LAffondatore era un ariete corazzato a torri di I ordine della Regia Marina.
Caratteristiche e costruzione
La nave, ordinata al cantiere Mare di Millwall, vicino a Londra, l'11 ottobre 1862, ebbe una costruzione alquanto travagliataErmanno Martino, Lissa 1866: perché? su Storia Militare n. 215 (agosto 2011). La consegna della nave era infatti prevista entro i nove mesi successivi ma poco tempo dopo che l'ordine fu effettuato il cantiere Mare fallì. Rilevò allora il cantiere il signor Harrison, che aveva progettato lAffondatore ma che poté impostare la nave solo nell'aprile 1863, allungando quindi i tempi previsti di costruzione a un anno e mezzo.
Nonostante la presenza nel contratto di una clausola che prevedeva una clausola penale di 50 sterline per ogni giorno di ritardo sulla consegna (stabilita per il 1º ottobre 1864) ed il concretizzarsi di un sempre più probabile conflitto italo-austriaco, che causava forti pressioni da parte della Regia Marina, la costruzione andò a rilento per via dei problemi legati alla riorganizzazione del cantiere dopo il fallimento. La penale accumulata dal cantiere giunse ad ammontare a 5.000 sterline, ma l'Italia, per evitare che, con lo scoppio della guerra, la nuova unità rimanesse bloccata nel Regno Unito, dovette alla fine accondiscendere a spostare la data della consegna al 6 giugno 1866, rinunciando alla riscossione della penale e non prestando nemmeno attenzione ai deludenti risultati di velocità e stabilità che emergevano dalle prime prove in mare.
Con lAffondatore si introduceva, rispetto alle navi precedenti, una soluzione rivoluzionaria nella disposizione dell'armamento: invece di avere qualche decina di cannoni disposti in batteria sulle due fiancate, la nave aveva due giganteschi (per l'epoca) cannoni singoli Armstrong Mark IV ad avancarica da 254/30 mm in due torri corazzate girevoli, disposte assialmente, una a prua ed una a poppa. Questa disposizione dell'armamento, perfezionata circa dieci anni più tardi con le due unità della classe Duilio, era destinata a rivoluzionare il concetto di nave da battaglia, di cui lAffondatore può essere ritenuto un primo prototipo, sebbene non molto riuscito.
Al di là dell'innovativo armamento, infatti, lAffondatore presentava, in quanto unità piuttosto sperimentale, notevoli difetti, che si misero in evidenza durante il viaggio dal Regno Unito all'Italia (giugno-luglio 1866). La macchina a vapore – una macchina alternativa orizzontale a due cilindri con biella di ritorno, alimentata da otto caldaie parallelepipede – non era infatti in grado di sviluppare i 12 nodi di progetto; inoltre l'eccessiva lunghezza della nave faceva sì che la virata di bordo fosse fin troppo lenta ed ampia. La stabilità era piuttosto insoddisfacente, con un baricentro che, specie se la nave era scarica di carbone e munizioni, era troppo alto. Tutto ciò faceva sì che l'unità, più che come nave di squadra, fosse più indicata per un impiego isolato. Un ulteriore problema era dato dal posto di comando corazzato, di forma circolare e dotato di otto feritoie: da ognuna di queste si aveva una visuale solo parziale, e differente da quella che si aveva da ognuna delle altre (difetto che si mise in evidenza durante la battaglia di Lissa).
Altre caratteristiche dellAffondatore consistevano in uno sperone fucinato di 2,5 metri situato a prua, una poppa rientrate con un solo timone. La protezione, costituita da piastre corazzate in ferro dolce, correva da prua a poppa con uno spessore di 127 mm, estendendosi per 2,20 metri al disopra della linea di galleggiamento ed 1,20 al disotto di essa. L'armamento velico era a goletta (due alberi a vele auriche), con 1510 metri quadrati di velatura.
Storia operativa Il 20 giugno 1866, tre giorni prima dello scoppio della terza guerra d'indipendenza, lAffondatore ancora incompleto, al comando del capitano di vascello Federico Martini, venne fatto salpare da Londra per l'Italia dietro ordine del governo italiano, che ne temeva il sequestro se si fosse trovato in Inghilterra all'atto della dichiarazione di guerra. Cinque giorni dopo l'inizio del conflitto, il 28 giugno, lAffondatore passò lo stretto di Gibilterra, ed il 15 luglio arrivò a Napoli.
La flotta italiana, divisa in tre squadre, si era frattanto trasferita in Adriatico, ed il 18 luglio 1866 aveva iniziato le operazioni di bombardamento contro l'isola di Lissa, dove si progettava di sbarcare. Il comandante in capo dell'armata navale, ammiraglio Carlo Pellion di Persano, conscio delle scarse potenzialità di molte delle sue unità ma fiducioso nelle qualità dellAffondatore, ne aveva più volte richiesto l'immediata assegnazione all'armata, ed aveva più volte procrastinato l'inizio delle operazioni belliche in attesa dell'arrivo della nuova unità, di cui avrebbe voluto fare la sua nave ammiraglia. La nave arrivò nelle acque di Lissa il 19 luglio 1866, a metà mattino, e venne aggregata alla I Squadra, che quel giorno rimase al largo dell'isola con funzioni di appoggio nei confronti della II e III Squadra, impegnate in operazioni di bombardamento contro le fortificazioni e, la II Squadra, anche in infruttuosi tentativi di sbarco.
Alle 7.50 del mattino del 20 luglio, mentre si facevano i preparativi per lo sbarco sull'isola (durante il quale lAffondatore, che al momento si era portato con la I Squadra al largo di Porto San Giorgio, avrebbe avuto l'incarico di bombardare, insieme alle pirofregate corazzate Re d’Italia e Re di Portogallo ed alla cannoniera corazzata Palestro, la batteria della Madonna, situata in fondo a Porto San Giorgio), sopraggiunse la squadra navale austroungarica agli ordini dell'ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff: ebbe così inizio la battaglia di Lissa, conclusasi con una drammatica sconfitta della flotta italiana. Unità non ancora precisamente inquadrata, ma aggregata alla II Divisione della I Squadra, che comprendeva anche le pirofregate corazzate San Martino e Re d'Italia e la cannoniera corazzata Palestro, lAffondatore si mise a fianco di questa formazione, la seconda delle tre formate (le altre due erano la III Squadra, in testa, e la III Divisione della I Squadra, in coda) dalla flotta delle corazzate italiane, che si era disposta in linea di fila e dirigeva verso nord/nordest, contro la flotta austro-ungarica. La velocità assunta dalla II Divisione era di 9 nodi, il massimo che si potesse raggiungere, causa la lentezza della Palestro.
Durante l'avvicinamento, alle dieci del mattino, l'ammiraglio Persano decise di trasbordare – insieme al capo di stato maggiore D'Amico ed ai due aiutanti di bandiera – dalla Re d'Italia allAffondatore, che affiancava la II Divisione. Causa l'inesperienza dell'equipaggio di quest'ultimo, e la sua scarsa manovrabilità, nell'operazione si persero dieci minuti, aprendo un varco nello schieramento tra la Re d'Italia, prima nave del secondo gruppo, e la pirofregata corazzata Ancona, ultima del primo gruppo, varco del quale Tegetthoff approfittò per «tagliare la T» alla formazione avversaria (all'apertura di tale varco, lungo oltre 1500 metri, contribuì comunque anche l'eccessiva velocità, 11 nodi, assunta dalla III Divisione, il cui comandante, contrammiraglio Giovanni Vacca, non sembrò tener conto della lentezza delle altre unità).
Tra l'altro, nella fretta del momento, né lAffondatore né la Re d'Italia provvidero a recuperare la lancia usata per il trasbordo ed i suoi occupanti, che vennero raggiunti dalla pirofregata Governolo a battaglia finita. Un altro problema era che, in condizioni di scarsa visibilità, l'insegna di ammiraglio comandante in capo (peraltro non particolarmente riconoscibile, essendo costituita dal tricolore italiano con l'aggiunta di sfere bianche nel campo verde), sulle alberature dellAffondatore, che erano più basse di quelle della Re d'Italia (ma anche più libere da vele, cordami e manovre) non era molto visibile: è però da mettere in evidenza che gran parte dei comandanti, e soprattutto i diretti sottoposti di Persano, il contrammiraglio Vacca ed il viceammiraglio Giovan Battista Albini, si accorsero del trasbordo, ma preferirono ignorarlo e fingere di non averlo notato, per non dover seguire gli ordini del comandante.
Mentre la III Squadra virava verso sinistra, la II Divisione, con sole quattro unità (Re d'Italia, San Martino, Palestro, Affondatore), venne a contatto con la formazione di testa della flotta austro-ungarica, che contava sette corazzate. Le navi di Tegetthoff cercarono di speronare quelle della II Divisione e lAffondatore (che era lievemente defilato sulla sinistra), che tuttavia evitarono collisioni accostando di 90° a sinistra e defilando controbordo. Mentre Persano segnalava ad Albini (comandante della II squadra) di intervenire, non ricevendo però alcuna risposta, le unità avversarie invertirono la rotta e tentarono quindi un nuovo attacco, anch'esso sventato dalla contromanovra della II Divisione, poi si entrò nel vivo dello scontro: lAffondatore aprì il fuoco contro il pirovascello austroungarico Kaiser, devastandolo con i propri cannoni da 254 e cercando poi di speronarlo, ma la manovra fallì a causa della scarsa manovrabilità della nave italiana.
La nave nemica, scampata all'attacco dell'ariete, venne assalita dalla pirofregata corazzata Re di Portogallo, che cercò di speronarla e poi la colpì con una bordata: la contromanovra del Kaiser si tradusse in una collisione smorzata prua contro prua, dalla quale l'unità austroungarica uscì con la prua semidistrutta e mutilata di fumaiolo ed albero di trinchetto. Mentre il pirovascello si ritirava assistito dalla pirocorvetta Erzherzog Friedrich, lAffondatore l'avvistò nuovamente, e manovrò per speronarlo ed affondarlo, ma a quel punto si misero in evidenza tutti i difetti del posto di comando corazzato: l'ammiraglio Persano, che guardava dalla feritoia centrale prodiera, ordinò “alla via” per speronare il Kaiser, il capo di stato maggiore D'Amico, che osservava dalla feritoia a destra di quella di Persano, vide lErzherzog Friedrich e, scambiandola per una corazzata che stava per speronare lAffondatore, ordinò “barra tutta a dritta”, mentre il comandante Martini, che si trovava alla feritoia a sinistra dell'ammiraglio, ordinò “barra tutta a sinistra”: il timoniere, non sapendo a chi dare retta, tenne la barra in mezzo facendo accostare in fuori lAffondatore, che non poté così eseguire lo speronamento, pur avendo ormai serrato le distanze ad appena duecento metri (a bordo della Kaiser i fanti di marina si disposero lungo la murata pronti a lanciare nel fumaiolo dellAffondatore, non appena fosse giunto a tiro, dei sacchetti di polvere da sparo).
La nave italiana tentò ancora, mentre veniva fatta oggetto del tiro di cinque fregate nemiche, di speronare il Kaiser, ma senza risultato: l'ultimo tentativo fallì dopo che la cannoniera Reka si fu interposta tra il vascello e l'ariete, obbligando la nave italiana a virare ed aprendo il fuoco con i suoi due soli piccoli cannoni. Successivamente l'ariete avvistò la Palestro che, in fiamme dopo un duro scontro, cercava di ripiegare ma era inseguita dalla pirocorvetta corazzata Drache: l'intervento dellAffondatore, che s'interpose tra le due navi e manovrò per speronare la Drache, obbligò quest'ultima a rinunciare all'inseguimento. LAffondatore affiancò poi temporaneamente la Palestro, poi si allontanò mentre altre due unità italiane, la vecchia pirofregata a ruote Governolo ed il trasporto a ruote Indipendenza, si avvicinavano alla cannoniera per fornire assistenza ed eventualmente recuperare l'equipaggio, se si fosse reso necessario l'abbandono della nave. Intorno alle 13 la pirofregata corazzata austroungarica Kaiser Max tentò di attaccare la Palestro e le due unità soccorritrici, ma un nuovo intervento dellAffondatore salvò le tre unità dall'attacco.