La basilica di sant'Eufemia era un edificio di culto cattolico situato sull'Isola Comacina, nel comune di Tremezzina.
Benché rudere, è considerata uno tra i più rappresentativi monumenti del romanico comasco e le rovine rimaste vengono ancora oggi chiamate dalla popolazione locale il Duomo.
Storia
La basilica, la più imponente tra le costruzioni dell'isola, venne fatta erigere nel VII secolo. dal vescovo di Como Agrippino su una probabile struttura preesistente. e divenne sede episcopaleM. Zecchinelli, La strada regina nella storia e nel paesaggio, C. Nani ed., Como 1960.. La tradizione rimanda la costruzione della primitiva chiesa a sant'Abbondio, quarto vescovo di Como, vissuto attorno al 450. Agrippino stesso ebbe qui prima sepoltura. La chiesa venne completamente ricostruita in stile romanico all'inizio dell'XI secolo per opera del vescovo Litigerio e divenne sede di collegio canonicale nel 1031.
Nel 1169, la basilica - così come tutte le nove chiese dell'isola - venne rasa al suolo insieme alle altre costruzioni e alle mura che la circondavano, per opera dei comaschi come conseguenza della guerra decennale. Di queste chiese rimangono solo alcuni ruderi, ritornati alla luce in seguito a campagne archeologiche nel 1914 dirette da Ugo Monneret de Villard e nel 1958 dirette da Luigi Mario Belloni.
Descrizione La costruzione si presenta oggi allo stato di rudere, ma la sua struttura basilicale è ancora ben riconoscibile e ben inserita in un ambiente alquanto suggestivo. La sua lunghezza complessiva è di oltre 40 metri. Era costituita da tre navate absidate, senza transetto. scandite da colonne ottagonali di tipo arcaico, uniche in Lombardia. Il presbiterio era unito al coro con una campata intermedia sopraelevata di nove gradini e sul fronte si appoggiava il campanile dotato di semicolonne e lesene ed un portico a nartece antistante l'ingresso. Al di sotto del presbiterio si sviluppava una vasta cripta con volta a crociera sorretta da otto colonne. Sulla facciata era disposto un ampio portale e due porte laterali erano poste sul lato nord.
Oltre ai ruderi architettonici, degli ornamenti ci resta solo un pregevole capitello della cripta e indizi di affreschi che dovevano arricchire la costruzione. Molti resti, tra cui l'epigrafe tombale di Agrippino, vennero riutilizzati dagli scampati alla distruzione del 1169 nella costruzione della chiesa arcipreturale dedicata sempre a sant'Eufemia ad Isola C. Cantù, Storia di Como e sua provincia, II edizione, ed. Sardini, 1975, pagg. 1136-1137. , oggi frazione del comune di Ossuccio. La dedicazione di quest'ultima chiesa deriva proprio dalla distrutta chiesa dell'isola Comacina..
Dedicazione La basilica è dedicata a sant'Eufemia di Calcedonia, una santa particolarmente cara ai seguaci dello scisma tricapitolino perché il concilio di Calcedonia, cui gli scismatici si rifacevano, si era svolto proprio nella basilica dedicata a questa santa. Agrippino ebbe un ruolo particolarmente attivo nella diffusione del credo tricapitolino e del culto alla santa.
A queste vicende sono legate anche le dedicazioni della Basilica di Sant'Eufemia a Grado, la Chiesa di Sant'Eufemia di Como (ora Chiesa di San Fedele), la Chiesa di Sant'Eufemia ad Incino d'Erba, quella di Oggiono, di Teglio e quella del Castello di Musso. È probabile che, vista la presenza di strutture più antiche, per le chiese di Como, di Incino e dell'Isola il culto sia più antico e risalga direttamente a sant'Abbondio che nel concilio di Calcedonia ebbe un ruolo da protagonista.
Note
Bibliografia Ugo Monneret de Villard, L'isola Comacina. Ricerche storiche ed. archeologiche, in RAC 70-71, 1914. L. M. Belloni, L'isola Comacina. Campagna di scavi ottobre 1958 - febbraio 1959, in RAC 140, 1958. L. M. Belloni, L'isola Comacina e la sua antica pieve, ed. Cairoli, Como, 1966. L. M. Belloni, L'Isola Comacina dal VI al IX secolo, in ASL, 1963. M. Gianoncelli, Note storiche sull'Isola Comacina, in ASL, 1973.
Le carte della chiesa di Sant'Eufemia dell'isola Comacina (901-1200). Testo italiano e latino, a cura di P. Merati, Varese, 2014.
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