La conferenza di Wannsee (, ) si svolse il 20 gennaio 1942 a villa Marlier, sulla riva del lago Großer Wannsee nella periferia a sud di Berlino. Vi parteciparono quindici personaggi di primo piano del regime nazionalsocialista, del partito e delle Schutzstaffel, tra cui quattro segretari di Stato, due funzionari pubblici di grado equivalente e un sottosegretario. Si riunirono su invito dellSS-Obergruppenführer Reinhard Heydrich per definire la cosiddetta «soluzione finale della questione ebraica» (Endlösung der Judenfrage) e chiarire direttamente con i dirigenti delle strutture amministrative di potere del Terzo Reich potenzialmente concorrenti che, a partire dalle direttive ricevute fin dal luglio 1941 da Hermann Göring, l'intera operazione era di competenza delle SS sotto l'autorità suprema di Heinrich Himmler e dello stesso Heydrich..
Come testimonia il verbale redatto da Adolf Eichmann, era necessario determinare con esattezza le categorie interessate dai provvedimenti, concordare la procedura di deportazione di 11 milioni di persone destinate ai lavori forzati in condizioni disumane e infine uccidere con modalità non meglio definite i sopravvissuti e gli inabili al lavoro.
Il verbale della conferenza di Wannsee è un documento eccezionale perché è il primo nel suo genere a esplicitare in modo inequivocabile le fasi del processo decisionale che portarono allo sterminio degli ebrei d'Europa. Questo processo decisionale coinvolse Adolf Hitler, Himmler, Heydrich e altri leader politici del nazionalsocialismo ma fu essenzialmente verbale, e nei rari casi in cui fu prodotta documentazione scritta i tedeschi si premurarono di distruggerla. Il verbale è dunque doppiamente importante: riporta l'esito del dibattito sul progetto globale di sterminio degli ebrei senza usare formule ermetiche o cifrate, bensì mostrando con estrema chiarezza come, oltre alle SS, alla Sicherheitspolizei (SiPo) e al Sicherheitsdienst (SD), anche la cancelleria del Reich, i ministeri della giustizia, dell'interno e degli esteri, le autorità civili d'occupazione, l'Ufficio per il Piano quadriennale (la principale autorità deputata al riarmo) e il partito condivisero il progetto e si resero complici del «crimine del secolo».
Contesto
Con l'ascesa al potere di Adolf Hitler in Germania nel gennaio 1933 si mise rapidamente in moto l'attuazione di uno degli obiettivi principali della politica nazista: l'allontanamento degli ebrei dal paese, scopo fino ad allora formulato solo genericamente. Di fatto la discriminazione, l'oppressione, l'intimidazione degli ebrei, l'esclusione dalla vita pubblica, lo sfruttamento economico e, infine, l'espulsione di essi dalla Germania sarebbero stati alcuni dei principali ambiti d'azione politica del regime per tutti gli anni '30. Tutto ciò si sviluppò nel giro di pochi anni e in modo deciso; dal boicottaggio delle attività commerciali degli ebrei nel 1933 si passò alle famigerate leggi di Norimberga del settembre 1935, fino ai pogrom del novembre 1938..
Questa Judenpolitik fu sostenuta e incentivata sia a livello governativo – dal ministero dell'interno a livello istituzionale alla Gestapo e alla polizia come organi esecutivi – sia dall'organizzazione del partito nazista, con l'aiuto prima delle Sturmabteilung (SA) e poi del Sicherheitsdienst (SD): il servizio d'intelligence del partito diretto da Reinhard Heydrich prese a contribuire sempre più all'elaborazione delle misure contro gli ebrei.
Nel 1938, dopo l'annessione dell'Austria al Reich tedesco (Anschluß), il SD intervenne per la prima volta efficacemente nella Judenpolitik. Adolf Eichmann, che dall'aprile 1938 aveva assunto l'incarico di referente del riorganizzato distaccamento viennese del SD, riuscì a convincere il commissario del Reich Josef Bürckel, responsabile dell'attuazione pratica dell'annessione, a istituire a Vienna un Ufficio centrale per l'emigrazione ebraica (Zentralstelle für jüdische Auswanderung), formalmente sottoposto al SD che in tal modo per la prima volta ebbe funzioni esecutive su mandato di un'autorità statale. Compito principale di Eichmann e dell'ufficio fu sviluppare un sistema razionale volto ad accelerare l'«emigrazione» degli ebrei viennesi fuori dal Reich, finanziata attraverso uno speciale fondo costituito dai beni e patrimoni requisiti agli ebrei stessi.
Questa organizzazione servì poi da modello per altri uffici per l'emigrazione ebraica a Praga e Amsterdam e per l'Ufficio centrale per l'emigrazione ebraica (Reichszentrale für jüdische Auswanderung) che Hermann Göring creò il 24 gennaio 1939, accogliendo le richieste presentate da Heydrich all'indomani del pogrom del novembre 1938. Con Heydrich in qualità di responsabile e Heinrich Müller, capo della Gestapo, in qualità di direttore, facevano parte dell'Ufficio centrale anche i delegati dei ministeri degli esteri, dell'economia, delle finanze e dell'interno. Göring ricopriva un ruolo di rilievo in quanto plenipotenziario di Hitler per il piano quadriennale, nonché uomo forte della politica economica del Terzo Reich incaricato di portare a termine l'esclusione definitiva degli ebrei dall'economia tedesca e di supervisionare la successiva Judenpolitik in vista dell'allontanamento degli ebrei dal paese. Per Heydrich non si trattò del primo incarico nell'ambito della Judenpolitik; nel luglio 1936, al culmine della grave crisi valutaria nazionale, Göring lo aveva nominato direttore di un ufficio per indagini finanziarie atto a razziare i patrimoni degli ebrei sospettati di voler emigrare dalla Germania.
Metodi provvisori di persecuzione e uccisione «Soluzioni territoriali»
Alla data dell'invasione nazista della Polonia il regime hitleriano era riuscito a cacciare dalla Germania circa ebrei; con l'inizio della seconda guerra mondiale la Judenpolitik «entrò in una fase totalmente nuova e più radicale». Circa 1,7 milioni di ebrei polacchi si ritrovarono nei territori annessi al Reich e così nell'orizzonte mentale nazista nacque l'impellente necessità di trovare una soluzione a ciò che era percepito come un grave problema..
Le soluzioni iniziali furono di tipo «territoriale» e consistevano nella deportazione organizzata e sistematica degli ebrei soggetti al controllo tedesco in una «riserva» situata alla periferia dei territori conquistati; però le difficoltà logistiche e l'impossibilità di deportare semplicemente gli ebrei in altri paesi confinanti rese impraticabile questo progetto. Successivamente, con la conquista della Francia e delle sue colonie nella primavera-estate 1940, fu lanciata un'idea di «soluzione territoriale» drastica: deportare tutti gli ebrei nella colonia francese del Madagascar. Secondo le stime, dai 4 ai 6 milioni di persone dovevano essere trasferiti sull'isola e sottoposti a un regime di polizia. Come disse a tal proposito Franz Rademacher, «referente per gli ebrei» (Judenreferat) presso il ministero degli esteri, l'intenzione era quella di considerarli «ostaggi della Germania a garanzia della buona condotta dei loro compagni di razza americani» e, «in caso di azioni ostili degli ebrei statunitensi contro il Reich», prendere nei loro confronti i «necessari e adeguati provvedimenti punitivi». Il clima intimidatorio creato da queste minacce, ma soprattutto il fatto che l'isola non offriva le condizioni per permettere di sopravvivere a milioni di emigranti (peraltro non considerate dai responsabili tedeschi) indicano che anche l'opzione Madagascar non ambiva a costruire una sorta di patria in cui accogliere gli ebrei d'Europa, bensì a sottoporli a insostenibili condizioni di vita, con conseguente abbassamento del tasso di natalità e un progressivo annientamento fisico.
Il persistere della guerra con l'Impero britannico e la conseguente inaccessibilità dell'isola costrinse Heydrich, capo del Reichssicherheitshauptamt (RSHA) e all'epoca figura centrale nella persecuzione degli ebrei, a elaborare una terza «soluzione territoriale». Nel gennaio 1941 presentò a Hitler un progetto dettagliato per la «soluzione finale» in ambito europeo, da portare a termine una volta conclusa la guerra; consisteva nel deportare tutti gli ebrei a est, in Unione Sovietica, dato che il Reich si stava preparando a invaderla. Tra marzo e luglio 1941 Heydrich fece avere a Göring due bozze di piani generali di deportazione, che Heydrich stesso avrebbe supervisionato e coordinato. Il 31 luglio Göring gli ordinò di predisporre «tutte le necessarie misure per preparare dal punto di vista organizzativo, pratico e materiale una soluzione globale della questione ebraica nell'area dell'Europa sotto influenza tedesca», di coinvolgere, qualora necessario, altre istituzioni centrali (soprattutto il ministro dei Territori occupati Alfred Rosenberg) e infine di presentargli un «piano globale» relativo ai provvedimenti da adottare: a questa delega Heydrich si sarebbe richiamato in occasione della conferenza di Wannsee. Le premesse per la deportazione in massa degli ebrei d'Europa all'indomani della vittoria sull'Unione Sovietica erano dunque state create; nel frattempo gli ebrei in attesa di essere deportati verso le zone interne della Russia sarebbero stati tenuti nel territorio del Governatorato Generale (Generalgouvernement), in zone da utilizzare come «riserva per gli ebrei» (Judenreservat, ad esempio nel distretto di Lublino) .. Questi progetti non erano stati concepiti per promuovere una futura patria semita, come rivelò nel novembre 1939 in un rapporto il vicegovernatore Arthur Seyss-Inquart:
Le deportazioni iniziarono effettivamente nell'autunno 1941, ma la Wehrmacht non ottenne la sperata veloce vittoria sull'Unione Sovietica. Si generò pertanto un'ulteriore radicalizzazione della Judenpolitik che, dopo l'attacco tedesco ai territori sovietici, assunse rapidamente le dimensioni di un genocidio.
Deportazioni e fucilazioni L'operazione Barbarossa, scattata il 22 giugno 1941, servì alla Germania per dare avvio a una campagna militare razziale, di conquista brutale e distruzione. La popolazione sovietica, che nell'immaginario nazionalsocialista non era altro che un insieme eterogeneo di popoli slavi e «razze miste» di ceppo asiatico considerate "sottouomini" (Untermenschen), sarebbe stata assoggettata, espulsa verso le aree interne della Russia o lasciata morire di fame. Ciò avrebbe permesso di liberare uno «spazio vitale» in cui si sarebbero trasferiti i coloni tedeschi oppure quelli provenienti da aree geografiche o nazioni considerate germaniche, come i Paesi Bassi e la Scandinavia.
La guerra, inoltre, creò i presupposti per un'azione diretta contro la componente ebraica della popolazione dell'Europa orientale, componente che sarebbe stato necessario eliminare sistematicamente per privare il cosiddetto «bolscevismo giudaico» della sua base demografica. Perciò uno degli obiettivi principali dell'invasione dell'Unione Sovietica fu quello di sopprimere tutti gli esponenti di una non meglio definita classe dirigente ebraico-comunista, per consegnare ai coloni tedeschi a guerra finita lo spazio vitale "libero dagli ebrei" (Judenfrei) nell'ambito di un più generale progetto di ristrutturazione territoriale e demografico dell'Est europeo sotto dominio tedesco, noto con il nome di Generalplan Ost..