Letruscheria, detta anche etruscomania, fu la passione per il mondo etrusco che attraversò la cultura italiana del Settecento: un'attenzione, che si trasformò in ossessione, per le origini, la lingua e i costumi degli Etruschi, che Massimo Pallottino descrive arrivata «al più alto grado di incandescenza» e che, nel giudizio della critica posteriore, spinse gli antiquari a sopravvalutare largamente il posto degli Etruschi fra i popoli dell'antichità.; ; . Sulle loro origini e sulla loro lingua si costruirono ipotesi infondate, che conservano interesse solo per la storia della questione etrusca, tenute in piedi da un uso disinvolto delle fonti che in qualche caso arrivò a fabbricare i documenti.; . Ne vennero nuovi ritrovamenti, collezioni private sempre più ricche e dispute che nascevano fra i soci delle accademie e uscivano poi a stampa..

Il nome etruscheria, che secondo Pallottino fu affibbiato al movimento con una sfumatura canzonatoria,. è usato da Mauro Cristofani per designare l'intera stagione di studi che il De Etruria Regali inaugurò fra il 1720 e il 1726. Il discredito che quel nome porta con sé, avverte lo stesso Cristofani, è il punto di vista di chi da quell'ambiente seppe uscire: Winckelmann e Luigi Lanzi.. Principali esponenti dell"etruscomania" furono monsignor Mario Guarnacci di Volterra, Anton Francesco Gori, Giovanni Maria Lampredi, Giovanni Lami, Giovan Battista Passeri; alle sue origini stanno le figure di Filippo Buonarroti a Firenze e di Scipione Maffei a Verona..

Questo fervore erudito, considerato alla stregua di una rovinosa "mania" della cultura italiana dell'epoca,. ebbe fine grazie all'opera di studiosi come Lanzi, Winckelmann e Karl Otfried Müller. Pallottino colloca l'etruscheria nella fase "prescientifica" degli studi sugli Etruschi, quella che va dall'antichità alle speculazioni erudite del Settecento e che mescola immaginazione soggettiva e rispetto fideistico per la tradizione; la fase scientifica, dotata del metodo storico, fu inaugurata sul finire del secolo da Lanzi e proseguita dagli archeologi e linguisti tedeschi a partire da Eduard Gerhard e Müller..

Storia

Il fenomeno esplose con la pubblicazione del De Etruria Regali dell'erudito scozzese Thomas Dempster, composto a Pisa nel triennio 1616-1619, quando l'autore vi teneva la cattedra di Pandette, su incarico di Cosimo II de' Medici e per suggerimento del segretario di Stato Camillo Guidi.. L'opera non venne però pubblicata subito: consegnato al granduca, il manoscritto rimase fra le carte riservate del principe, e Cristofani spiega la mancata stampa con l'incompletezza del testo e con la difficoltà di trovare chi lo rifinisse; lo stesso Dempster, nell'indice dell'opera che pubblicò nel 1621, lamentava che i ministri di corte ne ritardassero un'edizione ordinata dal principe. Nel secolo successivo il bibliofilo inglese Thomas Coke, che sarebbe stato conte di Leicester dal 1744 e avrebbe fondato la Society of Dilettanti, partito appena sedicenne nel 1713 per il suo Grand Tour e di passaggio a Firenze nel 1716 e nel 1717, acquistò il manoscritto, ritrovato a Palazzo Pitti e passato per le mani dei fratelli Salvini, il letterato Anton Maria e Salvino..

Coke decise di pubblicarlo a proprie spese e l'edizione fu curata da Filippo Buonarroti, con l'assistenza di Antonio Maria Biscioni, che ricopiò e annotò il testo, e di Giovanni Gaetano Bottari; il testo fu sottoposto per l'imprimatur al rappresentante dell'Inquisizione, e la revisione occupò Biscioni dal febbraio 1719 all'ottobre dell'anno seguente.. I due volumi, con frontespizio datato 1723-1724, furono messi in circolazione alla fine del 1726: alla stampa Coke volle aggiungere un apparato di tavole incise, affidate dal custode del museo mediceo Sebastiano Bianchi a un gruppo di incisori fiorentini, e Buonarroti vi unì le proprie Explicationes et conjecturae, un commento ai monumenti figurati che, per Cristofani, portava nell'opera un «crisma di modernità» sul piano archeologico che l'ambiente fiorentino non era ancora in grado di dare.. Nell'introduzione Buonarroti dichiarava che i monumenti figurati conservano sulla religione e sui costumi degli Etruschi notizie assai più eloquenti di quelle tramandate dagli scrittori antichi: per Giovannangelo Camporeale è la dichiarazione che sposta la discussione dal terreno delle elucubrazioni e delle favole a quello dei dati concreti, in un momento in cui anche i cultori del mondo etrusco avevano ormai fatto proprio il metodo sperimentale di scuola galileiana e il rigore storico predicato da Ludovico Antonio Muratori; lo stesso Maffei riconobbe che quell'opera «fu come la prima tromba, dalla quale furono eccitati diversi ingegni».. Questo libro diede inizio all'interesse degli inglesi per gli Etruschi, interesse esploso poi nel '700 che coinvolse studiosi italiani e stranieri.

Già nel 1720 il testo di Dempster appariva fuori tempo: Cristofani lo giudica un tardo esempio di letteratura erudita del Cinquecento, compilato attingendo senza distinzione a fonti antiche, medievali e umanistiche, comprese le falsificazioni di Alfonso Ceccarelli che l'autore aveva consultato nella biblioteca dell'erudito pisano Raffaele Roncioni; il settimo libro, dedicato alla famiglia Medici, congiunge l'Etruria antica a quella granducale riprendendo il mito che si era consolidato sotto Cosimo I.. Già nel 1726, prima che i volumi fossero diffusi, Giusto Fontanini segnalò da Roma l'uso di autori apocrifi, e i curatori dovettero aggiungere in extremis un catalogo degli autori citati con gli scritti spuri contrassegnati da un asterisco.. Marie-Laurence Haack osserva che i due volumi uscirono dedicati a Cosimo III e al successore Gian Gastone in anni in cui la dinastia, in forte declino, cercava di rafforzare la propria posizione insistendo sulle origini etrusche che si attribuiva..

Negli anni trenta del secolo le ricerche si fecero più fitte e Cristofani individua in Firenze e in Verona i due centri da cui muoveva la promozione degli studi etruschi: alla tradizione antiquaria fiorentina, di derivazione ecclesiastica e incarnata da Anton Francesco Gori, rispondeva la concezione di più ampio respiro di Scipione Maffei, il cui Trattato sopra la Nazione Etrusca e sopra gl'Itali primitivi, che cominciò a uscire nel 1739, collocava Etruschi, Italici e Latini dentro una sola cornice storica e apriva un filone che avrebbe trovato seguito nellItalia avanti il dominio dei Romani di Giuseppe Micali (1810).. Nel 1726 era stata fondata a Cortona l'Accademia Etrusca,; ; . Camporeale e Maurizio Harari datano invece la fondazione al 1727: ; . di cui Buonarroti fu presidente fino alla morte, nel 1733, e i cui Saggi di dissertazioni accademiche cominciarono a uscire nel 1735.. Nel 1735 nacque a Firenze la Società Colombaria, e nelle adunanze delle due accademie le scoperte dell'Etruria divennero il principale oggetto di discussione: un socio dava notizia di scavi, di reperti o di pezzi giunti dal mercato, quanto l'antiquario riferiva poteva essere chiarito da un letterato o da uno studioso di scienze naturali, e non di rado l'oggetto discusso restava all'accademia, dando origine alle due raccolte accademiche.. A Cortona il presidente era eletto ogni anno con il titolo etrusco di lucumone e i soci si riunivano due volte al mese; i Saggi raccolsero i temi allora discussi, dalle origini alla lingua e all'alfabeto, ai rapporti con Ebrei, Lidi ed Egizi.. Sull'onda delle scoperte fatte a Volterra nell'autunno del 1731 e su suggerimento di Buonarroti, Gori diede alle stampe il Museum Etruscum (I-II, Firenze 1737; III, 1743), stampato in casa propria con la collaborazione del tipografo Gaetano Albizzini: secondo Stefano Bruni è l'opera che, dopo il De Etruria regali, inaugurò in età moderna la grande trattazione delle antichità etrusche e fece di Gori, agli occhi della repubblica delle lettere, l'autorità massima dell'etruscheria nei decenni centrali del secolo.. Con la morte di Gori, il 21 gennaio 1757, si aprì una serie di scomparse che privò l'erudizione fiorentina dei protagonisti della stagione della Reggenza..

Manifestazioni All'interno del fenomeno occorre distinguere due componenti.

Etruscomania campanilistica

Una prima componente, di matrice campanilistica, tendeva ad attribuire agli Etruschi acquisizioni culturali, invenzioni e manufatti artistici a essi estranei o non pertinenti. Per giustificare tali inferenze storico-archeologiche, si ricorreva con disinvoltura alla distorsione delle fonti. Maurizio Harari riconduce a questa componente la definizione stessa di etruscheria, o etruscomania: un filone dell'antiquaria settecentesca che, alimentato dalle scoperte sempre più numerose e dalle nostalgie di un umanesimo attardato e fortemente ideologico, portò molti eruditi a un esercizio poco sorvegliato della ricerca storica locale, campanilistico e avventuroso «fino alla cosciente contraffazione del dato archeologico o epigrafico».. Esponenti di questa corrente furono Mario Guarnacci da Volterra, Giovanni Battista Piranesi (con l'anti-ellenismo romanocentrico ed etruscocentrico espresso nelle sue opere teoriche), e Giovan Battista Passeri che tendeva a ricondurre ogni manifestazione artistica (come, ad esempio, i ritrovamenti poi ascritti alla ceramica greca), nell'alveo della civiltà etrusca. Nelle Origini italiche Guarnacci volle mostrare che le arti e le scienze non erano state importate dalla Grecia in Italia ma esportate dall'Italia in Grecia, e rimproverava ai Romani l'ingratitudine verso gli Etruschi, ai quali dovevano leggi, arti, monumenti e riti;. fra le opere teoriche di Piranesi sta il Ragionamento apologetico in difesa dell'architettura egizia e toscana (1769), che attribuiva alla produzione artistica etrusca un influsso profondo su quella di Roma.. Questo atteggiamento culturale campanilista aveva un precedente storico di fine Quattrocento, rappresentato nella vicenda delle ingegnose falsificazioni storiche fabbricate da Annio da Viterbo, da lui riversate nella colossale opera degli Antiquitatum variarum volumina XVII. Un precedente più vicino è quello del volterrano Curzio Inghirami, che fabbricò iscrizioni pseudo-etrusche e pseudo-latine e le pubblicò negli Ethruscarum antiquitatum fragmenta (Francoforte, 1637) dichiarandole rinvenute a Scornello, presso Volterra, per dare lustro alla propria città: Leone Allacci le riconobbe subito come falsi, ma Inghirami non ritrattò e le difese in un Trattato sopra l'opposizioni fatte all'antichità toscane (Firenze, 1645).; . L'attribuzione agli Etruschi delle invenzioni più importanti nelle scienze e nelle arti e la loro identificazione con i primi abitatori dell'Italia, saldati alle genealogie bibliche attraverso l'equivalenza fra Giano e Noè che risaliva ad Annio, erano già nel De Etruria regali di Dempster.. Fra i tratti dell'etruscheria Pallottino ricorda anche la pretesa che l'Etruria avesse preceduto le altre civiltà antiche, portata fino a dire etruschi oggetti e figure che appartenevano al mondo classico, e proprio in pieno neoclassicismo.

Diatriba sulla lingua