London Stadium è un impianto sportivo polivalente britannico che sorge all'interno del Parco Olimpico di Londra nel distretto di Newham, a circa a est-nordest di Charing Cross, in un'area compresa tra i corsi d'acqua Lea e City Mill. Costruito tra il 2009 e il 2011 e inaugurato come Stadio Olimpico, servì come impianto principale dei Giochi della XXX Olimpiade e dei XIV Giochi paralimpici estivi, organizzati entrambi da Londra nel 2012. Dopo i Giochi fu sottoposto a lavori di riadattamento, tra i quali una nuova copertura, per renderlo un impianto multisportivo e non solo prevalentemente dedito all'atletica; fu anche rinominato, dapprima The Stadium at Queen Elizabeth Park o The Stadium e, successivamente, London Stadium. Grazie a un accordo cinquantennale stipulato nel 2013 con UK Athletics, esso è lo stadio nazionale britannico d'atletica.
Con i suoi spettatori è, per capienza, il terzo della città (dopo Wembley e Twickenham) tra quelli non di proprietà di club nonché il primo di proprietà pubblica; esso è concesso per 99 anni al club calcistico a partire dal 2016.
La struttura ospitò nel 2017 i campionati del mondo assoluti e paralimpici di atletica leggera; in precedenza, nel 2015, era stata sede di cinque incontri, tra cui la finale per il terzo posto, della Coppa del Mondo di rugby a XV e, a seguire, anche di incontri del Four Nations di rugby a XIII. Dal 2018 ospita anche incontri di baseball del circuito promozionale MLB London Series, collegato alla Major League Baseball nordamericana. È spesso utilizzato anche come sede di concerti grazie alla possibilità di spostamento delle tribune, che possono portare la capienza a posti per tale tipo di eventi.
Il progetto dell'impianto è dello studio Populous, già autore di altre strutture come per esempio il citato Wembley, L'impianto è di proprietà di E20 Stadium LLP, società controllata dal consiglio di Newham e da London Legacy Development Corporation, agenzia pubblica della capitale britannica; la gestione è affidata a London Stadium 185 Ltd.
Storia Prima ancora della presentazione della candidatura olimpica, il comitato organizzatore dei giochi presieduto da Sebastian Coe aveva già individuato a Stratford, nel distretto londinese di Newham, il luogo su cui edificare parco e stadio olimpico; si trattava di un'area di 500 acri () compresa tra il fiume Lea, l'ultimo affluente del Tamigi prima della foce, e il canale navigabile City Mills, che sorge nel settore orientale della città storicamente parte dell'Essex fino al 1965, anno di incorporazione nella Grande Londra. Il , club londinese del distretto di Newham all'epoca di casa al Boleyn Ground, espresse il suo interesse al coinvolgimento nella costruzione del nuovo stadio e a una possibile occupazione a lungo termine per evitare il rischio di avere una cattedrale nel deserto una volta terminati i Giochi. Tuttavia nessuna decisione sulla destinazione post-olimpica fu presa fino alla costruzione dello stadio; nel 2006 il comitato organizzatore affidò al contraente generale McAlpine tutte le fasi di realizzazione dello stadio, che si avvalse della consulenza architettonica dello studio HOK Sports (oggi Populous) e dell'ingegneria strutturale di Buro Happold Ltd. Il valore iniziale dell'appalto era di (~ dell'epoca). Il progetto generale delle opere olimpiche fu presentato a fine maggio 2008.
La realizzazione Il , con tre mesi d'anticipo sul calendario lavori, aprì il cantiere dello stadio sotto la direzione lavori di Sir Robert McAlpine, il contraente generale. La zona, altamente degradata prima dell'intervento edilizio, era infatti contaminata da materiale radioattivo e, preliminarmente ai lavori, fu necessario rimuovere in sicurezza circa di suolo; tali lavori di bonifica richiesero meno del previsto, il che permise un avvio anticipato dei lavori di costruzione.
I lavori dello stadio furono portati avanti senza impedimenti né ambientali né burocratici, e il l'impianto fu consegnato per le prove al comitato olimpico; il costo calcolato a tale data fu di milioni di sterline (~), in gran parte raccolti tramite National Lottery, l'agenzia statale di gestione di lotterie e scommesse. La realizzazione e la messa in opera della pista d'atletica furono completate il successivo dall'italiana Mondo; la pista fu collaudata dal lunghista Chris Tomlinson, dalla mezzofondista Hannah England e dal discobolo paralimpico Dan Greaves.
L'opera completata per i Giochi olimpici poteva contenere spettatori e gli organizzatori rimarcarono l'estrema attenzione prestata al fattore ambientale nella sua realizzazione: fu messo infatti in evidenza come il peso totale dell'acciaio utilizzato per costruire lo stadio Olimpico fosse del 75% inferiore a quello di un impianto equivalente in dimensioni e capacità e come il cemento fosse stato prodotto da scarti industriali e avesse comportato il 40% in meno di anidride carbonica rispetto alle usuali tecniche di produzione.
Lo stadio aprì al pubblico, insieme a tutto il parco Olimpico, il quando ospitò sulla propria pista il tratto finale di una gara non competitiva organizzata da National Lottery, cui assistettero più di spettatori L'inaugurazione ufficiale avvenne tuttavia il successivo durante lo spettacolo 2,012 Hours to Go organizzato allo stadio alla presenza del comitato organizzatore rappresentato da Sebastian Coe.
Gli appuntamenti olimpici
Il si tenne allo stadio la cerimonia d'apertura dei XXX Giochi, che prima della sfilata degli atleti vide una complessa coreografia diretta da Danny Boyle.
In tale edizione olimpica lo stadio vide superare alcuni primati assoluti d'atletica: il keniota David Rudisha abbassò il proprio limite mondiale degli 800 piani a 1’40”91; la staffetta giamaicana della 4×100 composta da Nesta Carter, Michael Frater, Yohan Blake e Usain Bolt vinse in 36”84, 2 decimi di secondo più veloce del proprio stesso record. Sulla stessa distanza degli uomini, la staffetta femminile statunitense (Tianna Madison, Allyson Felix, Bianca Knight e Carmelita Jeter) abbatté l'ultraventicinquennale record tedesco-orientale stabilito a Canberra nel 1985, portandolo a 40”82.
Anche nel corso dei successivi Giochi paralimpici furono battuti numerosi record mondiali, tra i quali si citano quelli del britannico Richard Whitehead nei 200 piani categoria T42 in 24"38, dell'italiana Martina Caironi sui 100 piani categoria T42 e della brasiliana Terezinha Guilhermina sui 100 piani categoria T11 con 12"01 al termine di una finale che la vide prevalere sulle sue due connazionali Jerusa Geber Santos, argento, e Jhulia Dos Santos, bronzo.
Dopo i Giochi olimpici
Già da prima dello svolgimento dei Giochi olimpici l'allora proprietario dell'impianto, Olympic Park Legacy Company, aveva deciso di iniziare negoziazioni con i soggetti interessati alla conduzione dello stesso; nel 2011 la scelta cadde sul club calcistico del , che ha sede nel borgo di Newham e il cui campo interno, il Boleyn Ground, era ormai obsoleto; tuttavia controversie legali insorsero e si fu costretti ad aprire una nuova negoziazione, che vide di nuovo il West Ham riproporsi e avere via libera dal ritiro del , che aveva ingaggiato un contenzioso per l'utilizzo della struttura. Ad aprile 2012 l'allora sindaco di Londra Boris Johnson sciolse la società Olympic Park Legacy Company e istituì al suo posto London Legacy Development Corporation, agenzia pubblica incaricata della proprietà delle strutture olimpiche. Il fu formalizzata la concessione al : il club londinese stipulò con l'agenzia proprietaria dello stadio un contratto di locazione di 99 anni a partire da tale data. Due mesi più tardi, il , fu stipulato un accordo con UK Athletics per la concessione cinquantennale dell'impianto, che diveniva così il nuovo stadio nazionale d'atletica al posto del vecchio Crystal Palace National Sports Centre; detto accordo lascia libera UK Athletics di chiedere il prolungamento del termine di ulteriori cinque anni o qualsiasi multiplo di cinque ma comunque non oltre i 99 anni dalla stipula.
Il primo grande appuntamento internazionale post-olimpico ospitato dall'impianto, il cui nome nel frattempo era stato cambiato in The Stadium at Queen Elizabeth Park, per brevità The Stadium, fu la organizzata a cura della federazione inglese; allo Stadium si tennero quattro partite della fase a gironi più la finale per il terzo posto, che vide il battere 24-13 l' davanti a spettatori.
Nel 2016 il nome dell'impianto, per il quale il non riuscì a trovare un name sponsor, fu cambiato in London Stadium.
Nel 2017 furono di scena al London Stadium i XVI campionati del mondo di atletica leggera; nel corso della competizione la staffetta britannica 4×100 maschile (Chijindu Ujah, Adam Gemili, Daniel Talbot e Nethaneel Mitchell-Blake) vinse la finale battendo il record europeo con 37"47 mentre la portoghese Inês Henriques migliorò il proprio primato mondiale sui 50 km di marcia con 4h05'56". Un anno più tardi, nel luglio 2018, London Stadium ospitò la prima edizione della coppa del mondo d'atletica leggera, manifestazione che, a differenza del campionato mondiale, è riservata alle squadre nazionali e non ad atleti individuali.
Caratteristiche
Lo stadio ha forma ellittica e, nella configurazione olimpica, era in grado di contenere spettatori. Si compone di due elementi sovrapposti, la base dei quali è un elemento da posti in cemento a basso tenore di anidride carbonica poggiata su pilastri di cemento che affondano ciascuno nel terreno; lo studio Populous pose particolare attenzione sull'utilizzo di materiali riutilizzati, riutilizzabili e riciclabili; un involucro di tessuto correva per tutto il perimetro della facciata esterna coprendo la linea di giunzione tra i due livelli. Per l'innalzamento della struttura tubolare fu usato diverso materiale non utilizzato per la costruzione del gasdotto nel mare del Nord tra cui i condotti in acciaio a grande diametro.
La pista d'atletica è ricavata da un fondo d'argilla rinvenuta sul sito di costruzione e il campo segue la naturale inclinazione del terreno, trovandosi al di sotto del filo stradale. Dopo i Giochi, la parte superiore in acciaio () sarebbe stata rimossa per portare la capienza a posti; l'impianto era stato progettato appositamente per permettere l'indipendenza della struttura inferiore una volta liberata di quella superiore.
Contrariamente alle previsioni, tuttavia, fu annunciato dopo le Olimpiadi che lo stadio non sarebbe stato ridotto a posti ma ne avrebbe mantenuti almeno , e che i lavori di ristrutturazione sarebbero durati almeno fino a inizio 2015; E20 LLP, la società che rilevò lo stadio, formata al 65% dal London Legacy Development Corporation e al 35% dal consiglio distrettuale di Newham, commissionarono quindi un progetto di stadio di categoria UEFA 4 stelle, da spettatori e configurato con tribune retraibili; il contribuì al progetto con , il distretto di Newham ne mise e il resto fu finanziato da LLDC e governo; oltre alle tribune retraibili fu installato anche un tetto trasparente.
Dal 2016 il prato di gioco, delle dimensioni di , è in erba ibrida con tecnologia GrassMaster, messo in opera a cura del .
Critiche Il progetto dello stadio non mancò di ricevere critiche, sia dal punto di vista del design che della funzionalità che, infine, dei costi. Laddove, come indicato in precedenza, l'impianto ricevette elogi per il progetto ecosostenibile, cionondimeno fu criticato esteticamente e giudicato affine a «una ciotola di biancomangiare» la cui sommità esterna «è attraente quanto una ferrovia sopraelevata».
Fu anche messo in discussione il valore estetico dell'impianto, in rapporto al "Nido d'uccello" di Pechino che quattro anni prima ospitò i XXIX Giochi; mentre fu riconosciuto il buon lavoro impiegato nel progettare un'opera a basso impatto ambientale, dal punto di vista estetico fu giudicato poco innovativo e insufficiente.