Larbitro (anche noto colloquialmente come direttore di gara o giudice di gara) è un ufficiale di gara a cui, negli sport del calcio a 11, del calcio a 5 e del beach soccer, è affidata la direzione della stessa.
Questa figura è colui che durante una partita di calcio, svolta in maniera ufficiale o in ogni caso autorizzata dai competenti enti calcistici, "arbitra", ossia dirige l'incontro per il quale è stato designato, e assicura che esso si svolga regolarmente nel pieno rispetto delle regole del gioco, stabilite a livello internazionale dall'IFAB, dalla FIFA e a livello minore dalle varie federazioni calcistiche continentali e nazionali.
All'arbitro è conferita tutta l'autorità necessaria per far osservare le regole del gioco nell'ambito della gara, che è chiamato a dirigere e controllare in modo imparziale, ed infatti durante la stessa, esso assume la qualifica di pubblico ufficiale.
Classicamente a livello dilettantistico, una partita di calcio a 11 viene diretta da 3 ufficiali di gara (Arbitro e due Assistenti), mentre una partita di calcio a 5 da 2 Arbitri e da un Cronometrista.
Il Regolamento del gioco del calcio dedica all'arbitro la Regola 5 e agli altri ufficiali di gara suoi assistenti la Regola 6.Regola 5 - L'arbitro (
Storia Quando il gioco del calcio era ancora ai suoi albori, ossia verso la metà del XIX secolo, le partite ufficiali si giocavano internamente alle "public school” inglesi e la figura dell'arbitro non esisteva. Le partite infatti venivano "auto-arbitrate" dagli stessi calciatori, ed erano i due capitani delle due squadre in campo a dover garantire che la propria squadra rispettasse le regole, avendo anche il potere di "espellere" il calciatore reo colpevole di aver violato le stesse. Essi prima dell'avvio della partita si accordavano sulla durata, sulle regole da seguire (ogni scuola aveva le proprie regole), sul numero dei giocatori titolari e le misure del campo.
Solo dopo la nascita dei primi campionati veri e propri tra le varie scuole, si rese necessaria la "creazione" dei giudici di gara, figure imparziali, che godessero dell'unanime rispetto e fossero in grado di assumere decisioni insindacabili in caso di dispute, così da stroncare sul nascere ogni possibile dissidio tra i giocatori. Venne così creata copiandola dal cricket, la figura dell«umpire» (termine che ancora oggi indica l'arbitro di vari sport, come ad esempio il football americano).
Gli umpire erano due per gara e venivano scelti dai capitani delle due squadre, prendevano posto nell'area di rigore, all'altezza della porta, e il loro compito era quello di contare i gol e prendere una decisione nei casi dubbi verificatisi nella metà del campo di loro competenza. Nel 1863, vennero ulteriormente precisate le competenze dell"umpire": le sue decisioni non potevano essere contestate, a lui era demandato l'annullamento dei gol realizzati irregolarmente e in certe partite (“House Matches”, partite “di casa”, cioè nell'ambito del College) aveva il potere di espellere i giocatori sorpresi a violare intenzionalmente le regole.
Con la nascita della Football Association e la creazione dei primi veri campionati nazionali, venne deciso di creare un terzo giudice di gara, il "referee" (antenato dell'arbitro moderno), con l'ottica di stabilire che le eventuali dispute in campo dovevano essere risolte da tre persone: i due «umpire» e il «referee». Quando si giocava una partita importante, ognuno dei due capitani sceglieva un «umpire»: poi, d'accordo, entrambi designavano un «referee» neutro. Quest'ultimo stazionava fuori dal campo, nei pressi delle due panchine, e interveniva solo nei casi controversi, cioè le questioni su cui i due “umpire ” non potevano o non volevano decidere dall'interno del terreno di gioco, quindi il «referee» interveniva solo se interpellato, non poteva farlo d'ufficio.
In occasione della FA Cup del 1871, che fu la prima competizione nazionale vera e propria, la Football Association, stabilì che i tre giudici di gara dovevano essere "designati" direttamente dal comitato della competizione e non più "scelti" tra lo staff delle due squadre, e nessuno dei tre poteva essere membro di uno dei due club partecipanti al match, con l'obiettivo che la partita doveva essere "arbitrata" da giudici neutrali.
Nel 1889, si fissarono regole nuove per la direzione delle partite. Il «referee» – sempre stando fuori dal campo – doveva stilare un rapporto della partita, controllare il tempo di gioco, espellere il giocatore che si macchiasse di condotta irregolare (informandone poi l'Association). E per la prima volta nella storia gli veniva riconosciuto il potere di sancire un calcio di punizione anche se nessuno degli «umpire» glielo avesse chiesto, nel caso stimasse pericolosa l'azione di un giocatore.
Una vera "rivoluzione" si ebbe nel 1891 quando la neonata IFAB stabili e creò delle regole comuni per tutte le competizioni (fino ad allora svolte secondo le regole delle singole scuole), quelle che poi divennero le attuali regole del gioco del calcio. Nel regolamento venne allora stabilita una sorta di rivoluzione copernicana: il «referee» entrava in campo, anzi, diventava l'unico direttore di gara all'interno del terreno di gioco, mentre gli «umpire» ne uscivano, trasformandosi in supervisori delle linee laterali, i futuri assistenti o guardalinee. Vennero dotati di bandierine di segnalazione e il loro compito venne limitato a indicare quando il pallone usciva dal terreno di gioco.
Il "referee" doveva dotarsi di un fischietto, da azionare quando decideva dì intervenire sul gioco, e il suo potere in campo era pressoché assoluto. La nuova regola 12 gli demandava la decisione in tutti i casi dubbi. Redigeva il rapporto, teneva il tempo ufficiale di gara, puniva i colpevoli in caso di condotta antisportiva e decretava l'espulsione dopo un grave fallo di gioco. Poteva sancire un calcio di punizione e, se richiesto, ordinare come punizione un calcio di rigore.
Nel marzo 1893, per migliorare la qualità degli arbitri, Frederick Wall, che da lì a poco sarebbe diventato Segretario della Football Association, fondò a Londra, assieme a W. Pickford, l'Associazione Arbitri, rendendo quindi di fatto gli ufficiali di gara "indipendenti" dai club. Lo scopo era allenare i direttori di gara in centri appositi, prepararli per i loro compiti e migliorare anche il loro status, così da trasformarli, nella considerazione generale, da "male necessario" a "servitori del gioco". A compenso del loro lavoro, questi "giudici viaggianti" ricevevano all'epoca il biglietto del treno (di seconda classe); le spese erano rimborsate solo se dovevano dirigere almeno a trenta miglia lontano da casa oppure dovevano pernottate fuori. La paga per la direzione di gara era piuttosto modesta, ma fissava un principio fondamentale; il ruolo dell'arbitro era delicato e decisivo e dunque chi lo ricopriva doveva dare, ma anche pretendere certe garanzie.
Nei primi anni del secolo scorso l'evoluzione andava completandosi, e si osservò la nascita degli attuali giudici di gara: arbitro centrale e i due assistenti.
Doveri e poteri dell'arbitro
Come già accennato in precedenza, il compito primario e principale dell'arbitro è quello di controllare e assicurarsi che una partita di calcio si svolga sempre sotto la totale osservanza e rispetto delle regole del gioco.
Esso, se presenti e designati per la gara, viene aiutato e coadiuvato da altri ufficiali di gara, in qualità di suoi assistenti, che nella loro forma più classica sono due, denominati dal regolamento assistenti arbitrali, e vanno a formare, con l'arbitro centrale, la cosiddetta terna arbitrale.
L'Arbitro deve altresì assicurarsi che i palloni utilizzati nella gara e l'equipaggiamento dei calciatori rispettino i requisiti previsti dalle regole del gioco.
Esso è inoltre l'unico cronometrista ufficiale della gara (a differenza di altri sport di squadra, come ad esempio la pallacanestro, nel calcio infatti non esiste la figura del cronometrista indipendente) e deve prendere nota degli episodi accaduti nel corso della stessa, per poi a fine gara riportarli sul referto, da inviare al giudice sportivo competente per la categoria.
Può interrompere temporaneamente, sospendere o interrompere definitivamente la gara a sua discrezione, al verificarsi di ogni infrazione alle regole o a seguito di interferenze esterne, di qualunque genere esse siano. L'arbitro può e deve intervenire su segnalazione dei suoi assistenti per quanto concerne eventi non rilevati personalmente.
Prima della gara deve identificare tutti i calciatori e lo staff tecnico delle società partecipanti, controllando che la "distinta" (un elenco dove sono indicati tutti i tesserati di una società che hanno presentato richiesta di accedere al recinto di gioco) sia correttamente compilata, e deve fare in modo che nessuna persona non autorizzata o non identificata entri nel recinto di gioco; deve sancire la ripresa della gara dopo un'interruzione del gioco; deve inviare alle autorità competenti un rapporto con le informazioni relative a tutti i provvedimenti disciplinari adottati nei confronti dei calciatori e dirigenti, inclusi allenatori, medici, massaggiatori, operatori sanitari e altri collaboratori in genere, e a tutti gli altri incidenti eventualmente accaduti prima, durante e dopo la gara. In base alla regola 5 del Regolamento, l'arbitro assume "potere", quindi ottiene tutta l'autorità necessaria, dal momento in cui giunge presso l'impianto sportivo, e perde tutta l'autorità quando a fine gara lascia definitivamente l'impianto.
Al termine della gara, l'arbitro e, se presenti, gli altri ufficiali, devono compilare un referto ufficiale della gara, annotando con precisione tutti i fatti accaduti durante la stessa (reti segnate, calciatori ammoniti, sostituzioni, periodo di recupero accordato, ecc.), ivi comprese eventuali problematiche intercorse prima, durante o dopo la gara, e comportamenti non consoni allo spirito del "gioco", anche da parte di persone estranee o non tesserate.
Il referto, una volta compilato, deve essere scannerizzato e spedito via email, PEC, fax o busta sigillata via posta, oppure consegnato a "mano" al giudice sportivo competente territorialmente per la categoria; questo ultimo, tramite la pubblicazione di un comunicato ufficiale (di norma il giovedì nelle gare dilettantistiche regionali e provinciali o il giorno immediatamente successivo alla gara nelle competizioni nazionali), omologa il risultato della gara e decide eventuali sanzioni a carico dei calciatori, dei dirigenti o in toto alle società, per le violazioni delle regole segnalate dall'arbitro nel referto.
Inappellabilità delle decisioni dell'arbitro Le decisioni dell'arbitro che si riferiscono ai fatti accaduti durante il gioco sono assolutamente inappellabili; solo lo stesso arbitro può modificarle, solamente a suo insindacabile giudizio, solo nel caso ritenga o si renda conto di aver sbagliato o a seguito della segnalazione di un assistente o del quarto ufficiale che lo porti a ritenere errata una sua decisione prima che il gioco sia stato ripreso e la gara non sia terminata.Regola 5, "Decisioni dell'arbitro" (
Solamente ai capitani delle due squadre è permesso, con assoluta educazione, rivolgersi all'arbitro per chiedere spiegazioni su decisioni da lui prese.
Arbitraggio delle gare e gli altri ufficiali di gara
In Italia l'arbitraggio, direzione e controllo della partita da parte dell'arbitro, come già anticipato, avviene classicamente nelle competizioni dilettantistiche con la collaborazione di altri due ufficiali, denominati dal regolamento (Regola 6), "assistenti arbitrali" (nella cultura popolare sono noti anche con il termine storico di "guardalinee"), che formano con l'arbitro la cosiddetta "terna arbitrale".
La terna arbitrale opera in pianta stabile a partire dal campionato di Promozione.