La Scuola di mistica fascista Sandro Italico Mussolini, fondata nel 1930 a Milano dal filosofo cattolico Niccolò Giani,Renato Del Ponte, in Esoterismo e fascismo: storia, interpretazioni, documenti, pag. 147, a cura di Gianfranco De Turris, Roma, Mediterranee, 2006. era un istituto che si poneva l'obiettivo di forgiare la futura classe dirigente del Partito Nazionale Fascista (PNF).

All'interno di essa si sviluppò una corrente di pensieroLuigi Emilio Longo, I vincitori della guerra perduta (sezione su Niccolò Giani), Edizioni Settimo sigillo, Roma, 2003, pag.81Tomas Carini, Niccolò Giani e la scuola di mistica fascista. 1930-1943, Mursia, 2009, pag. 130 tutta interna al fascismo,Tomas Carini, Niccolò Giani e la scuola di mistica fascista. 1930-1943, Mursia, 2009, pag. 123. basata su un fideismo della volontà e dell'azione,Tomas Carini, Niccolò Giani e la scuola di mistica fascista 1930-1943, Mursia, 2009, pag. 202. nota come «Mistica fascista».

La Scuola La fondazione della Scuola

La Scuola nacque per volontà di Niccolò Giani e di un gruppo di studenti del GUF milanese il 10 aprile 1930 nella Casa del Fascio di piazza BelgioiosoAldo Grandi, Gli eroi di Mussolini. Niccolò Giani e la Scuola di mistica fascista, Milano, Rizzoli (Edizioni BUR), 2004, pag. 32., dopo aver ottenuto il patrocinio del GUF milanese e dell'Istituto Fascista di CulturaAldo Grandi, Gli eroi di Mussolini. Niccolò Giani e la Scuola di mistica fascista, Milano, Rizzoli (Edizioni BUR), 2004, pag. 33. presieduto da Leo Pollini. Queste due organizzazioni avevano il diritto nominale di scegliere il direttore.

L'apertura era già stata anticipata dallo stesso Giani il 4 aprile sul foglio dei GUF "Libro e moschetto"Giacomo De Antonellis, Come doveva essere il perfetto giovane fascista, su "Storia Illustrata", nº 243 del febbraio 1978, pag. 50. della Scuola di mistica fascista, che fu fondata nella stessa primavera nel capoluogo lombardo sotto il patronato di Arnaldo Mussolini e alla presenza del cardinale Alfredo Ildefonso SchusterAttilio Tamaro, Venti anni di storia 1922-1943, Editrice Tiber, Roma, pag. 430..

L'istituto milanese, provvisoriamente locato in via san Francesco d'Assisi per raccogliere le adesioni, svolse la sua prima riunione il 10 aprile nell'aula magna della Casa del fascio di piazza Belgioioso. Parteciparono numerosi gerarchi fascisti, tra cui il segretario del GUF Andrea Ippolito. Giani illustrò nel corso dell'appuntamento gli obiettivi della Scuola, che non erano di creare un semplice doppione di una delle tante organizzazioni del regime, ma di realizzare un completamento educativo per gli studenti iscritti ai GUF.

La sede di via Pellico

In seguito, trasferitasi in via Silvio Pellico, la Scuola fu intitolata il 29 novembre 1931 a Sandro Italico Mussolini, figlio di Arnaldo e scomparso prematuramente all'età di vent'anni l'anno precedente.

In quello stesso giorno Arnaldo Mussolini, principale ispiratore del progetto, tenne il discorso "Coscienza e dovere" che inaugurò il nuovo anno scolastico, e che fornì la traccia per il decalogo della scuola che Niccolò Giani stese tempo dopo.Tomas Carini, Niccolò Giani e la scuola di mistica fascista 1930-1943, Mursia, 2009, pag. 33. Quest'ultimo infatti, tra il 9 e il 15 ottobre 1932, elaborò una sorta di manifesto programmatico in cui enunciò i principi fondanti della scuola:

Principi dottrinali

La Scuola si proponeva l'obiettivo di far rivivere l'anima del fascismo più vero, quello della trincea e dei primi anni del movimento, consegnandolo idealmente alle nuove generazioniLa Scuola di mistica fascista - Una pagina poco nota del Fascismo - PDF ; si proponeva in particolare di essere il centro di formazione politica dei futuri dirigenti del fascismo. I principi-chiave sui quali l'insegnamento si basava erano l'attivismo volontaristico, un'etica guerriera e la fede nell'Italia dalla quale si riteneva derivasse quella in Benito Mussolini e nel fascismo, l'anti-razionalismo, un certo connubio tra religione e politica, la polemica con la liberal-democrazia e il socialismo, il culto della "romanità".

Si trattava di un misticismo dell'azione basato su una sorta di religione civile,Cfr. di carattere essenzialmente laico ma in cui pure prevaleva l'anelito spirituale, declinato peraltro da Giani e Arnaldo in chiave di adesione al cattolicesimo, che restava comunque per loro un ambito separato dalla politica.Tomas Carini, La "religione civile" della Scuola di mistica fascista, in Esoterismo e fascismo, op. cit., pp. 325-336.

Giani ne fu il direttore e presidente divenne Vito Mussolini, nipote del Duce. Ferdinando Mezzasoma ne fu vicepresidente. Luigi Stefanini fu per alcuni anni "consultore", cioè consulente ufficiale della Scuola. In via Pellico, avendo a disposizione diversi uffici, fu più facile organizzare il lavoro e all'interno di essi trovarono spazio circa cinquemila volumi principalmente riguardanti il fascismo, ma anche di altro genere, come una collezione del giornale socialista Avanti! rilevata dalla Confederazione Generale del LavoroGiacomo De Antonellis, Come doveva essere il perfetto giovane fascista, su "Storia Illustrata", nº 243 del febbraio 1978, pag. 51.. Numerosi erano inoltre i corsi che spaziavano dai più svariati argomenti. L'attività principale della Scuola si esplicava nell'organizzare conferenze e convegni in cui si affrontavano tematiche inerenti. Numerosi erano inoltre i corsi che spaziavano dai più svariati argomenti ma solitamente inerenti al fascismo.

La Scuola divenne inoltre editrice di una serie di quaderni che affrontavano differenti problematiche e, a partire dal 1937, sempre per iniziativa di Giani, fu creata nell'ambito della Scuola la rivista Dottrina fascista, che pubblicò nel 1939 il "Decalogo dell'italiano nuovo", tratto dagli scritti e discorsi di Arnaldo MussoliniAldo Grandi, Gli eroi di Mussolini. Niccolò Giani e la Scuola di mistica fascista, cit., pag. 34..

L'acquisizione del "Covo"

Nel 1939, con una cerimonia presieduta dal segretario del PNF Achille Starace, la sede ufficiale si spostò nel medesimo edificio che aveva ospitato ai suoi inizi il giornale Il Popolo d'Italia, chiamato "il Covo". Questo "Covo" negli anni era stato trasformato in un museo permanente della "Rivoluzione fascista" e, a partire dal 15 novembre 1939, l'intera palazzina era stata proclamata "monumento nazionale", con tanto di "guardia d'onore" svolta da squadristi e combattentiGiacomo De Antonellis, Come doveva essere il perfetto giovane fascista, su "Storia Illustrata", nº 243 del febbraio 1978, pag. 52.. Il 20 novembre, per esplicita decisione di Mussolini, fu ufficialmente consegnata ai giovani della Scuola. L'evento fu vissuto come un'autentica consacrazione dei giovani insegnanti riuniti intorno a Giani. In realtà la consegna era già stata disposta il 18 ottobre 1939, come risulta da un foglio d'ordini del PNF; in quell'occasione il consiglio direttivo era stato ricevuto a Roma da Mussolini. Mussolini li aveva spronati a continuare nella loro attività.

I dirigenti intervenuti della Scuola di mistica intendevano utilizzare la vecchia sede de "Il Popolo d'Italia" per trasformarla in un "Sacrario della rivoluzione fascista", creando al suo interno un itinerario con al primo piano i cimeli riguardanti i primi anni del movimento fascista. Al secondo e al terzo i cimeli e la documentazione relativi agli anni che avevano portato alla Marcia su Roma e infine al quarto gli anni più recenti.

Il convegno del decennale della fondazione

Tra il 19 e il 20 febbraio 1940 a Milano, in occasione del decennale dalla fondazione, fu tenuto il "1º Convegno nazionale di mistica fascista" in una sala di palazzo Marino, che nelle intenzioni degli organizzatori avrebbe dovuto essere il primo della serie, obiettivo che sfumò a causa dell'entrata in guerra. A presiedere il convegno fu chiamato Ferdinando Mezzasoma, che era al contempo vice segretario della Scuola e del Partito Nazionale Fascista. L'argomento delle due giornate era: "Perché siamo dei mistici?"Aldo Grandi, Gli eroi di Mussolini. Niccolò Giani e la Scuola di mistica fascista, pag. 90.

L'incontro vide circa 500 partecipanti ed ebbe l'adesione della maggior parte degli intellettuali italiani dell'epoca, compresi rettori e docenti universitari. Julius Evola fu tra i sostenitori di questa iniziativa per le possibilità che essa avrebbe potuto offrire nella creazione di un'élite ispirata ai valori tradizionali da lui propugnati. Numerosi interventi furono riportati e pubblicati sui "Quaderni" voluti da Giani.

I "mistici" partono volontari per il fronte Dopo l'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale il 10 giugno, la Scuola fu affidata al reggente Salvatore Atzeni,Aldo Grandi, Gli eroi di Mussolini. Niccolò Giani e la Scuola di mistica fascista, op. cit., pag. 129. e l'attività venne sospesa, in quanto gran parte dei dirigenti era partita volontaria su impulso dello stesso Niccolò Giani. Nella guerra caddero lo stesso Giani nel 1941 e altri docenti, come Guido Pallotta e Berto Ricci. Nel 1943, avendo perso in guerra gran parte dei propri docentiTomas Carini, Niccolò Giani e la scuola di mistica fascista 1930-1943, Mursia, 2009, pag. 43., la scuola cessò definitivamente la propria attività. Alla stipula dell'armistizio di Cassibile, quattordici membri della Scuola risultavano caduti in guerra, di cui quattro decorati con medaglia d'oro al valor militare alla memoria.Luigi Emilio Longo, Gli eroi della guerra perduta, Edizioni Settimo Sigillo, 2003, Roma, pp. 94-95.

I docenti

Tra i docenti vi furono: Vito Mussolini (presidente della scuola) Ferdinando Mezzasoma (vicepresidente della scuola) Niccolò Giani (direttore della scuola) Guido Pallotta Berto Ricci Emilio Bodrero Eugenio Coselschi Salvatore Gatto (vicepresidente) Asvero Gravelli Umberto Padovani Enzo Paci Antonino Pagliaro Giorgio Pini Nino Tripodi Cornelio di Marzio Nazareno Padellaro Giuseppe Pagano Gastone Silvano Spinetti Pasquale Pennisi Michele Federico Sciacca Enzo Leoni Julius Evola Luigi Stefanini Amintore FanfaniFrancesco Malgeri, Fanfani e la casa: gli anni Cinquanta e il modello italiano di welfare state. Il piano Ina-Casa, Rubbettino editore, 2002, on-line su books.google.it.

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