Agiografia

Agata è stata una delle martiri più venerate dell'antichità cristiana: fu messa a morte durante la persecuzione dei cristiani voluta dall'imperatore Decio (249-251) a Catania, per non avere mai tradito la professione della sua fede cristiana.

La sua biografia scrittaActa Sanctorum IV, February vol. I (nuova ed. Paris, 1863) pp. 599–662. menziona interrogatori, torture, una resistenza perseverante e la vittoria di una fede incrollabile, che nell'insieme sono uno dei primi esempi in assoluto della letteratura agiografica nel corso della storia della Chiesa. Questa prima testimonianza scritta, strutturata di vita, opere, morte e miracoli, si riflette nelle opere successive, la più antica delle quali, a noi pervenuta, è una passio risalente all'anno 1000, conservato presso la Biblioteca nazionale di Francia, a Parigi, probabilmente realizzato ad Autun.Il volume domorende testi e illustrazioni di luoghi e periodi differenti, e probabilmente fu redatto quando era nella collezione di Jean-Baptiste Colbert, da cui poi entrò nel possesso della collezione del Re di Francia. Nelle sue miniature illustrate a margine, Magdalena Carrasco ha indagato le tradizioni iconografiche di età carolingia o della prima antichità..

Il suo martirio testimonia come a Catania sicuramente già nel III secolo esistesse una comunità cristiana. Altra conferma proviene dal un'iscrizione datata al 320 d.C. che segnala la sepoltura di Iulia Florentina, una bambina di Hybla morta a soli diciotto mesi di vita. L'epigrafe funeraria, incisa su pietra, narra la breve vita della bambina e contiene la menzione del culto verso i martiri Agata ed Euplio (quest'ultimo morto nel 304) sepolta, per volere dei genitori, «dove sono le sepolture dei martiri cristiani». Tale iscrizione è una testimonianza importantissima circa l'immediata diffusione del culto di Sant'Agata, dopo la sua morte, non solo in città, ma anche fuori dal territorio etneo. La lastra marmorea fu rinvenuta a Catania nel 1730 in una proprietà privata, nel 1793 se ne impossessarono i francesi che la portarono oltralpe. Rimase nei depositi del Louvre fino al 2025 quando, grazie ad un accordo con l'arcidiocesi di Catania, è stata affidata in deposito permanente al Museo diocesano etneo. Va ricordata a tal proposito anche l'iscrizione rinvenuta a Ustica, databile alla fine del III secolo dove si accenna a una certa Lucifera morta il giorno di Agata. Circa la diffusione immediata, anche in Oriente, del culto della santa è interessante la testimonianza di Metodio di Olimpo (circa 250-311), in Licia, che nella sua opera Symposium fa riferimento ad Agata presentando la sua vita come modello di vita cristiana..

Nascita e controversie

Secondo gli atti del martirio, Agata nacque in una famiglia ricca e nobile, per tradizione catanese. La località di nascita è stata in passato messa in discussione: si pensava fosse nata a Palermo o, più probabilmente, a Galermo nei dintorni a nord di Catania. I sostenitori delle origini palermitane o del suo temporaneo soggiorno nella città, ossia del quartiere di Agata alla Guilla, citano gli Acta SS. Februarii I, Anversa 1658 o la Bibliotheca Sanctorum I, Roma 1961, col. 320.cfr.

I documenti narrativi del martirio di Agata in realtà tacciono sui natali della Santa e tali citazioni restano dunque infondate. Tuttavia essi indicano in tre punti i sostanziali indizi sulla sua natività a Catania: il primo punto è quello relativo all'inizio del processo, secondo il testo fornito dalla redazione latina.Jean Bolland, Acta Sanctorum I, V februarii, Anversa 1658, pp. 595-658.Vedi la con testo latino a fronte tratto da Tale redazione esordisce rilevando nel vers. 1 che Agata fu martirizzata a Catania; nel vers. 24 la stessa redazione latina riferisce che Quinziano interpella Agata invitandola a dire di che condizione fosse, e nel vers. 25 riferisce che Agata rispose a Quinziano dicendo: «Io non solo sono libera di nascita, ma provengo anche da nobile famiglia, come lo attesta tutta la mia parentela»; con queste parole Agata dichiara che tutta la sua parentela era presente e residente a Catania, oltre a esservi residente lei stessa e a essere nativa proprio di lì.

Il secondo punto è quello relativo all'apparizione dell'Angelo che, nel momento in cui il cadavere di Sant'Agata viene seppellito, depone dentro il suo sepolcro una lapide di marmo in cui era scolpito che Agata era «anima santa, onore di Dio e liberazione della sua Patria»: a tale proposito i versetti 102-104 rilevano che, per dimostrare la verità di quanto espresso in quella lapide e cioè che Agata era la liberazione della sua Patria, Dio, a un anno appena dalla sua morte, fa arrestare la lava dell'Etna, che stava invadendo Catania. Il terzo punto è quello relativo al fatto che il testo della redazione greca, riportato nel manoscritto del Senato di Messina, espressamente recita che «Catania è la patria della magnanima S. Agata»: tale testo è di assoluto valore storico perché risale all'epoca in cui a Catania ancora non era stato eretto alcun tempio ad Agata.

Infine, va ricordato che al tesoro di Sant'Agata apparterrebbe anche un diploma di Papa Urbano II che decreta i natali catanesi della santa.

In merito ai natali palermitani, tradizione piuttosto tarda, vi è chi ritiene essa si fondi sull'errata traslitterazione di Galermus in Palermus, di fonti latine nel primo caso e greche nel secondo, tradizione che attinge al fatto che effettivamente la giovane avrebbe soggiornato a Palermo prima di tornare alla sua città per essere giudicata. Va però ricordato quanto entrambi i toponimi siano successivi al martirio di Sant'Agata, nello specifico risalgono alla dominazione saracena.In particolare, Palermo in età romana era denominata Panormus, corruzione del greco Panhormos, ossia "luogo tutto porto"; vedi Origini del nome.

Anche sulla data di nascita non esiste particolare certezza, essendo questa taciuta dalle fonti. Se infatti la tradizione popolare indica l'età della fanciulla nella fascia adolescenziale e nello specifico le attribuisce 15 anni - portando così l'anno dei natali al 235 per semplice sottrazione, ipotizzando il 251 quale anno del 16º anno non ancora compiuto - recenti ipotesi retrodatano la nascita della Santa al 229/230 circa, facendo riferimento al flammeum, il velo del sacerdozio del primo cristianesimo, e al ruolo di diaconessa che le viene attribuito dalle prime rappresentazioni iconografiche (nella basilica di Sant'Apollinare Nuovo, per esempio, è raffigurata in tunica lunga, dalmatica e stola a tracolla), attribuendo dunque un'età di circa 21 anni, poiché la tradizione riporta che Agata aveva fatto richiesta di consacrarsi a Dio al Vescovo di Catania, che accolse il suo desiderio e le impose il velo rosso portato dalle vergini consacrate.Vedi la scheda di

Effettivamente, cosa documentata dalla tradizione orale catanese, dai documenti scritti narranti il suo martirio e dalle raffigurazioni iconografiche ravennate, con particolare riferimento alla tunica bianca e al pallio rosso, Agata viene rappresentata come una vera e propria diaconessa della Chiesa dei primi secoli. Si potrebbe allora immaginare che, sebbene si fosse consacrata a Dio a 15 anni grazie al consenso speciale del Vescovo, non fosse più una ragazzina al momento del martirio, ma piuttosto una giovane donna con ruolo attivo nella sua comunità cristiana: una diaconessa aveva il compito, fra gli altri, di istruire i nuovi catecumeni alla fede cristiana (catechesi) e preparare i più giovani al battesimo, alla prima comunione e alla cresima.

Inoltre, da un punto di vista giuridico, Agata aveva il titolo di "proprietaria di poderi", cioè di beni immobili. Per avere questo titolo le leggi vigenti nell'impero romano pretendevano il raggiungimento del ventunesimo anno di età. Rimanendo sempre in tema giuridico, durante il processo cui Agata fu sottoposta, fu messa in atto la Lex Laetoria, una legge che proteggeva i giovani d'età compresa tra i 20 e i 25 anni, soprattutto giovani donne, dando a chiunque la possibilità di contrapporre una actio popularis contro gli abusi di potere commessi dall'inquisitore: il processo di Agata si chiuse con una insurrezione popolare contro Quinziano, che dovette fuggire per sottrarsi al linciaggio della folla catanese.

Dunque, il più plausibile anno di nascita è tra il 229 e il 230, così che tra l'8 settembre 230 (tradizionalmente, il giorno di nascita) e il 5 febbraio 251 (giorno della morte) avesse già compiuto il 21º anno di età.

Processo e martirio

Nel periodo fra la fine del 250 e l'inizio del 251 il proconsole Quinziano, giunto alla sede di Catania anche con l'intento di far rispettare l'editto dell'imperatore Decio, che chiedeva a tutti i cristiani di abiurare pubblicamente la loro fede, mise in atto una feroce persecuzione. La tradizione riferisce che Agata fuggì con la famiglia a Palermo, alla Guilla, ma Quinziano li scovò e li fece tornare a Catania. Il punto che la giovane catanese attraversò per uscire da Palermo e tornare alla sua patria, oggi è detto Porta Sant'Agata. Quando la vide, Quinziano se ne invaghì e, saputo della consacrazione, le ordinò senza successo di ripudiare la sua fede e adorare gli dèi pagani. Si può ipotizzare anche un quadro più complesso: ovvero, dietro la condanna di Agata, la più esposta nella sua benestante famiglia, poteva esserci l'intento della confisca dei loro beni. Di certo, era un contesto storico estremamente drammatico per i cristiani: papa Fabiano era stato ucciso da più di un anno, la sede era vacante, e il successore Cornelio sarebbe stato eletto ben 14 mesi dopo il suo martirio.

Al rifiuto deciso di Agata, il proconsole l'affidò per un mese alla custodia rieducativa della cortigiana Afrodisia e delle sue figlie, persone molto corrotte. Il fine di tale affidamento era la corruzione di Agata, attraverso una continua pressione psicologica, fatta di allettamenti e minacce, per sottometterla alle voglie di Quinziano, arrivando a tentare di trascinare la giovane catanese nei ritrovi dionisiaci. Ma Agata uscì più forte di prima, tanto da scoraggiare le sue tentatrici, le quali rinunciarono all'impegno assunto, riconsegnando Agata a Quinziano.

Rivelatosi inutile il tentativo di corromperne i principi, Quinziano diede avvio a un processo e convocò Agata al palazzo pretorio. La tradizione ha tramandato i dialoghi tra il proconsole e la santa, da cui si evince come ella fosse edotta in dialettica e retorica.

«Le sofferenze che mi infliggerai saranno di breve durata, e non attendo altro che sperimentarle perché così come il grano non può essere conservato in granaio se prima il suo guscio non viene aspramente stritolato e ridotto in frantumi, allo stesso modo la mia anima non potrà entrare in paradiso se prima non farai minutamente dilaniare il mio corpo dai tuoi carnefici» rispose Agata alle minacce di tortura del proconsole. Durante il processo Agata continuò augurando al proconsole di essere annoverato fra i suoi dèi: «Ti auguro che tu sia tale e quale fu il tuo dio Giove e tua moglie quale fu la tua dea Venere». Quinziano ne uscì umiliato.

Breve fu il passaggio dal processo al carcere e alle violenze con l'intento di piegare la giovinetta. Inizialmente fustigata, legata sull'eculeo e allungata con funi fino a slogarle le caviglie e i polsi e sottoposta al violento strappo delle mammelle con tenaglie. Le passio di S. Agata riportano le parole che la martire disse al proconsole: «Empio, crudele e disumano tiranno. Non ti vergogni di strappare ad una donna quello che tu stesso succhiasti dalla madre tua?». A Catania, nella chiesa di Sant'Agata la Vetere si conserva il luogo indicato come sala del pretorio romano dove vennero eseguite le torture e i processi. La tradizione indica che nella notte venne visitata da San Pietro, che la rassicurò portandole conforto e ne risanò miracolosamente le ferite. Venne infine sottoposta al supplizio dei carboni ardenti.