Erede dell'imperatore Carlo V, fu anche re consorte d'Inghilterra dal 1554 al 1558 (sebbene, nell'ultimo periodo, avesse fatto pressioni per divenire re regnante, ma senza successo).
Biografia Nato a Valladolid il 21 maggio del 1527, era il primogenito dell'imperatore Carlo V d'Asburgo e sua moglie Isabella d'Aviz. . Ricevette un'educazione precoce presso la corte di Spagna, che gli fu impartita da Juan Martínez Silíceo, futuro arcivescovo di Toledo e cardinale.
Educazione In un primo momento la sua educazione consistette principalmente negli esercizi delle armi e nello studio della letteratura, ma in seguito prese a trattare numerosi altri campi del sapere umano e in particolar modo la linguistica. Il principe, infatti, poté studiare con docenti illustri, tra cui l'umanista Juan Cristóbal Calvete de Estrella, riuscendo a conseguire una buona padronanza del latino e dello spagnolo.
Nonostante lo zelo Filippo non riuscì mai a eguagliare il padre, dato che mancava di ogni conoscenza della cultura tedesca: infatti Filippo, nato, cresciuto ed educato in Spagna, si sentiva culturalmente spagnolo e considerava il proprio Paese come il baricentro dell'impero; per questo gli era estraneo il Sacro Romano Impero, che a sua volta percepiva il principe come uno straniero. Questo, in ultima analisi, impedì la sua successione al trono imperiale.. All'età di undici mesi, nell'aprile del 1528, ricevette il giuramento di fedeltà come erede alla corona dalle Cortes di Castiglia; rimase sotto le cure della madre, Isabella d'Aviz, e delle sue dame portoghesi fino alla morte di lei, nel 1539.
In questo periodo strinse rapporti particolarmente profondi con una delle dame della madre, Dona Lenor de Mascareñas, con due delle sue sorelle, Maria e Giovanna d'Asburgo, e i suoi due paggi, il nobile portoghese Ruy Gómez de Silva e Luis de Requesens, figlio del governatore Juan de Zúñiga, che avrebbero servito il sovrano per l'intera durata della loro vita, esattamente come sarebbe successo per Gonzalo Pérez, suo segretario particolare sin dal 1541.
Secondo le usanze della corte spagnola Filippo ricevette il titolo di Principe delle Asturie e, sempre sulla scia dei costumi degli Asburgo, divenne ben presto oggetto di trattative matrimoniali con l'erede titolare del Regno di Navarra. La Navarra, infatti, era stata acquisita solo pochi decenni prima, durante il regno di Ferdinando II d'Aragona, creando una costante tensione con gli eredi legittimi della provincia, la casa di Albret, tributari del Regno di Francia. Per risolvere il conflitto, Carlo V propose al titolare della Navarra un matrimonio tra Filippo e la sua unica erede, Giovanna III di Navarra, ma l'opposizione del re di Francia Francesco I fece fallire il progetto nel 1541.
Filippo ricevette una buona educazione nelle arti militari da Juan de Zúñiga e da Fernando Álvarez de Toledo, Duca d'Alba, con il quale partecipò alle guerre d'Italia, presenziando all'assedio di Perpignano del 1542. Non vide però l'azione in cui le truppe del suo mentore, il duca d'Alba, decisamente inferiori di numero, sconfissero gli assedianti francesi guidati dal delfino Enrico. Di ritorno da Perpignano, ricevette a Monzón il giuramento di fedeltà delle cortes di Aragona. Alla morte della moglie, Carlo V decise di prendere sotto la propria personale tutela il figlio, incominciando la sua formazione politica in modo che potesse affiancarlo nel governo del vasto impero, come testimoniano le istruzioni dell'imperatore al figlio in cui sono elencate le virtù del buon governante: pietà, pazienza, modestia e diffidenza.
Nel 1540 Carlo V cedette al figlio il Ducato di Milano e tre anni dopo, convinto del precoce ingegno del figlio e del suo carattere grave e prudente, gli affidò la reggenza sull'intera Spagna, affiancandogli esperti consiglieri, tra cui Francisco de los Cobos y Molina e il duca d'Alba; tali poteri divennero, de facto, pari a quelli del monarca nel 1550. Gli effetti di tale educazione furono notevoli sulla personalità del principe: parlava a bassa voce, era freddo, flemmatico, dotato di un gelido autocontrollo, con un sorriso tagliente come una spada, così come fece notare un suo ministro. L'ambasciatore veneziano Paolo Fagolo lo descrisse così nel 1563: «Basso di statura, dal viso rotondo, con gli occhi azzurro chiari, un labbro prominente, la pelle rosa, ma il suo intero aspetto è molto attraente [...] si veste con molto gusto, e i suoi atti sono cortesi e gentili»..
Ascesa al trono
Carlo V aveva governato il Regno di Spagna e il Sacro Romano Impero; avrebbe pertanto desiderato che suo figlio gli succedesse anche come imperatore, ma incontrò l'opposizione del fratello, Ferdinando, eletto re dei Romani nel 1531. Nel 1550 l'imperatore consegnò ufficialmente al figlio la reggenza dei domini spagnoli, dai quali dipendevano i domini dell'Italia meridionale e le colonie. Nel 1551, per risolvere gli screzi con il fratello Ferdinando, l'imperatore fu costretto a un compromesso: Ferdinando sarebbe divenuto imperatore, re di Germania e re d'Italia, ma, dopo la sua morte, Filippo avrebbe ottenuto i titoli, concedendo al figlio di Ferdinando, Massimiliano, la corona di re dei Romani e l'incarico di governatore della Germania.
Anche tale accordo, tuttavia, fallì per via dell'aspirazione di Ferdinando a creare una dinastia autonoma e così, nel 1555, Filippo rinunciò alla sua rivendicazione al trono imperiale.. La successione nei Paesi Bassi fu, invece, meno traumatica, dal momento che già nel 1549 Carlo V, con una Prammatica Sanzione, aveva istituito il titolo di "Signore dei Paesi Bassi" per indicare l'unificazione sotto un unico governo delle diciassette province preesistenti e aveva imposto che alla sua morte tale titolo sarebbe passato al figlio. Nel 1553 Carlo V cedette al figlio la corona dei regni di Napoli, Sicilia e Sardegna. Il 22 ottobre del 1555 Carlo V abdicò a Bruxelles e consegnò al figlio il titolo di Gran maestro del Toson d'oro.
Tre giorni dopo, in una grande cerimonia, davanti a centinaia di ospiti, Carlo V abdicò anche come Sovrano dei Paesi Bassi. mentre solo il 10 giugno dell'anno seguente cedette al figlio i titoli borgognoni.... Infine, il 16 gennaio 1556, Carlo I di Spagna (V come imperatore), nelle sue stanze private, senza alcuna cerimonia, cedette a Filippo le corone dei regni iberici, della Sicilia, della Sardegna e delle Indie, di cui aveva già ottenuto il governo secondo le Instrucciones de Palamós..
Politica interna
Dopo aver vissuto, nei primi anni del suo regno, nei Paesi Bassi,. Filippo II decise di tornare in Spagna, stabilendo la capitale del proprio impero presso la città di Madrid, al centro dell'altopiano della Castiglia. Sebbene sia stato descritto come un monarca assoluto, Filippo II dovette affrontare non pochi vincoli alla sua autorità. Infatti, l'Impero spagnolo, su cui regnava, non era uno Stato unitario, ma una federazione di regni separati che conservavano ciascuno le proprie leggi, i fueros, usanze, consuetudini e statuti o privilegi; le cortes locali conservavano la piena potestà tributaria e potevano in ogni momento opporsi ai voleri del governo centrale e infine neppure le forze armate erano unitarie, ma venivano arruolate tra la popolazione delle province alle quali restavano fortemente legate.
Per tali motivi, l'autorità degli Asburgo era assai debole e in ogni momento poteva essere posta in discussione da tali assemblee locali, espressione della nobiltà e dei ceti borghesi locali (questi ultimi erano particolarmente potenti nella Generalitat de Catalunya). Un esempio che ben testimonia questa precaria situazione fu la ribellione del 1591-92 dei territori della Corona d'Aragona, quando Filippo II fece arrestare il nobile Antonio Pérez attraverso l'Inquisizione, violando i fueros.. Oltre alla nobiltà, Filippo II dovette gestire il problema della popolazione dei moriscos, i discendenti della popolazione musulmana, che, stanziatisi principalmente in Andalusia, avrebbero potuto agevolare un eventuale attacco ottomano.
Nel 1568 i moriscos, esacerbati dalle campagne di conversione al cattolicesimo e dai tentativi di assimilazione, si ribellarono e solo a fatica Filippo II poté ristabilire il proprio dominio, ordinando di disperderli presso altre province per meglio controllarli. Altro problema fu quello fiscale; infatti, la Spagna, nonostante gli immensi domini, presentava una popolazione assai scarsa, mentre la riscossione delle imposte, nelle mani delle cortes locali, risultava quanto mai discontinua. Di conseguenza il regno divenne estremamente dipendente dai flussi di reddito del Nuovo Mondo, i quali, però, non furono impiegati in investimenti, ma in spese militari o per il mantenimento dell'apparato burocratico, causando una fortissima inflazione. Infine il regno di Filippo II vide il fiorire della cultura spagnola, dando inizio al cosiddetto Siglo de Oro, lasciando una ricca e duratura eredità nel campo della letteratura, della musica e delle arti visive. Inoltre il 21 settembre 1551, con decreto reale, Filippo II creò la Reale e pontificia università del Messico, probabilmente la più antica università del continente americano.
Situazione finanziaria e inflazione
Carlo V aveva lasciato a Filippo un debito di circa venti milioni di ducati, . Il debito, unito alle forti spese militari e alla necessità anche in periodo di pace di provvedere alla difesa di un impero estremamente variegato (la sola Armata delle Fiandre costava fiorini al mese),. rese la situazione finanziaria estremamente precaria, tanto che Filippo II dovette dichiarare fallimento per tre volte: nel 1557, 1575 e 1596.
Con la dichiarazione di fallimento il re non ottemperava alle proprie obbligazioni né i creditori avrebbero potuto costringerlo a ottemperare, ma questo significava che ogniqualvolta in futuro la monarchia avesse avuto bisogno di prestiti, li avrebbe ottenuti a tassi d'interesse estremamente più alti e con l'obbligo di fornire garanzie, per esempio sui proventi minerari o sul patrimonio fondiario. Si creava, cioè, una situazione di avvitamento la quale, a sua volta, costrinse la monarchia a dichiarare bancarotta per ben sei volte nei successivi 65 anni..
La situazione finanziaria dell'impero fu ulteriormente aggravata dal fatto che Filippo II non poté mai porre mano a una riforma del sistema fiscale, materia di competenza delle cortes, per via delle fortissime resistenze delle assemblee locali, che si limitavano a fornire contribuzioni assai limitate. Questo comportava che il bilancio dello Stato dipendeva principalmente dagli introiti fiscali della Castiglia (l'unico regno su cui Filippo potesse vantare autentica sovranità fiscale) e dalle colonie (ormai nel 1616 la Castiglia e le colonie coprivano da sole oltre il 65% delle spese). ma, essendo la popolazione della Castiglia assai ridotta, i carichi della Flotta del Tesoro spagnola divennero essenziali per la sopravvivenza della monarchia.
La situazione sarebbe stata meno precaria se le forti spese del regno fossero state indirizzate verso investimenti in attività produttive, ma così non fu: le spese militari appesantirono la condizione del regno e contribuirono non poco al declino del secolo seguente.. Infatti, l'afflusso di lingotti e risorse dall'America stimolò un forte fenomeno di inflazione che incoraggiò il governo ad alimentare le spese e la pressione fiscale per compensare la svalutazione della moneta, mentre i produttori reagivano aumentando i prezzi dei loro prodotti, con grave danno delle categoria a reddito fisso, dal momento che l'adeguamento dei salari era più lento rispetto all'aumento del costo della vita...