Il Regno di Grecia () venne istituito nel 1832, a seguito del Protocollo di Londra (1830) ed il Trattato di Costantinopoli (1832), entrambi siglati dalle Grandi potenze, ovvero Francia, Gran Bretagna e Russia. Nel primo decennio, dal 1832 al 1843, la Grecia adottò la forma di governo della monarchia assoluta, poi costituzionale, guidata dal re eletto Ottone, figlio del re Ludovico I di Baviera. Nel 1862 il monarca fu deposto e, a seguito di un'ulteriore elezione, fu incoronato re degli Elleni, Giorgio I, nato principe danese.

Durante il regno di re Giorgio, la Grecia fu animata da un pensiero panellenico, Megali Idea, che mirava appunto alla conquista di molti territori etnicamente ellenici, che allora erano sotto la sovranità ed il dominio dell'Impero ottomano. Ottenne però territori con il Congresso di Berlino, nel 1878, e con le guerre balcaniche, combattute tra il 1912 ed il 1913. Allo scoppio della prima guerra mondiale, la Grecia affrontò una grave crisi politica animata dal favoritismo del re Costantino I, filo-tedesco, e del primo ministro Venizelos, pro-alleati. Alla fine il sovrano fu costretto ad abdicare e a lasciare il Paese, il quale aderì al conflitto a fianco dell'Intesa.

Con la fine della grande guerra, la nazione ellenica dichiarò guerra alla Turchia nuovamente, combattendo la seconda guerra greco-turca, che inizialmente favorì la Grecia, che acquisì nuovi territori abitati da etnie greche, ma che poi svelò una pesante sconfitta per le truppe elleniche. Nel 1922 Costantino, nuovamente re di Grecia dal 1920, dovette così abdicare e lasciare il trono al primogenito Giorgio II. Il paese però era in una grande crisi e la reputazione negativa nei confronti della casa reale e della monarchia portarono re Giorgio a lasciare la Grecia recandosi a Londra. Fu deposto ufficialmente nel 1924, quando venne proclamata la Seconda Repubblica ellenica. La monarchia venne ripristinata nel 1935.

Dal 1936 al 1941, il Governo greco fu affidato da Giorgio II, in una situazione di profonda crisi ed instabilità politica, al generale Ioannis Metaxas, il quale instaurò un vero e proprio regime quasi filo-fascista. Con la seconda guerra mondiale, la Grecia fu neutrale fino a quando il Regio esercito varcò i confini ellenici: le truppe greche riuscirono però a fronteggiare quelle italiane, fino a quando però l'Italia fu soccorsa dalla Germania nazista. Durante l'occupazione dell'Asse, si formarono nel paese numerose organizzazioni partigiane, che guidarono la resistenza greca.

Nel 1944 la Grecia fu liberata ed il governo, in esilio, ritornò ad Atene, dove due anni dopo tornò anche il re Giorgio II. Tra il 1946 ed il 1949 la Grecia combatté una guerra civile che si concluse con la vittoria dei conservatori e monarchici. Nel 1967, alcuni colonnelli greci organizzarono un golpe, rovesciando il governo e prendendo il potere. Quando il re Costantino II tentò di rovesciare la Giunta militare attraverso un altro colpo di Stato, i colonnelli mandarono in esilio la casa reale, deponendo il monarca e abolendo ufficialmente la monarchia solo nel 1973.

Storia

L'Indipendenza

Grecia ottomana

Con la caduta e la conseguente conquista di Costantinopoli, avvenuta nel 1453, l'Impero ottomano iniziò una campagna di espansione verso i Balcani; poco dopo la prese dell'odierna Istanbul, i Turchi entrarono ad Atene. Gli ottomani proseguirono l'espansione verso nord, giungendo a minacciare Vienna nel 1683, iniziando però a dare segni di crisi già alla fine del XVII secolo. Nonostante il dominio dei Turchi, le popolazioni locali conservarono lingue, costumi e culture proprie, non rinunciando all’idea di raggiungere la propria indipendenza. Oltre le etnie locali anche le potenze europee sfruttarono la crisi dell'Impero turco: la Russia mirava infatti ad uno sbocco sul Mediterraneo attraverso il Mar Nero. L’impero degli Zar non aveva libero accesso al mare, poiché doveva passare attraverso gli stretti del Bosforo e Dardanelli, controllati dai Turchi. Anche Francia e Gran Bretagna miravano al controllo delle zone marittime, ponendosi contro la Russia. La questione degli stretti rimarrà un argomento costante nella politica estera russa fino alla Prima Guerra Mondiale. Un altro rivale russo era l’Austria, infatti entrambe le potenze miravano ad un controllo diretto dell’area interna balcanica. Questa sovrapposizione di interessi politici diede vita alla famosa "Questione d’Oriente", l’intreccio di problemi politici internazionali causati dalla decadenza dell’Impero ottomano.

Verso la fine del XVIII secolo, il patriota greco Rigas Feraios esiliato a Vienna, fondò nella capita austriaca una società segreta, "Eteria politica"; eteria è una parola che significa “associazione di amici” e nell’Antica Grecia si usava per indicare un’associazione aristocratica a carattere politico. Lo scopo di Ferèos era quello di riunificare i Greci in uno stato indipendente, ma in realtà la sua idea era quella di costruire un nuovo stato che comprendesse i Balcani e parte dell’Asia Minore. Egli però fu arrestato a Trieste e ciò segnò la fine della sua attività. Nel 1814 ad Odessa, nell’attuale Ucraina, l'Eteria politica di Feraios fu ricostruita col nome di Filikí Etería, eteria amichevole. A capo vi era Alexandros Ypsilanti e lo scopo era quello di insorgere contro l’Impero ottomano. Erano le premesse per la guerra di indipendenza greca.

Guerra d'Indipendenza (1821 - 1830)

Nel marzo del 1821 l'Eterie, sotto la guida di Ypsilanti, organizzò una prima rivolta, che però non ebbe successo, poiché venne repressa nel sangue dagli ottomani, ma ormai il fuoco della rivoluzione era stato acceso ed il 25 marzo numerose altre rivolte scoppiarono in tutto il Peloponneso e in altre aree. Infatti, ancor oggi il 25 marzo è la giornata dell’indipendenza in Grecia. Questa volta gli Ottomani non riuscirono a sedare le ribellioni e nel gennaio 1822 si riunì ad Epidauro un Congresso di rappresentanti, che dichiarò l'indipendenza della Grecia e la creazione di un Governo provvisorio. Venne poi emanata una Costituzione provvisoria, nella quale i greci proclamarono una monarchia parlamentare ed una carta costituzionale di stampo liberale. I Turchi però ritornarono all'attacco: le forze ottomane misero in atto una dura campagna repressiva per i territori che ancora controllavano, senza abbandonare i tentativi di riconquista per quelli persi. La situazione della Grecia ebbe molta risonanza nell’Europa degli anni 1820. Molti liberali erano solidali alla causa greca. Si mossero in soccorso dei Greci intellettuali, liberali e patrioti stranieri come l’italiano Santorre di Santa Rosa, che si era ribellato alla monarchia assoluta di Vittorio Emanuele I di Savoia, od il famoso caso di Lord George Gordon Byron, che morì proprio in terra ellenica. Iniziò così la Guerra d'Indipendenza greca.

Oltre alle lotte contro gli Ottomani, i greci rivoltosi dovettero affrontare alcuni scontri interni: il leader Theódoros Kolokotrónis ed il capo del governo provvisorio Geórgios Kountouriótis si scontrarono creando due fazioni diverse. La lotta interna durò fino al 1824, quando Kountouriótis affermò la supremazia. Nel mentre anche le forze egiziane erano scese in campo nel 1825, guidate da Ibrahim Pasha. L’aiuto dell'Egitto permise ai Turchi di guadagnare terreno e di invadere il Peloponneso. Furono riconquistate così Atene e Navarrino e nel 1826 anche la roccaforte dei ribelli Missolungi cadde dopo un lungo periodo di assedio. A scendere a fianco dei ribelli furono la Russia, la Gran Bretagna e la Francia, regni che determinarono l'ottenimento dell'indipendenza della Grecia. Questi stati si interessarono attivamente alla questione non solo per la pressione delle opinioni pubbliche interne, ma anche per interessi geopolitici: la Russia era infatti desiderosa di ottenere qualcosa sul campo degli stretti marittimi. La Prussia e l’Austria, invece si astennero dall’intervenire. Grazie all’aiuto dei britannici, i Greci riconquistarono Missolungi, mentre Atene ritornò in mano greca nel 1827.

Nel 1827 i Greci ottennero una grande vittoria nella baia di Navarrino: la flotta, composta da forze anglo-francesi e russe, sconfisse quella ottomana e quella egiziana. In seguito a questo evento la guerra continuò formalmente ma di fatto furono scontri tra le varie potenze per interessi locali. Non si trattava più della Guerra per l’indipendenza greca, che era stata vinta. Nel 1829, il sultano Mahmud II fu costretto a firmare la Pace di Adrianopoli con la quale riconosceva l’indipendenza della Grecia, sotto la tutela della Russia, del Regno Unito e della Francia. Alla Grecia però mancavano ancora alcuni territori per definirsi completa.

Nel 1830, tramite il Protocollo di Londra, la Pace di Adrianopoli venne trasformato un documento di indipendenza e così la Grecia veniva riconosciuta come stato autonomo con un regime monarchico costituzionale. Nel 1832 il sultano Ottomano riconobbe l’indipendenza greca con il Trattato di Costantinopoli.

Regno di Grecia (1832 - 1924)

Ottone I (1832 - 1862)

Ascesa al trono

Con il Trattato di Londra e di Costantinopoli, la Grecia adottò la forma governativa della monarchia e di conseguenza incominciò la ricerca del primo Re di Grecia: all'inizio fu designato quale nuovo sovrano ellenico il principe Leopoldo di Sassonia-Coburgo-Gotha, poi primo Re del Belgio, che però rifiutò la proposta poiché diffidava della neo corona ellenica. In seguito, la scelta delle grandi potenze cadde sul principe Ottone Wittelsbach, figlio del re Ludovico I di Baviera e primo cugino dell'Imperatrice Elisabetta d'Austria. Con la Conferenza di Londra del 1832, Ottone fu proclamato Re di Grecia il 7 maggio dello stesso anno, venendo poi riconosciuto come primo sovrano ellenico dall'Assemblea nazionale ellenica il 5 ottobre 1832. Ottone I salì sul trono greco quando era ancora minorenne. Il suo primo governo fu inizialmente gestito da un Consiglio di reggenza, composto da alcuni uomini della corte bavarese, che avevano lasciato la Baviera per il neo regno ellenico. Uno dei massimi esponenti bavaresi in Grecia fu Josef Ludwig von Armansperg, nonché Primo ministro. Inoltre nel 1832 venne istituito un corpo militare denominato Corpo ausiliario bavarese, che faceva parte dell'Esercito greco e precedentemente dell'Esercito reale bavarese.

Ottone di Grecia sbarcò il 25 gennaio 1833 a Nauplia, allora capitale del neo regno greco. Il 18 settembre 1834 la capitale venne trasferita ad Atene, ufficialmente il 1° dicembre. Dal momento che Atene era diventata la capitale, si doveva costruire nella città una serie di edifici istituzionale per accogliere la nuova corte reale ed il governo. Gli architetti bavaresi si misero così al lavoro per tracciare le grandi linee di un piano urbanistico che teneva conto degli spazi riservati agli scavi archeologici che il giovane re venerava e aveva a cuore. Durante questi anni (1836 - 1842) fu costruito il Palazzo Reale, oggi sede del Parlamento. Tuttavia, all’epoca, la città greca soffriva di una mancanza di acqua accessibile: le tubature e le fogne erano vecchie e spesso fuori uso, inoltre l’acquedotto doveva essere restaurato, e solo alcuni dei pozzi e delle fontane funzionavano ancora. Gli ateniesi non riuscivano a capire come il loro nuovo sovrano potesse dare priorità allo scavo e alla conservazione di colonne o fregi archeologici, statue o bassorilievi. Né erano convinti che la costruzione di un palazzo fosse una questione urgente. Credevano che il loro nuovo monarca e il suo entourage ponessero più enfasi sul glorioso passato della Grecia che sul loro tenore di vita quotidiano in una città devastata. Il malcontento scoppiò quando entrarono in vigore i primi espropri. Così, il Consiglio di Reggenza sospese le requisizioni e il re Ludovico I scelse un nuovo architetto dalla Baviera. Leo von Klenze elaborò un nuovo piano per la città di Atene che ridusse la superficie degli scavi e progettò una nuova sezione a nord-est.