I Tarquini, ovvero i re etruschi di Roma, sono i tre re di Roma di origine etrusca (Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo), ultimi rappresentanti del periodo monarchico. Regnarono, secondo la tradizione, dal 616 al 509 a.C. Non è inverosimile il fatto che, per circa un secolo, Roma sia rimasta sotto il dominio etrusco.

Nel giudizio fornito dall'antica tradizione romana, questo periodo fu caratterizzato da un dispotismo tirannico molto accentuatoTito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 49.3. la cui derivazione, secondo Pietro De Francisci, andrebbe ricercata soprattutto nella natura militare del nuovo potere insediatosi a Roma e che cominciò a intaccare l'antico ordinamento gentilizio.Pietro De Francisci, Sintesi storica del diritto romano, p.55.

Qui verranno affrontati i principali aspetti sociali, le prime istituzioni, l'economia del periodo, la prima organizzazione militare, le prime forme di arte, cultura, lo sviluppo urbanistico della città, ecc.

Accadimenti politici e militari

Tra l'VIII e il VII secolo a.C., Roma era una florida città fluviale, aperta a ogni influenza e a qualsiasi persona volesse stanziarvisi. La maggior parte della popolazione era di origine sabino-latina, come lo erano stati i suoi primi quattro monarchi del periodo. Sul finire di questa prima fase monarchica, proveniente dall'Etruria, in particolare da Tarquinia,Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.36. un imponente flusso migratorio si indirizzò su Roma, composto da notabili con persone al seguito e semplici privati in cerca di lavoro e fortuna, richiamati dalle crescenti attrattive di un centro sempre più ricco e potente. Fu così che, gradualmente, i gruppi etnici etruschi, già presenti in città e residenti lungo il Vicus Tuscus, presero numericamente il sopravvento, impugnando le redini dell'economia mercantile cittadina, e impadronendosi del potere, imponendo loro re della medesima etnia. Si rimanda, quindi, alla voce età regia di Roma per quanto attiene ai principali accadimenti politici e militari del periodo, ricordando che con la cacciata di Tarquinio il Superbo, nel 509 a.C., ebbe fine l'egemonia di Tarquinia su Roma e l'inizio del periodo repubblicano. La detta cacciata di Tarquinio avviene durante la guerra con Ardea: nasce la Repubblica con i suoi primi consoli.

Cacciato il re etrusco, Roma ha necessità di rendere sicuri i suoi approvvigionamenti, gestiti per lo più da mercanti greci e soprattutto etruschi (l'etrusca Cere e il suo porto Pyrgi rifornivano Roma). Roma cerca quindi l'appoggio dei Cartaginesi – che d'altra parte già operavano a Cere, come dimostrano i ritrovamenti, a Pyrgi, di lamine votive scritte in etrusco e fenicio .

Le lamine di Pyrgi sono tre documenti incisi su lamine d'oro, di notevole interesse storico-linguistico per l'archeologia etrusca e considerate tra le prime fonti scritte in lingue italiche.Iscrizioni in lingua greca, sono invece attestate sulla penisola in epoca molto più antica (VIII secolo a.C.): la coppa di Nestore da Pithecusa e l'iscrizione "EUOIN" da Taverna dell'Osa. Attualmente i reperti sono conservati al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma. I testi in due lingue documentano il grado di influenza punica in Etruria - con un Thefarie Velianas imposto agli Etruschi dai Punici all'interno della rete di alleanze antielleniche nel Tirreno - fornendo un contesto storico-linguistico ad altri testi coevi probabilmente bilingue, come il primo trattato tra Romani e Cartaginesi siglato, per la Repubblica romana, dal console Lucio Giunio Bruto nel 509 a.C. e menzionato da Polibio nelle sue Storie (Pol., Hist. 3,22).

Società

Il secondo periodo regio di Roma vide succedersi tre re di origine etrusca. Questo secondo periodo fu più lineare rispetto al precedente, sotto il quale c'era stata una notevole espansione territoriale e un'alternanza di re, latini e sabini.Abbott, 6 In aggiunta questo periodo vide lo sviluppo della classe plebea e la loro iniziale introduzione nella struttura politica della città.

Strumenti e forma di governo

Questo nuovo periodo vide anche una differente trasmissione di poteri da re a re. Durante il periodo dei cosiddetti "re etruschi", il potere non fu più trasmesso per elezione popolare, bensì per via ereditaria.Abbott, 10 La monarchia di stampo etrusco, rappresentata dalla dinastia dei Tarquinii, impresse una forte svolta assolutistica, superando la precedente concezione che considerava il rex come primus inter pares (almeno rispetto ai patrizi). In questo secondo periodo il potere del rex risultò sempre più rafforzato, anche se non intervenne comunque in ambito privato. Notiamo alcune notevoli riforme, come l'aumento del numero dei senatoriFloro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 5.2. (una ristretta cerchia di aristocratici al servizio del rex), l'istituzione del censo da parte di Servio Tullio, sotto il cui regno si ebbe una forma di monarchia quasi assoluta a cui seguì poi la cacciata dei Tarquini. Tito Livio menziona anche un praefectus urbi al momento della cacciata dell'ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo, il quale convocò i comizi centuriati che poi elessero i primi due consoli: Lucio Giunio Bruto e Lucio Tarquinio Collatino.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 60.

Durante il regno dei Tarquini, quando il potere monarchico veniva trasmesso per via ereditaria, il Senato romano divenne, di conseguenza, subordinato allo stesso re, essendo stato abolito linterregnum tra i due regni (padre e figlio). Ciò provocò, a lungo andare, un forte risentimento nell'ordine senatorio, che si vedeva privato della possibilità di eleggere un nuovo sovrano tra i suoi membri. Questa violazione della sovranità del Senato, trasformatasi in autentica tirannia da parte dei re etruschi, fu probabilmente la causa che portò la classe aristocratica senatoriale (patrizi) a rovesciare l'ultimo re, Tarquinio il Superbo. E forse il re, prima di "cadere", potrebbe aver cercato il sostegno dei plebei, che tuttavia, poiché esausti a causa del loro impiego nell'esercito e nelle costruzioni di opere pubbliche, forse anche amareggiati dalla mancanza di potere politico, preferirono rimanere neutrali, non parteggiando né per il sovrano né per il Senato.

Fu Tarquinio Prisco che, per primo, introdusse usanze tipicamente etrusche, relative alla sua posizione regale, come gli anelli,Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 5.6. lo scettro, il paludamentum, la trabea, la sella curule, le faleree, toga pretesta e i fasci littori. Egli fu anche il primo a celebrare un trionfo su un cocchio dorato a quattro cavalli in Roma, vestito con una toga ricamata d'oro e una tunica palmata (con disegni di foglie di palma), vale a dire con tutte le decorazioni e le insegne per cui risplende l'autorità del comando.

La divisioni in classi sociali

Come vuole la tradizioneLivio, Ab Urbe condita I, 42. la vera riforma di questo periodo furono i comitia centuriata, frutto della riforma dell'esercito operata da Servio Tullio, sesto re di Roma, il quale, nel trasformare l'esercito per renderlo più funzionale, trasfuse anche nella vita civile della città la sua riforma, in ossequio all'ideale (già greco) del cittadino-soldato (vedi sotto dettagli, nella parte esercito).

Popolazioni conquistate e plebei

Si aggiunga che, di là dalla veridicità della leggenda, in seguito a una serie di guerre di conquista di questo secondo periodo regio, Roma dovette capire come porsi nei confronti delle popolazioni appena assoggettate. Spesso gli individui, la cui città era stata conquistata, continuarono ad abitare il loro antico insediamento, mantenendo invariate sia le loro usanze sia la forma di governo cittadino, ma perdendo semplicemente la loro indipendenza, posta ora sotto il dominio di Roma.Abbott, 7 Altri individui preferirono invece trasferirsi nella stessa Roma. Per acquisire lo status giuridico ed economico di cittadino romano, questi nuovi arrivati erano costretti inizialmente ad adottare un rapporto di sudditanza nei confronti di una famiglia patrizia oppure dello stesso re (anch'egli di origine patrizia). In seguito quegli individui, il cui rapporto dipendeva dal re, che poterono divenire indipendenti da questo impegno, si trasformarono nei primi plebei. E poiché Roma continuava a crescere, aveva bisogno di nuovi soldati per continuare nelle sue conquiste. I non-patrizi appartenevano alla stessa Curia del loro patrono, mentre l'esercito fu organizzato sulla base delle curie, e come tale, questi individui erano obbligati a combattere nell'esercito a fianco dei loro patroni. Tuttavia, quando furono liberati dal loro stato di dipendenza, furono liberati anche dalla loro curia. Quando questo accadde, se da un lato non erano più costretti a servire nell'esercito, perdettero anche la posizione politica ed economica.Abbott, 7-8 Per riportare questi nuovi plebei nuovamente dentro le file dell'esercito, i patrizi furono costretti a fare delle concessioni. Uno dei risultati di queste concessioni fu che i plebei acquisirono il diritto di possedere terreni e, quindi, di far parte delle città stessa. Tuttavia, non fu concesso loro alcun potere politico, tanto da determinare un periodo denominato dagli storici moderni come il conflitto degli ordini.Abbott, 8 La riorganizzazione dell'esercito romano, secondo la leggenda, fu messa in atto dal re Servio Tullio.Abbott, 20 La nuova organizzazione prevedeva l'abolizione del vecchio sistema, che si basava sulle curiae, sostituendolo con uno che metteva al centro il latifondo e divideva l'armata in centurie.Abbott, 9 La nuova riorganizzazione doveva poi risultare più efficiente attraverso anche un miglior utilizzo delle tribù.Abbott, 4

Le centuriae erano organizzate sulla base delle proprietà di ciascun cittadino romano (patrizi e plebei), che ne poteva diventare membro. La nuova organizzazione centuriata diede quindi vita a una nuova tipologia di assemblea romana, chiamata comitia centuriata, che inizialmente sembra non avesse alcun potere politico o legislativo,Abbott, 21 bensì solo di tipo militare, per adunanze, arruolamenti, ecc. (vedi paragrafo sotto). Le tre tribù iniziali, furono riorganizzate in quattro nuove "tribù urbane", chiamate Palatina, Suburana, Collina ed Esquilina, mentre il resto del territorio (compresa la città di Roma) in ventisei regiones o pagi.Pietro De Francisci, Sintesi storica del diritto romano, p.56. L'appartenenza a una tribù poteva trasmettersi per via ereditaria, e ciò valeva, a differenza di prima (con l'ordinamento per curiae), sia per i patrizi, sia per i plebei. Tutti i cittadini romani erano, quindi, assegnati a una specifica tribù, sia sulla base di dove vivessero, sia riguardo alla loro appartenenza famigliare.

Religione

Alla casa reale dei Tarquini la leggenda ascrive l'introduzione della grande triade capitolina di Giove, Giunone e Minerva, che occupò il primo posto nella religione romana. Altre aggiunte furono il culto di Diana sull'Aventino e l'introduzione dei libri sibillini, profezie di storia mondiale, che, secondo la leggenda, vennero acquistate da Tarquinio alla fine del VI secolo a.C. dalla Sibilla cumana.

In questa fase primitiva della religione romana è riscontrabile anche la venerazione di numerose divinità femminili, come Diana Nemorensis (la Diana dei boschi, dea italica e quindi straniera, introdotta secondo la tradizione da Servio Tullio come dea lunareJacqueline Champeaux, p. 37) o la Fortuna (portata in città da Servio Tullio, con vari culti entro il pomoerium).

Diritto