Biografia La giovinezza

Nacque nel 1885 a Leopoli, nella Galizia orientale, allora provincia dell'Impero austro-ungarico, da genitori ebrei lituani. Nel 1889 rimase orfano di padre e fu allevato con la sorella dalla madre, un'istitutrice di Tarnov, dove frequentò il liceo. Fu inizialmente attratto dal nazionalismo polacco, unitamente al movimento rivoluzionario. Un gruppo di operai e artigiani della città che si riunivano in casa di un panettiere ebreo gli fece conoscere alcuni scritti di socialdemocratici tedeschi, dal programma di Erfurt di Kautsky alla Storia della socialdemocrazia tedesca di Mehring ed egli cominciò a far propaganda politica tra i suoi compagni di scuola, secondo i principi del patriottismo, della democrazia e del socialismo.

Questa sua attività gli costò nel 1901 l'esclusione dal liceo. Conobbe alcuni socialisti polacchi seguaci di Rosa Luxemburg, come Emil Haecker, redattore del « Naprzód » (Avanti) di Cracovia, e Zygmunt Żuławski, segretario di diversi sindacati di Tarnov. La lettura delle opere giovanili di Marx e degli articoli della « Przeglad Socjaldemokratyczny » (Panorama socialdemocratico), diretta da Adolf Warski, Luxemburg e Leo Jogiches, contribuirono ad allontanarlo dalle posizioni « socialpatriottiche », avvicinandolo al marxismo. Radek scrisse per la rivista « Promien » (Il raggio) e per il « Naprzód » articoli sul materialismo storico, sulla condizione dei fornai di Tarnov e recensì lo scritto di Max Schippel sulla Storia della produzione dello zucchero.

Terminato il liceo nel 1902, s'iscrisse all'Università di Cracovia per studiarvi diritto, ma in realtà s'occupò d'altro. Entrò nella redazione del « Naprzód » e conobbe Feliks Dzeržinskij, che gli dimostrò come in un paese piccolo-borghese come la Galizia, priva di un proletariato industriale, fosse molto difficile far penetrare le idee socialiste. Lasciato il « Naprzód » per contrasti con Haecker, nel 1904 iniziò a collaborare con la « Glos » (La voce), settimanale marxista di Varsavia, con articoli che trattavano del movimento operaio europeo e dell'economia polacca. Entrò in corrispondenza con Rosa Luxemburg e Warski gli affidò la traduzione in polacco della prefazione di Kautsky a una nuova edizione del Manifesto di Marx ed Engels.

Nel movimento socialista europeo

Alla fine dell'anno emigrò in Svizzera, entrando a far parte della SDKPiL, la Socjaldemokracja Królestwa Polskiego i Litwy (Socialdemocrazia del Regno di Polonia e Lituania), il partito marxista e avversario del nazionalismo fondato da Rosa Luxemburg e Dzeržinskij, che apparteneva alla federazione dei vari movimenti socialdemocratici russi. Radek conobbe diversi rivoluzionari russi, Plechanov, Zinov'ev, il bundista Medem e Lenin. All'inizio della Rivoluzione del 1905 decise di trasferirsi in Polonia. Dopo alcune settimane passate a Berlino, dove conobbe Kautsky, con un falso passaporto superò la frontiera e si stabilì in un appartamento clandestino di Varsavia.

Redattore dell'organo illegale della SDKPiL « Czerwony Sztandar » (Bandiera rossa) e del settimanale « Trybuna », per la prima volta tenne discorsi di fronte agli operai di Varsavia, la cui attitudine alla lotta rivoluzionaria gli pareva scuotesse « le polverose tradizioni della socialdemocrazia ». Fu raggiunto alla fine dell'anno da Rosa Luxemburg e Jogiches, che il 4 marzo 1906 furono arrestati. Il Partito aveva deciso il boicottaggio delle elezioni per la I Duma, ricorrendo anche alle interruzioni delle riunioni elettorali. Arrestato in aprile, Radek fu detenuto per sei mesi, periodo da lui passato a studiare il russo, a leggere Lenin, Plechanov e la Teoria del plusvalore di Marx. Con sua grande soddisfazione, la « Neue Zeit » gli pubblicò un articolo.

Arrestato nuovamente nella primavera del 1907, nei primi mesi del 1908 fu espulso dalla Polonia. Dopo un breve periodo passato a Terijoki, in Finlandia, dove ritrovò Warski e Jogiches, fuggiti dalla colonia penale siberiana, Dzeržinskij e diversi militanti del POSDR. Richiamato con Jodiches a Berlino, si occupò della redazione della stampa del SDKPiL e, iscritto anche alla SPD, collaborò anche ai giornali socialdemocratici tedeschi. Al centro dei suoi interessi era la politica internazionale, dominata dalle opposte mire imperialistiche delle potenze europee nei Balcani e nei territori d'Africa. Pubblicò nel 1912 il suo studio su L'imperialismo tedesco e la classe operaia, nel quale cercò di spiegare l'evoluzione dell'imperialismo e la sua connessione con una futura rivoluzione socialista.

Il 1912 fu anche l'anno della sua espulsione dalla SDKPiL. Radek faceva parte dell'opposizione interna alla direzione del Partito: accusato di aver commesso dei furti - ma la questione non fu mai chiarita - in agosto fu espulso insieme con Józef Unszlicht. In quell'occasione Radek fu difeso da Lenin, che accusò la SDKPiL di usare il metodo della calunnia per eliminare un avversario politico. Il caso si ripercosse anche nella SPD, dove risultò che egli non pagava da tempo le quote d'iscrizione, e Radek fu espulso su decisione presa nel 1913 al congresso di Jena. All'espulsione non fu estranea la sua posizione di oppositore da sinistra della linea del Partito che egli conduceva sulla « Bremer Bürger-Zeitung », giornale socialdemocratico di Brema, dove Radek continuò a scrivere grazie all'appoggio di Johann Knief e di Anton Pannekoek, i maggiori esponenti del gruppo dei « Bremer Linksradikale » costituitosi all'interno della SPD.

Lo scoppio della grande guerra lo trovò a Berlino, e fu sorpreso dalla decisione della SPD di votare, il 4 agosto 1914, a favore dei crediti di guerra. A settembre pubblicò con Laufenberg alcuni opuscoli contro la guerra e tenne nella scuola privata di Julian Borchardt delle conferenze contro la guerra, poi si trasferì in Svizzera per stabilire contatti con i socialisti italiani e francesi. V'incontrò Angelica Balabanova, Aksel'rod, Trockij, e conobbe le posizioni intransigenti di Lenin, che incitavano alla scissione dai partiti « socialpatrioti » e alla trasformazione della guerra imperialista in guerra rivoluzionaria.

Tornato in Germania in novembre, il 2 dicembre ebbe la possibilità di assistere, tra il pubblico, alla seduta del Reichstag nella quale Karl Liebknecht, unico tra i deputati socialdemocratici, dichiarò il suo voto contrario al finanziamento della guerra imperialista. Per quanto isolato, il comportamento di Liebknecht contribuì a incoraggiare l'opposizione all'interno della SPD e Radek inviò alla « Bremer Bürger-Zeitung » articoli contro il governo e i dirigenti socialdemocratici, firmati con lo pseudonimo di Parabellum. Poi, temendo l'arresto, si rifugiò nuovamente in Svizzera, dove nel settembre del 1915 fu presente alla conferenza di Zimmerwald che approvò all'unanimità un documento di compromesso, redatto da Trockij, nella quale si condannava il conflitto in corso, in quanto imperialista, senza prospettare azioni concrete.

Radek si era unito alla frazione di sinistra rappresentata da Lenin, Zinov'ev, Borchardt, Platten e Hanecki e aveva pronunciato a loro nome il discorso con un progetto di risoluzione che prevedeva il rifiuto, da parte dei parlamentari socialisti, di ogni credito militare, di lasciare i posti di governo, di utilizzare il parlamento e la stampa per denunciare il carattere capitalistico e antisocialista della guerra, di lottare contro i socialpatrioti, di organizzare manifestazioni antigovernative e di sostenere ogni sciopero economico cercando, se possibile, di trasformarlo in sciopero politico. A conferenza conclusa, la sinistra zimmerwaldiana incaricò Radek di pubblicare l'appello della conferenza e le critiche della sinistra.

Collaboratore del berlinese « Lichtstrahlen » di Borchardt fino alla sua soppressione nell'aprile del 1916, e dell'« Arbeiterpolitik », piccola rivista finanziata dagli operai di Brema, Radek partecipò dal 24 al 30 aprile 1916 alla conferenza di Kienthal, nella quale Lenin pose ancora la questione della scissione, all'interno dei partiti socialisti, della sinistra zimmerwaldiana, quale condizione per poter condurre una lotta efficace contro la guerra. Trasferitosi a Davos, nel marzo del 1917 un medico del sanatorio lo informò della rivoluzione in corso a Pietrogrado.

Subito si pose, per gli emigrati russi, il problema del ritorno in patria, e dopo lunghe trattative tra Fritz Platten e le autorità tedesche, fu raggiunto un accordo: un treno avrebbe attraversato la Germania trasportando in un vagone 28 socialdemocratici russi e quattro bambini fino a Sassnitz, da dove sarebbero passati in Svezia. Tra i passeggeri, oltre Lenin, la moglie Krupskaja, Inessa Armand e Zinov'ev, c'era anche Radek, munito di documenti falsi che lo facevano passare per cittadino russo. Radek rimase a Stoccolma, dove l'Internazionale socialista aveva previsto di tenere ad agosto un congresso che, per le profonde divisioni che laceravano i partiti socialisti, fu annullato.

Si tenne tuttavia in settembre una conferenza del movimento di Zimmerwald con l'assenza dei bolscevichi, ormai decisi a rompere definitivamente con la Seconda Internazionale. Radek vi partecipò in rappresentanza della socialdemocrazia polacca riunificata. Le discussioni furono violente, con i delegati menscevichi impegnati a difendere il governo Kerenskij, con accuse alla sinistra di voler praticare la violenza anche contro gli altri partiti socialisti e contro-accuse di tradimento del socialismo. La risoluzione finale fu un appello alla difesa della Rivoluzione russa.

Comunista internazionalista

A novembre arrivò da Pietrogrado la notizia della presa del potere da parte dei bolscevichi, e Radek, attraverso la Finlandia, raggiunse con Hanecki la capitale russa. Incaricato di dirigere l'Ufficio propaganda internazionale presso il Narkomindel, il commissariato degli Esteri, fece parte della delegazione guidata da Trockij inviata a Brest-Litovsk per i colloqui di pace con il governo tedesco. A seguito della rottura delle trattative, tornò a Pietrogrado entrando nel Comitato di difesa della capitale e, conclusa la pace con la Germania, nel marzo 1918 divenne capo della sezione Europa centrale del Narkomindel, occupandosi anche del reclutamento di militanti rivoluzionari tra i prigionieri di guerra.

In dicembre fu inviato a Berlino con Rakovskij, Ioffe, Bucharin e Ignatov in rappresentanza del Comitato esecutivo centrale del Soviet panrusso, per partecipare al congresso dei Consigli operai tedeschi. Respinto alla frontiera, entrò da clandestino in Germania e prese parte alla fondazione del Partito comunista tedesco con l'unificazione degli spartakisti e del gruppo socialdemocratico di Brema. Si oppose a ogni tentativo insurrezionale prematuro e, dopo l'assassinio di Liebknecht e Rosa Luxemburg, rimase a Berlino, dove fu arrestato il 15 febbraio 1919. Passò undici mesi in carcere, durante i quali, tuttavia, mantenne contatti con la direzione del KPD e, in quanto rappresentante del governo russo, con le stesse autorità tedesche. Liberato in dicembre e rientrato in Russia, nel marzo del 1920 fu eletto segretario della Terza Internazionale, incarico revocatogli l'anno dopo, quando si oppose, insieme con Paul Levi, alla partecipazione del KAPD al II congresso del Komintern. Fu comunque eletto membro del Comitato esecutivo, incarico che mantenne fino al 1924, e fu relatore al Congresso.