La provincia romana della Galizia (latino: Gallaecia o Callaecia) si estendeva, durante il tardo Impero romano, nella parte nord-occidentale della Hispania (la penisola iberica), in corrispondenza delle moderne regioni di Galizia, Castiglia e León, Asturie, Cantabria e parte delle province di León e Zamora e del Portogallo settentrionale.
La capitale e città più importante della regione era Bracara Augusta, la moderna Braga (Portogallo).
La provincia fu formata da Diocleziano alla fine del III secolo; nel 409 fu invasa dai Suebi, che vi formarono un proprio regno.
Origine I romani denominarono Gallaecia la parte nord-orientale della penisola iberica dal nome dei callaeci, i quali costituivano un amalgama di popoli più o meno celtizzati che vivevano tra il Douro e il Miño, conosciuti dai romani per la prima volta con l'arrivo di Decimo Giunio Bruto Callaico al nord del Douro nel 137 a.C. Questi ricevette appunto il cognomen ex virtute di Callaicus e continuò la sua spedizione verso nord, sottomettendo i popoli castregni, fino al fiume Limia, considerato il Lethes o fiume dell'oblio. Qui vince la superstizione continuando fino al Miño dove si ferma. Come risultato di questo primo approccio, il territorio costiero tra il Duero e il Miño rimase malamente esplorato e sottomesso al controllo romano. D'ora in poi la società indigena gallecia comincia a ricevere influenze romane, effettuando interscambi commerciali direttamente con Roma.
I galleci fanno la loro entrata nella storia scritta nel I secolo d.C. tramite il poema epico Punica di Silio Italico riguardante la prima guerra punica:
Storia Conquista romana ed età repubblicana
I callaeci (kallaikoi in greco) affrontano le forze romane nel 137 a.C. restando sconfitti in una battaglia lungo il fiume Duero, mentre il vincitore Decimo Giunio Bruto Albino riceve dal Senato il titolo di Callaecus. Questi non aveva intenzione di occupare la zona meridionale della Galizia con l'obiettivo di ottenere ricchezze, ma dovette comunque intraprendervi una spedizione militare, in quanto le sue popolazioni erano dedite a fare incursioni e saccheggi nella regione lusitana.
Partendo da Portus Cale, corrispondente all'attuale Oporto, le sue legioni avanzarono lungo la costa con l'appoggio della flotta, occupando una serie di fortificazioni costiere. Stabilita una guarnigione nella zona corrispondente all'attuale Valença, prosegue verso l'interno in direzione di Braga. Dopo una battaglia a lui favorevole avanza verso il Limia occupando la città di Lansbricae, per poi attraversare il fiume Miño.
Queste campagne militari non ebbero una grande rilevanza ed erano limitate a una zona geografica molto circoscritta: il sud della Gallaecia, in particolare la zona costiera.
La stessa valutazione storica meritano una serie di spedizioni successive come quelle del proconsole della Spagna Ulteriore, Publio Licinio Crasso, del 96—94 a.C., il quale intraprese una spedizione alla ricerca delle Isole Cassiteridi e delle sue miniere di stagno, aprendo così le rotte commerciali di questo minerale. Nel 62 a.C. Gaio Giulio Cesare in persona visita la Gallaecia mosso dal desiderio di ottenere ricchezze, arrivando fino al golfo Ártabro e abbandonando poi questa terra per Brigantium (La Coruña).
Ma la conquista definitiva del nord-ovest della penisola iberica si realizzerà solo con l'imperatore Augusto tra il 26 e il 19 a.C. nel contesto delle guerre cantabriche.
Età imperiale In un primo momento, Augusto include il territorio dell'attuale Galizia nella Lusitania, ma già nel 13 a.C. la regione passa alla Spagna Citeriore. Lo stesso Augusto, riforma la divisione provinciale della Spagna romana nel 27 a.C., assegnando la Gallaecia alla provincia Tarraconense. Con Caracalla forse la regione formava parte della Hispania Nova Citerior Antoniana (214), insieme ad Asturie e Cantabria, ma solo con la riforma amministrativa e militare di Diocleziano — che venne a dividere la Hispania nel 298 in sette province — verrà a costituirsi la provincia di Gallaecia.
Il sistema di base nell'organigramma politico sono le civitates: entità basate sull'organizzazione pre-romana, possibilmente con un'origine etnica comune, con ampie similitudini e può darsi anche con una lingua comune. Queste entità integravano un certo numero di castella, di cui esistono diverse interpretazioni in merito alla loro funzione sociale e politica.
Durante l'epoca flavia si produssero una serie di decisioni che ebbero una profonda pacificazione politica. La concessione del Ius Latii ha portato con sé un profondo cambiamento tanto in ambito urbano (con l'incremento della popolazione nei nuclei urbani già esistenti e con la creazione di nuovi) quanto nelle zone rurali. Ciò avrebbe dovuto comportare un aumento generalizzato della ricchezza della popolazione della Gallaecia, cosa che in realtà non è stata avvalorata da reperti archeologici. Il ritardo economico (peggiorato ancor più con gli Antonini) sarebbe stato maggiore nel convento Lucense che nel Bracarense, se si confrontano questi territori con quelli più sviluppati della Penisola Iberica.
Tuttavia, oggi, per quanto concerne la Gallaecia, non è possibile parlare dell'esistenza di un'economia basata sull'uso quotidiano della moneta. Questa regione visse principalmente mediante un'economia naturale basata sul baratto, fino alla metà del III secolo e, più chiaramente, fino al IV secolo.
Fine della provincia
Il 31 dicembre 406 Vandali (suddivisi in Asdingi e Silingi), Alani e Suebi invasero la Gallia varcando il fiume Reno. È possibile che questa invasione fosse stata scatenata dalla migrazione degli Unni nella grande pianura ungherese, avvenuta tra il 400 e il 410; infatti Vandali, Alani e Svevi vivevano proprio nella zona dove si sarebbero insediati gli Unni, e la minaccia unna potrebbe averli spinti a invadere la Gallia.. L'invasione della Gallia e la debolezza manifestata dal governo di Onorio, spinse le legioni britanniche a rivoltarsi acclamando imperatore prima un certo Marco, poi, alcuni mesi dopo, un certo Graziano e poi, dopo il rifiuto di questi di intervenire contro i Barbari, il generale Flavio Claudio Costantino.Zosimo, Libro VI. Questi, attraversata la Manica, riuscì a bloccare temporaneamente l'avanzata dei barbari e a prendere il controllo di gran parte dell'Impero: Gallia, Spagna e Britannia.
Costantino III, quindi, elevò al rango di Cesare suo figlio Costante, mentre in Spagna due parenti di Onorio si rivoltarono, rifiutando di riconoscere l'autorità dell'usurpatore e mettendo insieme un'armata che minacciava di invadere la Gallia e deporlo.Orosio, VII,40. Costantino III inviò dunque suo figlio Costante, insieme al generale Geronzio e al prefetto del pretorio Apollinare, nella penisola iberica per sedare la rivolta. Nonostante ai soldati ribelli si fossero aggiunti un'immensa massa di schiavi e contadini, l'esercito di Costante riuscì a sedare la rivolta e a catturare i capi dei ribelli (Vereniano e Didimo, parenti di Onorio), e li condusse prigionieri in Gallia da suo padre, dove furono giustiziati.Sozomeno, IX,12.
Costante, nel frattempo, aveva lasciato incautamente il generale Geronzio in Spagna con le truppe galliche affidandogli il compito di sorvegliare i Pirenei, sostituendo dunque con truppe di origini barbariche (gli Honoriaci) i presidi locali che un tempo sorvegliavano i passi. Quando dunque Costante ritornò in Spagna per la seconda volta per governarla come Cesare, Geronzio per brame di potere si rivoltò proclamando a sua volta imperatore un tale Massimo. Sembra inoltre aver incitato i barbari che erano in Gallia ad invadere la Gallia meridionale in modo da tenere occupato Costantino III; tale tentativo di sfruttare i barbari per vincere la guerra civile contro Costantino III risultò tuttavia controproducente e negli ultimi mesi del 409 i Vandali, gli Alani e Svevi, a causa del tradimento o della negligenza dei reggimenti Honoriaci a presidio dei Pirenei, entrarono in Spagna, sottomettendola per la massima parte.. Secondo Kulikowski, tuttavia, nel periodo 409-410 i Barbari si limitarono a saccheggiare le campagne, non essendo in grado di prendere le città, e l'amministrazione romana, seppur sotto il controllo dell'usurpatore Massimo, continuò a funzionare: ne sarebbe la prova il fatto che nel resoconto apocalittico dei saccheggi dei barbari in Spagna che si può leggere nella cronaca di Idazio, si afferma che nelle città le popolazioni erano afflitte dall'"esattore tiranno" e dal "soldato vorace", cioè funzionari romani..
Solo quando l'usurpatore Massimo e il suo comandante Geronzio decisero di invadere la Gallia per detronizzare Costantino III, i barbari approfittarono della partenza dell'esercito romano dalla Tarraconense per impossessarsi stabilmente del territorio invaso spartendoselo tra di loro (411):.
Secondo Procopio, storico vissuto nel VI secolo, i Barbari avrebbero avuto il riconoscimento dell'occupazione dei territori da parte di Roma, mentre al contrario Orosio, vissuto all'epoca dei fatti, afferma esplicitamente che l'occupazione fu illegale. Tra le due testimonianze discordanti, Heather. propende a dare credito a quella di Orosio, in quanto fonte più vicina cronologicamente ai fatti, e anche Kulikowski ritiene che la spartizione tra i barbari fosse avvenuta senza l'autorizzazione del governo imperiale.. Nel frattempo Massimo, Geronzio e gli altri usurpatori nelle Gallie furono sconfitti dal generale romano Costanzo, il quale riuscì anche a raggiungere nel 415 un accordo con i Visigoti, che divennero ancora una volta foederati (alleati) dell'Impero; l'intenzione di Costanzo era sfruttare i Visigoti per riconquistare la Spagna a Vandali, Alani e Svevi.
Tra il 416 e il 418 gli invasori del Reno subirono, quindi, la controffensiva dei Visigoti di Vallia per conto dell'imperatore d'Occidente: vennero annientati nella Betica i Vandali Silingi mentre gli Alani subirono perdite così consistenti da giungere a implorare la protezione dei rivali Vandali Asdingi, stanziati in Galizia. Grazie a questi successi, le province ispaniche della Lusitania, della Cartaginense e della Betica tornarono sotto il controllo romano,. ma il problema ispanico non si era tuttavia ancora risolto, anche perché dopo la sconfitta, Vandali Silingi e Alani si coalizzarono con i Vandali Asdingi, il cui re, Gunderico, divenne re dei Vandali e Alani. Costanzo nel frattempo richiamò i Visigoti in Aquitania: era sufficientemente soddisfatto del risultato delle campagne militari, essendo tutta la Spagna tornata in mano imperiale a parte la provincia periferica della Galizia, poco produttiva e a cui si poteva anche rinunciare.. La diocesi di Spagna riprese a funzionare come in precedenza e per difendere i territori riconquistati dai barbari residui in Galizia fu creato per la prima volta l'esercito di campo della Spagna, attestato per la prima volta dalla Notitia Dignitatum, databile al 420 circa. Nel frattempo, i Visigoti furono stanziati in Gallia Aquitania come foederati, ricevendo terre nella valle della Garonna. L'Aquitania sembra sia stata scelta da Costanzo come terra dove far insediare i foederati Visigoti per la sua posizione strategica: infatti era vicina sia dalla Spagna, dove rimanevano da annientare i Vandali Asdingi e gli Svevi, sia dal Nord della Gallia, dove forse Costanzo intendeva impiegare i Visigoti per combattere i ribelli separatisti Bagaudi nell'Armorica..