Il velo della Veronica è una famosa reliquia, di cui ci sono pervenute diverse versioni. Consiste in un panno, presumibilmente di lino, in origine possesso di santa Veronica, dov'è impresso un volto che si ritiene essere quello di Gesù.
Origine della storia La storia del velo della Veronica si è progressivamente sviluppata lungo i secoli.
Nei Vangeli sinottici, composti entro il I secolo, è presente il racconto di una donna anonima che viene miracolosamente guarita da un flusso di sangue toccando Gesù (). A parte questo accenno, l'emorroissa non viene citata altrove nel Nuovo Testamento.
Nell'apocrifo Vangelo di Nicodemo, scritto originariamente in greco nel II secolo e pervenutoci in diverse redazioni o recensioni, l'emorroissa ricompare durante il processo di Gesù testimoniando inutilmente a suo favore. Nella recensione greca A (cap. 7, tr. it.), l'emorroissa è anonima, mentre nel papiro copto di Torino (cap. 5,6 tr. it.) e nella recensione latina (cap. 7, tr. it.) la donna è chiamata Veronica. Il nome è l'adattamento del greco "Berenice" (Βερενίκη), forma macedone corrispondente al greco classico "Ferenice" (Φερενίκη), significante "portatrice di vittoria" (φέρειν = portare + νίκη = vittoria). Βερενίκη, in
È probabile che nel passaggio dal greco al latino l'assonanza del nome "Veronica" con vera icona (= vera icona-immagine) abbia progressivamente generato nella fantasia popolare la leggenda della "Vera icona" della "Veronica". In passato, si riteneva al contrario che il nome della donna fosse derivato dall'immagine.Vedi voce
La leggenda fa la sua prima comparsa in alcuni scritti apocrifi tardi appartenenti al Ciclo di Pilato (talvolta erroneamente citato come Atti di Pilato): Guarigione di Tiberio, Vendetta del Salvatore e Morte di Pilato.
I tre scritti ci sono pervenuti in autonome redazioni latine medievali (rispettivamente del VIII, IX e XIV secolo) che derivano da una versione precedente andata perduta, probabilmente del VI secolo. La trama dei tre apocrifi è sostanzialmente la stessa: l'imperatore Tiberio gravemente ammalato invia a Gerusalemme Volusiano che punisce i responsabili della morte di Gesù, trova una sua immagine in possesso della Veronica (coincidente con l'anonima emorroissa sanata da Gesù, vedi e paralleli), la conduce a Roma e grazie a lei l'imperatore è guarito.
Nella Guarigione di Tiberio (tr. it.), il testo più antico, l'immagine di Gesù era usata dalla Veronica come cuscino e ciò le procurava una buona salute. Aveva fatto dipingere l'immagine "per amor suo". Dopo la guarigione, Tiberio adora l'immagine di Gesù e ordina che "fosse circondata di oro e di pietre preziose".
Nella Vendetta del Salvatore (tr. it.) non è specificato se l'origine dell'immagine sul panno di lino sia miracolosa o dipinta. Il panno è conservato avvolto in un tessuto d'oro riposto in uno scrigno, è oggetto di venerazione ed è causa di miracoli.
La Morte di Pilato (tr. it), il testo più recente, specifica invece l'origine miracolosa dell'immagine in possesso della Veronica: "Quando il mio Signore girava predicando, io con molto dispiacere ero privata della sua presenza; volli perciò dipingermi un'immagine affinché, privata della sua presenza, avessi un sollievo almeno con la rappresentazione della sua immagine. Mentre stavo portando un panno da dipingere al pittore, mi venne incontro il mio Signore e mi domandò dove andavo. Avendogli manifestato il motivo del mio viaggio, egli mi richiese il panno e me lo restituì insignito della sua venerabile faccia".
Nel rito popolare della Via Crucis, sviluppato e consolidato nel basso medioevo, è presente una diversa versione della leggenda: la Veronica incontrò Gesù durante la sua salita al Calvario e gli asciugò il volto con un panno di lino, dove sarebbe rimasta impressa la sua immagine.
Reliquie contemporanee Sono numerose le reliquie cristiane pervenuteci o perdute che la tradizione cristiana ha identificato con il Velo della Veronica. Un'immagine conservata presso la basilica di san Pietro in Vaticano. Un'immagine conservata presso il monastero dei Ss. Cosma e Damiano in Tagliacozzo (AQ), presumibilmente copia di un esemplare che si suppone custodito in san Pietro in Vaticano. Un'immagine conservata presso la cappella Matilde in Vaticano. Un'immagine conservata presso il palazzo Hofburg a Vienna, in Austria. Un'immagine conservata presso il monastero de la Santa Faz ad Alicante, in Spagna. Un'immagine conservata presso la cattedrale di Jaén, in Spagna. Un'immagine conservata presso la chiesa di san Bartolomeo degli Armeni a Genova. Il Volto Santo di Manoppello (PE).
Velo, mandylion e sindone Secondo alcuni storici cristiani, le leggende relative al velo della Veronica, che nelle versioni pervenuteci sono sicuramente a-storiche, poggiano comunque su un dato storico: l'esistenza nell'antichità di una reliquia con il volto di Gesù, il mandylion (= "fazzoletto" in siriaco) di Edessa. Da questa antica reliquia si sarebbero diffuse in occidente sia copie di essa sia le varie leggende a esse associate.
Quanto alla sindone di Torino, il legame diretto tra questa e le leggende è inesistente: la sindone è un lenzuolo funebre e reca impressa una figura intera umana, mentre le leggende, come le icone pervenuteci, sono relative a un panno di limitate dimensioni con il solo volto raffigurato. Secondo i sindonologi autenticisti, tuttavia, la sindone di Torino coincide con il mandylion di Edessa, che sarebbe stato esposto alla venerazione pubblica piegato in modo tale da mostrare il solo volto. Secondo questa ipotesi quindi le leggende e le copie occidentali del velo della Veronica si fondano indirettamente sulla sindone-mandylion, e l'esame dei tratti iconografici comuni a veli e sindone ne sarebbe la prova.Ipotesi sulla storia della Sindone.
Il velo della Veronica, spesso chiamato semplicemente "la Veronica" e noto in italiano come il "Volto santo" (ma da non confondersi con il crocifisso intagliato Volto Santo di Lucca), è una reliquia cattolica che, secondo la leggenda, ritrae l'immagine del volto di Gesù non prodotta da mano umana (cioè un acheropita). La versione più recente della leggenda narra che Veronica da Gerusalemme incontrò Gesù lungo la via Dolorosa sulla strada verso il Calvario; quando la donna si fermò per asciugarne il sudore (latino suda) dal viso con il suo velo, l'immagine di Cristo fu impressa sul panno. L'evento è commemorato da una delle stazioni della Croce. Secondo alcune versioni, Veronica più tardi si recò a Roma per presentare il panno all'imperatore romano Tiberio. Il velo possiede proprietà miracolose, in quanto in grado di spegnere la sete, curare la cecità, e talvolta perfino risuscitare i morti.
La storia non è documentata nella sua forma attuale fino al Medioevo e, per questa ragione, non è probabile che sia verità storica. Piuttosto, è più probabile che le sue origini possano trovarsi nella storia dell'immagine di Gesù associata con la Chiesa orientale conosciuta come il mandylion, unita al desiderio dei fedeli di poter vedere il volto del loro redentore. Durante il XIV secolo, divenne un'icona centrale nella Chiesa Occidentale – nelle parole del direttore di Museo Neil Macgregor – "Dal XIV secolo in poi, dovunque sia andata la chiesa di Roma, la Veronica è andata con lei". Tutto comunque rimane nelle pure e semplici probabilità, essendo impossibile fornire alcuna certezza sull'argomento.
Racconto biblico Non ci sono riferimenti alla storia di Veronica e del suo velo nei Vangeli canonici. Il più vicino è il miracolo della donna che fu curata toccando l'orlo della tunica di Gesù (); il suo nome è più tardi identificato con Veronica dagli apocrifi "Atti di Pilato". La storia fu in seguito elaborata nell'XI secolo aggiungendo che Cristo le diede un ritratto di se stesso su un panno, con cui lei più tardi curò Tiberio. Il collegamento di ciò con la Via Crucis nella Passione, e l'apparizione miracolosa dell'immagine avviene solo intorno al 1380, nel libro internazionalmente popolare, Meditazioni sulla vita di Cristo.. È anche a questo punto che altri dipinti dell'immagine cambiano fino a comprendere una corona di spine, sangue, e l'espressione di un uomo sofferente.
Sulla via Dolorosa a Gerusalemme c'è una piccola cappella, nota come la cappella del Volto santo. Tradizionalmente, questa è considerata la casa di Santa Veronica e luogo del miracolo.
Secondo l'Enciclopedia Cattolica il nome "Veronica" è una parola composta popolare con la parola latina Vera, che significa vera, e la parola greca icon che significa "immagine"; il velo di Veronica pertanto fu ampiamente considerato, nel Medioevo, come la "vera immagine" e la veridica rappresentazione di Gesù, precedente alla sindone di Torino.
Storia Si è spesso ipotizzato che la Veronica fosse presente nella vecchia chiesa di San Pietro durante il papato di Giovanni VII (705-8), dato che la cappella conosciuta come la cappella della Veronica fu costruita durante il suo regno, e questa sembra essere stata l'opinione di scrittori più tardi. Tutto questo è ben lontano dall'essere certo, comunque, dato che i mosaici che adornano questa cappella non si riferiscono in alcun modo alla storia della Veronica. Inoltre gli scrittori contemporanei non fanno riferimento al Velo in questo periodo. Sembrerebbe comunque che la Veronica si trovasse sul posto per il 1011, quando uno scriba fu identificato come custode del panno.
Comunque, memorie sicure del velo iniziano solo nel 1199 quando due pellegrini di nome Gerald de Barri (Giraldus Cambrensis) e Gervasio di Tilbury fecero due racconti in tempi diversi di una visita a Roma che facevano riferimento diretto all'esistenza della Veronica. Poco dopo ciò, nel 1207, il panno acquistò maggiore notorietà quando fu mostrato ed esposto pubblicamente dal papa Innocenzo III nel 1297, che garantì anche indulgenze a chiunque vi pregasse davanti. Questa ostensione, tra S. Pietro e l'ospedale Santo Spirito, divenne un evento annuale e in una di tali occasioni nel 1300 il papa Bonifacio VIII, fu ispirato a proclamare il primo giubileo nel 1300. Durante questo Giubileo la Veronica fu mostrata pubblicamente e divenne una delle "Mirabilia Urbis" ("meraviglie della Città") per i pellegrini che visitavano Roma. Per i successivi duecento anni la Veronica fu considerata come la più preziosa di tutte le reliquie cristiane.
Quando avvenne il sacco di Roma nel 1527, alcuni scrittori riferirono che il velo era stato distrutto: messer Unbano alla duchessa di Urbino dice che la Veronica fu rubata e passata per le taverne di Roma.. Altri scrittori testimoniano della continuità della sua presenza nel Vaticano: un testimone del saccheggio dice che la Veronica non fu trovata dai saccheggiatori..
Molti artisti dell'epoca crearono riproduzioni del velo, ma nel 1616 il papa Paolo V proibì la produzione di copie del velo della Veronica a meno che non fossero eseguite da un canonico della basilica di San Pietro. Nel 1629 il papa Urbano VIII non solo proibì che si facessero riproduzioni del velo della Veronica, ma ordinò anche la distruzione di tutte le copie esistenti. Il suo editto dichiarò che chiunque avesse accesso a una copia doveva portarla al Vaticano, pena la scomunica.
Dopo il velo scomparve quasi totalmente dalla vista pubblica, e la sua storia dopo quella data non è documentata. Esiste la possibilità che sia rimasta in San Pietro fino a oggi; questo sarebbe coerente con le limitate informazioni che il Vaticano ha fornito nei secoli recenti.
Immagini tradizionalmente collegate con il velo della Veronica