Enki (sumero: ; "Signore della Terra" oppure "Signore Benevolo") è il dio mesopotamico dell'acqua, della conoscenza (gestú), dell'artigianato (gašam) e della creazione (nudimmud). Più tardi conosciuto come Ea in accadico. Insieme a suo padre An (supremo "Dio del Cielo"; El in lingua semitica) e a suo fratello Enlil ("Signore dello Spirito"; Baal in semitico), costituisce la trinità suprema celeste delle religioni della Mesopotamia e della Cananea.

Originariamente era identificato come la divinità protettrice di Eridu, la capitale religiosa dell'antica Mesopotamia. Più tardi l'influenza del suo culto si diffuse in tutta la Mesopotamia e tra gli Ittiti e gli Hurriti. Era la divinità dei mestieri (gašam), del bene, dell'acqua, del mare, dei laghi (a, aba, ab), della sapienza (gestú, letteralmente "orecchio") e della creazione (nudimmud: dim2 mud, "creare").

È associato alla fascia meridionale delle costellazioni chiamate "Stelle di Ea" o "Via di Ea", ma anche con la costellazione AŠ-IKU, il "Quadrato" (la costellazione di Pegaso),Origine delle antiche costellazioni: I. Le tradizioni mesopotamiche di J.H. Rogers mentre An è identificato con il polo nord eclittico centrato nella costellazione del Drago e con la fascia centrale delle costellazioni, ed Enlil con il polo nord celeste al centro delle costellazioni dell'Orsa Minore e dell'Orsa Maggiore nonché con la fascia settentrionale delle costellazioni. Il numero sacro di Enki è il 40.W. Röllig, "Götterzahlen", Reallexikon der Assyriologie, III (1957-1971), p. 500.

Un vasto numero di miti riguardanti Enki sono stati raccolti da molti siti di scavo, estesi dal sud dell'Iraq fino alla costa occidentale del Levante. Le sue prime apparizioni possono essere rinvenute in iscrizioni cuneiformi attraverso tutta la regione, risalenti prevalentemente a partire dal terzo millennio avanti Cristo. I suoi miti sembrano aver influenzato alcune storie bibliche e coraniche.

Etimologia L'esatto significato del suo nome sumerico non è certo: la traduzione "Signore (en) della Terra (ki)" potrebbe essere errata in quanto le forme con il suffisso dell'ergativo (en-ki-ka/ga-ke4) indicano che il termine non è ki, "terra", bensì kig. Poiché kig compare anche in sumero emesal ("bella lingua", una forma acrolettica) come forma del verbo ki aĝ2, "amare" (letteralmente "misurare il kig"), è stato proposto che kig abbia il significato di "benevolenza", e il che coinciderebbe anche con il carattere benevolo di Enki.P. Espak, The God Enki in Sumerian Royal Ideology and Mythology, Philippika 87, Wiesbaden: Harrassowitz, 2015, pp. 142 s. Il significato di Enki potrebbe quindi essere anche "Signore della Benevolenza". Il nome Ea è di origine semitica e deriva dalla radice semitica occidentale *ḥyy la quale significa "vita". La forma sarebbe un antico stato determinato col significato di "Vita" ovvero il "Vivente", "Colui che Vive".P. Espak, The God Enki in Sumerian Royal Ideology and Mythology, Philippika 87, Wiesbaden: Harrassowitz, 2015, pp. 142 s. con ulteriore bibliografia e discussione di altre ipotesi

Attributi

Il principale tempio di Enki è chiamato E-abzu, che significa "Casa dell'Abisso", ma anche E-engur-a, che significa "Casa delle Acque Sotterranee", un tempio di tipo ziggurat circondato dalle paludi dell'Eufrate presso l'antica costa di Eridu nel Golfo Persico. Egli era il custode dei poteri divini chiamati Me, i doni della civilizzazione. Viene spesso raffigurato con una corona ornata di corna della divinità vestita con la pelle di una carpa.

Considerato come il modellatore del mondo, dio della saggezza e di tutta la magia, Enki era caratterizzato come il signore dell'Abzu (Apsu in Accadico), il mare d'acqua dolce o sotterraneo situato all'interno della Terra. Nel successivo racconto epico babilonese Enūma eliš, Abzu, il generatore degli dèi, è inerte e addormentato ma la sua pace viene disturbata dagli dei più giovani, così predispone che vengano distrutti. Suo nipote Enki, scelto per rappresentare i giovani dei, lancia un incantesimo su Abzu facendolo cadere in un lungo sonno, in modo da confinarlo nelle profondità della Terra. Successivamente Enki stabilisce la propria dimora nelle profondità dell'Abzu. Enki, quindi, assume tutte le funzioni di Abzu, compresi i suoi poteri come signore delle acque e della fertilità.Leick, Gwendolyn (2001), Mesopotamia: The Invention of the City, Penguin, p. 20.

Le prime iscrizioni reali del terzo millennio a.C. menzionano le "canne di Enki" (Phragmites australis). Nonostante tali canne fossero un importante materiale dedicato alla manifattura, come nell'intreccio di cestini e contenitori, e raccolto all'esterno delle mura cittadine, era utilizzato principalmente per il trasporto dei morti o dei malati. Questa pratica collega Enki con il Kur, l'oltretomba della cultura sumerica. In un'altra tradizione ancora più antica, Nammu, la dea creatrice della materia primordiale e divinità madre descritta come "colei che ha dato alla luce i grandi dei", veniva raffigurata come la madre di Enki e forza creatrice dell'acqua, mentre suo padre era il dio del cielo, An.Dalley, S. (1989), Myths of Mesopotamia, Oxford, NY, p. 50.

Benito afferma che "con Enki si osserva un interessante cambiamento nel simbolismo dei sessi", in quanto "acqua", agente fertilizzante, in sumero si dice a o ab, che significa anche "sperma". In un passaggio di un inno sumero, Enki si sofferma su degli alvei vuoti e li riempie con la sua "acqua".Benito, C.A. (1969), Enki and Ninmah, Enki and the World Order, University of Philadelphia. Questo passaggio potrebbe riferirsi alla ierogamia o matrimonio sacro di Enki con Ki/Ninhursag, la Terra.

I suoi simboli animali includono la capra e il pesce, che, combinati in un unico essere simbolico, formano il capricorno, corrispondente al segno zodiacale del capricorno.

Miti di Enki Enki e Ninhursag e la creazione della vita e della malattia

Il mito cosmogonico diffuso comunemente nella terra dei Sumeri, era quello della Ierogamia, un matrimonio sacro in cui i principi divini in forma dualistica degli opposti si sono riuniti come maschio e femmina per dare vita al cosmo. Nel poema epico Enki e Ninhursag, Enki, come signore di Ab o delle acque dolci (anche la parola sumera per sperma), vive con la moglie nel paradiso di Dilmun dove:

Nonostante sia un luogo dove "il corvo ferito non grida" e "il leone non viene ucciso, il lupo non afferrò l'agnello, sconosciuto era l'uccisore del cane infanticida, sconosciuto era il grano divorato dal cinghiale", Dilmun non aveva acqua e Enki, sentite le grida della sua dea Ninsikil, ordina al Dio-Sole Utu di portare acqua fresca dalla terra a Dilmun. Come risultato:

Il racconto successivo, con analogie al racconto biblico del frutto proibito, ripete la storia di come l'acqua fresca dia vita ad una terra arida. Enki, Il Signore delle Acque, "ha causato il flusso dell'acqua del cuore" e rendendo fertile la sua consorte Ninhursag, conosciuta anche come Ki o Terra, dopo "I suoi nove giorni divenuti i suoi nove mesi, i mesi della 'femminilità'… come il burro buono, Nintu, la madre della terra, … come burro, diede alla luce Ninsar". Quando Ninhursag lascia Enki, egli giace sopra Ninsar in qualità di Signore delle Acque. Enki non sapeva che ella fosse sua figlia, ed a causa della somiglianza di Ninsar con la sua assente consorte, la seduce avendo un rapporto sessuale con lei. In seguito Ninsar diede alla luce Ninkurra (Signora della fecondità e del pascolo), ma Enki viene nuovamente lasciato restando solo. Per la seconda volta Enki, nella sua solitudine, trova e seduce Ninkurra, e dall'unione dei due viene alla luce Uttu (dea della tessitura).

Per la terza volta Enki soccombe alla tentazione, e tenta di sedurre Uttu. Sconvolta dalla reputazione di Enki, Uttu si consulta con Ninhursag, che, sconvolta dalla natura capricciosa e promiscua del suo sposo, consiglia Uttu di stare lontana dalle rive del fiume e dai luoghi a rischio inondazione, casa di Enki. In un'altra versione del mito Ninhursag prende il seme di Enki dal grembo di Uttu e lo semina nella terra dove rapidamente germinano otto piante. In questo racconto troviamo Isimud, con il doppio ruolo di serva e assistente: "Enki, nella palude, nella palude giace disteso, Cosa è questo, cosa è questo. Il suo messaggero Isumud gli risponde, Mio Re, questo è un albero-pianta. Lo taglia per lui ed Enki lo mangia". E così, nonostante gli avvertimenti, Enki consuma gli altri sette frutti. Consumando il suo stesso sperma, Enki cade in uno stato di gravidanza con vari rigonfiamenti nella sua mascella, nei suoi denti, nella sua bocca, nei suoi fianchi, nella sua gola, nelle sue membra e nelle sue costole. Gli dei confusi non sanno cosa fare e gli gridano di sedersi nella polvere. Poiché Enki non possiede un utero con cui partorire, sta morendo a causa dei gonfiori che vanno peggiorando. A questo punto del racconto compare la volpe che si reca da Enlil, Re degli Dei, domandandogli: Se porto Ninhursag al tuo cospetto, quale sarà la mia ricompensa?. Successivamente la sacra volpe ritrovò la dea Ninhursag portandola al cospetto di Enlil.

Ninhursag cede alle richieste, prende l'Ab (acqua o seme) di Enki all'interno del suo corpo, e dà alla luce gli dei della guarigione da ogni parte del suo corpo. Abu dalla mascella, Nintul dall'anca, Ninsutu dal dente, Dazimua dal fianco, Eshagag dagli arti. L'ultimo, Ninti (dalla costola) è anche un gioco di parole per la Signora della Vita, il titolo proprio di Ninhursag. La storia riflette simbolicamente il modo in cui viene portata avanti la vita con l'aggiunta dell'acqua dalla terra, ed una volta cresciuta, l'acqua è necessaria per portare le piante a frutto. Si consiglia anche l'equilibrio e la responsabilità: nulla deve eccedere. Ninti, il titolo di Ninhursag, significa anche la madre di tutti i viventi, e più tardi è anche il titolo dato alla dea hurrita Kheba. Nella Bibbia è anche il titolo dato a Eva, in Khavvah Ebraico (חוה), in aramaico Hawwah, che venne fatta da una costola prelevata dal petto di Adamo, in una strana analogia del mito Sumero, in cui Adamo, non Enki, cammina nel Giardino dell'Eden.Kramer, Samuel Noah (republished 2007), Sumerian Mythology: A Study of Spiritual and Literary Achievement in the Third Millennium BC, (Forgotten Books).

Enki e la Creazione dell'Uomo

Dopo sei generazioni di dei (nel racconto babilonese Enuma Elish), nella settima generazione (accadico shapattu o sabath), gli dei più giovani chiamati Igigi, i figli e le figlie di Enlil e Ninlil si rifiutano di svolgere i loro doveri e continuare nella loro opera di creazione. Abzu, il Dio delle acque dolci, co-creatore del cosmo, per punirli minaccia di distruggere il mondo inondandolo con le sue acque. Terrorizzati, gli dei si riuniscono per cercare di salvare le loro creazioni. Enki promette di aiutarli riuscendo a confinare Abzu nei canali di irrigazione nel Kur, sotto la sua città di Eridu. Ma l'universo era ancora minacciato da Tiamat, infuriata a causa dell'imprigionamento di suo marito e consorte Abzu, e dietro suggerimento di suo figlio e visir Kingu, decide di portare avanti l'opera di distruzione iniziata da Abzu. Gli dei, terrorizzati, si riuniscono nuovamente e si rivolgono ad Enki per trovare aiuto, ma quest'ultimo (che aveva imbrigliato Abzu nei canali d'irrigazione) rifiuta questa seconda richiesta di aiuto. Gli dei cercano aiuto ovunque ed il patriarca Enlil, loro padre e dio del Nippur, promette di sconfiggere Tiamat e salvare il mondo a patto che venga incoronato re degli dei. Nel racconto babilonese, il ruolo di Enlil viene assunto da Marduk, figlio di Enki, mentre nella versione assira viene assunto da Asshur. Così Tiamat viene sconfitta da Enlil con "le frecce del suo vento" lanciate giù attraverso la sua gola.