Schio (Schio in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vicenza in Veneto. Per numero di abitanti è il decimo comune della regione e il terzo della provincia, dopo il capoluogo e Bassano del Grappa.
Geografia fisica Schio è situato all'imboccatura della Val Leogra, nell'Alto vicentino, ed è attraversato da alcuni corsi d'acqua a carattere torrentizio: il Leogra, il Timonchio, il Livergon presso Magrè e vari altri affluenti minori; il centro urbano è invece attraversato da un canale artificiale, la Roggia Maestra. Il centro abitato di Schio, posizionato a una quota altimetrica di 200 m s.l.m., è attorniato da un anfiteatro montagnoso, che se da una parte ha sfavorito lo sviluppo di una cultura dedita al commercio, ha per contro reso possibile lo sviluppo di numerose attività, artigianali prima, industriali poi (specialmente dell'arte laniera), come mezzo di sostentamento. L'antica cultura rurale, comunque ancora presente in questa cittadina, è testimoniata soprattutto dalla presenza di molte contrade nei suoi colli e nelle sue montagne.
Il territorio è caratterizzato da una consistente presenza mineraria nel sottosuolo, sfruttata dall'uomo fin dall'antichità, che richiamò numerose popolazioni e favorendone l'insediamento. Queste popolazioni bonificarono il territorio e vi impiantarono numerose colture, dagli ortaggi alle granaglie, dalla frutta ai pascoli.
Il territorio comunale, compreso entro una fascia altimetrica che va dai 141 m s.l.m. ai 1694 m s.l.m., può essere idealmente suddiviso in quattro ambienti principali:
nei monti circostanti, oltre i mille metri si può notare una grande presenza di conifere, con pini, abeti e larici. Sulla sommità del monte Novegno sono presenti il pino mugo, genziane e numerose altre specie vegetali. Il monte Summano, che domina la città, viene considerato un patrimonio floristico unico in Europa: vi si possono trovare circa 1000 specie di piante e fiori diversi e su questo piccolo monte è reperibile circa il 7,5% dell'intera flora europea, il 15% di quella italiana e più del 30% di quella veneta, a sua volta una delle più ricche d'Italia; nei luoghi di elevata umidità si possono trovare numerosi boschi di faggi; tra i 1000 e i 300 metri di quota vi sono boschi di piante mesofile; qui la natura è particolarmente rigogliosa, favorita da terreni più umidi e ricchi di sostanze nutritive; non è raro trovarvi animali come caprioli, volpi e numerose specie di mammiferi di piccole dimensioni; boschi di piante termofile sotto i 500 metri di quota, con arbusti e piante di piccole dimensioni.
Origini del nome Il nome "Schio" deriva da scledum, termine latino medioevale, indicante una pianta della famiglia della quercia (gli "ischi", che è un termine volgare per indicare la quercia) o un luogo piantato a querce.
Nome degli abitanti Il nome dei suoi abitanti - "scledensi" - ugualmente deriva da scledum; in forma volgare desueta, diventa "schiotti".
Storia
Epoca antica Le prime tracce della presenza dell'uomo in questo territorio risalgono all'epoca preistorica e vengono documentate da una vasta serie di reperti archeologici rinvenuti in zona.
Sebbene i Romani abbiano colonizzato la pianura veneta, la zona di Schio non fu sottoposta alla centuriazione, tranne che per una piccola porzione di territorio nei pressi di Giavenale., la loro presenza in zona è comunque documentata da numerosi reperti.
Medioevo L'insediamento urbano si sviluppò a partire dall'XI secolo: il vicus di Schio si sviluppò in seguito alla bonifica del territorio, operata dai Benedettini..
Il Comune nacque forse nel 1228.. Risale certamente a questo periodo lo scavo della Roggia Maestra. Il periodo medioevale, da un punto di vista politico, fu caratterizzato dal susseguirsi di numerosi dominanti: Schio fu dei conti Maltraversi fino alla signoria di Ezzelino III da Romano (1236-1259), poi ancora dei Maltraversi e in seguito degli Scrovegni e dei Lemici..
Agli inizi del Trecento Schio passò sotto la dominazione scaligera (1311-1387): la zona di Schio divenne feudo dei Nogarola. Verso la metà del Trecento, durante la dominazione scaligera, Schio divenne sede di Vicariato civile, che comprendeva nella sua giurisdizione amministrativa diversi paesi del territorio.. Alla fine del Trecento in città fu instaurata la signoria di Giorgio Cavalli, appartenente a una nobile famiglia veronese..
Repubblica veneta (1406-1797) Quando nel 1406 la famiglia Cavalli rinunciò al feudo Schio entrò a fare parte dei Domini di Terraferma della Serenissima Repubblica. Da allora Schio ebbe un vicario, eletto nel consiglio comunale di Vicenza.
Durante il lungo periodo di dominio della Repubblica di Venezia, Schio conobbe un grande sviluppo economico e sociale: la città diventò infatti, con il tempo, il principale luogo di produzione laniera della Serenissima, fino a ottenere nel 1701 il privilegio della produzione dei panni alti.
A partire dagli anni trenta del Settecento il settore laniero locale ebbe un eccezionale sviluppo, soprattutto grazie all'iniziativa imprenditoriale di Nicolò Tron, il quale introdusse le moderne tecniche di produzione, apprese in Inghilterra.
A Schio si era quindi avviato un vero e proprio processo di industrializzazione: comparvero grandi tessiture, come quelle dei Garbin e dei Conte.
L'Ottocento Dopo la caduta la Repubblica di Venezia a Schio si succedettero i domini francese (1797-1815) e austriaco (1815-1866). A quell'epoca l'economia scledense si basava principalmente sulla lavorazione della lana, ma durante questo periodo essa subì una stagnazione.
In seguito, quando Alessandro Rossi prese il controllo della fabbrica laniera del padre, complice il mutato clima economico, riuscì a farla divenire la maggior azienda laniera italiana e favorì lo sviluppo, a Schio, di altri lanifici e di altre attività collaterali (produzione di navette, industria meccanica, eccetera).
Schio, in seguito a questo grande sviluppo dell'industria laniera, fu definita la Manchester d'ItaliaLuca Sassi, Bernardetta Ricatti, Dino Sassi, Schio. Archeologia Industriale, p. 21, Sassi Edizioni Schio, 2013Schio, la Manchester d'Italia, fascicolo 108 della serie Le Cento Città d'Italia illustrate, Edizioni Sonzogno.
Rossi non si limitò a fare prosperare le proprie industrie, ma diede un decisivo contributo allo sviluppo sociale e urbanistico di Schio.
Prima e seconda guerra mondiale
Schio, essendo fin dall'inizio nelle immediate retrovie del fronte del Pasubio, era in prima linea; nel maggio del 1916 gli austriaci organizzarono una improvvisa offensiva, la Strafexpedition, ossia spedizione punitiva contro l'Italia, tentando di penetrare nella pianura sfondando il fronte vicentino.
Nel 1928 il comune di Magrè viene annesso a quello scledenseIvan Mischi "Quaderni di Schio nr. 19 - In cerca di una piazza", p.9, 2004, Edizioni Menin. Durante il periodo fascista vennero effettuati numerosi interventi edilizi, in linea con la modernizzazione del Paese fortemente voluta dal regime.
Durante la seconda guerra mondiale, nel 1943, le forze tedesche misero sotto assedio la cittàLuca Valente, Attraverso due guerre - Le Opere Pie dai primi del '900 al nuovo ospedale, p. 215,216 vol. 3° dell'opera di AA.VV., L'archivio svelato: il convento di San Francesco e gli ospedali nella societa scledense tra XV e XX secolo,Schio, Comitato Archivio Baratto, 2007. Nel 1945 le forze alleate diedero il via al bombardamento della LanerossiLuca Valente, Attraverso due guerre - Le Opere Pie dai primi del '900 al nuovo ospedale, p.227, 228, 229 vol.3 dell'opera di AA.VV., L'archivio svelato: il convento di San Francesco e gli ospedali nella societa scledense tra XV e XX secolo,Schio, Comitato Archivio Baratto, 2007. A Schio si sviluppò un movimento partigiano di una certa importanza, organizzato nelle formazioni "Ateo Garemi" e "Martiri della Val Leogra": le forze della Resistenza liberarono Schio il 29 aprile 1945.
Due mesi dopo la fine della guerra si verificò l'eccidio di SchioSarah Morgan, Rappresaglie dopo la Resistenza, L'eccidio di Schio tra guerra civile e guerra fredda, nel quale ex partigiani uccisero 54 persone custodite nel carcere cittadino.
Il secondo dopoguerra Con il boom economico del secondo dopoguerra anche Schio fu interessata da un notevole incremento demografico; ne seguì l'espansione edilizia, spesso avvenuta in maniera caoticaIvan Mischi "Quaderni di Schio nr. 19 - In cerca di una piazza", p.13, 2004, Edizioni Menin. Nel 1969 venne aggregato a Schio il comune di Tretto.
Simboli I monumenti più rappresentativi di Schio sono il duomo di San Pietro, il castello e l'Omo. Nel 2022 la città di Schio è stata intitolata al suo più illustre cittadino: Alessandro Rossi.
Stemma Lo stemma di Schio è rintracciabile in alcuni documenti già dal 1520, anche se il primo riconoscimento ufficiale da parte di Ferdinando I, imperatore d'Austria, risale al 19 settembre 1843. Nel 1817 il governo del Regno Lombardo-Veneto aveva concesso a Schio il titolo di Città, confermato poi implicitamente nel decreto del 1870. Dopo che il Veneto fu unito all'Italia, nel 1867, venne richiesta al nuovo governo la conferma dello stemma; essa arrivò con decreto del Ministero dell'Interno del 29 agosto 1870, che include la blasonatura dello stemma:
Il decreto era accompagnato dal disegno ufficiale dello stemma, in cui apparivano però un ramo di ulivo e uno di quercia. Da qui nacque la controversia su quale fosse l'interpretazione corretta e, per molti anni, fu utilizzato quello con il ramo di quercia. In seguito, la Città ha deciso di porre fine alla questione, usando in maniera definitiva quello con i due rami di ulivoSito del Comune di Schio, articolo sullo stemma comunale ..
Il gonfalone fu concesso invece con decreto del presidente della Repubblica 3 febbraio 1989.
Onorificenze
Schio è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita della medaglia d'argento al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale: La città è inoltre insignita della Croce al merito di guerra concessa per i sacrifici patiti durante il primo conflitto mondiale del 1915-1918:
Monumenti e luoghi d'interesse
Siti di archeologia industriale
Lanificio Rossi, fondato nel 1817, sotto la guida di Alessandro Rossi diventò la più grande industria tessile italiana Fabbrica Alta, imponente stabilimento produttivo del lanificio Rossi del 1862, progettato da Auguste Vivroux Lanificio Cazzola, industria sorta nel 1860 sulla scia dello sviluppo industriale impresso dal lanificio Rossi Lanificio Conte, antico opificio del 1757, ampliato in più fasi durante l'Otto e Novecento Cementeria Italcementi, stabilimento industriale del primo Novecento attualmente in disuso e in stato di abbandono Fabbrica Saccardo, ubicata alle pendici del Tretto, negli stabilimenti della fine dell'Ottocento produceva accessori per l'industria tessile Filanda Bressan, presso la frazione di Magrè, vecchio stabilimento per la lavorazione della seta, con ciminiera in cotto Nuovo quartiere operaio, grande villaggio operaio ottocentesco posto a sud-ovest del centro storico scledense Scuola convitto di orticoltura e pomologia, all'interno del quartiere operaio, edificio scolastico del 1884 Asilo Rossi, del 1872 (e ampliato nel 1881) è il più antico tra gli edifici scolastici fondati da Alessandro Rossi Centrale idroelettrica Molino di Poleo, situata in una contrada in prossimità della frazione di Poleo, del 1889, è la più antica del Veneto Villino Rossi, raffinata residenza di uno dei figli di Alessandro Rossi, posta all'interno del quartiere operaio, è stato realizzato nel 1876 e ampliato nel 1896
Architetture religiose
Duomo, dedicato a san Pietro e di antica fondazione, attualmente si presenta nelle forme neoclassiche conferitegli durante la ricostruzione sette-ottocentesca; sorge sulla sommità del colle Gorzone