L'editto di Restituzione venne promulgato da Ferdinando II d'Asburgo il 6 marzo 1629 durante la guerra dei trent'anni per la restituzione dei beni ecclesiastici, secolarizzati dopo il 1552, che i protestanti avrebbero dovuto riconsegnare alla Chiesa di Roma.

L'editto di Restituzione Radix omnium malorum Antefatti

L'emanazione dell'editto si colloca nel contesto del generale andamento sfavorevole della fase danese della guerra dei trent'anni per il fronte protestante. Nella campagna militare condotta dall'Unione Evangelica nel 1626, infatti, si possono distinguere due imprese diverse, che ebbero entrambe esiti sfavorevoli: l'attacco, in collaborazione con il principe di Transilvania, contro gli imperiali a est, e l'avanzata verso sud, dalla Danimarca, contro l'esercito della Lega cattolica. Il progetto orientale non ebbe altra conseguenza che la morte, in un lontano villaggio bosniaco, di Ernst von Mansfeld. Quanto ai danesi, le gravi sconfitte di Lutter e di Wolgast, furono sufficienti ad affermare la superiorità del Conte di Tilly e Wallenstein, ad aprire lo Schleswig-Holstein all'avanzata dei cattolici, e a togliere ai danesi ogni efficacia nella contesa.

Di nuovo la causa protestante era caduta nell'abisso più profondo, mentre il trionfo imperiale creò le premesse, paradossalmente, perché potesse essere frenato dalle conseguenze di atti e decisioni alimentati e maturati nel clima dell'andamento favorevole del conflitto per la parte cattolica. Nell'esaltazione prodotta dalla vittoria, gli Elettori cattolici concepirono un'idea abbastanza naturale ma poco saggia, perseguita con sviluppi pericolosi per gli interessi dell'imperatore. Un cospicuo patrimonio ecclesiastico, che comprendeva nella Germania settentrionale due arcivescovati e dodici vescovati, era sin dal 1552 passato dai cattolici ai protestanti. Parte di quest'imponente proprietà era stata spesa degnamente a sostenere la Chiesa luterana; il resto, assai meno degnamente, a soddisfare le esigenze e il lusso dei principi dell'impero. Tutto questo bottino doveva ora, in virtù dell'editto, ritornare ai suoi antichi proprietari cattolici. Tale decreto ingiuntivo turbò fortemente gli amministratori protestanti, costretti, sotto la tirannica pressione delle truppe di Wallenstein, a cedere una proprietà che da molti anni ormai consideravano propria.

Prodromi dell'editto, prima stesura e successiva pubblicazione

L'editto era costituito da un foglio di sole 4 colonne di testo, pensato e supervisionato dall'imperatore Ferdinando II e dalla sua guida spirituale: il confessore gesuita Guglielmo Lamormaini. In definitiva, esso finì per rappresentare l'inizio della rovina per il suo creatore, tanto era severo e rigido. Venne per ciò definito dagli storici del tempo: Radix omnium malorum (la radice di tutti i mali). La prima stesura venne sollecitata durante la dieta di Mühlhausen nell'autunno del 1627, convocata per discutere le conseguenze della sconfitta danese. A tale evento inizialmente non veniva dato peso, ma quasi un anno dopo si verificò che alcuni importanti vescovi ricordarono all'imperatore, in una lettera congiunta, la promessa fatta di restituire alla Chiesa cattolica ciò che era stato tolto dalla Pace di Augusta in poi. L'abbozzo preparato da Ferdinando e Lamormaini, fu inviato per studio e visione agli Elettori vescovi cattolici. Questi premettero perché lo stesso fosse redatto in forma ancora più dura, affinché contenesse un'esplicita dichiarazione di lotta al calvinismo e favorisse anche la possibilità di un'estensione delle sue norme alle città libere dell'impero. Il documento fu stampato in grande tiratura (ne sono note ben 35 differenti versioni) e distribuito largamente in tutta la Germania. Fu realizzato in gran segreto e distribuito alle cancellerie di tutta la Germania con preghiera che ne fossero ricavate numerose copie da pubblicare tutte insieme nel marzo del 1629. Per i mesi a venire questo documento, all'apparenza banale e scritto con caratteri minuscoli, fu l'argomento principale di ogni dialogo e convenevole.

Il circolo della Bassa Sassonia, la Vestfalia e il Württemberg furono tra le regioni più colpite dall'editto, in quanto questi territori ospitavano un migliaio fra monasteri, conventi e altri possedimenti già secolarizzati dai locali principi. Alcune gravi discussioni nacquero per la sottile differenziazione fra luteranesimo e calvinismo, che non erano trattati formalmente alla stessa stregua. Altri abusi furono fatti non rispettando la data termine del 1552, dalla quale si intendeva valesse l'editto, così furono messe in discussione anche secolarizzazioni di epoca anteriore alla pace di Augusta. Gli eserciti della Lega, ovviamente, collaborarono attivamente con i commissari imperiali impegnati nell'opera di restituzione. Più complesso fu il discorso della sua applicazione nei territori dove stazionava l'armata di Wallenstein. Questi era, infatti, ancora impegnato a ridurre il pericolo danese e occupato nell'assedio di Stralsund; va ricordato inoltre che nell'animo suo le questioni religiose erano di poca o nulla importanza, tanto che era solito suggerire all'imperatore maggiore moderazione in materia religiosa, salvo quando era in ballo la possibilità che trovasse soddisfazione il proprio personale tornaconto.

Il testo Testo dell'Editto di Restituzione. Dato in Vienna, il 6 marzo 1629 Radix Omnium Malorum:

Bibliografia Georges Pagès. La Guerra dei Trent'Anni. ECIG, 1993. Geoffrey Parker. La Guerra dei trent'anni. Vita e Pensiero, 1994. Id. La Rivoluzione Militare, Il Mulino, 2005. Josef Polišenský. La Guerra dei Trent'Anni: da un conflitto locale a una guerra europea nella prima metà del Seicento. Einaudi, 1982. C. V. Wedgwood. La Guerra dei Trent'Anni. Mondadori, 1998. Luca Cristini. 1618-1648 la guerra dei 30 anni. Volume 1 da 1618 al 1632 2007 (ISBN 978-88-903010-1-8) Luca Cristini. 1618-1648 la guerra dei 30 anni. Volume 2 da 1632 al 1648 2007 (ISBN 978-88-903010-2-5)

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Guerra dei trent'anni Restituzione