Palagianello (Palascianídde, Pulascianídde o Polescianídde in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Taranto in Puglia.
Geografia fisica Territorio Palagianello sorge a s.l.m. Data l'estensione di soli , il comune risulta il più piccolo della zona occidentale della provincia di Taranto. Il territorio comunale confina con quelli di Palagiano, Mottola e Castellaneta ed è suddiviso in otto contrade: Serra Pizzuta, Parco del Casale, Parco di Stalla, Conche, Sacramenti, Titolato, Conocchiella e Difesella. A sud dell'abitato sulla strada che porta al mare sorge la frazione di Montedoro che conta circa 350 abitanti.
Clima Il clima di Palagianello, come per il resto dell'Arco Ionico Tarantino, è tipicamente mediterraneo, con inverni miti ed estati molto calde, a volte anche torride per azione di caldi venti sciroccali. Le temperature medie in inverno registrano valori di 12-14 °C, eccezionalmente con minimi quasi negativi e rare nevicate. In estate si hanno temperature medie quasi sempre oltre i 30 °C, con punte che superano non di rado i 40 °C.
Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno Temperatura massima media (°C) 11,8 12,8 14,9 18,3 23,1 27,5 33,4 38,5 26,5 21,4 16,8 13,4 20,6 Temperatura minima media (°C) 2,6 4,9 6,5 8,7 12,5 16,4 19,0 19,2 16,5 12,8 9,0 0,0 11,4
Origini del nome Alcuni ricordano un gentilizio Palavius, donde Palavanum, nomi ben noti nell'onomastica romana. Si ha inoltre menzione di questi paesi già nell'alto Medioevo. Non può sfuggire la concordanza interpretativa del Coco, del Coltella (Palavianus) e del Putignani (Rus – Palagi – Palagi – Anus) sull'origine rurale dei casali e dei paesi del Salento, e sorti a seguito della diffusione del latifondo durante il periodo romano, i cui nomi hanno radice gentilizia, patrizia o legionaria, seguiti dal suffisso anus. Infine, poiché si propende a dare una connotazione rurale al nome Palagiano, non bisogna dimenticare che esso oltre ad essere poco lontano da Taranto, fu dominato dai Bizantini fino ad epoca normanna, per cui non v'è da escludere un'ascendenza greca che potrebbe risultare dall'unione delle parole Palaios – "vecchio" – e Nomos – "Pascolo".
Storia
Età moderna Prima della sua aggregazione a Palagiano, avvenuta agli inizi del XIX secolo, Palagianello, in virtù delle prammatiche di Ferrante I d'Aragona, promulgate nella seconda metà del Quattrocento, godette di autonomia amministrativa, quale Università. Ne era prova l'inclusione nell'elenco di Università tenute al pagamento di 7 grani per fuoco per il mantenimento delle compagnie dei Cavallari che perlustravano il litorale i quali, in caso di necessità, davano l'allarme ai caporali delle torri e correvano ad avvisare gli abitanti delle zone direttamente minacciate. Per Palagianello la torre di riferimento era Torre Lato (ancora esistente).
A capo della "Magnifica Università di Paligianello", come scritto in un antico documento, era il sindaco coadiuvato da tre eletti. Il giorno 14 agosto il sindaco in carica convocava, a mezzo bandi, i cittadini nella chiesa parrocchiale San Pietro Apostolo – che è di proprietà comunale per antico possesso, l'unica dell'epoca dove l'università della medesima Terra è solita riunirsi per trattare i pubblici affari – per dare corso alle operazioni preliminari delle elezioni che avvenivano il giorno successivo.
Ottocento Con le leggi eversive della feudalità del 1806 oltre che i feudi furono abolite le esili strutture amministrative delle Università (Comuni). Il Regno di Napoli fu quindi ripartito in tredici province (elevate poi a quattordici), suddivise in distretti e circondari.Legge 8 dicembre 1806, n. 272. Inoltre, per semplificare l'amministrazione dei piccoli centri si previde la possibilità di aggregare ai comuni vicini quelli con popolazione inferiore ai abitanti. In tal modo Palagianello perse l'autonomia amministrativa sino ad allora assicurata dall'università e divenne frazione di Palagiano, l'unica del settore occidentale della Sottointendenza di Taranto. Ricevette quindi scarsa attenzione da parte degli amministratori, disinteressati alle esigenze della popolazione palagianellese nonostante ne amministrassero i proventi dei boschi e dei pascoli e ogni altra entrata. In questo periodo si ebbe in Palagiano il rafforzamento del ceto dei cosiddetti civili e dei possidenti, quasi sempre possessori illegittimi di terre civiche, in altri termini di quella piccola borghesia rurale le cui famiglie percorsero strada sia nell'ambito delle attività economiche sia nell'ambito delle cariche pubbliche.
Novecento Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, il malcontento per lo stato di abbandono della frazione alimentò la volontà dei palagianellesi di distaccarsi dal comune di Palagiano, per aggregarsi al comune di Mottola o costituirsi in comune autonomo. Nonostante le reiterate richieste di annessione a Mottola promosse dal notabile palagianellese che rappresentava la frazione in consiglio comunale, la discussione della proposta di distacco venne più volte elusa.
Fu solo per iniziativa di Davide Lenge, ex seminarista e poi scrivano originario di Ginosa, che i palagianellesi accrebbero il loro interesse verso la cosa pubblica e costituirono la Lega dei Contadini e la Cooperativa di Consumo. Dopo molti rinvii, nella seduta del 9 ottobre 1906 il Consiglio comunale di Palagiano pose all'ordine del giorno e approvò la richiesta degli elettori di Palagianello per la costituzione della frazione in Comune autonomo. L'autonomia comunale fu concessa da con la legge 6 giugno 1907, n. 318.
Simboli
La forma attuale dello stemma fu sancita il 4 agosto 1913 con deliberazione del consiglio comunale n. 48, mediante la quale fu riconosciuto ed adottato. Successivamente, con decreto ministeriale del 2 settembre 1914, trascritto nel libro araldico degli Enti Morali, al volume I, pagina 38, il giorno 6 settembre 1914, il Comune di Palagianello ottenne l'autorizzazione a farne uso. Nel decreto lo stemma è descritto «di azzurro alla mucca pascente col vitello poppante, il tutto d'argento». Il motto latino recita: "Medicina Dei", corrispondente all'ebraico Raph-El (Raffaele) vale a dire "Medicina di Dio", oppure "Dio risana", o "Dio guarisce" riferito all'arcangelo Raffaele, forse, all'epoca, patrono di Palagianello.
Il gonfalone è un drappo troncato di azzurro e di bianco.Immagine del gonfalone.
Monumenti e luoghi d'interesse Siti archeologici Riparo Manisi: il primo sito paleolitico della provincia di Taranto, nel passaggio fra la specie Neandertal e quella Sapiens.Il 10 maggio 1962, nella gravina di Palagianello, a seguito delle segnalazioni di due pastori della famiglia Manisi, si arrivò all'identificazione di un riparo sottoroccia, poi detto "Riparo Manisi", con manufatti litici afferenti al Paleolitico Medio (Homo Neanderthalensis, per confronto 55.000-43.000 anni fa) e Superiore (Homo Sapiens, 28.000-20.000 anni fa), attualmente privo di datazioni assolute. La scoperta scientifica va attribuita al prof. Paolo Parenzan (1939-2024), speleologo, naturalista, entomologo, disegnatore, in équipe (Centro Speleologico Meridionale) con suo padre Pietro Parenzan (1902-1992), biologo marino, naturalista, biospeleologo, ecologo, botanico. Il primo reperto musteriano (Neandertal), da scavo in una piccola cavità in gravina, venne validato dal Prof. Luigi Cardini (1898-1971). Le indagini preliminari a Riparo Manisi, con l'avallo della Sovrintendenza alle Antichità di Taranto (oggi Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo), descritte in un rapporto del 1963, pubblicato localmente nel 1982, parlano di una stratificazione con tracce superficiali legate ad una frequentazione (Sapiens) durante il Paleolitico Superiore e tracce assai profonde di un periodo stanziale (Neandertal) durante il Paleolitico Medio. In generale, ne emerge una industria litica su quarzite e selce, oltre a poche schegge di osso. La fase insediativa Neandertal sarebbe caratterizzata in più da focolari e resti di ossa animali. Il sito è rimasto in stato di abbandono dal 1963 al 2025. Nel 2026 è iniziata una fase di recupero, studio e valorizzazione di "Riparo Manisi" e del suo contesto, all'interno della Gravina di Palagianello, per iniziativa del Comune di Palagianello, con la direzione scientifica e il co-finanziamento del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Ferrara, la collaborazione del Museo del Territorio di Palagianello.
Villaggio rupestre Palagianello è strettamente legata al fenomeno della civiltà rupestre: l'attuale centro urbano sorge infatti immediatamente a ridosso della gravina omonima, difesa naturale dell'insediamento, sui cui spalti si è sviluppato in epoca medievale un complesso e articolato villaggio rupestre, forma insediativa per molti secoli complementare e non subalterna al centro. Il villaggio rupestre si sviluppa in particolare sullo spalto orientale della gravina, immediatamente al di sotto del Castello (la cui costruzione fu iniziata nel secolo XVI dalla famiglia dei Domini Roberto e terminata sotto i Caracciolo). Sentieri e scalinate permettono ancora oggi di attraversare, almeno parzialmente, il villaggio rupestre, composto di decine di grotte scavate su più piani; i vani rupestri nella parte alta dello spalto sono stati utilizzati fino a pochi decenni fa ed oggi sono oggetto di interessanti forme di recupero da parte dell'amministrazione comunale e di privati. Il villaggio rupestre è arricchito dalla presenza al suo interno di numerose chiese rupestri, alcune delle quali mantengono ancora oggi tracce degli affreschi originari: nella parte alta della gravina si trovano le chiese rupestri di San Girolamo (l'interno, di forma trapezoidale, è diviso in due aule; nella parete di fondo si aprono cinque nicchie, con quella centrale molto profonda e con due altari in quelle poste alle estremità, a configurare una sorta di santuario; rimangono tracce di affreschi databili al XIV e al XV secolo e numerose iscrizioni e sinopie di affreschi probabilmente mai portati a termine) e di Sant'Andrea (compromessa dall'apertura di una cava di tufi che ha distrutto l'insediamento vicino e alterato le caratteristiche architettoniche della chiesa; la chiesa risale al periodo altomedievale, ampliata in età bizantina e più volte rimaneggiata nel corso dei secoli; l'interno si articola in tre ambienti in successione, il nartece, l'aula e il bema; nella cripta rimangono tracce di alcuni affreschi appartenenti a differenti periodi storici, compresi tra il XII e la fine del XVI secolo).