La Lettera dell'Imperatore Alessio al Conte di Fiandra è un documento che sostiene di essere una comunicazione scritta dell'Imperatore di Costantinopoli Alessio I Comneno (1081-1118) a Roberto I, Conte di Fiandra (detto il Frisio, 1071-1093), e a "tutti i principi dell'intero regno". Scritta in latino, dovrebbe risalire all'anno 1091, secondo quanto indicato dall'anonimo compilatore del sommario della lettera (che spesso precede nei manoscritti la lettera stessa). In essa l'imperatore Alessio chiede insistentemente e accoratamente aiuto militare contro i Turchi selgiuchidi e i Peceneghi, motivando la richiesta con la difesa della fede cristiana contro gli infedeli: per questo essa è stata interpretata nel corso dei secoli come prova della richiesta di Alessio della prima crociata.
Il testo I manoscritti Il testo latino della lettera è stato tramandato in ben 39 copie manoscritte, 27 delle quali scritte dopo il 1200; le tre copie più antiche datano ai primi anni del 1100. In 36 manoscritti la lettera compare alla fine (o all'inizio) della Historia Iherosolimitana di Roberto di Reims, ma in tre manoscritti essa è un documento separato. Il manoscritto più antico (B) risale a non dopo il 1106, e qui la lettera compare assieme alla cronaca di Roberto di Rheims, preceduta da un argumentum (sommario) che ne spiega lo scopo e la data di composizione.
Le edizioni moderne sono quelle del Conte Paul Riant (1879)Paul Riant, ed., Alexii I Comneni Romanorum imperatoris ad Robertum I Flandriae comitem epistola spuria (Ginevra, 1879) e di Heinrich Hagenmeyer (1901)Heinrich Hagenmeyer, ed., Epistulae et chartae ad historiam primi belli sacri spectantes quae supersunt aevo aequales ac genuinae (Die Kreuzzugsbriefe aus den Jahren 1088-1100) (Innsbruck, 1901), p.130; una traduzione inglese è quella fornita da un saggio di Einar JoransonE. Joranson, "The problem of the Spurious Letter of Emperor Alexius to the Count of Flanders", Am. Hist. Rev., 55 (1950), p. 811.
Traduzione italiana del testo Argumentum
Epistula
Data e funzioni della lettera
Anna Comnena nella sua Alessiade, non solo parla di 500 cavalieri e di un «regalo di 150 cavalli» che arrivarono quando l'emiro Abū l-Qāsim minacciava Nicomedia, nella primavera del 1090Anna Comnena, The Alexiad, trad. E.R.A. Sewter, Penguin Classics, 2003, libro VII, cap. 7 (p. 232), ma dice pure che nello stesso periodo Alessio era duramente attaccato dai Peceneghi e dai Turchi selgiuchidiAnna Comnena, op. cit., libro VIII, cap. 3 (p. 252). In particolare, nell'inverno 1090-1091 Costantinopoli era contemporaneamente attaccata da terra e da mare, esattamente come riportato nella Lettera. Si potrebbe pertanto supporre, seguendo lo storico russo Vasilij Vasil'evskij, che Alessio al tempo delle invasioni turche e peceneghe (1088-1091) decise di ricordare a Roberto la sua promessa (forse fatta quando i due si incontrarono nel viaggio di ritorno di Roberto dalla Terrasanta), e che lo abbia fatto in una lettera urgente, di cui la Lettera in latino sia o una traduzione, o un adattamento (come sostiene lo storico francese ChalandonFerdinand Chalandon, Essai Sur Le Regne D'Alexis Premier Comnen, Burt Franklin, ISBN 0833705113), o in qualche modo un risultato.
Secondo Einar Joranson (già citato sopra), la Lettera non può essere una traduzione fedele in latino di una possibile lettera di Alessio, anche se nell'Alessiade compare un riferimento a un messaggio urgente di Alessio a Roberto di Fiandra nel 1091In queste circostanze l'Imperatore fece quello che poté, inviando lettere per richiedere mercenari da ogni parte. Anna Comnena, op. cit., libro VIII, cap. 3 (p. 252). Ma il contenuto del messaggio non poteva essere l'invio dei 500 cavalieri, che erano già arrivati nella primavera del 1090.
Sintetizzando, le coordinate storiche in cui iscrivere la Lettera sono le seguenti: il conte Roberto tornò in Fiandra dal pellegrinaggio in Terrasanta nel novembre 1089; nella primavera del 1090 inviò 500 cavalieri e un regalo di 150 cavalli ad Alessio, come testimoniato da Anna Comnena; nell'inverno 1090-1091 Costantinopoli veniva assediata da terra e mare da Turchi e Peceneghi; il conte Roberto morì nel 1093; nel 1096 i cavalieri della Prima Crociata arrivavano a Costantinopoli.
Pertanto la Lettera non poté essere scritta prima del 1089; potrebbe essere stata scritta nel 1095, al tempo del Concilio di Piacenza, e quindi usata come incitamento alla Prima Crociata (così sostiene lo storico Henri Pirenne), ma non c'è nessuna fonte del tempo che lo confermi, né viene mai menzionata, né prima, né dopo, l'intenzione da parte dei crociati di occupare Costantinopoli, così come la lettera pare suggerire.
Un'ultima ipotesi è che la Lettera sia stata scritta in una qualche cancelleria italiana fra il 1105 e il 1106, e usata dal principe Boemondo I d'Antiochia per reclutare cavalieri in Francia, nella sua guerra contro Bisanzio del 1107, da alcuni storici giustamente definita "la crociata del 1107". Un'idea di quale potesse essere il tenore delle accuse rivolte ad Alessio si può desumere da una lettera di Boemondo a papa Pasquale IIW. Holtzmann, "Bohemund von Antiochien und Alexios I," Neues Archiv der Gesellschaft fur altere deutsche Geschichtskunde, L [1933-351], p.274-75, nella quale si dice che l'imperatore e la sua gente "derubarono i pellegrini a Gerusalemme dei loro beni, li uccisero, li denudarono, li annegarono nel mare, li spedirono in esilio".
Questa ipotesi ha il vantaggio di spiegare alcuni fatti altrimenti strani, e cioè
non c'è alcun riferimento alla lettera in documenti anteriori al 1105; la data di comparsa della lettera nei primi manoscritti, fra cui (B), potrebbe essere quindi la data di composizione della lettera stessa; il fatto che la lettera compaia spesso associata alla Historia Iherosolymitana verrebbe quindi spiegato con l'utilizzo di entrambi nella campagna denigratoria contro Alessio, organizzata da Boemondo in Italia e soprattutto in Francia a partire dall'inizio del 1106; l'autore dellargumentum sarebbe quindi l'anonimo compilatore che ha scritto anche la Lettera.
Il problema delle veridicità della lettera
Già il conte Riant esprimeva dubbi sul fatto che la Lettera avesse potuto essere scritta dalla cancelleria di Costantinopoli: secondo lui, la lettera era un falso, scritto da un monaco occidentale, utilizzando informazioni orali disponibili nelle Fiandre sulla politica bizantina del tempo, e dei resoconti sui maltrattamenti dei cristiani siriani da parte dei Turchi, e alcuni sermoni del papa Urbano II. In ogni caso, Riant escludeva che la lettera potesse essere stata scritta dall'imperatore Alessio, poiché non c'erano prove sufficienti del fatto che Alessio avesse mai chiesto aiuto all'Occidente per le sue guerre contro i Selgiuchidi.
Al contrario, Vasil'evskij sostiene che il documento è una traduzione (molto imperfetta) di un vero documento, scritto in greco nell'anno critico 1091. Le posizioni degli altri storici oscillano fra queste due estreme, di Riant e Vasil'evskij: per esempio, Ferdinand Chalandon sottolinea che la parte centrale della lettera, che enumera in modo molto preciso le perdite territoriali subite dall'Impero bizantino dopo la battaglia di Manzikert (1071), nonché la descrizione della situazione di Costantinopoli fra il novembre 1090 e il febbraio 1091, corrispondono in modo perfetto a quanto descritto da Anna Comnena nell'''Alessiade, e pertanto potrebbero essere state desunte da una vera lettera scritta da Alessio al conte di Fiandra.
Viceversa, Hagenmeyer ritiene lo stravagante e seducente elenco dei tesori e delle reliquie di Costantinopoli come proveniente da fonti sicuramente non bizantine; inoltre, appare assai inverosimile che l'imperatore Alessio invitasse cavalieri occidentali a prendere possesso di Costantinopoli, come ripetuto due volte nel testo. A riprova di questo, Joranson nel suo saggio cita lo storico normanno Orderico Vitale (morto nel 1142), il quale informa che Boemondo, in una delle sue arringhe per reclutare soldati, esortasse "tutti coloro che erano allenati all'uso delle armi a ribellarsi all'imperatore, promettendo città opulente e paesi ai cavalieri che erano stati scelti per stargli al fianco"Orderico Vitale, Historia ecclesiastica, Libro XI, cap. 12.
Joranson aggiunge infine che i dettagli impressionanti dei maltrattamenti dei cristiani da parte dei Turchi e Peceneghi non si trovano nellAlessiade, e quindi potrebbero provenire da fonti occidentali: dettagli simili si trovano nei sermoni di papa Urbano II, e quindi potrebbero appartenere a un cliché'' della letteratura delle crociate.
Note
Categoria:Impero bizantino Categoria:Documenti storici