Il corallo rosso(G.U. della Repubblica Italiana 2ª Serie speciale - n. 25 del 30-03-2026 (Regolamento (UE) 2026/249 del 26 gennaio 2026)) (Corallium rubrum) () è un ottocorallo della famiglia Coralliidae, diffuso nel mar Mediterraneo e nell'Atlantico orientale.
Etimologia
Il nome di questa specie deriva dal suo nome in greco antico, (koràllion). Si ipotizza che il termine a sua volta derivi da (kóros), "scopa".
Distribuzione e habitat Il corallo rosso è l'unica specie del genere Corallium che vive nel Mediterraneo, dalla Grecia e dalla Tunisia fino allo Stretto di Gibilterra, Corsica, Sardegna, Sicilia e Baleari incluse, ma è diffuso anche nell'Atlantico orientale in Portogallo, Canarie, Marocco e Isole di Capo Verde, di solito fino a 200 metri di profondità in luoghi poco illuminati con scarsa vegetazione.
Corallium rubrum è considerato una specie endemica del Mediterraneo, nonostante alcune popolazioni sono state segnalate in Portogallo e a Capo Verde.
Ha bisogno di condizioni di vita particolari: salinità dell'acqua costante (che deve essere compresa tra il 28% ed il 40‰, in relazione al luogo ed al tipo di corallo), ridotto movimento dell'acqua e illuminazione attenuata. Il tasso di sedimenti in sospensione nell'acqua, se troppo elevato, ne limita la sopravvivenza.
Vive pertanto preferibilmente in luoghi ombrosi e riparati (grotte semioscure, strapiombi, fenditure delle rocce), a partire dalla profondità di 20/30 metri fino a 200 metri. Eccezionalmente si può osservare a basse profondità (4 m) ed è stato segnalato anche a profondità fino a 800 m. Si può trovare in notevoli quantità, nelle grotte delle zone di Porto Conte, Capo Caccia e Punta Giglio nel nord-ovest della Sardegna, nel territorio di Alghero: per queste ragioni il territorio di cui la città sarda è capoluogo prende il nome di Riviera del Corallo (a cui è intitolato anche lo scalo aeroportuale algherese che sorge nei pressi di Fertilia). In Liguria, nella Riserva marina di Portofino, la presenza del corallo rosso è continua su tutto il versante meridionale tra i 15 e i 45 metri di profondità, con anche 200 colonie per metro quadrato. La ridotta taglia delle colonie associata alla densità alta fa sì che i popolamenti più superficiali non siano caratterizzati da un alto valore economico.
Corallium rubrum è una specie dalla crescita molto lenta. Studi sui tassi di crescita hanno dimostrato che le colonie crescono in media tra 0.25 e 0.66 mm in diametro basale nel tempo di un anno.
Descrizione
Forma colonie ramificate, che possono superare i 20–30 cm di altezza, di colore generalmente rosso brillante, ma a volte rosa. Raramente vengono osservate colonie albine di colore completamente bianco.
I polipi sono bianchi e trasparenti, lunghi solo pochi millimetri, con otto tentacoli bordati di appendici pinnate, visibili quando questi sono estroflessi per la cattura del cibo.
Lo scheletro calcareo, durissimo e ricercato come materiale per la costruzione di gioielli, è ricoperto da uno strato di tessuto molle, il cenosarco, che viene rimosso per la lavorazione e lucidatura per la realizzazione di monili e sculture artistiche.
Biologia Alimentazione Si nutre di plancton e di sostanze organiche sospese, catturate dai tentacoli dei polipi.Questi sono ricoperte di migliaia di cellule ectodermiche, tipiche dei Celenterati e dette cnidoblasti, contenenti una sostanza urticante che paralizza le prede.
Riproduzione e crescita Si riproduce, per via sia asessuata che sessuata, rilasciando larve (planule) che, dopo una fase planctonica della durata di circa un mese, si fissano al substrato.
Ha una crescita di circa 3–4 mm l'anno in altezza e di 0,25-0,60 mm l'anno in diametro e questo lo rende particolarmente vulnerabile all'azione di raccolta dell'uomo, un tempo operata con metodi distruttivi; oggi in Italia si ha una pesca di tipo selettivo, effettuata in acqua direttamente da sub, che permette, se effettuata con criterio, di massimizzare la resa della pesca con la scelta solo dei rami più grandi permettendo nel contempo la salvaguardia della specie.
Ecologia Numerose specie appartenenti ai diversi phyla vivono sopra o in stretta associazione con le colonie di corallo rosso.
Un recente studio sui molluschi associati al Corallium rubrum ha dimostrato come tra le specie più comuni viventi su di esso vi è sicuramente Pseudosimnia carnea, un gasteropode appartenente alla famiglia degli Ovulidae e diverse specie di Muricidae, tra cui l'Ocinebrina paddeui, ad oggi specie endemica delle colonie di corallo rosso di Alghero, e numerose Coralliophila spp.
Conservazione
Merita una nota la recente istituzione della Area naturale marina protetta Capo Caccia - Isola Piana, all'interno della quale è stata creata una zona "A" specifica di rispetto assoluto per preservare la "Grotta del Corallo", dove sui soffitti interni ed in tutta la zona circostante è ancora esistente una buona quantità di corallo e per il quale è in corso un progetto, unico nel suo genere, di ripopolamento con la creazione di supporti speciali ai quali sono stati innestati spezzoni di corallo provenienti dagli scarti di taglio forniti dai corallari subacquei professionisti che operano nella zona.
Questi particolari supporti di granito sono stati affondati nella zona di Punta Sant'Antonio nel gennaio 2005 e popolati con colonie di corallo, in modo da porre le basi per una futura conservazione della specie nella zona. Durante una successiva fase di affondamento sono state posizionate ulteriori strutture sott'acqua al fine di fornire un supporto ad ulteriori colonie.
Pesca La pesca del corallo rosso viene attualmente fatta solo esclusivamente da corallari subacquei, con licenza specifica rinnovata ogni anno dalla Regione di pertinenza, generalmente operano in zone di alto fondale da circa 80 m a circa 130 metri di profondità. È stata ed è particolarmente praticata in Italia, Francia, Spagna, Grecia, Marocco e Tunisia, ma anche in maniera più ridotta in Algeria e Croazia. Si stima che negli anni passati, nell'intero Mediterraneo, fossero pescate 60 tonnellate di corallo ogni anno, attualmente tale quantità è fortemente ridotta grazie al cambio delle politiche di protezione e gestione della flora e della fauna marina operata dai governi che hanno vietato le tecniche di prelievo massive.
La pesca fino agli anni '80, avveniva attraverso una barca da pesca a motore, anticamente a vela latina, denominata corallina, la quale trascinava una grossa croce di legno a bracci uguali, inventata dagli Arabi nel X Secolo (chiamata dagli abitanti di Torre del Greco, primi pescatori di corallo, ngegno e poi italianizzato ingegno, vale a dire ingegnoso) appesantita attraverso massi ed alla quale erano attaccate reti di canapa a maglia larga. Tale tipo di pesca non è oggi più utilizzata in quanto l'ingegno danneggia pesantemente il fondale sradicando interamente i vari ceppi di corallo e distruggendo tutto l'ambiente sommerso dove lo strumento veniva fatto passare.
In Sardegna, in particolare, si hanno notizie di usi ornamentali fin dal V secolo a.C. nelle zone di Nora, Tharros e Cagliari. Italia Alghero
Dai primi anni del XX secolo il fondale marino della costa di Alghero è divenuta la zona principale della pesca del corallo in Italia dopo la scoperta dei banchi coralliferi a opera dei pescatori di Torre del Greco: negli archivi storici della città è annotata la presenza in porto, nelle stagioni estive, di migliaia di barche coralline. Per secoli tali barche effettuavano il prelievo attraverso la tecnica dell'ingegno, l'attrezzo a croce munito di una pesante sbarra metallica alla quale venivano assicurati numerosi pezzi di rete. Per la particolare azione devastante dei fondali di tale strumento questa tecnica in Sardegna è stata completamente vietata. In seguito alla Regione Sardegna anche la CEE, nel 1994, con una direttiva ha vietato l'imbarco e l'uso dell'ingegno o di attrezzi similari.
Attualmente la pesca del corallo è regolamentata dalla Regione Sardegna ed è consentita solamente a 30 pescatori subacquei professionisti con regolare licenza a profondità non inferiori a 80 metri e nel periodo compreso dal 1º maggio al 15 ottobre.
Sciacca Altrettanto importante per la pesca del corallo è stata la città di Sciacca: l'inizio della pesca del corallo ebbe inizio ufficialmente nel 1875, quando furono trovati nel mare antistante Sciacca tre banchi corallini, che fornirono grosse quantità di corallo. Probabilmente furono gli Arabi a scoprire questo enorme giacimento alto ben trenta metri di vari strati di corallo decaduto: fino al 1887 l'attività di pesca fu intensiva, poi dopo i tre banchi corallini si rivelarono esauriti.
Il corallo di Sciacca è di limitata grandezza, non superando in genere i 10-12 millimetri, ed il suo colore può variare dal rosso-arancione al rosa salmone intenso fino al rosa pallido.
Oceano Pacifico Altra zona nota per la pesca corallina è l'Oceano Pacifico dove sono stati individuate e pescate tra il 1965 ed il 1979 quattro varietà di corallo: Midway (Pleurocorallium secundum), Garnet (Hemicorallium regale) e Deep Sea (Hemicorallium lauense).
Giappone Ruolo importante nella pesca del corallo ha anche il Giappone con il suo corallo Moro o Aka (Corallium japonicum); (sinonimo Corallium japonica) dal 1889, dopo la rivoluzione nipponica, sul mercato del pescato italiano arriva anche questa lontana specie, nel paese nipponico infatti si pescano varietà di corallo differenti per pregio e valore, assolutamente non confondibili con il C. rubrum: il cosiddetto Cerasuolo (Pleurocorallium elatius) di colore rosso medio o arancio. A volte si è pescato una piccolissima quantità di colore rosa, detto "Corallo pelle d'angelo", dal colore bianco sfumato in rosa. La grandezza dei rami è di un certo rilievo dato che i cespi raggiungono una grandezza di 30-40 centimetri con rami di diametro di 160 millimetri.
Filippine Nel nord delle Filippine si è pescato il Corallo Missu (Hemicorallium sulcatum) di colore rosa, ma solo per pochi anni.
Vietnam
Fuori le coste del Vietnam, barche giapponesi hanno pescato il raro Pleurocorallium konojoi di colore bianco perfetto con una "grana" simile al Pleurocorallium elatius (Cerasuolo, Momo, Satsuma)
Lavorazione artistica
Il corallo rosso da tempi immemorabili viene pescato e commercializzato principalmente per la creazione di gioielli ed opere d'arte. Prevalentemente viene montato su oro e argento o forato per ottenere collane e bracciali.
La lavorazione si suddivide in varie fasi a partire dalla eliminazione del rivestimento, il cenosarco, dalla pulizia, dal taglio e/o intaglio, dalla lavorazione ed infine dalla lucidatura.
Da alcuni anni il corallo è usato nell'arte contemporanea grazie al famoso artista Jan Fabre.
Alcune opere sono state donate al Pio Monte della Misericordia, ai lati del famoso quadro del Caravaggio, le Sette opere di Misericordia.
Trapani
La storia del corallo trapanese ha origini molto lontane: già nel secolo XII il viaggiatore arabo Idrisi ne segnalava la pregiata qualità.
Tra XV e XVI secolo i pescatori di Trapani iniziarono a praticare la pesca del corallo, grazie all'abbondanza dei banchi corallini scoperti. L'artigianato della lavorazione del corallo divenne quindi sistematico: i pescatori corallari, riuniti nella corporazione dei Pescatori della marina piccola del Palazzo, abitavano concentrati nella odierna via Corallari. I corallari trapanesi acquisirono ampia fama grazie ai loro prodotti: oggetti sacri e profani, capezzali e cornici, presepi nei quali il corallo è frammisto a oro, argento, smalti e pietre preziose. Presso il Museo regionale Agostino Pepoli di Trapani si possono ammirare sculture, monili e altre opere dei maestri trapanesi realizzate in corallo tra il XVI e il XVIII secolo.
Oggi, tuttavia, la pesca è quasi del tutto scomparsa, mentre è limitata a qualche artigiano la lavorazione del corallo.
Torre del Greco