Il lancio della ruzzola o ruzzolone è un antico gioco di strada originario di varie regioni italiane.

Sport popolare e gioco tradizionale italiano di antichissime origini, diffusissimo e radicato in varie parti della penisola tra le classi popolari fino alla fine dell'Ottocento, si pratica all'aperto, in vie poco trafficate, in più persone (spesso a squadre) che si spostano lungo la strada con il procedere del gioco.

Nonostante i numerosi tentativi di reprimerlo, regolamentarlo o proibirlo in quanto pericoloso (sia per l'incolumità fisica delle persone, sia per la destabilizzazione dell'ordine pubblico) e di dubbia moralità (è stato considerato gioco d'azzardo per l'abbinamento frequente con le scommesse.), questo gioco popolare amatissimo e capace di infiammare gli animi è giunto alla contemporaneità, e oggi è regolamentato e tutelato dalla Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali e dall'European Traditional Sports and Game Association.

Strumenti di gioco La ruzzica o ruzzola è il nome del cilindro di legno del diametro di circa trenta centimetri e del peso di qualche chilo; si usa insieme al nastro che permette ai giocatori di lanciare. Ogni giocatore ha a disposizione una ruzzola.

Terreno di gioco

Viene giocato all'aperto lungo strade di campagna o lungo appositi percorsi chiamati "treppi". Il percorso è costeggiato da difficoltà laterali lungo le quali la ruzzola può cadere e fermarsi (denominati "grippi") e da pali posizionati nelle curve (detti "picchetti"). Se un giocatore esce dal percorso e la ruzzola prosegue oltre il picchetto, dovrà tornare indietro e rientrare perdendo così lanci preziosi.

Numero di giocatori I giocatori non sono in numero stabilito. Possono giocare individualmente o suddivisi in coppie o squadre.

Obiettivo Durante le gare ufficiali, vince chi percorre il "treppo" in meno lanci possibili. Se la ruzzola viene giocata lungo la strada, vince chi raggiunge il luogo di arrivo in meno lanci.

Regole Per la European Traditional Sports and Games Association il gioco è simile al lancio della palla (lanzamiento de bola) spagnolo e allIrish road bowling.

La ruzzola è solitamente un disco di legno duro con diametro molto variabile in funzione del regolamento adottato, solitamente da 13 cm per la ruzzola a molto di più per il ruzzolone. Al posto del disco viene a volte usata, come in passato, una forma di formaggio stagionato.

Il gioco consiste nell'avvolgere uno spago intorno alla ruzzola e lanciarla trattenendo un capo dello spago in modo da imprimerle una veloce rotazione. Lo scopo è di fare giungere il più lontano possibile la ruzzola con un numero prefissato di lanci, oppure di raggiungere un traguardo con il numero minore di lanci possibili.

Spesso è un gioco di squadra: i giocatori, divisi in squadre di eguale numero, si alternavano cercando di lanciare il più lontano possibile il formaggio, senza farlo uscire dal percorso stabilito, partendo dal punto preciso in cui erano arrivati col tiro del precedente compagno di squadra (una specie di staffetta in cui il cacio fungeva da testimone). La squadra che terminava il percorso col minor numero di colpi vinceva il premio consistente nella forma di cacio utilizzata per il gioco.

Le gare si svolgono su campi delimitati, chiamati treppi, appositamente attrezzati per rendere il gioco più movimentato, con salite, curve, ostacoli ecc. In alternativa il gioco, che intuibilmente può avanzare per chilometri, viene praticato anche su strade (asfaltate oppure no). La precedenza del tiro spetta sempre al giocatore in svantaggio ed è obbligatorio seguire il percorso prefissato. Sono nulli i lanci che taglino le curve al di fuori del limite tracciato.

Diffusione La ruzzola si praticava in varie parti d'Italia: Emilia-Romagna, Toscana, Abruzzo, Marche, Umbria, Lazio, Calabria e Campania. Seppure oggi le regole siano unificate, è lecito supporre che fino alla stabilizzazione della ruzzola come sport nazionale ci fossero varianti regionali o locali di cui abbiamo solo scarse notizie, a volte incerte.

Versione abruzzese In Abruzzo la ruzzica è un gioco tipicamente carnevalesco. La versione attuale, che ha subito modifiche nel corso degli anni, viene giocata una volta all'anno, in uno dei sabati del periodo del carnevale. Il gioco consiste nel riuscire a colpire per primi la porta di una cantina, facendo "ruzzolare" la ruzzica lungo un percorso stabilito. Due squadre si affrontano, tirando alternativamente la ruzzica, lungo i vicoli di Tussio, un antico paese del Abruzzo interno. La difficoltà sta nel riuscire a compiere il percorso con il minor numero di tiri, sfruttando le discese, gli angoli e le asperità delle viuzze del paese, per giungere per primi al traguardo: la cantina appartenente ad uno dei concorrenti. Il premio consiste nei dolci di carnevale e nel vino che il concorrente proprietario della porta mette in palio. Una volta consumato il premio, viene stabilito quale sarà la prossima porta da colpire. Il gioco termina in una festa alla quale partecipano tutti i concorrenti, nel pieno spirito carnevalesco.

Versione toscana In valle del Serchio (Lucchesia e Garfagnana) il gioco è conosciuto come "tiro della forma" o "tir della forma" e normalmente si utilizzano forme di formaggio. Fino al XX secolo il tiro, assieme alle bocce, era lo sport più popolare. Solo dopo la prima guerra mondiale il ciclismo ed il calcio iniziarono a soppiantarlo nel cuore degli appassionati. Le gare di tiro erano ritrovo domenicale di atleti e scommettitori e qualche volta si scatenavano risse e discussioni. La città di Lucca ha una sua pista di tiro in terra battuta presso il ponte di monte San Quirico e molti paesi, anche piccoli, avevano impianti analoghi. Oggi il nucleo più numeroso di appassionati si trova tra la media val di Serchio e la Garfagnana.

A San Casciano dei Bagni viene organizzato il Palio del cacio l'ultima domenica di Carnevale e la seconda domenica d'agosto a Cortona lo si può vedere ancora ma giocato non più con le forme di cacio ma con una grossa ruzzola di legno detta barutela. Nella città di Prato la tradizione è andata scomparendo ma viene documentato tra i giochi medievali nelle cronache locali del medioevo: si usava il rettilineo tra piazza Cardinale Niccolò e via Santa Chiara e la strada veniva, per accogliere i giochi durante le occasioni di festa, pulita in modo straordinario come riportato dal Miniati nelle sue cronache

«Via dove si fa a trarre la palla al maglio, pallottole e cacio a forme, lunga da un capo all’altro della Terra, tutta diritta che passa circa a mille braccia dal Reverendo monastero delle reverende Monache di S. Niccolao fino alle mura, rincontro alle reverende Monache e monastero di Santa Chiara»

Come nei territori circostanti, il tiro al cacio era considerato un gioco d'azzardo e a Prato si tentò agli inizi del 300 di regolamentarlo introducendo una gabella che consentisse al tempo stesso oltre che a controllarlo anche di limitarlo A tale scopo venne introdotta la distinzione tra gioco d'azzardo (vietato) e gioco di abilità (consentito).

Negli atti criminali che si conservano all'Archivio di Stato vi sono molti reati e relative condanne legati ai giochi che si facevano per le strade e le piazze. Nel 1550 ne troviamo due emessi per dirimere una questione fra contendenti proprio nel tiro del cacio:

«Maso che gioca con Meo a tirar il cacio perché perde vuole smettere; ma Meo, indispettito, l'afferra e lo getta nel fango: multa di lire 1,5. Scoppia una violenta discussione fra due giocatori intenti a rullare il caio: uno dei due con un colpo di bastone rompe la testa all'altro; questi, per risposta, vibra una pugnalata al braccio sinistro dell'avversario. Multa di lire 25 per il colpo di bastone (c'è stato del sangue, motiva il giudice) e di l.57 per quello di pugnale.»

Storia

Fonti e storiografia Tracciare la storia del gioco della ruzzola è difficile, data la scarsità di fonti che parlino delle varianti, delle tecniche o del ruolo sociale nei vari contesti della penisola: infatti, gli svaghi popolari, i giochi per bambini e i giochi riservati al Carnevale non sono stati trattati dalla letteratura e dalla cultura alta per secoli. Solo con il Romanticismo i giochi popolari si iniziarono a vedere in maniera diversa, come base identitaria per le comunità nazionali (Volksgeist) e quindi degni di essere rappresentati in quanto espressione del popolo e non più come cosa bassa da relegare all'oralità e da sanzionare come corruzione dei costumi. Prima dell'Ottocento, tra le prime fonti che ce ne parlino, quindi, compaiono ad esempio quelle giuridiche, volte a regolamentare il gioco della ruzzola. La ruzzola è citata in un'abbondante documentazione, ricca rispetto a quella dedicata ad altri giochi popolari oggi scomparsi o caduti nell'oblio, di cui non ci è giunta traccia se non del nome.

Per secoli, infatti, la cultura alta preferì occuparsi solo dei giochi apprezzati dai ceti alti e nobili (magari nati come giochi plebei ma poi "nobilitati" dal favore delle Corti)Mentre non esistono trattati antichi sulla ruzzola ne esistono invece sui giochi con la palla giocati dai nobili. Cfr. ad esempio A. Scaino, Trattato del giuoco della palla, Venezia: Gabriel Giolitto de' Ferrari, 1555. o che almeno avessero l'aura nobile della classicità: giochi insomma la cui storia risalisse all'età classica della Grecia Antica o dell'Antica Roma, di cui autorità del mondo antico avessero decretato i benefici per la salute e la funzionalità di svago socialmente sano. Altro caso favorevole al prestigio di un gioco era dato dal fatto che fosse funzionale all'esercizio alla disciplina militare, come il torneo cavalleresco.

Origini In origine, il gioco consisteva nel lancio di una forma di cacio duro, per esempio un formaggio pecorino stagionato, ed era giocato dai pastori e dai contadini che miravano a lanciarlo il più lontano possibile lungo i tratturi, favoriti dalla pendenza delle mulattiere e dai rimbalzi delle forme che a volte acceleravano o rallentavano in aria con movimenti bizzarri, secondo le acrobazie e regolarità delle leggi della fisica. Secondo alcuni autori, tra cui Gustavo Buratti, il gioco era legato ai tempi e ai tragitti obbligati della transumanza, come rito apotropaico di protezione delle mandrie dai cattivi spiriti..

Il gioco, probabilmente, era praticato già dagli antichi Etruschi: nella tomba dell'Olimpiade della Necropoli dei Monterozzi di Tarquinia è raffigurato il cosiddetto discobolo o lanciatore, la cui posizione per Pietro Gorini è in realtà quella tipica di chi stia lanciando una forma di formaggio, supportato dal fatto che l'iconografia non dà riscontri di questa posizione nei discoboli etruschi e coevi noti... Pierino Daundry suppone che il gioco della ruzzola alle origini andasse inquadrato all'interno del contesto culturale dei giochi rituali agro-pastorali.. Non tutti gli studiosi concordano con l'identificazione del lanciatore della tomba dell'Olimpiade con un lanciatore di ruzzola: alcuni lo ritengono un vero e proprio discobolo, seppure non si neghi l'antichità del gioco in sé..

Sicuramente, infatti, la ruzzola era praticata alla fine dell'Impero romano. Andrea Addobbati suggerisce una rilettura di un dialogo della commedia Persa (Il persiano) di Tito Maccio Plauto che ne attesterebbe la presenza nel III secolo a.C., in particolare della trattativa tra Tossilo e Dordalo in cui quest'ultimo esprime la sua diffidenza nei confronti dei banchieri dicendo: Per Addobbati la rotula sarebbe la ruzzola, e a sostegno di questa ipotesi porta il fatto che la ruota sia singola e non accoppiata su un asse, e che in precedenza nel dialogo si paragonano i banchieri anche alle lepri quando si aprono i cancelli nel gioco, quindi riportando entrambi i paragoni del dialogo sui banchieri nell'ambito semantico del gioco.

Medioevo