Biografia La giovinezza Nacque nel 1893 a Santomera, nella regione di Murcia (Spagna), da una famiglia indigente, primogenita di nove figli. Il nome María Josefa le sarebbe stato dato per riguardo alla nonna paterna che così si chiamava. Il padre era operaio agricolo avventizio e la madre casalinga. Madre Speranza conobbe e condivise la povertà della sua famiglia.

Si racconta che tale Pepe Ireno, che aveva un podere vicino alla famiglia di Madre Speranza, colpito dall'intelligenza della bambina, pensò che fosse un peccato lasciarla in tanta povertà e convinse i genitori ad affidarla al parroco di Santomera, don Manuel Aliaga, che viveva con due sorelle. Questi fu lieto di portarla a casa sua, dove avrebbe potuto ricevere una buona educazione. Il trasferimento avvenne quando la bambina aveva circa 6 o 7 anni.

Le due sorelle del parroco, Inés e María, aiutate da María De Las Maravillas Fernández Serna e da una sua sorella religiosa, Carmen, diedero a María Josefa un po' di istruzione e le insegnarono i lavori domestici. Non frequentò mai la scuola e rimase a casa del parroco fino al 15 ottobre 1914, giorno in cui partì per farsi religiosa.

All'età di dodici anni fece la comunione, come era abituale in quell'epoca. Ma già a otto anni, ricorrendo a uno stratagemma, riuscì, come ella stessa disse, a "rubare" Gesù. Infatti una mattina, mentre il parroco era assente, approfittando del fatto che il sacerdote celebrante non la conosceva, al momento della comunione si avvicinò alla balaustra e ottenne l'ostia consacrata. Questo episodio, pur nella sua ingenuità, dimostra l'amore che Madre Speranza aveva per Gesù fin da bambina, tanto che fin da allora si propose di non dimenticarlo mai durante la giornata.

La vita religiosa

Dopo essere entrata a far parte, all'età di 21 anni, della Congregazione delle "Figlie del Calvario" a Villena, nel 1930 fondò a Madrid quella che sarebbe diventata la Congregazione delle Ancelle dell'Amore Misericordioso.

In seguito, negli anni '50, fondò il ramo maschile della congregazione, con il nome di Figli dell'Amore Misericordioso, e nel 1951 si stabilì a Collevalenza con alcune consorelle del suo istituto, per trascorrere colà poi il resto della sua vita, dove in seguito nacque grazie alla sua opera una basilica-santuario.

Madre Speranza, dagli anni cinquanta, cominciò a realizzare il progetto che per lei rappresentava la volontà di Dio: la costruzione di un santuario dedicato all'Amore Misericordioso di Dio, al quale dedicò la sua vita. Questa fu la sua missione e la sua opera definitiva. Volle in questo luogo "far conoscere a tutti che Dio è un Padre che ama, perdona, dimentica e non tiene in conto i peccati dei suoi figli quando li vede pentiti". Nel santuario riceveva ogni giorno più di cento persone, ascoltando e infondendo speranza a ciascuno.

Compose per questo scopo un'orazione, dove diceva tra l'altro: "Fa, Gesù mio, che a questo Santuario vengano persone dal mondo intero, non solo con il desiderio di guarire nel corpo dalle malattie più dolorose e strane, ma per curare la propria anima...e fa, Gesù mio, che tutti vedano in Te non un giudice severo ma un Padre pieno di amore e di misericordia che non tiene in conto le debolezze dei suoi figli, le dimentica e le perdona".

Oltre a diversi fenomeni prodigiosi quali la trasmutazione di acqua in olio e altri, Madre Speranza (come altre figure mistiche), è stata protagonista in vita di fenomeni di bilocazione. Stigmatizzata, spesso essudava sangue. Memorabile è l'episodio avvenuto nel 1960, quando, essendo il paese umbro di Collevalenza privo di acqua, Lei, affidandosi a Dio (il suo "ingegniero"), indicò con il bastone il punto in cui si doveva procedere con la trivellazione per trovare l'acqua che avrebbe rinnovato i prodigi di Lourdes. Dopo la rottura di numerose trivelle (secondo la mistica causate dal Demonio), venne trovata la falda acquifera che Madre Speranza definì «il sollievo del corpo per trovare Dio». Solo nell'anno 1998 si sono registrati quasi 800 casi di guarigione..

Il 22 novembre 1981 papa Giovanni Paolo II si recò in visita al santuario, incontrando anche Madre Speranza. L'anno successivo il santuario ottenne il riconoscimento di basilica minore.

Durante un'udienza svoltasi a Roma nel 1981, papa Giovanni Paolo II si espresse con queste parole nei confronti di Madre Speranza e delle sue "ancelle":

La morte e la beatificazione

Nel santuario da lei voluto, Madre Speranza visse fino al giorno della sua morte, avvenuta l'8 febbraio 1983. Il suo corpo, come aveva desiderato, riposa nella cripta del santuario stesso.

Il 24 aprile 1988 è iniziato il processo per la beatificazione nella diocesi di Orvieto-Todi. Il 12 giugno 1992 la Congregazione delle Cause dei Santi ha concesso il decreto di validità giuridica degli atti del processo diocesano, concluso l'11 febbraio 1990. Il 12 giugno 1993 è avvenuta la consegna alla Congregazione delle Cause dei Santi della positio sulla vita e le virtù di Madre Speranza. Il 23 aprile 2002 la Chiesa, dopo aver riconosciuto le sue virtù eroiche, l'ha proclamata venerabile. Il 14 giugno 2012 la Commissione Medica della Santa Sede, riunitasi una seconda volta dopo la prima bocciatura del caso in data 1 aprile 2004, riconosce a maggioranza (cinque medici su sette) il carattere straordinario della guarigione da una intolleranza alimentare del neonato di 12 mesi Francesco Maria FossaBeppe Amico, Madre Speranza, una storia di grazia e misericordia, "Libera nos a malo" Edizioni, 2001, Formato Kindle, posizioni 2613-2666.. Il 5 luglio 2013, con il consenso di papa Francesco, il cardinale Angelo Amato ha emesso il decreto di beatificazione. Il rito di beatificazione è stato celebrato il 31 maggio 2014, presso il santuario di Collevalenza.

Eventi prodigiosi e miracoli Giunta in Italia nel maggio 1936, la beata Madre Speranza andò a vivere a Roma. Tra i tanti fatti di cui si rese protagonista, ci fu l'episodio in cui circa cinquecento persone sarebbero state sfamate, pur avendo a disposizione pochissimo cibo. Secondo i testimoni (di cui alcuni tuttora viventi), le pentole, pur essendo svuotate di minestra, avrebbero mantenuto sempre lo stesso livello. Pietro Iacopini, che visse per più di 35 anni al fianco della venerabile Madre Speranza di Gesù, racconta altri fatti apparentemente inspiegabili che segnarono l'esistenza terrena di Madre Speranza. Tra questi, la materializzazione di una statuina di Gesù bambino da inserire in un presepio (statuina attualmente custodita ad Alfaro in Spagna), l'incredibile pioggia di denaro caduto letteralmente dal cielo (in presenza di numerosi testimoni) avvenuta presso il santuario di Collevalenza: soldi destinati al pagamento degli operai che avevano costruito lo stesso santuario. Infine, la materializzazione di 40 milioni di lire (trovati dentro una scatola di cartone appoggiata su un letto), che servirono per pagare gli operai che avevano costruito la Via Crucis del santuario. Ad assistere alla scena stavolta fu Ennio Fierro (uno dei più stretti collaboratori di Madre Speranza), che rimase sbalordito e incredulo. In quel periodo Ennio Fierro attraversava un momento di crisi e aveva preso la decisione di andar via dal santuario. Dopo il suddetto episodio non se ne andò più. La cosa che sconvolse tutti, fu che la cifra trovata era esattamente l'importo che doveva essere consegnato alla ditta che aveva costruito la Via Crucis al santuario di Collevalenza.

Secondo il Padre Spirituale, avrebbe ricevuto in sogno dal Signore in persona la profezia che il Vescovo di Todi stava per morire di un tumore in fase terminale, e per entrare in Paradiso come premio della Consacrazione del primo santuario al mondo dedicato all'"amore misericordioso". Durante il funerale, alle ore 18:00, la monaca cadde "in estasi" vedendo il Signore e il vescovo che le confessò di essere stato in Purgatorio, e che lì due giorni di Purgatorio equivalgono a 80 anni di vita sulla terra.Famiglia Cristiana, 9 febbraio 2016L'anima del Purgatorio a Madre Speranza: due giorni qui sono come 80 anni, su lalucedimaria.it.

…..«(Durante le estasi) la Madre non percepiva né alla vista, né all’udito, né al tatto. Una prova di ciò si ebbe in occasione della Messa che celebrata in suffragio di monsignor De Sanctis, Vescovo di Todi, quando la sua salma si fermò al santuario, il 6 novembre 1959. In presenza di tutti, la Madre andò in estasi e prese a parlare. Un giornalista de La Nazione, accompagnato dal suo fotografo, si avvicinò a lei e fece scattare più volte il flash della macchina fotografica a non più di 30-40 centimetri di distanza. Le palpebre degli occhi della Madre non ebbero alcun movimento, né le sue pupille variarono di diametro a quei lampi…».

Le contestazioni subite in vita Divenuta missionaria claretiana in seguito alla fusione delle Figlie del Calvario con le Religiose di Maria Immacolata (21 novembre 1921), Madre Speranza dopo tre anni e mezzo di soggiorno a Vicálvaro è trasferita per punizione nel convento di Vélez-Rubio, dove rimarrà, svolgendo il ruolo di assistente delle ragazze del connesso collegio, per sedici mesi. Parte dei quali però (sette mesi) trascorsi in isolamento in una cella della struttura in quanto accusata "di aver rubato libri o altri oggetti della Casa o di singole Consorelle, di aver provocato gravi sommosse da parte delle ragazze nel Collegio e di essere causa di divisione e di sofferenza all'interno della Comunità religiosa". Nell'agosto del 1926 Madre Speranza subisce le prime presunte vessazioni da parte del demonio, continuate fino al dicembre 1927. A testimoniarlo è una lettera del 4 aprile 1928 inviata dalla madre generale delle Religiose di Maria Immacolata, Patrocinio Pérez de Santo Tomás, a padre Felipe Maroto, procuratore generale dei Claretiani, nella quale lettera tali manifestazioni sono definite quali "fenomeni isterici non meno sorprendenti". Il 7 settembre del 1926 da Vélez-Rubio Madre Speranza, sempre per punizione, è trasferita a Madrid presso la comunità di via Toledo, dove svolge le funzioni di economa e vicaria. Il 6 dicembre 1930 Madre Speranza esce dalle Missionarie Claretiane per fondare sempre a Madrid, nella notte di Natale dello stesso anno, la "Associazione delle Ancelle dell'Amore Misericordioso", associazione civile subito riconosciuta dalle autorità spagnole e che il vescovo di Madrid Leopoldo Eijo y Garay (fino alla sua morte nel 1963 strenuo oppositore della religiosa) si rifiuterà di trasformare in "Pia Unione".

Nell'ottobre del 1934 la nobildonna María Pilar De Arratia, principale benefattrice di Madre Speranza, ormai priva di familiari decide di fare testamento a favore dell'Associazione delle Ancelle fondata dalla religiosa, prevedendo tra l'altro che l'edificio di sua proprietà, già ospitante la scuola diretta dal sacerdote don Doroteo Irizar, finisca anch'esso nelle mani della medesima congregazione. Sarà questo il motivo della gelosia e dell'ostilità che don Doroteo nutrirà contro Madre Speranza fino al momento della sua morte, intervenuta nel 1954.