La storia della Repubblica Italiana riguarda gli eventi attinenti alla storia d'Italia che si sono succeduti a partire dal 1946; la storia repubblicana viene generalmente divisa nelle fasi della prima e della seconda Repubblica.

Il secondo dopoguerra e il centrismo (1946-1963)

L'istituzione della Repubblica e dell'Assemblea Costituente

La Repubblica Italiana nacque ufficialmente il 18 giugno 1946, quando la Corte di cassazione proclamò i risultati definitivi del referendum istituzionale del 2‑3 giugno, le prime elezioni politiche libere dopo oltre vent’anni e le prime in cui votarono anche le donne. Gli italiani avevano scelto tra la monarchia sabauda e la repubblica, ed eletto contemporaneamente l’Assemblea CostituenteP. Ginsborg, Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi, Einaudi, Milano, 1996, pp. 77-78..

Meno di un mese prima del voto era salito al trono Umberto II, il "re di maggio", ma la sua figura non bastò a cancellare la connivenza dei Savoia con il fascismo. La repubblica vinse con 12.717.923 voti (54,2%), contro i 10.719.284 (45,8%) per la monarchia. Alle elezioni per la Costituente prevalse la Democrazia Cristiana (35,2% e 207 seggi), seguita dal PSIUP (20,7%, 115 seggi) e dal Partito Comunista Italiano (19%, 104 seggi). Seguivano l’Unione Democratica Nazionale (6,7%, 41 seggi), il Fronte dell’Uomo Qualunque (5,2%, 30 seggi), il PRI (4,3%), il Blocco Nazionale della Libertà (2,7%) e il Partito d’Azione (1,4%). Il 10 giugno la Cassazione annunciò i risultati provvisori favorevoli alla repubblica e ricevette i ricorsi monarchici. Nei giorni successivi crebbe la tensione, con timori di un intervento dell’esercito a favore della Corona. Nella notte tra il 12 e il 13 giugno, il governo De Gasperi dichiarò "decaduta" la monarchia e Umberto II partì per l'esilio in Portogallo. Lo stesso De Gasperi assunse temporaneamente anche la carica di capo dello Stato. Il 18 giugno, respinti i ricorsi e completato lo scrutinio, la Cassazione confermò definitivamente la vittoria repubblicana: da quel momento nacque ufficialmente la Repubblica Italiana.

Il 22 giugno 1946, fu emanata poi la cosiddetta amnistia Togliatti, dal nome del guardasigilli che l'aveva concepita, per una riconciliazione nazionale dopo la guerra di liberazione, ma questo acuì risentimenti e rancori tra l'esercito partigiano e chi aveva militato nel Ventennio e sotto Salò, dato che il decreto liberò migliaia di ex fascisti ancora in carcere e con processi pendenti, di fatto annullandoli.

Alla sua prima seduta, il 28 giugno 1946, l'Assemblea Costituente, sotto la presidenza di Giuseppe Saragat, elesse quindi Capo provvisorio dello Stato il liberale Enrico De Nicola, con 396 voti su 501, al primo scrutinio. De Nicola poi sarà il primo ad assumere le piene funzioni di Presidente della Repubblica Italiana il 1º gennaio 1948.

Il 12 luglio 1946 De Gasperi formò il suo secondo governo, il primo della storia repubblicana, utilizzando la vittoria elettorale per rafforzare la presenza cattolica nell'esecutivo. Azionisti e liberali vennero esclusi, comunisti e socialisti ottennero meno ministeri e i repubblicani ebbero un ruolo minimo. Continuò la coalizione di unità antifascista del Comitato di Liberazione Nazionale, soprattutto che il rapporto di forza ora era decisamente spostato intorno alla DCP. Ginsborg, Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi, Einaudi, Milano, 1996, pp. 80-81..

In quegli anni l'Italia operò le scelte decisive che avrebbe determinato il proprio destino: accettò di entrare a far parte della sfera di influenza atlantica, filoamericana e anticomunista, contrapposta al blocco sovietico. Questa collocazione accese una competizione politica tra i due maggiori partiti, la DC e il PCI. Quest'ultimo rimarrà da allora confinato all'opposizione per via dei legami ideologici e finanziari con l'Unione Sovietica, legami che avrebbero provocato, nel caso di una sua entrata al governo, una rottura dell'alleanza internazionale con gli Stati Uniti e degli accordi di Jalta. Un tale assetto politico priverà inoltre l'Italia di una logica dell'alternanza fino alla caduta del muro di Berlino,Alberto Ronchey usò l'espressione «fattore K» per indicare l'impedimento del PCI ad avere accesso al governo per la logica dei blocchi contrapposti, cfr. La sinistra e il fattore K, articolo sul Corriere della Sera, 1979, richiamato da generando un'anomalia rispetto alle altre democrazie occidentali, dove i partiti comunisti godevano di una forza e un consenso assai minori che in Italia.Storia della Prima Repubblica, parte II, Le elezioni del 48, a cura di Paolo Mieli, 3D produzioni video e Istituto Luce. Questa situazione degenererà in pratiche consociative più o meno occulte, che porteranno di fatto a un progressivo coinvolgimento dell'opposizione nelle decisioni della maggioranza.Michele Petrocelli, , Armando editore, 2008.

Fu in particolare durante la missione di De Gasperi del gennaio 1947 negli Stati Uniti, con i quali si accordò per ricevere gli aiuti economici previsti dal Piano Marshall (un prestito Eximbank di 100 milioni di dollari), che si aprì un dialogo costruttivo tra USA e Italia, in grado di dare a De Gasperi la motivazione e il sostegno necessari ad attuare l'ambizioso disegno di un nuovo governo senza le sinistre. Il Piano Marshall, con cui si chiedeva ai paesi beneficiari di estromettere in cambio le forze filosovietiche, fu il primo atto della guerra fredda. Il PSI e soprattutto il PCI interpretarono la propria esclusione dall'esecutivo, avvenuta nel maggio 1947, alla stregua di un "colpo di Stato"; essi tuttavia decisero di non abbandonare i lavori dell'assemblea costituente a cui stavano partecipando insieme alla DC. Questa decisione consentirà in particolare al PCI di acquisire una legittimità costituzionale che non poteva avere sul piano ideologico, e che lo porterà, negli anni a venire, a richiamarsi spesso alla Costituzione come motivo di auto-legittimazione democratica, e a difenderla da qualunque tentativo di modificarla senza un suo previo consenso.

Un'altra anomalia tipicamente italiana fu l'atteggiamento del Partito Socialista (allora denominato PSIUP), che a differenza di quanto avveniva negli altri paesi occidentali decise di avvicinarsi alle posizioni dei comunisti, per timore di vedersi sottrarre da costoro l'egemonia sulle masse operaie, accettando così anche la dipendenza da Mosca. Alcuni esponenti del partito, guidati da Saragat, disapprovando la scelta di legarsi all'Unione Sovietica, operarono nel gennaio 1947 una scissione, dando vita al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, che in seguito diverrà Partito Socialdemocratico Italiano. Tale scissione verrà anche chiamata "svolta di Palazzo Barberini", dove si era tenuta.

Nel frattempo vennero firmati nel 1947 i trattati di Parigi, con i quali formalmente e definitivamente fu siglata la pace con le potenze alleate e vennero sancite le conseguenze della sconfitta nella seconda guerra mondiale, con mutilazioni nazionali territoriali: l'Istria e la Dalmazia cedute alla nascente Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia, il Dodecaneso alla Grecia, Briga e Tenda alla Francia, l'Isola di Saseno all'Albania, il pagamento dei danni di guerra all'URSS e la perdita di tutti i possedimenti coloniali italiani. Il passaggio dei territori dell'Adriatico orientale dall'Italia alla Jugoslavia determinò il più grande flusso migratorio nella storia italiana: l'esodo giuliano-dalmata.

Nonostante si cercasse di tornare alla normalità, nel paese si stavano diffondendo alcuni movimenti separatisti, in particolare in Sicilia e in Alto Adige. Per farvi fronte, Alcide De Gasperi istituì, il 15 maggio 1946, la Regione a statuto speciale della Sicilia. Per il Tirolo meridionale trovò nel settembre 1946 una soluzione con il collega ministro degli esteri austriaco Karl Gruber: fu costituita la Regione a statuto speciale del Trentino-Alto Adige, dotata di ampie autonomie e dove accanto all'italiano, a livello regionale, fu ufficializzato pure il tedesco. In seguito, nel 1948, si avrà l'istituzione della Regione a statuto speciale anche della Valle d'Aosta.

Tornò tuttavia alla ribalta in quel periodo la mafia, riemersa nel 1943 in occasione dello sbarco Alleato in Sicilia.«È storicamente provato che prima e durante le operazioni militari relative allo sbarco degli alleati in Sicilia, la mafia, d'accordo con il gangsterismo americano, s'adoperò per tenere sgombra la via da un mare all'altro» (Michele Pantaleone, cit. in (Giovanni Di Capua, pag. 69, Rubbettino Editore, 2005). Il 1º maggio 1947 rimase tristemente celebre l'eccidio di Portella della Ginestra, quando il bandito Salvatore Giuliano, presumibilmente assoldato da alcuni latifondisti, sparò sulla folla che festeggiava la Festa dei lavoratori chiedendo la distribuzione delle terre: fu la prima strage in Italia di cui non si scopriranno i mandanti. Giuliano venne poi ucciso dal suo braccio destro Gaspare Pisciotta, che a sua volta fu ritrovato morto in carcere in circostanze misteriose.

Negli ultimi giorni del 1947 venne infine ultimata la stesura della Carta Costituzionale, entrata ufficialmente in vigore il 1º gennaio 1948. Contemporaneamente le ultime truppe alleate lasciarono il paese. Fu questo un periodo particolarmente felice per la letteratura italiana e ancor di più per il cinema, con l'affermazione del neorealismo.

Gli anni del centrismo e la ricostruzione

Dopo che il 31 maggio 1947 era caduto il terzo governo De Gasperi per la fuoriuscita di socialisti e comunisti, si formò il IV governo De Gasperi appoggiato soltanto dalla Democrazia Cristiana, dal Partito Liberale Italiano, dal Partito Repubblicano Italiano, e dal neonato partito socialdemocratico di Saragat. L'esecutivo si avvalse anche di un gruppo di tecnici guidati dal liberale Luigi Einaudi, il quale attraverso una politica deflazionistica, attenta alla spesa pubblica e ai salari, riuscì a far diminuire fortemente l'inflazione. Fu l'inizio di una lunga fase di governo detta del "centrismo", perché dominata da partiti collocati esclusivamente nell'area di centro dello schieramento politico. L'Italia diventò un grande cantiere, anche grazie agli aiuti del Piano Marshall che contribuì a risanare il bilancio dello Stato. In contemporanea si verificarono evoluzioni nella politica e nel costume.

Il Partito Socialista invece, dopo la scissione di Saragat, si accostò sempre più al Partito Comunista fino a formare con esso una federazione che avrebbe dovuto condurre l'Italia verso la rivoluzione socialista; la somma di PSI e PCI sembrava infatti maggiore dei voti della DC. L'effigie di Garibaldi fu il simbolo con cui il nuovo partito, denominato Fronte Democratico Popolare, si presentò alle prime elezioni parlamentari dell'Italia repubblicana nel 1948.

Il timore di una vittoria della sinistra crebbe tra i dirigenti della Democrazia Cristiana, anche in considerazione dell'avanzata del partito dell'Uomo Qualunque che avrebbe potuto sottrarle una parte consistente di elettorato. Si trattava di un movimento sorto attorno all'omonimo giornale fondato a Roma nel 1944 dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini, che ripudiava le ideologie e che per il proprio atteggiamento di generica sfiducia nella classe politica diede vita a quella tendenza definita appunto qualunquismo.