Biografia

Nacque Daniele Fonseca, terzogenito dell'avvocato Pietro Antonio Fonseca (1762-1829) (alcuni storici ritengono che il cognome della famiglia fosse Medina) e Anna Maria Bellotto. La famiglia del padre aveva origini ebraiche: il padre si convertì al cattolicesimo, assumendo il cognome del padrino di battesimo, un fratello del noto Ludovico Manin, ultimo doge della Repubblica di Venezia. L'ex podestà di Venezia Pietro Orsi e alcuni storici affermano che a convertirsi non fu il padre, ma il nonno, l'ebreo veronese Samuele Medina, e che il nome ebraico della famiglia fosse appunto Medina e non Fonseca.

Il suo primo insegnante fu il padre Pietro, di idee repubblicane e democratiche. Il giovane Manin formò la sua cultura nella biblioteca paterna in campo Sant'Agostino, dove abitavano, leggendo in lingua originale i classici della letteratura e della filosofia del tempo sia italiani che europei, come John Locke, gli illuministi, con prevalenza del sensismo, Étienne Bonnot de Condillac, Jean-Jacques Rousseau, Claude-Adrien Helvétius, Giovan Pietro Vieusseux e l'Antologia o le Istituzioni di logica, metafisica ed etica del sensista italiano Francesco Soave. Manin era poliglotta e conosceva, oltre all'italiano, il francese, il tedesco, l'inglese, l'ebraico, il greco e il latino. Inoltre, nel 1811, frequentò il collegio Santa Giustina a Padova, l'attuale liceo Tito Livio di Padova.

Giovanissimo talento, pubblicò le sue prime opere già da adolescente, incluso un trattato giuridico sui testamenti (1819) e, soprattutto, un commentario dei frammenti greci del Libro di Enoch (tratti dall'opera di Giorgio Sincello), nel quale mostrò la sua abilità nell'analizzare le antiche fonti greche, latine ed ebraiche (1820).Umberto Ferrari-Bravo e Arturo Marconi, Daniele Manin e i suoi tempi (Nuova tip. commerciale, 1904), p.14.

Si iscrisse a soli quattordici anni all'Università di Padova e ottenne la laurea in giurisprudenza nel luglio del 1821 a diciassette anni; successivamente, si dedicò all'attività forense nella città natia.

Nel 1824 sposò Teresa Perissinotti (1795-1849), appartenente ad una famiglia aristocratica veneziana con ampie proprietà terriere a Venezia, Mestre e nel trevigiano.

Sempre nel 1824 compì la traduzione delle Pandette di Giustiniano e nel 1847 scrisse un ampio trattato sulla Giurisprudenza veneta, che fu tradotto anche in lingua francese.Daniele Manin e i suoi tempi, pp.14-15.

Proclamazione della Repubblica di Venezia e attivismo politico

Imprigionato nelle carceri austriache per la sua attività patriottica, fu liberato a furor di popolo il 17 marzo 1848 assieme all'altro patriota Niccolò Tommaseo, decidendo di passare la notte a casa dell'amico Jacopo Visentini. Alla successiva proclamazione della Repubblica di San Marco ne fu eletto Presidente e, durante l'assedio della città nel 1848-49, diede prova d'intelligenza, coraggio e fermezza. Contribuì a fondare la Società nazionale italiana.

Esilio a Parigi Costretto all'esilio dal ritorno degli austriaci, visse poi a Parigi, dando lezioni di lingua italiana e conservando l'amore per la patria italiana. Gli anni di esilio furono però funestati prima dalla morte della moglie Teresa (uccisa dal colera a Marsiglia, appena giunti in Francia) e poi della figlia Emilia, malata di epilessia.

Morte

Manin morì il 22 settembre 1857 a Parigi. Poco prima di morire aveva affermato:

Le ceneri di Daniele Manin tornarono a Venezia il 22 marzo 1868, circa due anni dopo la liberazione della città al termine della Terza guerra di indipendenza, e vennero salutate con una festa funebre in piazza San Marco, preceduta da una processione funebre, lungo la riva degli Schiavoni. Fu sepolto all'esterno della basilica di San Marco sul lato sinistro, perché secondo il diritto napoleonico era ormai proibita la sepoltura in chiesa.

Il poeta Arnaldo Fusinato scrisse la famosa poesia Bandiera Bianca! relativa alla difesa di Venezia organizzata da Daniele Manin.

Il figlio Giorgio (1831-1882) sarà anch'egli patriota: uno dei "Mille" di Garibaldi, ferito a Calatafimi.

Daniele Manin nella letteratura italiana Daniele Manin compare come personaggio nel testo teatrale Daniele Manin ossia Venezia nel 1848 di Luigi Gualtieri, che lo celebra come un eroe del Risorgimento, in un altro libro dello stesso scrittore, Memorie di Vittorio Emanuele II re d'Italia, tuttavia, Manin viene accusato di "spirito municipalista".

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Note

Bibliografia

A. Errera, Vita di D. Manin (Venezia, 1872) P. de la Farge, Documents, &c., de D. Manin (Parigi, 1860) Henri Martin, D. Manin (Parigi, 1859) V. Marchesi, Settant'anni della storia di Venezia (Torino) e un'eccellente monografia negli Italian Characters della Contessa Martinengo Cesaresco (Londra, 1901). Pietro Galletto, La vita di Daniele Manin e l'epopea veneziana del 1848-49, (1999), San Zenone degli Ezzelini (TV), Giovanni Battagin Editore Sebastiano Bedolo, Storia esatta dei fatti del 22 marzo 1848 in Venezia con documenti giustificativi (Venezia, 1848), rep. nella Biblioteca Comunale di Treviso.

Voci correlate Repubblica di San Marco 132ª Brigata corazzata "Manin"

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