Biografia Le attività a Livorno Nato a Livorno o a Fibbiana, si sa poco dei suoi precoci studi a Livorno, ma non sono da escludere lezioni con influenti didatti come i violinisti Antonio Del Bravo, Francesco Galeotti e Francesco Puccini o l’organista di San Giovanni Battista, Leonardo Cini.Antonella D'Ovidio, Nardini, Pietro (sub voce), in Dizionario biografico degli italiani, vol. 77, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012, consultabile on-line su Treccani.it.. A 12 anni si recò a Padova per studiare con Giuseppe Tartini e già a 14 figura come strumentista dello stato lucchese per le Feste di Santa Croce.Guido Salvetti, Nardini, Pietro (sub voce), in Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti, diretto da Alberto Basso, serie II: Le biografie, vol. 5: ME-PIA, Torino, UTET, 1988, p. 326. Non si sa quanto questi incarichi inficiarono sul suo apprendistato padovano con Tartini, ma è certo che i soggiorni dal maestro si protrassero fino al 1740, anno in cui la sua posizione a Lucca si fece più alta (divenne capo strumentista).. Fu certamente maestro di Filippo Manfredi a Livorno (mentre meno sicuro è il suo rapporto didattico con Giuseppe Cambini e Gaetano Brunetti.), nell'ambito di un intenso periodo di insegnamento (c'è notizia di almeno una decina di suoi allievi). e di concerti pubblici e privati che lo vide coinvolto come star emergente del violinoMariateresa Dellaborra, Nardini, Pietro (sub voce), in The New Grove of Music and Musicians. Second Edition, edited by Stanley Sadie, executive editor John Tyrrell, vol. 17: Monnet to Nirvana, London, Macmillan, 2001-2002, pp. 638-639.: periodo di cui, però, ci sono rimaste scarse evidenze documentarie.. Alcuni ritengono che in quest'epoca viaggiò molto in Europa, altri indicano invece una sua permanenza pressoché uniforme a Livorno, città comunque ricca di stimoli, dove negli stessi anni lavoravano anche Charles-Antoine Campion (suo futuro capo alla corte di Firenze) e i librettisti Giovanni De Gamerra e Marco Coltellini.
Il lavoro in Europa e il Quartetto toscano In ogni caso, le attività svolte in questo lasso di tempo culminarono con la sua presenza, a Vienna nel 1760, alle feste per il matrimonio del futuro Giuseppe II con Isabella di Borbone-Parma. Il successo a Vienna lo fece assumere da Niccolò Jommelli a Stoccarda, dove rimase tre anni (1762-1765) e dove fu ascoltato da un entusiasta Leopold Mozart. Al termine di brevi permanenze a Brunswick, Dresda e di nuovo Vienna (tra il marzo 1765 e il maggio 1766)Christine Siegert, Nardini, Pietro (Antonio Pasquale) (sub voce), in Die Musik in Geschichte und Gegenwart. Allgemeine Enzyklopädie der Musik begründet von Friedrich Blume, a cura di Ludwig Finscher, serie I: Personenteil, vol. 12: Mer-Pai, Kassel-Basel-London-New York-Praha, Bärenreiter/Stuttgart-Weimar, Metzler, 2004, colonne 912-914. torna a Livorno, ed è in questo periodo la sua probabile partecipazione al leggendario Quartetto toscano, formazione composta anche da Luigi Boccherini, Manfredi e Cambini, di cui però non ci sono evidenze storiche certe.Sul Quartetto toscano vedi Giuseppe Cambini [Cambini in Paris], Ausführung der Instrumentalquartetten, in «Allgemeine musikalische Zeitung», VI/47 (22 agosto 1804), Leipzig, Breitkopf & Härtel, 1804, colonne 781-783 (digitalizzazioni disponibili su Internet Archive e su Google Books); Gino Roncaglia, Di Giovanni Giuseppe Cambini. Quartettista Padre, in «La rassegna musicale», VI/5 (settembre 1933), Torino, Fedetto, 1933, pp. 267-274; Gino Roncaglia, Appunti di storia musicale. Ancora di Giovanni Giuseppe Cambini, in «La rassegna musicale», VII/2 (marzo 1934), Torino, Fedetto, 1934, pp. 131-133: Gino Roncaglia, G. G. Cambini quartettista romantico, in «La rassegna musicale», VII/6 (novembre 1934), Torino, Fedetto, 1934, pp. 423-432; Alfredo Bonaccorsi, Di alcuni Quintetti di G.G. Cambini, in «La rassegna musicale», XX/1 (gennaio 1950), Torino, Fedetto, 1950, pp. 32-36: Gino Roncaglia, Giovanni Giuseppe Cambini quartettista, in Adelmo Damerini e Gino Roncaglia (a cura di), Musiche italiane rare e vive da Giovanni Gabrieli a Giuseppe Verdi. Per la XIX settimana musicale, 22-30 luglio 1962, Siena, Ticci, 1962, pp. 183-194; Fausto Torrefranca, Avviamento allo studio del quartetto italiano, in «L'approdo musicale», 23 (1966), numero monografico su Torrefranca a cura di Alfredo Bonaccorsi, Roma, ERI, 1966, pp. 15-18; Dieter Lutz Trimpert, Die Quatuors concertants von Giuseppe Cambini, Tutzing (Baviera), Schneider, 1967; Chappell White, Jean Gribenski, Amzie D. Parcell, voce Cambini, Giuseppe Maria (Gioacchino), in The New Grove of Music and Musicians. Second Edition, edited by Stanley Sadie, executive editor John Tyrrell, vol. 4: Borowski to Canobbio, London, Macmillan, 2001-2002, pp. 858-861; Daniel Heartz, Music in European Capitals: The Galant Style (1720-1780), New York, Norton, 2003; Marcello De Angelis, Introduzione a Claudio Paradiso (a cura di), Il cavalier Ferdinando Giorgetti musicista romantico a Firenze, Roma, Società Editrice di Musicologia, 2015, p. 10..
A Firenze Nel 1770 divenne direttore delle musiche alla corte di Firenze, dove rimase per il resto della sua vita. Là collaborò con grandi musicisti (suo principale alla cappella di corte era la sua vecchia conoscenza livornese Campion e il sovrintendente alla musica era Eugène de Ligniville)Sulla complessa struttura della cappella fiorentina vedi Stefania Gitto, Le musiche di Palazzo Pitti al tempo dei granduchi Asburgo-Lorena. Storia della collezione musicale granducale, in «Annali di storia di Firenze», VI (2011), Firenze, Firenze University Press, 2011, pp. 121-154, consultabile on-line ; e Duccio Pieri, Il marchese Eugenio de Ligniville. Sovrintendente alla musica della Real Camera e Cappella, in «Philomusica. Rivista del dipartimento di filologia musicale», V/1 (2006), Pavia, Pavia University Press, 2006, consultabile on-line., insegnò (almeno una trentina i suoi allievi a Firenze., tra cui Václav PichlPichl ha dedicato al maestro Cento Variazioni sulla scala del Basso fermo per esercizio del Violino, pubblicato come op. 11 da Giuseppe Poggiali a Firenze. , Giovanni Francesco Giuliani, Bartolomeo Campagnoli. e Francesco Vaccari.), e incontrò il plauso di molti facoltosi e influenti ascoltatori: uno dei più estasiati fu Charles BurneyCharles Burney, The Present State of Music in France and Italy, London, Becket & Co., 1773, trad. it. di Enrico Fubini: Viaggio musicale in Italia, Torino, EDT, 1979., il quale inaugurò la leggenda che vuole Nardini presente al capezzale dell'amato maestro Tartini nel 1770, voce non suffragata da alcuna prova documentaria. Grazie al lavoro fiorentino si esibì a Napoli (alla corte di Ferdinando I delle Due Sicilie a Posillipo), Pisa (nel 1784 per una visita di Giuseppe II) e a Roma, dove suonò per l'incoronazione di Corilla Olimpica all'Accademia di Arcadia (società in cui venne incluso egli stesso, con il nome di Terpandro Lacedemone). Di Corilla divenne intimo amico (si scambiarono molte lettere e nel testamento Nardini le lasciò un prezioso astuccio d'oro) e forse anche grazie a lei ottenne il benvolere delle accademie fiorentine (suonò per gli Ingegnosi e per gli Armonici), a cui seguì anche quello delle alte cariche diplomatiche (partecipò alle feste private di molti ambasciatori) cita concerti di Nardini presso le ville del conte Cowper e del conte John Tylney., forse favorito dalla sua probabile affiliazione alla Massoneria.. Smise di suonare alla soglia dei 70 anni nel 1790., ma rimase impiegato della cappella fino alla morte.. Venne sepolto nel Chiostro di Sant'Antonino a San Marco e la sua salma fu trasferita in un ossario a Trespiano nel 1969. Agli inizi dell'Ottocento fu scolpito un cenotafio in suo onore da posizionare in Santa Croce: prima posto accanto al busto di Antonio Cocchi, fu spostato, per fare posto al Monumento a Vittorio Alfieri di Canova, nella Cappella Capponi e poi di nuovo nel Chiostro dei Morti e infine nella Galleria dei sepolcri romantici dove si trova attualmente..
Stile e fortuna Ammirato dai contemporanei come l'erede numero uno di Tartini, fu amato per la dolcezza di fraseggio (Schubart lo definì «il violinista dell'amore»Christian Friedrich Daniel Schubart, Ideen zu einer Ästhetik der Tonkunst [1784-1785], Wien, Degen, 1806, p. 61, cfr. digitazione di questa edizione alla Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera.), e per la preferenza data alla cantabilità e all'espressività invece che al vuoto virtuosismo. L'accostamento con Tartini ha penalizzato una lettura critica onesta del suo lavoro, spesso etichettato come semplice estensione, o pura imitazione, di quello del maestro. Solo di recente si sono evidenziate le sue originalità armoniche e formali e si sono studiate a fondo le sue poche, ma molto interessanti, composizioni non violinistiche (per esempio le sue sonate per flauto).Leopold Mozart, in una lettera, scrive: "Dite al sig. Wenzl che ho udito un certo Nardini, e che per bellezza, purezza, eguaglianza di suono, e per il gusto cantabile, non può ascoltarsi nulla di più bello".
Opere e fonti La sua opera è quasi tutta violinistica (molti concerti, soli, duetti, sonate, romanze), a parte alcune ouvertures (in cui è evidente l'influsso di Jommelli), 6 quartetti, 8 trii, alcuni duetti per viola, un concerto per viola d'amore., 6 sonate per flauto, 4 composizioni per clavicembalo. e un inno per Sant'Anna a due voci rimastoci in un'unica copia manoscritta alla Biblioteca Palatina di Parma..
Autografi A tutt'oggi non ci è pervenuto alcun autografo certo di Nardini.. Antichi cataloghi bibliotecari segnano come autografe quattro composizioni che però tra loro non hanno corrispondenze calligrafiche. Tali composizioni sono: un inno Anna spes vitae alla Biblioteca Palatina di Parma datato 1786; la parte del violino principale di un concerto violinistico, datata 1795, appartenuta a un allievo fiorentino di Nardini, collezionata da Masseangelo Masseangeli tramite Ferdinando Giorgetti, oggi all'Accademia Filarmonica di Bologna; un Cantabile di una sonata, ricco di abbellimenti, al Conservatorio di Firenze; un catalogo veneziano indica come autografo incerto un intero manoscritto miscellaneo alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, che però contiene solo una composizione di Nardini. Si ritiene comunque che gli autografi possano nascondersi tra le molte copie manoscritte pervenuteci, soprattutto in quelle conservate a Firenze, Padova e Genova, quelle che, a una disamina calligrafica, sembrano somigliarsi di più.Copie facsimilari di due manoscritti genovesi, contenenti concerti e sonate per flauto, sono state edite dalla SPES di Firenze nel 1987. Vedi
Copie manoscritte In Italia