La Fenomenologia dello spirito (in tedesco Phänomenologie des Geistes) è un'opera filosofica di Hegel, pubblicata per la prima volta nel 1807, dove si descrive il percorso ("scienza dell'esperienza della coscienza") che ogni individuo deve compiere, partendo dalla propria coscienza, per identificare le manifestazioni (la "scienza di ciò che appare", la "fenomenologia") attraverso le quali lo spirito si innalza dalle forme più semplici di conoscenza a quelle più generali fino al sapere assoluto. Lo scopo di quest'opera è quello di superare la logica di Aristotele (il principio di non contraddizione) estremizzandolo nella teoria logica della dialettica hegeliana. È considerata tutt'oggi come una delle opere più complesse di tutta la storia della filosofia.

Storia e genesi dell'opera Premessa Prima di procedere è necessario chiarire preliminarmente il significato della parola spirito nel pensiero di Hegel, altrimenti si potrebbe compiere un grave errore interpretativo. Come spiegato sotto, "spirito" non ha alcuna valenza religiosa che i vari culti attribuiscono a questo termine. Qui spirito (geist) ha un significato antropologico e sociologico, di portata valoriale pratica e certamente non soprannaturale: lo spirito è la culturaIl complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo o di un gruppo etnico, in relazione alle varie fasi di un processo evolutivo o ai diversi periodi storici o alle condizioni ambientali. Definizione Oxford Languages in ricerca Google. propria di un popolo (o gruppo etnico) espressa in una determinata epoca storica. Ad esempio: lo spirito dei greci in età ellenistica o quello dei francesi durante l'illuminismo o quello dei cinesi al giorno d'oggi.

La fenomenologia è il viaggio (l'esperienza) durante il quale il singolo individuo parte, come coscienza, e arriva, come collettività, a sapersi realtà tutta (lo spirito assoluto).

La trasposizione di spirito in cultura fu contestata come arbitraria e equivoca da Manlio SgalambroCitazione: "Hegel lo chiamava spirito, noi cultura. Quella di cultura è una definizione negativa, è un’accozzaglia di cose, fatte per gli scopi più vari non per fornirci di un concetto dello spirito. Ernst Cassirer scrisse "Per una filosofia della cultura", ma era una filosofia dello spirito mascherata, ridotta, svilita." Da un'intervista di Francesco Iannello, GAP, RAI Educational, 2013. Citato in RAI Cultura.

Il periodo storico dell'opera Nel momento in cui Hegel a Jena stava concludendo la stesura della Fenomenologia dello Spirito infuriavano gli scontri fra le truppe napoleoniche e i prussiani. Come lui stesso scrive a Niethammer il 13 ottobre 1806:Tr. it. Hegel, Lettere, a cura di Paolo Manganaro, Bari, Laterza, 1972, p. 77 ed Epistolario, a cura di Paolo Manganaro, Vol. I, 1785-1808, Napoli, Guida, 1983, p. 119. «Ho visto l'Imperatore, quest'anima del mondo, uscire dalla città per andare in ricognizione. È una sensazione meravigliosa vedere un tale individuo che qui, concentrato in un punto, seduto su un cavallo, si irradia sul mondo e lo domina».Antonio Gnoli, Un imperatore per il divino Hegel, la Repubblica.it, 28/02/1992. Poco prima della conquista di Jena nell'ottobre 1806, Hegel riesce a inviare col corriere il manoscritto a un tipografo di Bamberga. In quel momento Napoleone Bonaparte concentra in sé la storia del mondo e in lui batte il cuore pulsante dello Spirito. Ma proprio per i risvolti turbolenti del suo momento storico Hegel è inquieto e si affretta a concludere il suo libro. Sarà solo nell'anno successivo che scriverà la prefazione all'opera, che sorprendentemente si rivela quasi più densa di contenuto rispetto al corpo principale della Fenomenologia.

Analisi dell'opera Hegel sviluppa il tema della risoluzione del finito nell'infinito nella Fenomenologia dello Spirito, intesa come approccio alla filosofia che inizia con l'esplorazione dei "fenomeni" (che si presentano a noi nell'esperienza conscia) quale mezzo per cogliere lo Spirito Assoluto che è dietro il fenomeno. Nel caso della fenomenologia hegeliana si parla dunque di "fenomenologia dialettica". La fenomenologia, come scienza dell'esperienza della coscienza, è la storia romanzata dello Spirito (Geist) che «attraverso erramenti, contrasti e quindi infelicità e dolore, esce dalla sua individualità e si riconosce come ragione che è realtà e realtà che è ragione; a partire cioè dalle forme più semplici della coscienza individuale, perviene gradualmente e progressivamente al sapere assoluto.

Il compito e la funzione della Fenomenologia consistono nel condurre la coscienza naturale e finita al punto di vista della scienza filosofica, ovvero al sapere assoluto (absolutes Wissen), ovvero dal conoscere finito al conoscere infinito; detto altrimenti, la Fenomenologia mostra il passaggio dall'opposizione ed estraneità del soggetto rispetto all'oggettività della coscienza finita, al riconoscimento da parte della coscienza di essere in identità e unità con la realtà.

Il percorso della coscienza esposto nella Fenomenologia intende presentarsi come un movimento dialettico immanente alla coscienza, e non come qualcosa di imposto arbitrariamente dall'esterno; in virtù di questa necessità interna la coscienza stessa riconosce, volta per volta, l'inadeguatezza del proprio punto di vista. La Fenomenologia, dunque, rappresenta l'esperienza che la coscienza fa di sé e del proprio oggettocfr. F. Chiereghin, La Fenomenologia dello spirito di Hegel. Introduzione alla lettura, Carocci, Roma 1994, § 1..

La struttura generale L'articolazione interna della Fenomenologia è molto complessa, dal momento che Hegel stesso ha fornito due diversi modi per dividere l'opera, che si presentano assieme nella versione definitiva. Nello specifico, è possibile articolare l'opera come un susseguirsi di figure (contrassegnate dal numero romano), che però a gruppi o singolarmente fanno riferimento a momenti, ovvero a dei particolari modi in cui si configura il rapporto della coscienza con il suo oggettoPer la distinzione fra figure e momenti cfr. F. Chiereghin, La Fenomenologia, cit. e L. Illetterati et al., Hegel, cit., § 2.. I. La certezza sensibile o il questo e l'opinioneA. CoscienzaII. La percezione o la cosa e l'illusioneIII. Forza e intelletto, fenomeno e mondo ultrasensibileIV. La verità della certezza di sé stessoB. AutocoscienzaV. Certezza e verità della ragioneC.(AA) RagioneVI. Lo spirito(BB) SpiritoVII. La religione(CC) ReligioneHegel principia la sezione dedicata alla religione con un'apparente critica "in prosa", ciò benché sino a quel punto quest'opera scritta sia perlopiù esplicitamente "teorica" VIII. Il sapere assoluto(DD) Sapere assoluto I principali momenti dello sviluppo fenomenologico sono, dunque, tre (ovvero quelli contrassegnati dalle lettere A, B e C): il primo è quello della coscienza, contraddistinto da una opposizione fra soggetto e oggetto, e dalla convinzione del soggetto che la verità sia fuori del soggetto, nella oggettività; il secondo è quello dell'autocoscienza, caratterizzato da una forte fiducia nella soggettività a discapito dell'oggettività, dalla convinzione che il criterio della verità si trova nell'io e non nelle cose; per il terzo, invece, Hegel non ha un nome vero e proprio e si limita a indicare soltanto una somiglianza fra le diverse figure comprese in esso (ragione, spirito, religione e sapere assoluto), che consiste nel superamento dell'opposizione fra soggetto e oggetto, e dal riconoscimento dell'io di essere ogni realtà, posizione che si articola in gradi diversi dalla ragione fino al sapere assolutocfr. J. Hyppolite, Genesi e struttura, parte I, cap. III..

La Coscienza Il momento da cui inizia la consapevolezza di sé (coscienza) è rappresentato dall'incontro dell'individuo con l'oggetto. È attraverso il confronto sensibile con gli oggetti che ci rendiamo conto della nostra esistenza. L'incontro con l'oggetto si sviluppa attraverso tre fasi: certezza sensibile: si è certi che esista l'oggetto rivelato dai sensi, in un dato luogo e in un certo momento. Cambiando il momento percettivo, dell'oggetto permangono invariati il questo (ovvero l'oggetto stesso), il qui (il luogo in cui esso si trova) e lora (il momento in cui i sensi lo rivelano). Nasce però la difficoltà di capire come riportare la certezza sensibile di tale oggetto a tutti gli altri oggetti che si presentano nella loro diversità sensibile. percezione sensibile: in questa fase l'attenzione si volge a fare in modo che le diverse proprietà degli oggetti possano essere riportate ad un unico punto di riferimento che permetta di avere una visione unitaria della realtà. La soluzione sembra essere quella di riportare tutta la varietà delle qualità sensibili a un punto fisso di riferimento: il sostrato, la sostanza presente in tutte le cose allo stesso modo. Ma la ricerca travagliata della sostanza ha dimostrato che l'uomo non riesce a coglierla. intelletto: visto che non siamo in grado di conoscere questo sostrato sul quale ineriscono le qualità dobbiamo pensare che l'unità non stia nell'oggetto, ma nel soggetto che unifica le sensazioni tramite l'intelletto. La consistenza fenomenica della realtà viene superata non ricercandola nella sostanza ma riportandola alla funzione dell'intelletto. (Ogni fatto, secondo l'idealismo, rimanda all'atto che lo pone.)

A questo punto la coscienza ha interiorizzato l'oggetto in se stessa ed è diventata coscienza di sé, ovvero autocoscienza che non ha più bisogno di riferirsi agli oggetti per avere coscienza di sé, ha capito che la certezza della propria esistenza è data dalla sua attività intellettuale.

LAutocoscienza L'autocoscienza non ha più in Hegel il significato di essere coscienti di sé, che aveva avuto sinora, ma acquista un valore sociale e politico. L'autocoscienza si raggiunge solo se riusciamo a confrontare la nostra particolare esistenza con quella degli altri. Il riconoscimento delle altre autocoscienze non avviene, come si potrebbe pensare e come in effetti Hegel aveva inizialmente sostenuto nella fase giovanile (vedi: Pensiero di Hegel), attraverso l'amore, bensì attraverso la lotta, lo scontro per cui, addirittura, alcuni individui arrivano a sfidare la morte per potersi affermare su quelli che hanno paura e finiscono per subordinarsi ai primi. È questo il rapporto fenomenologico di "servo-padrone" che si esplica nella dialettica della figura signoria-servitù.G.F.W. Hegel, Fenomenologia dello Spirito, a cura di Vincenzo Cicero, ed. Rusconi, Milano 1995, pp. 275-289

Il rapporto "signoria e servitù"

Il signore, nel rischiare la propria vita pur di affermare la propria indipendenza, ha raggiunto il suo scopo, e si eleva su quello che è divenuto il suo servo (poiché ha preferito la perdita della propria indipendenza pur di avere salva la vita). Anche il servo però diventa importante per il signore poiché dal lavoro di quello dipende il suo stesso mantenimento in vita. Il servo, lavorando, dà al padrone ciò di cui ha bisogno. Il padrone non riesce più a fare a meno del servo. Dunque la subordinazione si rovescia. Il padrone diviene servo poiché è strettamente legato al lavoro del servo, e il servo diviene padrone (con la sua attività produttiva) del padrone.Hegel, Fenomenologia dello spirito, a cura di Ermanno Arrigoni, Armando Editore, 2000, p. 55.