Fu il primo a schierare la difesa a zona nel calcio italiano allenando alla nella stagione 1962-63.

È morto nel 2008, poco dopo essere rientrato in Brasile, a Copacabana, dove viveva da anni, all'età di 84 anni.

Carriera Paulo Lima Amaral fu il famoso preparatore atletico della spedizione della nazionale di calcio brasiliana vincitrice dei campionati mondiali di calcio di e . Con i suoi metodi di allenamento (era detto il "sergente di ferro") consentì alla squadra carioca di superare quei limiti atletici e disciplinari che probabilmente ne avevano frenato i successi nei decenni precedenti.

Gigantesco, alto quasi due metri, negli anni quaranta aveva giocato senza grande successo come centromediano nel Flamengo e nel Botafogo. Nel 1953 conseguì il diploma di insegnante di educazione fisica e preparatore atletico. Considerato per i suoi metodi di preparazione atletica un perfetto ginnasiarca, incuriosiva all'epoca la sua testa completamente rasata.

Divenne ben presto uno dei migliori preparatori atletici brasiliani, tanto che Vicente Feola lo volle nel team della nazionale di calcio brasiliana nei campionati mondiali di calcio di . I risultati furono eccellenti, tanto che Amaral assunse un paio d'anni dopo la guida del quotato club del Botafogo, pur continuando a svolgere l'attività di allenatore atletico della nazionale.

Straordinariamente prestante, salvò quasi da solo i giocatori della nazionale carioca, aggrediti dagli avversari uruguayani nel corso di una infuocata sfida in Argentina per il Campionato del Sudamerica nel 1959.

Come allenatore, privilegiava il gioco a zona e applicava l'ardito schema 4-2-4, che si trasformava in 4-3-3 in fase difensiva"Paulo Amaral, um durão", Teixeira Heizer, Placar número 41, 25/12/1970, Edit. Abril.

I suoi metodi innovativi suscitarono grande interesse, tanto che Amaral fu ingaggiato come allenatore nel campionato italiano di Serie A dalla Juventus che allenò con alterne fortune dal 1962 all'ottobre 1963, quando fu rilevato da Eraldo Monzeglio. In seguito in Italia tornerà ad allenare brevemente il Genoa dell'era post-Meroni (nel 1964, per otto partite, dopo essere subentrato a Beniamino Santos, morto in un incidente stradale). In Italia, in 46 partite in panchina in Serie A ha totalizzato 22 vittorie, 11 pareggi e 13 sconfitte.

Si trasferì poi in Brasile, dove riprese ad allenare varie squadre di prima divisione e svolse il ruolo di preparatore atletico della spedizione della nazionale di calcio brasiliana nel campionato mondiale di calcio del .

Successivamente in Brasile allenò numerose squadre tra le quali l'Atletico Mineiro e il Fluminense, con il quale conquistò il titolo brasiliano nel 1970. Si recò più tardi in Portogallo per allenare il Porto fra il 1971 e il 1972, e in seguito in Paraguay per allenare la nazionale. Tornato brevemente in patria, concluse la sua carriera in Arabia Saudita, a Riyad, con la squadra dell'Al-Hilal, nel 1978.

Palmarès Giocatore Competizioni statali

Flamengo: 1943, 1944 Botafogo: 1948

Botafogo: 1947

Allenatore Club Competizioni statali

Botafogo: 1957

Bahia: 1967

America RJ: 1974

Remo: 1977

Competizioni nazionali

Fluminense: 1970

Competizioni internazionali

Juventus: 1963

Note

Bibliografia Davide Rota, Dizionario illustrato dei giocatori genoani, De Ferrari, 2008.

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Morti a Rio de Janeiro