La battaglia di Castiglione, anche detta battaglia di MedoleFriedrich Engels, Sull'Italia: scritti e lettere, Mosca, Edizioni Progress, 1976, pag. 49 o battaglia del Monte Medolano, si svolse nei territori di Castiglione delle Stiviere, Medole e Solferino, il 5 agosto 1796, tra le forze francesi del giovane generale Napoleone Bonaparte e quelle austriache del feldmaresciallo Dagobert von Würmser nel corso della prima campagna d'Italia durante la guerra della Prima coalizione.

La battaglia, terminata con la netta vittoria dell'Armata d'Italia, concluse la campagna iniziata il 29 luglio 1796 con l'offensiva austriaca dal Trentino per sbloccare la fortezza di Mantova assediata dalle truppe francesi. Dopo alcune gravi difficoltà e incertezze, il generale Bonaparte organizzò un audace piano di operazioni che gli permise di concentrare le sue forze e sbaragliare una dopo l'altra le diverse colonne d'attacco austriache che avanzavano separate a est e a ovest del Lago di Garda. Il 5 agosto a Castiglione venne disfatta la colonna principale guidata personalmente dal comandante in capo austriaco, feldmaresciallo von Wurmser.

Dal punto di vista strategico la campagna di Castiglione, dal 29 luglio al 12 agosto 1796, rappresenta uno dei più brillanti successi della carriera di Napoleone Bonaparte e la prima dimostrazione della sua strategia contro diversi eserciti nemici contemporaneamente in campo; l'autore scrive di "uno dei più bei trionfi" di Napoleone.; dal punto di vista tattico la battaglia finale del 5 agosto fu il primo grande successo campale del generale e la prima dimostrazione pratica del sistema tattico preferito da Napoleone sul campo di battaglia..

Seconda fase della campagna d'Italia

Situazione e schieramento dell'Armata d'Italia Il generale Napoleone Bonaparte aveva iniziato con una serie ininterrotta di sensazionali vittorie la campagna in Italia settentrionale con la sua Armata d'Italia, apparentemente debole e disorganizzata ma combattiva, aggressiva e fortemente motivata dai proclami, dall'energia e dalla risolutezza del comandante in capo e dei suoi luogotenenti.. Dopo aver costretto il Regno di Sardegna a cedere le armi ed a concludere l'armistizio di Cherasco ed essere sboccato in pianura dopo la riuscita campagna di Montenotte, il giovane e audace generale aveva marciato oltre il Po ed era entrato a Milano il 16 maggio 1796, mentre i resti dell'esercito austriaco sconfitto del generale Johann von Beaulieu avevano ripiegato nel Trentino..

Impegnato in complessi compiti politico-militari di organizzazione e amministrazione dei territori conquistati e di sfruttamento delle risorse locali, sottoposto alle pressioni del Direttorio di Parigi e deciso a sviluppare il suo potere personale nella penisola, il generale Bonaparte aveva anche dovuto porre l'assedio alla fortezza di Mantova, solidamente difesa dalla guarnigione austriaca costituita da soldati. Il generale Jean Mathieu Sérurier era stato incaricato di iniziare un regolare assedio con soldati e numerose artiglierie pesanti, mentre il grosso dell'armata aveva raggiunto la linea dell'Adige e occupato Verona e Legnago..

Il generale Bonaparte, dopo aver trascorso un breve periodo a Milano per incontrare finalmente la moglie Giuseppina Beauharnais per la quale provava un'accesa passione, si era recato al suo quartier generale di Marmirolo a nord di Mantova per sovrintendere alle complesse e difficili procedure d'assedio della fortezza. La missione di costringere alla resa la munita fortezza appariva problematica; nel frattempo si apprendevano informazioni sempre più precise e attendibili di un raggruppamento di potenti forze austriache nel Trentino, in fase di organizzazione per sferrare una controffensiva e sconfiggere l'esercito francese. Il 22 luglio il generale si trasferì a Castiglione delle Stiviere per controllare meglio la situazione complessiva del suo schieramento..

L'Armata d'Italia era costituita da circa soldati; mentre il generale Sérurier era impegnato nell'assedio di Mantova, il generale Bonaparte aveva schierato sull'ala sinistra, a ovest del lago di Garda, la divisione del generale Pierre Sauret che occupava il territorio tra Brescia e la riva occidentale del lago. Dalla sponda orientale del lago, attraverso l'altopiano di Rivoli, fino all'Adige a Verona erano posizionate le truppe del generale Andrea Massena e del generale Hyacinthe Despinoy; lungo l'Adige, sull'ala destra, la divisione del generale Pierre Augereau si estendeva da Ronco a Legnago; infine i reparti di cavalleria del generale Charles Kilmaine erano a Vallese, tra Verona e Legnago..

Lo schieramento francese era molto esteso ma il generale Bonaparte riteneva che, disponendo di buone strade di comunicazione laterale, avrebbe potuto agevolmente concentrare le sue truppe nel punto scelto dal nemico per effettuare l'attacco principale, sfruttando soprattutto la grande velocità di spostamento delle sue truppe, abituate alle estenuanti marce forzate richieste dalla strategia del comandante in capo dell'Armata d'Italia.

I piani della controffensiva austriaca

Dopo le vittorie dell'arciduca Carlo in Germania, l'Impero d'Austria aveva potuto distaccare notevoli forze in Italia per passare all'offensiva e ribaltare l'esito della campagna nella penisola. Al comando dell'esperto feldmaresciallo Dagobert von Wurmser, vennero inviati in Trentino oltre soldati di rinforzo provenienti da tutte le regioni dell'Impero, tra cui i contingenti ungheresi e croati, per potenziare le truppe superstiti del feldmaresciallo Beaulieu e organizzare un attacco decisivo per sbloccare la fortezza di Mantova e sbaragliare l'esercito francese del generale Bonaparte...

Nella seconda metà di luglio il feldmaresciallo von Wurmser poté completare il raggruppamento delle sue forze nel Trentino e pianificare la sua offensiva; egli, invece di concentrare le truppe, adottò uno schieramento frammentato suddividendo l'esercito in tre gruppi principali, scarsamente collegati tra loro e indirizzati su percorsi separati dai due lati del lago di Garda. Sulla sinistra un corpo di truppe di soldati, al comando dei generali Davidovic, Meszaros e Mittrovsky avrebbe percorso la valle dell'Adige puntando su Verona e sul ponte di Dolcè; al centro il feldmaresciallo von Wurmser avrebbe guidato la massa principale di soldati, suddivisa nelle colonne comandate dai generali Michael von Melas, Sebottendorff, Bajalic e Lipthay, sferrando l'attacco sull'altipiano di Rivoli, tra il corso dell'Adige e la riva orientale del lago di Garda; infine sulla destra, a ovest del lago, il generale Peter von Quosdanovic avrebbe marciato con altri uomini, al comando dei generali Ott, Reuss e Ocskai, lungo la valle del Chiese fino a Brescia per intercettare le comunicazioni con Milano dell'armata francese..

Il piano del feldmaresciallo von Wurmser era troppo complicato ed era reso particolarmente difficile dalla necessità di coordinare i movimenti di numerose colonne separate prive di collegamenti tra loro; in particolare l'ala destra comunicava con la colonna principale centrale solo attraverso un lungo percorso fino a Rovereto e Ledro. Inoltre la colonna di destra del generale Quasdanovic venne ulteriormente suddivisa durante le operazioni in due parti con obiettivi divergenti. Questa mancanza di coesione avrebbe grandemente favorito le manovre del generale Bonaparte che poté mantenere strettamente concentrate le sue truppe..

L'offensiva austriaca Primi successi austriaci e decisioni del generale Bonaparte Il generale Bonaparte trascorse parte della giornata del 28 luglio a Brescia in compagnia della moglie, ma ben presto giunsero le prime notizie dei movimenti offensivi del nemico: le forze austriache stavano scendendo lungo le due rive del lago di Garda, mentre una colonna sembrava diretta su Verona. Alla fine della giornata i rapporti che giunsero al generale Bonaparte confermarono che una grande offensiva nemica era iniziata, gli avamposti del generale Massena sull'altipiano di Rivoli e di fronte a Verona erano sottoposti ad una crescente pressione; il comandante in capo dell'Armata d'Italia decise quindi di partire subito per Roverbella a est del Mincio per prendere la direzione complessiva delle operazioni..

Il 29 luglio la situazione sul campo divenne difficile per i francesi; il generale Bonaparte, giunto al suo quartier generale avanzato, ricevette una serie di rapporti negativi dai suoi luogotenenti lungo tutto il fronte. Il generale Barthélemy Joubert, comandante delle avanguardie della divisione del generale Massena a La Corona, si trovò in difficoltà sotto gli attacchi austriaci della colonna principale del feldmaresciallo von Wurmser e nella notte dovette ripiegare sull'altopiano di Rivoli dopo aver subito notevoli perdite; contemporaneamente un'altra colonna austriaca, al comando del generale Meszaros, era comparsa di fronte a Verona e altre truppe avanzavano dalla Rocca d'Anfo. Il fronte d'attacco nemico si estendeva dalla sponda occidentale del lago di Garda al fiume Adige.. Anche a ovest del lago di Garda gli austriaci ottennero notevoli successi nella prima giornata di combattimenti; il generale Quosdanovic raggiunse con le sue truppe Salò, dove il generale Jean Joseph Guieu venne accerchiato con 600 uomini, mentre i resti della divisione del generale Sauret dovettero ripiegare..

Il generale Bonaparte si mostrò preoccupato per i pericolosi sviluppi dell'offensiva austriaca; egli comprese subito il piano di operazioni del nemico e l'intenzione del feldmaresciallo von Wurmser di concentrare le sue colonne convergendo a sud del lago di Garda. In serata decise di abbandonare Verona e diede ordine al generale Massena di ripiegare sul Mincio e di rafforzare le difese di Castelnuovo; egli dispose anche che i traini più pesanti e il tesoro dell'armata fossero subito evacuati a Cremona; il generale non nascose che la situazione era "molto critica" ma continuò a mostrare fiducia con i suoi subordinati..

La mattina del 30 luglio il generale Bonaparte diede maggiori segni di nervosismo; una delle colonne del generale Quosdanovic raggiunse e occupò Brescia e il generale Despinoy venne inviato con due brigate a ovest del lago di Garda per bloccare l'avanzata austriaca in quel settore che avrebbe potuto minacciare le vie di comunicazioni francesi. Il comandante in capo per la prima volta dopo l'inizio della campagna d'Italia apparve insicuro e incerto; nel pomeriggio convocò un decisivo consiglio di guerra al quartier generale di Roverbella dove, taciturno e in apparenza poco risoluto, ascoltò le valutazioni dei suoi subordinati, tra i quali predominava il pessimismo.. Il generale Bonaparte sembrava scoraggiato e depresso; durante il consiglio di guerra si parlò di ritirata generale dietro il Po e di rinunciare a combattere, i generali presenti apparvero divisi e molti consigliarono la ritirata. Il generale Pierre Augereau al contrario mostrò grande energia e volontà di battersi, egli protestò contro i piani rinunciatari e insistette bruscamente per rischiare una battaglia.. Durante il consiglio di guerra ci furono scontri verbali e violenti alterchi; il generale Bonaparte chiuse la riunione senza aver preso una decisione definitiva. Fu durante la serata e la notte che il generale, dopo lunghe meditazioni strategiche di fronte alla carta della situazione, decise il nuovo piano di operazioni.