Biografia
Fonti Diverse informazioni sulla vita di Marco sono sparse nel Nuovo Testamento, sufficienti per tratteggiarne il quadro generale.
Altre informazioni sono contenute nella Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea e negli Atti apocrifi di Marco, questi ultimi molto tardivi e quindi di incerta attendibilità. Esistono anche altri frammenti apocrifi che parlano di Marco, nonché due Martirio di Marco, uno in arabo e uno in etiopicoH.H. Bradley - Fragments of the New Testament n.470 (cons. 25.04.2014).
Giovinezza Nacque in Palestina o a Cipro intorno all'anno 7. Poco o nulla si sa della sua giovinezza e della sua famiglia. Dal Nuovo Testamento è noto che era cugino di Barnaba (Lettera ai Colossesi ) e che quindi era ebreo di stirpe levitica.
Negli Atti degli Apostoli vi è un primo riferimento preciso su di lui nell'episodio in cui si descrive la liberazione miracolosa di Pietro dalla prigione: Secondo il brano sua madre si chiamava dunque Maria e a quel tempo abitava nei pressi di Gerusalemme. Alcuni studiosi vedono perciò in Marco il figlio della vedova, proprietaria della casa in cui avvenne l'Ultima Cena e alcune apparizioni di Gesù successive alla sua morte. Si noti anche che Marco aveva due nomi, uno gentile e uno ebreo; quello ebreo era Giovanni. A quel tempo era un'usanza abbastanza comune tra gli israeliti: basti ricordare Paolo, che viene indicato anche con il nome di Saulo. In altri passi degli Atti viene chiamato o con il nome di Giovanni o con quello di Marco o con entrambi. Non è noto da alcuna fonte se conobbe direttamente Gesù, ma se abitava a quel tempo a Gerusalemme deve aver perlomeno sentito parlare di lui. Di sicuro è noto che, pochi anni dopo la morte del Maestro, gli apostoli e i discepoli si riunivano a casa di sua madre.
Il fatto che sia l'unico evangelista a menzionare la fuga di un giovinetto che seguiva da lontano gli avvenimenti della cattura di Cristo nell'orto degli ulivi ha fatto supporre che fosse egli stesso questo giovinetto: Tale brano è stato comunque oggetto di speculazioni di ogni genere, e si è anche supposto che il giovane fuggito nudo potesse essere una figura puramente simbolica oppure - tra gli altri, oltre a Marco - Giovanni di Zebedeo o Giacomo il “fratello” di Gesù o un angelo.Come precisa il teologo Raymond Brown. (Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, pp. 294 ISBN 978-0-300-14009-5. Cfr anche: Corrado Augias e Remo Cacitti, Inchiesta sul cristianesimo, Mondadori, 2012, p. 137, ISBN 978-88-04-59702-5.). Il teologo Raymond BrownRaymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, pp. 294-304, ISBN 978-0-300-14009-5. ritiene che "queste ipotesi siano null'altro che immaginativi voli di fantasia" e osserva altresì, oltre alla mancanza di alcuna prova in merito, come sia improbabile che il fuggitivo fosse uno dei Dodici sia perché "il versetto precedente indica che tutti i discepoli erano già fuggiti", sia perché "nella logica della narrativa sicuramente egli non avrebbe potuto andare all'Ultima Cena con gli altri discepoli di Gesù, indossando solo un lenzuolo [sindōn] per coprire la propria nudità".L'episodio, come precisa Brown, è probabilmente simbolico, introdotto nel Vangelo di Marco per sottolineare che "il tentativo del giovane [come nuovo discepolo] di seguire Gesù nella sua prova [peirasmos] è un misero fallimento; quando Gesù è arrestato, egli è così ansioso di scappare che lascia nelle mani dei suoi rapitori l'unico abito che indossa e sceglie il totale disonore di fuggire nudo, una fuga anche più disperata di quella scelta dagli altri discepoli. La nudità non è qualcosa di positivo, come interpretazione simbolica; è qualcosa da evitare, come in Mt25,36; Gv21,7; Giac2,15; Ap3,17 e Ap16,15 ".
Età adulta Dalla prima lettera di Pietro: è riportato che si trovava a Babilonia, zona del Cairo, in Egitto, ove si trovava l'omonima fortezza e si sviluppò poi la Chiesa cristiana copta. Il passo potrebbe però intendersi anche con la presenza di Marco a fianco di Pietro a Roma. Infatti, nel linguaggio dei primi cristiani, Babilonia indicava anche la Roma pagana e idolatraSant'Agostino, La città di Dio, XVIII, 52. La basilica romana di San Marco testimonia la presenza di Marco a Roma, visto che, secondo una tradizione, fu eretta sul luogo in cui sorgeva la casa in cui risiedette l'evangelista nel suo soggiorno nella capitale dell'impero. Essa si trova proprio di fronte al Campidoglio, nel centro dell'antica Roma, e non come l'abitazione di Paolo, nel quartiere ebraico sulla sponda del Tevere. Secondo Eusebio, Pietro e Marco giunsero a Roma per la prima volta «al principio del Regno di Claudio» (Hist. eccl., II, 14.6) e, quindi, nel 41 d.C. Il fatto che Pietro, nella sua lettera, chiami "mio figlio" l'evangelista, fa pensare che debba aver ricevuto il battesimo dallo stesso principe degli apostoli.
Dagli Atti si apprende che partì insieme a Paolo e a suo cugino per Antiochia. Viene indicato come aiutante di Paolo quando egli predicava a Salamina (Cipro) (Atti ). In seguito, lo stesso libro ci riferisce che abbandonò Paolo, forse spaventato dalle tremende fatiche degli spostamenti dell'apostolo o dalla crescente ostilità che lo stesso incontrava. In seguito alla sua defezione Paolo, partendo per consolidare le chiese della Siria e della Cilicia, si scelse come compagno Sila, mentre Marco partì con suo cugino per Cipro (Atti ). Questo accadde nel 52. Negli Atti queste sono le ultime indicazioni sull'evangelista. In seguito, Paolo dovette dimenticare questi dissidi in quanto si ritrova Marco a fianco dell'apostolo a Roma nel 62-64, secondo quanto riportato da una lettera di Paolo:
Qualche anno più tardi lo si ritrova in compagnia di Pietro, che lo cita nella sua prima Lettera come indicato in precedenza. Questo dimostra la sua grande attività svolta negli anni cinquanta non solo a Cipro. Forse era rientrato in Levante prima della persecuzione scatenata da Nerone nel 64, ma Paolo nel 66 lo rivolle con sé. Come indicato nella sua lettera a Timoteo: Dopo la morte a Roma del principe degli Apostoli, non vi sono più notizie certe su Marco. La tradizione lo vuole evangelizzatore in Egitto e fondatore della Chiesa di Alessandria, della quale sarebbe stato il primo vescovo.
La tradizione cristiana attribuisce, inoltre, a Marco la stesura del Vangelo che oggi porta il suo nome, benché secondo alcuni studiosi, anche cristianiCfr, ad esempio: Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, pp. 4-6, 47, 13-14, 22-25, 47,51-56, 92-93, ISBN 978-0-300-14009-5; Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, pp. 27, 573, ISBN 0-385-47202-1; Rudolf Bultmann, History of the Synoptic Tradition, Hendrickson Publisher, 1963, ISBN 1-56563-041-6; John Dominic Crossan, Who killed Jesus?, HarperOne, 1995, pp. 16-26, ISBN 978-0-06-061480-5; Bart Ehrman, Jesus apocalyptic prophet of the new millennium, Oxford University Press, 1999, pp. 41-48, ISBN 978-0-19-512474-3., il vangelo sarebbe anonimo e non scritto da un testimone oculare. Tale attribuzione a Marco, secondo alcuni, troverebbe proprio riscontro in indizi che sembrano confermare che l'autore fosse un discepolo di Pietro. Il teologo e sacerdote cattolico Raymond BrownRaymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, p. 47, ISBN 978-0-300-14009-5. evidenzia comunque che, tra gli studiosi, "pochi oggi accetterebbero questa spiegazione" anche perché "il processo formativo dei Vangeli necessitò decenni di predicazioni e insegnamenti, dando forma a singoli elementi e a collezioni di storie di miracoli, detti, parabole, etc...".
Altra tradizione vuole che Marco, prima di trasferirsi in Egitto, fosse stato inviato da Pietro nella metropoli di Aquileia (capoluogo della Regione Venetia et Histria), per curare l'evangelizzazione dell'area alto-adriatica. A Marco si deve la scelta del primo vescovo della diocesi di Aquileia (Ermagora, associato sempre al suo diacono Fortunato). Nella Basilica di Aquileia (la cui cripta è affrescata con il ciclo della predicazione di san Marco) e poi nella sede patriarcale di Cividale del Friuli si conservava il Vangelo di San Marco, attribuito dalla tradizione alla stessa mano dell'evangelista. Il testo (in realtà tardivo) è denominato Evangelarium Forojuliense ed è oggi ripartito in tre parti: una conservata nel Museo archeologico nazionale di Cividale; la seconda nell'archivio capitolare del Duomo di Praga (dono del Patriarca di Aquileia Nicola di Lussemburgo al fratellastro Carlo IV, Sacro Romano Imperatore nel XIV secolo); la terza nella Biblioteca Marciana di Venezia (preda di guerra dopo la conquista del Friuli da parte della Serenissima, nel 1420).
Morte
San Marco morì ad Alessandria d'Egitto, dove venne martirizzato facendone trascinare il corpo per la città. Tale versione è avvalorata sia dai testi di Eusebio di Cesarea, sia dalla Legenda Aurea.
Reliquie Le spoglie del Santo sarebbero state sepolte originariamente ad Alessandria d'Egitto. Nell'anno 828 furono trafugate con uno stratagemma da due mercanti veneziani, Buono da Malamocco e Rustico da Torcello, e trasportate, dopo essere state nascoste in una cesta di ortaggi e di carne di maialeGiovambattista Contarini Spiegazione della Basilica metropolitana di S. Marco Evangelista, tipografia Perini editore, 1854, p. 7, a Venezia, dove pochi anni dopo venne dato inizio alla costruzione della Basilica intitolata al santo. La primitiva chiesa venne poco dopo sostituita da una nuova nell'832 e ricostruita nuovamente nel 978 (per ovviare alla distruzione a seguito di un incendio scoppiato durante una rivolta nel 976).
Nel 1063, il doge Domenico I Contarini commissionò la costruzione della basilica attuale: i resti delle precedenti costruzioni furono trasformate in cripta e la nuova basilica venne costruita sopra di essa. La consacrazione della Basilica di Venezia dedicata a San Marco avvenne il 25 aprile 1094. Va osservato che nel frattempo si era persa memoria del luogo esatto ove fossero custodite le reliquie dell’Evangelista (nascoste per timore che venissero trafugate). Leggenda vuole che dopo la Messa di consacrazione della basilica, celebrata dal vescovo, si spezzò il marmo di rivestimento di un pilastro della navata destra, a lato dell’ambone e al suo interno comparve la cassetta contenente le reliquie, mentre un profumo dolcissimo si spargeva per la Basilica. Il 6 maggio 1811 le reliquie vennero ispezionate. Il 26 agosto 1835 il patriarca Jacopo Monico ne fece solenne esumazione e le trasferì in una posizione più sicura, visto il rischio di allagamento della cripta.
Un frammento delle reliquie è conservato nella chiesa di San Marco in Città a Cortona, in Toscana, che condivide con Venezia lo stemma comunale del leone alato e il patronato. Nella cattedrale di San Marco al Cairo, principale chiesa copta ortodossa d'Egitto, si conservano alcune reliquie trasportate dalla Basilica di San Marco a Venezia.
È stato ipotizzato che i resti conservati nella basilica veneziana possano essere invece quelli di Alessandro MagnoAndrew Michael Chugg, La tomba perduta di Alessandro il Grande, Periplus, pp. 341 in quanto nella sepoltura del Corpo del Santo sarebbe stata impiegata una lastra decorata con una panoplia nella quale spiccherebbe il simbolo argeade del Sole di Verghina. Questa lastra sarebbe stata portata da Alessandria d'Egitto assieme al corpo del Santo. La questione è da tempo risolta, in quanto la lastra è risultata essere di trachite di Trieste, non africana, e l'esame della stessa l'ha ricondotta a una sepoltura di un milite romano tra I secolo a.C. e II secolo d.C.
Culto