movimenti delle lingue glaciali caratterizzate da più fasi di espansione alternate a fasi interglaciali di ritiro con fenomeni erosivo - deposizionali estesi ed incisivi.
Inquadramento geologico-stratigrafico Il territorio del comune di San Zeno di Montagna è posto sul versante occidentale della dorsale del Monte Baldo e si sviluppa parallelamente al ramo stretto del lago di Garda. Il Monte Baldo è costituito principalmente da una piega anticlinale asimmetrica (con asse a direzione NNE-SSO) con la convessità disposta verso l'alto. La sua origine è legata alle intense spinte compressive del Miocene, generatesi in seguito alla collisione tra la placca africana e la placca euroasiatica, avvenuta nel Cretacico superiore e, secondariamente, ai movimenti connessi all'intrusione del plutone dell'Adamello che determinò lo scollamento dal basamento delle Prealpi Bresciane (verso S-E).
Inquadramento Idrografico Nell’area del Monte Baldo, sia le sorgenti, sia la circolazione idrica superficiale sono condizionati dalla piovosità stagionale e dalle precipitazioni meteoriche; il regime dei corsi d’acqua è, infatti, prevalentemente di tipo torrentizio: le incisioni delle valli raccolgono ingenti quantità d’acqua durante gli eventi piovosi ma ritornano rapidamente asciutti poco dopo il termine delle precipitazioni.
Inquadramento Idro-geologico Lo sviluppo della circolazione idrica sotterranea è legata alle caratteristiche di permeabilità di ciascuna delle litologie presenti. Infatti nel caso del territorio del comune di San Zeno di Montagna si possono distinguere due ambiti idrogeologici distinti: quello degli acquiferi rocciosi e quello degli acquiferi porosi dei depositi sciolti.
Depositi di Conoide: in corrispondenza di questi depositi la falda è libera e la trasmissività è da molto elevata a buona; Accumuli morenici miste a detrito: questi depositi, dotati di buona permeabilità, possono ospitare delle falde idriche talora di relativo interesse benché a carattere stagionale.
Fattori climatici Il territorio del comunale, dal punto di vista climatico, si colloca in un’area compresa tra il Clima temperato umido della pianura ed il clima alpino della zona alpina. Le condizioni sono variabili e complesse grazie alla grande differenza di altitudine, alla diversa esposizione dei versanti ed alla ventilazione. Il clima di tipo mediterraneo, (come ci indica la presenza dell'olivo) è presente nella parte meno elevata ed è caratterizzato da estati secche, inverni non troppo rigidi e precipitazioni concentrate nelle stagioni intermedie. La temperatura media annua è stabile sui 13 °C (circa 3 °C in gennaio e 23 in luglio) mentre le precipitazioni piovose sono comprese tra i 900 ed i 950 mm/anno. Salendo di quota le temperature diventano più rigide, tra gli 800 ed i 900 m la media oscilla tra i 9 ed i 10 °C e le precipitazioni annue si aggirano sui 1.300 mm con un’umidità relativa media del 60-65%. Intorno ai 1.000 m di quota le medie annuali variano tra gli 8 e i 9 °C (1-2 °C in gennaio e tra i 17 e i 19 °C in luglio). In prossimità delle creste più elevate la temperatura media del mese di gennaio è di -4 °C e di circa 14 °C quella di luglio. Sono più abbondanti nel mese di febbraio le precipitazioni nevose, più consistenti oltre i 900 m, dove la durata dell’innevamento supera la durata di 30 gg. Mediamente, i giorni di cielo sereno o poco nuvoloso variano tra i 190 ed i 260, mentre, sono circa 100 quelli con precipitazioni. L'intera zona è caratterizzata dalla presenza di micro-correnti e brezze che spirano soprattutto dal lago verso l’alto. Queste sono responsabili delle condensazioni e delle nuvole estive che si notano sulle cime del Baldo e delle condizioni di clima mediterraneo che caratterizzano alcune strette e ripide valli fino ad alta quota.
Flora e fauna La superficie del comune di San Zeno di Montagna è di 2.825,75Ha, composta dal:
62% di superficie boscata; 28% con prati/pascoli; 5% da castagneti da frutto; 0,14% da oliveti e parte della superficie urbanizzata.
Nel comune sono presenti 40 aziende agricole ad indirizzo zootecnico (vacche da latte) e 10 allevamenti ovini/caprini ciò è stato rilevato in base ai dati del censimento ISTAT agricoltura 2000. L'attività zootecnica ha grande valenza insieme alla coltivazione di alberi da frutto (circa 135, dal censimento ISTAT agricoltura 2000) composti per la maggior parte da castagni, le cui zone si mescolano con la superficie investita dal bosco. I castagneti da frutto, infatti, risultano essere uno dei prodotti agricoli tra più pregiati nel territorio comunale di San Zeno.
Per quanto riguarda la fauna, il Monte Baldo possiede una grande ricchezza e varietà di specie presenti con numerosi endemismi soprattutto tra gli invertebrati. Tra gli anfibi troviamo la presenza dell'ululone dal ventre giallo (Bombina variegata) specie sempre più rara nel contesto alpino. I volatili sono forse la specie che più rappresenta la componente di ricchezza quantitativa e qualitativa. Il loro numero è direttamente correlato alla fascia dell'altitudine e all’habitat relativo con una numerosa presenza di specie diverse soprattutto nell’ambito boscato delle fasce più alte. Una citazione particolare deve essere riservata ai tetraonidi rappresentati dal francolino di monte, la pernice bianca, il fagiano di monte, il gallo cedrone e la coturnice ovunque in regresso nell’arco alpino che qui trovano ancora condizioni ottimali di vita soprattutto nelle pendici meridionali del Monte Baldo.
Biodiversità Due pozze: si tratta di un pianoro a 1295 metri d’altezza, punto di partenza e arrivo di molti itinerari del Baldo. Qui è possibile trovare una pozza d'alpeggio circondata da praterie e splendidi boschi di faggio, ricca di anfibi che qui vengono a riprodursi durante la stagione primaverile-estiva. In origine le pozze erano due, ma ne è rimasta solo una. La faggeta: la faggeta tra Ortigara e Pralungo è un'area vasta del Monte Baldo con alberi secolari dall’aspetto imponente. In questo luogo suggestivo si possono ancora osservare piccoli pianori e tracce della fabbricazione dei carbone da legna, attività che i carbonai svolgevano nel periodo estivo fino all’inizio dello scorso secolo. La coltivazione dei Marroni D.O.P.: la coltivazione del castagno nell’area baldense risale al 1285 circa, successivamente, in un documento del 1352, vi è la testimonianza di castagni coltivati nei terreni di Lubiara e di Caprino Veronese. Il castagno inizialmente veniva coltivato sulla fascia tra i 600 e i 900 metri, in seguito, nell’Ottocento, la loro diffusione interessò sia il versante orientale sia quello occidentale del Baldo e in modo particolare San Zeno e le sue contrade. Con l'obiettivo di preservazione, l'Associazione Castagnicoltori nasce nel 1997 e grazia anche al suo contributo, nel 2003 il marrone di San Zeno di Montagna è stato riconosciuto come prodotto a denominazione di origine protetta (DOP). Castagno di Fintanorbole: situato lungo la carreccia che conduce da Lumini a Fintanorbole, con circonferenza del tronco di 7,45 metri e altezza di 15 metri, si tratta del più grande esempio di castagno a San Zeno di Montagna. Si stima che abbia oltre 300 anni. Castagno della Vergine dei Lumini: questo enorme castagno è dedicato alla Vergine Maria, al suo interno è possibile notare ricavata una nicchia dove è stata posta una statuetta della Madonna del Castagnar. In onore della Assunzione della Beata Vergine Maria, il 15 di agosto si celebra la santa messa ai suoi piedi e dopo si pranza tutti in compagnia nello splendido castagneto circostante. Questo castagno ha circonferenza di 5,67 metri, altezza di 24 metri ed età stimata di oltre 200 anni.
Aree protette Il territorio comunale di San Zeno di Montagna è interessato dalla presenza di due siti Natura 2000: Monte Baldo Ovest; Monte Luppia e Punta San Vigilio.
Origini del nome
Storia La presenza di gruppi di cacciatori nomadi nella zona di San Zeno risale al paleolitico, ma i primi insediamenti stabili sono del neolitico. Successivamente i Romani giunsero nella zona nel I secolo a.C.: la loro permanenza è testimoniata da tombe, urne funerarie e tegole.
Una delle prime fonti scritte su San Zeno è l'atto con cui il cedeva al comune di Verona il distretto del Garda (1193). In questo periodo si presume che la famiglia "proprietaria" della zona erano i Dal Verme.
Intorno alla metà del '200, il feudo di San Zeno di Montagna, assieme ad altri possedimenti, viene assegnato a Nicola Dal Verme, uomo d'arme e giurista, politico e diplomatico degli Scaligeri. Proprietà che verranno concesse l dall'abate del monastero di San Zeno che le aveva in vicariato. A lui succederanno i figli Pietro e Giacomo, già signore di Bagnolo e di Nogarole Rocca. Dopo il bando a Pietro ed ai figli i feudi verranno trasmessi agli eredi diretti di Giacomo fino ad Ugolino.
Un diploma del 1351 conferma ai Dal Verme il vicariato di Montagna, con Pesina e Ceredello (Caprino Veronese) e Albisano (Torri del Benaco), mentre un diploma del 1354 assegna molte terre e pascoli sul Monte Baldo. In aggiunta, in questo periodo venne costruito un castello sui resti di una villa romana.
Nel 1377, dopo il perdono dal bando del 1354, rientrarono come co-eredi anche i cugini Taddeo Dal Verme e soprattutto Jacopo Dal Verme, grande condottiero, signore di Sanguinetto, Asparetto, Caprino Veronese, Isola della Scala, Bobbio e Val Tidone ed altri feudi nel pavese e nel piacentino. Alla sua morte però, avvenuta nel 1409, subentra totalmente il figlio Luigi Dal Verme (o Alvise), conte imperiale di Sanguinetto (feudo e titolo che assommerà tutti i feudi veronesi), e conte di Bobbio e Voghera, Castel San Giovanni e val Tidone e signore di altri feudi, che erediterà totalmente come unico proprietario dai cugini, ma nel 1437 verranno confiscati tutti i feudi veneti per la definitiva alleanza con Milano, rimanendo in eredità trasmissibile solo titolo nobiliare di conti di Sanguinetto.