Fenice (; in latino Phoenīce) è stata un'antica città dell'Epiro, sita nei pressi di Finiq in Albania meridionale, fondata da coloni greci e considerata come principale centro abitato della Caonia.
Fu fondata probabilmente nel V secolo a.C. da coloni greci di origine corinzio-corcirese, venendo fortificata nel IV-III secolo a.C. sotto il regno di Pirro. Capitale della tribù dei Caoni, divenne progressivamente la città più ricca e potente dell'Epiro, di cui fu capitale dal 224 a.C. dopo il distacco di Ambracia. Nel 205 a.C. vi fu firmato il trattato di pace tra Regno di Macedonia e Repubblica romana che pose fine alla prima guerra macedonica ma dopo la terza guerra macedonica la città, che si salvò dalle devastazioni degli altri insediamenti epiroti che si schierarono con la Macedonia, passò sotto il controllo della Repubblica romana, poi dell'Impero romano e infine dell'Impero romano d'Oriente. Sotto l'imperatore Giustiniano I fu realizzata una fortificazione nei pressi della città, divenuta inoltre sede vescovile.
Gli scavi della città iniziarono nel 1924 nell'ambito della missione archeologica italiana guidata da Luigi Maria Ugolini.
Geografia fisica La città è stata costruita intorno a una collina che raggiunge una quota massima di 283 metri sul livello del mare, al centro di un'ampia pianura attraversata dai fiumi Caliassa e Bistrica, che in antichità confluivano nel lago di Butrinto.
Le fonti antiche La fonte principale per la storia della città è certamente Polibio, che descrive Phoinike come il centro meglio fortificato e più potente dell'antico EpiroVedi Polibio, II, 6, 8; II, 8, 4.. Lo storico si dilunga, inoltre, sugli eventi che portarono alla presa della città da parte degli Illiri e ricorda le continue incursioni dei pirati nei confronti dei mercanti italioti che frequentavano la zonaPolibio, II, 5; II, 8, 1.. Sempre Polibio ricorda che, all'inizio della guerra contro Filippo V di Macedonia, alcuni ambasciatori romani contattarono gli abitanti di Phoinike Polibio, XVI, 27.. Sempre qui fu firmata Pace di Fenice del 205 a.C., siglata proprio in questa città tra Filippo V di Macedonia e i romani al termine della prima guerra macedonica. Ancora Polibio riferisce di Carope, che vessava i cittadini, e di un'ambasceria condotta a Roma nel 154 a.C.Polibio, XXXII, 22 e 24.
Successivamente Strabone, Livio e Tolomeo menzionano ancora Phoinike, seppur limitandosi, sostanzialmente, a considerazioni di carattere topografico, da cui si evince che la città sorgeva a poca distanza dal mare, a nord di ButrintoStrabone, VII, 324; Tito Livio XXIX, 12; Tolomeo, III, 14, 7.
Di particolare interesse è, invece, la testimonianza di Procopio di Cesarea, che narra di un episodio avvenuto al tempo di Giustiniano, quando l'imperatore avrebbe trasferito la città dai piedi alla sommità della collinaProcopio, De aedificiis, IV, 1, 37. Secondo Procopio, infatti, la città sorgeva in pianura, circondata da acque che rendevano paludoso il terreno su cui dovevano sorgere le nuove mura: per questo motivo l'imperatore decide di fortificare direttamente il sito d'altura.
Nel corso del V secolo, poi, la città era sede episcopale: nel 431 il suo vescovo Valeriano è presente al Sinodo di Efeso, mentre nel 451 un altro Valeriano, vescovo di Fenice, partecipa la Sinodo di Calcedonia.
Il centro, infine, è citato nei due maggiori itinerari dell'antichità: l'Itinerarium Antonini e la Tabula Peutingeriana, dove la città è collocata sulla strada per NikopoliItinerarium Antonini, 324, 4; Tabula Peutingeriana VI, 3.
Storia La città, già ampiamente conosciuta dagli autori antichi (Polibio, Strabone, Livio), fu, per un certo periodo, la capitale dell'antico regno dell'Epiro; fu presa, anche se per breve tempo, dagli Illiri e conservò una rilevante importanza anche nella prima fase dell'espansione romana. Un vuoto documentario occupa la parte centrale dell'età imperiale, mentre le notizie sembrano aumentare con l'età tardo antica.
L'area in cui sorgerà la città non ha restituito resti di età arcaica, anche se questo territorio si trovava in un'area di più antica influenza corinzio-corcirese (Corinto e Corcira), come dimostra il vicino emporion di (Butrinto).
L'abitato più antico, greco ed ellenistico, si dispone sulla sommità di una collina, circondata da poderose mura, che costituiscono ancor oggi l'evidenza monumentale di maggior rilievo. La città si estende anche sulle pendici meridionali della collina, che sono state regolarizzate con una serie di terrazzamenti, secondo un sistema ampiamente attestato nell'urbanistica di tipo scenografico del mondo ellenistico.
L'abitato di età romana, invece, pur continuando ad occupare diverse aree dell'acropoli, tende a distribuirsi soprattutto nella pianura sottostante la collina, secondo una tendenza caratteristica dell'epoca romana. Alla base del versante Sud si dispone una vasta area di necropoli, sfruttata sia in età ellenistica sia in età romana.
La città vive un periodo di grande floridezza anche nell'età tardo antica (soprattutto tra V e VI secolo, quando è ricordata come sede vescovile bizantina, il cui vescovo prese parte al Concilio di Efeso (431) e più tardi, quando sono ricordati diversi interventi dell'imperatore Giustiniano: secondo quanto ci riferisce Procopio, infatti, la città viene spostata di nuovo sulla sommità della collina, a causa dei problemi di impaludamento che interessavano la città bassa.
L'insediamento continua per tutto il Medioevo, cessando di esistere solo dopo la conquista da parte dei turchi nella seconda metà del XV secolo.
Scavi archeologici Il sito archeologico era già noto ai viaggiatori del XIX secolo, tra cui il console britannico William Martin Leake, ma i primi scavi iniziarono solo nel 1924 nell'ambito della missione archeologica italiana guidata da Luigi Maria Ugolini, che rimase affascinato dallo stato di conservazione della cinta muraria. Le attività di scavo vero e proprio furono condotte in due campagne tra estate e autunno del 1926 e del 1927, venendo condotte con una particolare attenzione alla documentazione (grazie al prezioso intervento dell'ingegnere Dario Roversi Monaco) e con una sensibilità stratigrafica non comune per l'epoca.
Le ricerche si svolsero principalmente nell'area centrale della città e in particolare sulla sommità dell'acropoli, dove furono scavate: due cisterne romane, un tempietto ellenistico (definito thesauròs da Ugolini), una basilica cristiana e altre strutture. Gli scavi si concentrarono poi sulla base della collina e in particolare sul versante meridionale, dove furono individuate diverse tombe di età ellenistica e romana.
Lo scavo della città fu presto abbandonato in favore della vicina Butrinto e anche dopo la morte di Ugolini, avvenuta nel 1936, i suoi successori alla guida della missione archeologica italiana, ovvero Pirro Marconi e Domenico Mustilli, non ritennero utile riprendere le ricerche a Fenice. Fu solo nel secondo dopoguerra che ripresero alcune ricerche a opera degli archeologi albanesi Dhimosten Budina e Astrit Nanaj ma le attività furono fortemente limitate anche a causa della presenza di una base militare sulla collina.
A partire dal 2000 è stata avviata una nuova spedizione archeologica italiana, finanziata dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (Direzione generale per la Promozione e la Cooperazione culturale) e guidata dal Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna, in collaborazione con l'Istituto archeologico albanese. Le attività di ricerca della nuova missione archeologica si sono concentrate su cinque distinti settori dell'area archeologica: la cosiddetta "Casa dei due peristili", l'area del thesauròs-basilica, il teatro, la necropoli e i siti del territorio.
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